– Angela Merkel ha finalmente fatto, davanti al Congresso americano, il discorso che voleva fare da anni. Con il corsetto della Grosse Koalition (l’inciucio istituzionalizzato, alla tedesca), con gli Esteri all’esponente di spicco dei Socialdemocratici, Frank Steinmeier, non c’era gusto a lanciarsi nella politica internazionale. Anzi, forse il ministero degli Esteri era andato ai socialdemocratici proprio per evitare che la signora Merkel ci mettesse troppo del suo, nella politica estera tedesca.

Ex cittadina della DDR, figlia di pastore che subiva e vedeva infliggere ai familiari angherie burocratiche di ogni tipo, la sua America era stata il pezzo di Germania dall’altra parte del Muro. Dunque, il discorso in occasione dei 20 anni dal crollo del Muro ha preso toni che ricordano fortemente quello di Berlusconi al Congresso nel 2006 e ribadito come l’esperienza della libertà in Europa sia associata al sacrificio e all’attaccamento americano all’idea che la libertà sia “una”, uguale, intransigente e politicamente forte.
L’intervento della Merkel ha ricordato quanti elementi accumunino Germania e Stati Uniti anche nel presente, con due economie fortemente orientate all’esportazione e dunque attaccate alle opportunità che la globalizzazione offre loro. Vi sono terreni, anzi cantieri, in cui questa convergenza potrà essere messa alla prova e la Signora Merkel non ha avuto paura di ricordarlo, in un discorso che prima della “lirica” chiusura in inglese, ha mostrato una robusta programmatica. Si va da questioni che riguardano la sicurezza di tutti, come quella per cui la coalizione internazionale si gioca la credibilità tra i monti dell’Afghanistan, a contenziosi di ben più bassa intensità, ma di altrettanto significativa prospettiva, come i negoziati WTO, dove Germania e Usa devono decidere se e come riuscire a “pesare” (con un occhio alle tentazioni protezioniste, proprie e altrui).

La Signora Merkel e Obama, incontratisi in mattinata nel loro tete-a-tete, hanno sicuramente affrontato gli aspetti più problematici e di attrito per la ripresa e il rilancio di quel rapporto preferenziale che ha sempre legato, nel secondo dopoguerra, la Germania e gli Stati Uniti. Certo, con il Muro in piedi, l’amicizia era forse più facile da celebrare, mentre adesso va reinventata. La continuità di questa amicizia va proiettata in un futuro comune, ma in uno scenario diverso da quello in cui era maturata. La prima a saperlo è la cancelliera tedesca, che deve – lo ha ricordato – alla tenacia americana e al crollo del Muro che ne è seguito la possibilità di potersi liberamente dedicare alla politica.

Berlusconi aveva ricordato i soldati americani caduti sui litorali italiani, morti per liberare il continente europeo, come fonte di ispirazione politica. La signora Merkel ha ricordato i 50 anni che hanno seguito quel sacrificio come promemoria dell’importanza per la libertà europea del rapporto con gli Stati Uniti. L’anno prossimo certe ricorrenze e celebrazioni saranno affidate al neo-presidente dell’Unione Europea. Difficile immaginare qualcuno che non rafforzi il tandem Stati Uniti- Unione Europea. Chissà se con Obama la signora Merkel ha anche parlato delle possibili candidature.