Ci sono le coppie che, per meglio divorziare, cominciano a “discutere”. E iniziano a darsele di santa ragione, senza nessun interesse per il discorso e nessun amore per la complicata verità delle cose. Tutto finisce, da entrambe le parti, in una querimonia consolatoria, che conferma ciascuno (o ciascuna) nell’idea di essere nel giusto o, per meglio dire, nell’idea che sia l’altra (o l’altro) ad essere irrimediabilmente nel torto.

Sul crocifisso nelle scuole i “laici” e i “cattolici” discutono in genere così. Dando il peggio di sé e tirando fuori il peggio dell’altro. Ed eleggendo paradossali e improvvisati rappresentanti, scelti per selezione naturale, tra quanti hanno il gusto opportunistico della tenzone “di principio” e nessuna passione per la materia del contendere.
Le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, giuste o sbagliate che siano, non si possono evitare, perché hanno una loro obbligata necessità. Queste discussioni invece sì, visto che non hanno nessuna reale utilità. Dunque, moratoria.