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No, il dibattito no. Sul crocifisso, moratoria.

Ci sono le coppie che, per meglio divorziare, cominciano a “discutere”. E iniziano a darsele di santa ragione, senza nessun interesse per il discorso e nessun amore per la complicata verità delle cose. Tutto finisce, da entrambe le parti, in una querimonia consolatoria, che conferma ciascuno (o ciascuna) nell’idea di essere nel giusto o, per meglio dire, nell’idea che sia l’altra (o l’altro) ad essere irrimediabilmente nel torto.

Sul crocifisso nelle scuole i “laici” e i “cattolici” discutono in genere così. Dando il peggio di sé e tirando fuori il peggio dell’altro. Ed eleggendo paradossali e improvvisati rappresentanti, scelti per selezione naturale, tra quanti hanno il gusto opportunistico della tenzone “di principio” e nessuna passione per la materia del contendere.
Le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, giuste o sbagliate che siano, non si possono evitare, perché hanno una loro obbligata necessità. Queste discussioni invece sì, visto che non hanno nessuna reale utilità. Dunque, moratoria.


18 Responses to “No, il dibattito no. Sul crocifisso, moratoria.”

  1. FABIO PAZZINI ha detto:

    Moratoria. Scusa per non esprimersi.

  2. Alessandro Caforio ha detto:

    Fabio, peccato tu legga solo i titoli :-(

  3. Luca Cesana ha detto:

    già mi piace il titolo (stanno dando su Sky l’intera filmografia di Moretti e i suoi primi film sono sempre godevoli): nel merito sono assolutamente concorde: ricordo quando circa una ventina di anni fa, andavo blaterando fregnacce sull’accostare al corocefisso i simboli delle altre religioni; ripendandoci ora e immaginando un’aula scolastica trasformata in una sorta di suk mi rido addosso
    è una discussione puramente ideologica, senza alcun risvolto pratico, quindi aasolutamente inutile e stucchevole (detto da uno che solo pochi giorni fa si è dichiarato non contrario all’ipotesi dell’ora islamica)

  4. Luca Cesana ha detto:

    PS gradevoli, non godevoli, sry:)))

  5. Zeno ha detto:

    Moratoria del pensiero?? La politica è fatta di simboli. Le lotte simboliche hanno un significato molto più concreto della finanziaria, visto che la finanziaria segue alla lettera la vittoria di quei simboli (vedi 8×1000, esenzion ici ecc…). Non c’è alcun conflitto con i cattolici. C’è un conflitto con i clericali. Se si perde questo scontro i danni concreti saranno molti. Detto questo credo nell’importanza del dialogo senza scendere in offese al credo altrui. Lo faccio e continuerò a farlo.

    Zeno Gobetti

  6. Stelandis ha detto:

    Si dibatte anche su quanti culi rotti vi siano fra i nostri rappresentanti, maschili o femminili poco importa, e sul crocifisso simbolo non solo religioso, ma sopratutto innoquo, ci si deve tappare la bocca?
    Esiste mi sembra la libertà di espressione, almeno per ora e fino a quando a Strasburgo non si pronuncino contrari.

  7. Marianna Mascioletti ha detto:

    @ Stelandis: Premesso che il Suo linguaggio non mi pare appropriato ad un dibattito sereno e foriero di miglioramenti (ma è un’opinione personale), precisiamo una cosa: le preferenze sessuali dei nostri rappresentanti (perché è a quello che, mi pare, vorrebbe alludere attraverso la sublime espressione “culi rotti”…?) non sono mai state oggetto di dibattito, su questo sito.

    Saremo presuntuosi, saremo liberali spocchiosi, saremo quel che Le pare, ma ci picchiamo di dibattere su cose un po’ più serie. Noi. Gli altri, visto che, vivaddio, la libertà di stampa e di espressione esiste, dibattano pure su quel che meglio credono.

  8. Luigi Pavone ha detto:

    Colgo a volo l’invito a discutere la faccenda serenamente (a volo colgo anche l’occasione per salutare Marianna e Alessandro). La sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo riguarda l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche delle scuole statali (è utile precisare che la sentenza fa intendere che ciò che vale per la scuola statale dovrebbe valere anche per le scuole private, perché la circostanza che essa riguarda le scuole statali è semplicemente dettata da priorità contingenti) italiane. L’esposizione dei crocefissi nelle aule scolastiche è in contraddizione con la laicità della scuola statale italiana? Non dimentichiamo che stiamo parlando della scuola statale italiana, quella stessa in cui c’è l’ora di religione delegata a sacerdoti (o laici) nominati dai vescovi. L’ora di religione è materia concordataria ed è un dato di fatto che il concordato è costituzionale, così come costituzionale, per conseguenza, è l’ora di religione. In altre parole, l’ora di religione, per come essa è attualmente disciplinata e gestita, non è in contrasto con la laicità sancita dalla costituzione concordataria della stato italiano. Ne esce fuori un’idea costituzionale di laicità dello Stato italiano per la quale l’esposizione del crocefisso non è anti-laica, a meno che non si voglia sostenere che il crocefisso è anti-laico mentre l’ora di religione no. Voglio dire: la Corte di Strasburgo non è depositaria della verità assoluta sulla laicità e ciascuna Costituzione contempla la propria idea di laicità; alla luce dell’idea concordataria di laicità della Costituzione italiana sarebbe contraddittorio concludere che il crocefisso è anti-laico mentre l’ora di religione no. Quando il popolo italiano abolirà il Concordato potremmo cominciare a dire che il crocefisso nelle aule scolastiche è anti-laico sulla base del concetto costituzionale di laicità (l’unico a cui le sentenze possono richiamarsi).

  9. gianpaolo@liberista ha detto:

    condivido in pieno il commento di Luigi Pavone!!ben detto!!
    Colgo l’occasione per augurare un buon lavoro ai R.L.
    Cordiali saluti

    Gianpaolo

  10. Luigi Pavone ha detto:

    La piena condivisione di Gianpaolo mi conforta, perché faccio fatica a far passare il ragionamento, ma in questi giorni ho avuto modo di precisarlo e chiarirlo. Lo riassumo nel modo seguente: se l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche è anticostituzionale e contraria alla legge (occorre precisare che le sentenze della magistratura hanno il compito di rilevare ed eventualmente sanzionare comportamenti contrari alla legge e non contrari a qualche concetto di laicità), allora anche l’ora di religionem (per come è attualmente disciplinata) lo è, perché è evidente che le motivazioni avanzate dalla Corte di Strasburgo contro il crocefisso non possono non valere a fortiori anche per l’ora di religione, ma l’ora di religione non è anticostituzionale (è materia concordataria), dunque non lo è neanche l’esposizione del crocefisso. Coloro che sottoscrivono la sentenza si trovano impegnati a parare questa obiezione. Nessuno lo ha fatto finora.

  11. Michele Soldano ha detto:

    Personalmente sono dell’idea che parlare di moratoria è un modo per non prendere posizione. In uno Stato laico non ci deve essere posto per simboli religiosi. La religione è una cosa privata. Cesare e Dio non vanno messi insieme.

  12. Marianna Mascioletti ha detto:

    Luigi: Ricambio il saluto e provo a risponderti (rapidamente, vista l’ora). Purtroppo non riesco a trovare in Internet il testo completo della sentenza della Corte Europea, quindi non so se nelle parti che non ho letto parla di conflitto dell’esposizione del crocifisso con la costituzione italiana.
    Da quest’articolo dell’Unità, che riporta per esteso alcuni estratti della sentenza, si evince che la Corte Europea ha riscontrato, nell’esposizione di un simbolo della religione cattolica nelle aule scolastiche, una (cito testualmente) “violazione dell’articolo 2 del Protocollo 1 insieme all’articolo 9 della Convenzione [europea dei diritti umani, NdR dell’articolo dell’Unità]”.
    Di Costituzione italiana mi pare non si parli, e, sempre nella stessa pagina che ti ho linkato, è anche specificato che, quando il ricorso contro il crocifisso arrivò alla Corte Costituzionale italiana, (cito sempre testualmente) “i giudici [della C. C.] hanno stabilito di non avere la giurisdizione sul caso”.

    Non so se questo sposti in qualche modo la questione.

  13. giovanni giardi ha detto:

    Sarà meglio occuparci dei crocifissi di carne
    Una corte di giustizia addirittura sovrannazionale, non i “soliti estremisti” di sinistra, i radicali o i mussulmani, hanno chiesto all’Italia di non tenere i crocefissi nei luoghi frequentati obbligatoriamente dai non credenti, particolarmente nelle scuole. Mi sembra una sentenza obbligata in termini di diritto.
    Non sento la mia fede in pericolo per questo, assolutamente, però vedo molta gente in difficoltà e sofferenza, molti anche in buona fede. Questi li capisco, con una Chiesa che sta coltivando una religione come cultura e non come fede, che predica più ideologia che Vangelo, può succedere. E così in pochi si rendono conto che il Signore sta, si immedesima, lo diceva il Vangelo letto in questi giorni, nei poveri e negli immigrati maltrattati ecc. e non nei crocefissi di legno. Allora sarà meglio occuparci di quei crocifissi di carne, figli più amati da Dio, che i difensori dei crocifissi di legno stanno affogando nel mare e vorrebbero far mitragliare dalla marina militare.
    Sta passando una religione senza fede (basta leggere alcuni grezzi commenti sul web o le posizioni di Pera, Ferrara, ecc., ma anche di qualche alto gerarca della Chiesa). Io e tanti, siamo per una fede senza religione (vedere http://www.promemoria.sm/fede_ferma_e_coscienza_libera.html#13 …) perché la religione ha solo provocato guai e tragedie, mentre la fede ha fatto solo del bene.
    Resistete credenti adulti e consapevoli, resistiamo, teniamo duro, passerà anche questo momento nero per la Chiesa e le speranze suscitate ai miei tempi dal Concilio potranno anche rifiorire.

  14. Luigi Pavone ha detto:

    Innanzitutto consideriamo che i principi della laicità e della equidistanza dello Stato rispetto a tutte le confessioni religiose ai quali la sentenza in questione si richiama sono anche validi contro l’ora di religione per come è attualmente disciplinata in Italia (la circostanza che sia permesso scegliere di trascorrere l’ora alternativamente testimonia della sua particolarità confessionale!). Detto questo, la sentenza non fa riferimento alla Costituzione italiana. Il punto è però che dovrebbe trovare applicazione in Italia. Le mie obiezioni riguardano non la sentenza, ma l’applicabilità della sentenza. L’applicabilità del divieto (di esporre il crocefisso nelle aule delle scuole statali) richiede che ciò che si vieta sia da ultimo anticostituzionale (tanto più che, per quanto ne posso capire, le costituzioni sono sistemi massimali, tali cioè che dato un comportamento dovremmo essere in grado, almeno in linea di principio, di stabilire se esso è oggetto di obbligazione o di divieto o se sia semplicemente permesso). Ora si dà il caso che l’ora di religione non lo è e sarebbe singolare se lo fosse l’esposizione del crocefisso. Cioè, se il crocefisso fosse anticostituzionale, come l’applicabilità della sentenza di Strasburgo richiederebbe, anche l’ora di religione lo sarebbe, ma l’ora di religione non è anticostituzionale, perché è concordataria, dunque… dunque l’esposizione del crocefisso non può essere giudicata anticostituzionale. Le tue osservazioni non spostano la questione, ma occorre che la questione sia spostata: dalla sentenza alla applicabilità della sentenza in Italia (forse su questo punto non ero stato sufficientemente chiaro).

  15. ss ha detto:

    L’ora di religione si può seguire o no, e non interferisce col resto dell’istruzione che resta laica. Non mi arrabbierei neppure se in mensa il venerdì si mangiasse di magro, posto che ogni giorno il menu sia unico, visto che ciò non va contro né il pensiero ateo né altre religioni: il cattolico osservante lo considererà penitenza, il non cattolico lo considererà lo stesso che mangiare macrobiotico.

    Se c’è appesa una mezzaluna o una stella di David, sarebbe ovvio che siamo in una scuola islamica o ebraica. Il crocifisso è simbolo cristiano cattolico (i protestanti hanno la croce vuota, concentrandosi più sul Cristo risorto che sul Cristo morto, e gli ortodossi hanno la croce greca coi bracci di lunghezza uguale), e considerarlo universale è lo stesso che trasformare la falce e martello da simbolo politico a simbolo di giustizia sociale universale. Le scuole cattoliche dovrebbero protestare per concorrenza sleale. Come simbolo identitario della Padania cristiana basta un’ampolla di acqua del Po. Camilleri in “La presa di Macallé” ironizza che i ritratti di duce e re a fianco del crocifisso sembravano i due ladroni. Magari si potrebbe stabilire che ogni scuola abbia una cappella, dove un simbolo religioso sta benissimo.

  16. Luigi Pavone ha detto:

    Credo che ss (mi sento un po’ scemo a rivolgermi a codici fiscali) abbia colto nel segno… voglio dire che contro l’argomento che ho proposto sopra si può replicare che una delle sue premesse sia falsa, e cioè che sia falso che le ragioni avanzate dalla Corte di Strasburgo contro l’affissione del crocefisso nell’aule scolastiche valgano anche per l’insegnamento della religione cattolica previsto dai Patti lateranensi. Per come la vedo io, però, è molto difficile interpretare l’articolo 9 della Convenzione e l’articolo 2 del Protocollo n. 1 alla Convenzione in modi tali che essi giustifichino il divieto all’affissione del crocefisso nelle aule scolastiche senza giustificare allo stesso tempo il divieto all’insegnamento della religione cattolica. È vero che l’ora di religione non è obbligatoria per i singoli alunni, ma questo è un fatto che depone a suo sfavore, perché ne testimonia la particolarità confessionale.

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