– Il 24 ottobre scorso si sono concluse in Germania le cosiddette trattative di coalizione (Koalitionsverhandlungen) tra i vincitori delle scorse elezioni politiche tedesche, i cristiano-democratici della CDU/CSU e i liberali della FDP. Vediamo i punti salienti del relativo contratto di coalizione (Koalitionsvertrag), che vincola l’azione del governo per tutto il quadriennio di legislatura (a meno di una improbabile sfiducia costruttiva da parte del parlamento).

Spesa pubblica e tasse. Il governo si impegna a non aumentare né le spese né le tasse. Avvierà anzi una riforma del sistema fiscale con l’effetto, a partire dal 2001, di un risparmio di circa 24 miliardi all’anno per i cittadini e per le piccole e medie imprese.

Istruzione e ricerca. La Germania deve continuare ad essere una repubblica dell’ istruzione e della ricerca. Per questo motivo il governo prevede di aumentare gli investimenti per tali attività fino a raggiungere il 10 per cento del PIL dall’attuale 9 per cento. Il numero di aventi diritto ad una borsa di studio per l’università dovrà salire dal 2 al 10 per cento.

Welfare. Il governo tedesco aumenterà la flessibilità nel mondo del lavoro. Ad esempio le aziende potranno reimpiegare a tempo determinato per ulteriori 12 mesi dipendenti che già avevano ottenuto in precedenza lo stesso contratto. La FDP non è riuscita invece ad ottenere una riforma significativa dell’attuale generoso sistema di aiuto ai disoccupati, né una significativa ristrutturazione della Bundesagentur für Arbeit, l’agenzia tedesca per il collocamento e l’assegnazione del sussidio di disoccupazione ormai tristemente famosa per l’alto livello di spreco e inefficienza. I liberali non hanno neanche ottenuto una diminuzione dell’istituzionalizzata influenza dei cosiddetti “stake holders” nei processi decisionali delle aziende. Per di più il contratto di coalizione non prevede alcuna riforma dell’attuale sistema sanitario tedesco, nonostante i liberali in campagna elettorale ne avessero promesso una radicale razionalizzazione.

Politica energetica. La politica energetica tedesca punterà sul massimo utilizzo possibile delle fonti rinnovabili di energia. Allo stesso tempo però continuerà a prevedere l’impiego delle numerose centrali termoelettriche a carbone presenti in Germania, sfruttando e perfezionando la moderna tecnologia CCS di cattura e deposito dell’anidride carbonica nel terreno. Per quanto riguarda l’energia atomica, pur escludendo la costruzione di nuove centrali nucleari, il governo tedesco prevede di annullare la prevista chiusura anticipata delle 17 centrali rimaste in Germania.

Molti commentatori liberali tedeschi si sono mostrati delusi da questo contratto di coalizione, giudicandolo in perfetta continuità con la politica del precedente governo della Merkel. Non posso che associarmi: i social-democratici sono stati sostituiti con i liberal-democratici ma l’unico cambiamento degno di nota è la promessa di un appena percettibile abbassamento delle tasse.
La colpa non è però del segretario della FDP, Guido Westerwelle, che avrebbe secondo qualcuno tradito i suoi ideali per una fila di poltrone, quanto dell’intero sistema politico-culturale tedesco. In Germania l’individualismo e la libertà economica individuale sono pubblicamente considerati come dei “mali necessari”. In questo contesto la FDP non può che giocare in difesa, provando a frenare nell’immediato, e ad invertire sul lungo periodo, il processo di socializzazione dello Zeitgeist tedesco cominciato con la caduta del Muro di Berlino.