Il colore delle toghe

– Il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, ha detto, rispondendo all’ennesima dichiarazione di Berlusconi sulle cosiddette “toghe rosse”, che le toghe dei magistrati sono sì rosse, ma per il sangue versato dalla categoria nella lotta per la difesa della legalità.

Leggendo i giornali di questi giorni viene piuttosto in mente che potrebbe essere altro il sangue che arrossa le toghe dei giudici. Penso al caso dei due rumeni accusati dello stupro di Guidonia e scarcerati, cito da Repubblica, “perché il pm – dopo la chiusura dell’indagine – non ha ancora formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio, sia per loro che per gli altri quattro connazionali, accusati della violenza”.
Non so se sia una provocazione chiedersi perché il magistrato incaricato di firmare quell’atto non lo abbia fatto, nonostante abbia avuto tutto il tempo di farlo (da luglio a oggi). Non so se sia legittimo pensare che sia il sangue delle due giovani vittime dell’aggressione ad arrossare (almeno stamattina) le toghe dei giudici, ma sono certo che almeno le loro coscienze dovrebbero mostrare qualche traccia di rossore.

Eppure, a sentire quanto afferma Luca Palamara, presidente dell’ANM, i giudici sono pronti a tutto pur di impedire una riforma “punitiva per la magistratura”, e ci spiega poi che nella categoria delle riforme punitive rientrano la separazione delle carriere, la riforma del CSM e  la revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Quindi, a sentir lui, le cose vanno bene così come sono.
La magistratura italiana continuerà ad essere la più costosa d’Europa, con la media di addetti per ufficio più alta d’Europa, i nostri giudici continueranno a essere i più pagati d’Europa, e il sistema giudiziario italiano continuerà ad essere uno dei più inefficienti del mondo.

Le carriere dei magistrati continueranno ad avanzare solo per anzianità, con il risultato paradossale che la maggior parte dei giudici ricopre un ruolo gerarchico (e percepisce di conseguenza uno stipendio) più elevato della mansione che ricopre.
Per diventare magistrati continuerà a essere sufficiente un esame al CSM che vede promossi più del 99 per cento dei candidati, e una tessera dell’ANM. Se un magistrato si renderà responsabile di mancanze, omissioni, errori o illeciti, continuerà a pensarci la sezione disciplinare del CSM a reintegrarlo nel ruolo, al massimo dopo una delicata lavatina di testa.
Le procure continueranno a essere, per lo più, un buco nero in cui le cose non trovano soluzione, gli investimenti stranieri continueranno a tenersi alla larga da un paese in cui ci vogliono più di dieci anni per recuperare un credito commerciale e i prepotenti continueranno a gridarci in faccia “fammi causa, se hai coraggio!”. E un bel pezzo di Italia continuerà a essere di fatto governato dalla criminalità organizzata.

A noi non interessa ciò che dice Palamara a difesa dei pazzeschi privilegi corporativi della casta che rappresenta. Ciò che ci interessa è che la politica ritrovi la dignità e l’autorevolezza per procedere a una riforma che serve ai cittadini italiani, più che al Presidente del Consiglio. Ci auguriamo che Bersani, che ha appena detto che la riforma della magistratura non è una priorità, sappia trovare le parole per spiegarci perché. Ma sappiamo anche che sarà difficile ottenere una riforma condivisa se non si riesce a prescindere neanche per un minuto dalle vicende personali di Silvio Berlusconi.

Anche se è paradossale la fulminea rapidità con cui si è aperto e chiuso il processo d’appello sul caso Mills a fronte dell’atavica lentezza della macchina giudiziaria italiana, ed è corretto rimarcarlo, pensiamo che i difetti della nostra giustizia e i privilegi della nostra magistratura siano tali e tanti, che se ne possa parlare per giorni interi senza dovere per forza mettere in primo piano il duello tra Berlusconi e le procure. Così, mentre la Palamara inc. minaccia lo sciopero (chissà se il giorno in cui i giudici si asterranno dal lavoro qualcuno noterà la novità) forse riusciremmo a essere un po’ più convincenti.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

24 Responses to “Il colore delle toghe”

  1. Marianna Mascioletti ha detto:

    Sottoscrivo tutto. Senza una giustizia efficiente, l’Italia non potrà mai essere un Paese dove i diritti dei più deboli vengono rispettati.

  2. Carmelo Palma ha detto:

    Anche se Berlusconi sembra sforzarsi di dimostrare che la sua, con la giustizia, è una questione privata e non politica, probabilmente solo il suo governo, per i prossimi anni, potrà raddrizzare e aggiustare, se ci si metterà, il corso della giustizia. Per ragioni oggettive di legittimazione e di forza, e soggettive di “libertà” dal partito dei giudici. Non è detto che lo faccia. Nel caso, su questo avrebbe una responsabilità ben peggiore che per le tanto vituperate “leggi ad personam”.

  3. Alessandro Cascone ha detto:

    Lo confesso, nel leggere l’articolo di Masini sono rimasto perplesso. La perplessità non nasce dall’aver richiesto una riforma della giustizia, richiesta legittima anche se personalmente sarei più portato a richiedere una riforma del diritto processuale (sia civile sia penale) piuttosto che una separazione delle carriere dei magistrati o una riforma del CSM, entrambe queste ultime due richieste a mio avviso meno urgenti se paragonate alla prima, ovviamente opinione personale.

    Da dove nasce allora la mia perplessità ?

    Dal constatare che Masini, studioso di storia, agricoltore per vocazione e imprenditore per scelta, vada a giudicare l’operato della stessa magistratura che vorrebbe vedere riformata senza conoscere né gli atti processuali né la procedura penale. Non so cosa fa nella vita Mascioletti e leggo che Palma è laureato in filosofia. E’ vero che a giurisprudenza uno degli esami è filosofia del diritto ma rimango perplesso che Carmelo Palma, persona che per inciso stimo per quel poco che ho avuto modo di leggere dai suoi articoli e commenti, si abbandoni agli stessi giudizi espressi dal Masini partendo però dagli stessi blocchi di partenza dello stesso Masini, o c’è qualche competenza più pertinente ad diritto processuale penale che in questo caso andrebbe usata per argomentarne il giudizio.

    Da geologo quale sono, e partendo pertanto anche io dagli stessi blocchi di partenza delle persone di cui sopra, mi chiedo e vi chiedo: non sarebbe più saggio, cauto, e soprattutto più liberale conoscere non dico il diritto processuale penale ma quanto meno gli atti processuali che hanno portato il PM a non formalizzare ancora la richiesta di rinvio a giudizio ?

    Concludo con una riflessione: se si vorrà procedere alla riforma del CSM e alla revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale, questa volta ci si ricordi che entrambe le riforme richiederanno una legge costituzionale ai sen si dell’art. 138 Cost., evitando così ulteriori figure di quattro…..lodi :-D

  4. I miei complimenti all’Autore per la chiarezza e la incisività del Suo testo. Quanto egli afferma a me pare assolutamente incontrovertibile. Riformare la “giustizia” cioè fare del cittadino, specie se accusato, un “primus” e non più l’occasione dell’esercizio attivo e passivo di fetazioni e superfetazioni che nulla hanno a che vedere con la “Costituzione” è assai meritevole ed ineludibile. Non credo che ciò possa essere fatto se non in un quadro di assoluta determinazione ad incidere nel profondo non su questo o quel settore malato della struttura pubblica quanto sul complesso, disegnando prima ed attuando poi, con un diverso modello di stato in tutte le sue articolazioni, un rapporto complessivo diverso cittadino-istituzioni: non quello al servizio di queste (e di chi pro tempore le incarna), ma queste al servizio di quello che è (o dovrebbe essere) il vero, unico e solo detentore e fonte del diritto, in quanto sovrano perché componente essenziale del “popolo sovrano”.

  5. Giordano Masini ha detto:

    @Alessandro Cascone. Un giorno Gianni Brera, a chi lo accusava di non essere abbastanza competente per parlare di calcio non essendo mai stato calciatore, rispose chiedendosi se per parlare di ippica fosse necessario essere cavalli.
    Eppure penso che chiunque nella vita abbia, per un motivo o per l’altro, avuto a che fare con la giustizia (e da agricoltore può succedere anche per semplici questioni di confini catastali), sia più che titolato per esprimere quantomeno un giudizio da utente sul suo funzionamento.
    Secondo me la giustizia italiana non funziona. Questo per me è il punto di partenza. Non funziona per la mia esperienza personale e non funziona perché in Italia la prepotenza rende più dell’onestà, e questo è sotto gli occhi di tutti.
    Su quali siano i sistemi per farla funzionare meglio, spero che altri, più competenti di me, comincino a discutere presto, ma con l’obiettivo di cambiare le cose, non di lasciarle così come sono. Se parlo di separazione delle carriere, riforma del CSM e revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale è perché sono queste le proposte sul tappeto, e mi sembra che vadano nella direzione di rendere i magistrati responsabili del loro operato. Sarei molto felice se chi ritiene che questa non sia la strada giusta ne indicasse un altra, che abbia però lo stesso obiettivo di fondo: far funzionare qualcosa che non funziona.
    Per quanto riguarda l’operato del giudice che ha scarcerato, per decorrenza dei termini, i due accusati dello stupro di Guidonia, chiaramente non ho sotto mano le carte, ma penso che se due accusati non vengono rinviati a giudizio, e un lavoro di indagine viene buttato al vento, anche qui c’è qualcosa che non ha funzionato.

  6. Alessandro Cascone ha detto:

    @ Giordano Masini
    forse l’occuparsi di diritto processuale penale è qualcosa di leggermente diverso (più impegnativo ed oneroso ?) che occuparsi di calcio o di ippica se non altro perchè non si giudica la bravura di un cavallo o di un calciatore ma della capacità di un uomo di far rispettare o meno un diritto, o no ?

  7. Euro Perozzi ha detto:

    Restiamo sul tema, la magistratura nel suo complesso sembra muoversi per scopi propri non come servizio ai cittadini. L’interesse privato del giudice e degli operatori che gli stanno intorno sembra spesso prevalere. Questo fenomeno era meno evidente quando, tempo fa, la magistratura era, in qualche modo, sotto il controllo della classe politica dominante. Non riesco a immaginare come sia possibile riportare in equilibrio la cosa e rifocalizzare questo Potere sui suoi obbiettivi sociali prima che costituzionali. Le nuove regole possono senz’altro migliorare la cosa ma senza misuratori di efficienza obbiettivi e automaticamente efficaci, che riportino la magistratura sotto un qualche tipo di controllo sociale dubito che la deriva castare e mafiosetta possa migliorare.

  8. Francesco Pibiri ha detto:

    Sara’ difficile fare la riforma della giustizia per un semplice motivo:la maggior parte dei parlamentari sono avvocati o giu’ di li’.Figuriamoci se faranno una riforma che indebolisca la loro casta che e’ degna di una dittatura e non di un paese che si definisce democratico.

  9. Alessandro Cascone ha detto:

    @ Euro Perozzi

    “a magistratura nel suo complesso sembra muoversi per scopi propri non come servizio ai cittadini. L’interesse privato del giudice e degli operatori che gli stanno intorno sembra spesso prevalere. Questo fenomeno era meno evidente quando, tempo fa, la magistratura era, in qualche modo, sotto il controllo della classe politica dominante.”

    in pratica la magistratura deve essere a servizio della classe politica dominante ???
    urge una spiegazione…

  10. Carmelo Palma ha detto:

    Allora, Alessandro, non penso che la magistratura debba essere al servizio della classe politica dominante, penso al contrario che debba smettere di esserlo, e di farne parte. i magistrati “renitenti” e quelli “combattenti” fanno parte della storia di questa paese e sono due facce della stessa medaglia. Della stessa medaglia senza pregio.

    Il “porto delle nebbie” della Procura di Roma nel periodo di gloria della Prima Repubblica trova il suo rovescio nella Procura di Milano della prima metà degli anni 90, impegnata nella moralizzazione politica del Paese, agli ordini di un reazionario furbo e ottuso, Di Pietro, che sarebbe sceso di lì a poco direttamente in politica per devastare quel poco che era rimasto in Italia del senso della giustizia.

    Il problema della competenza “tecnica” mi sembra, francamente, mal posto. Siamo stati tutti, in qualche modo, clienti della giustizia, e se non ci piace, come clienti abbiamo ragione. Come succede sulle tasse, che ci permettiamo tutti di giudicare, senza essere, di professione, fiscalisti.

  11. Silvana Bononcini ha detto:

    questo è il paese in cui fu vinto il referendum sulla “responsabilità civile del magistrato per DOLO e COLPA GRAVE ”
    vittoria passata in cavalleria….
    Non resco a stare dalla parte della magistratura italiana!!!

  12. kuliscioff ha detto:

    Ad Alessandro Cascone.
    Qualunque cittadino, in quanto potenziale utente della giustizia, ha pieno diritto di parlare delle regole cui gli amministratori del bene gistizia sono chiamati a sottoporsi. Il magistrato dispone di una responsabilità enorme: privare della libertà – fisica, ma anche civile, ad esempio la libertà di intraprendere, fare politica, ecc – un cittadino. questa non è questione di dottrina. è questione di democrazia. la misura della quale è data dal divario tra teoria e prassi del diritto. in italia questo divario ha ampiamente varcato i confini della sopraffazione. chiunque da semplice cittadino abbia la sventura di incappare nel sistema dell’amminstrazione della giustizia, a prescindere dal suo ruolo è già di per sé una vittima. chi subisce un torto rinuncia ormai a pretendere giustzia, ben consapevole che le vie legali lo porterebbero solo in quell’inferno kafkiano cui conduce l’irresponsabile autorefernzialità castale del sistema gisutizia.

  13. Giordano Masini ha detto:

    L’ultima obiezione di Alessandro Cascone è assolutamente sensata: può la magistratura essere al servizio della classe politica dominante? Kuliscioff, qui sopra, già da una risposta: il problema è nel divario tra la teoria e la prassi. Tra principi che nella loro enunciazione sembrano tutelare il cittadino, quali l’indipendenza della magistratura e l’obbligatorietà dell’azione penale, e la loro traduzione pratica.
    In pratica abbiamo un potere dello stato che risponde solo a se stesso, proprio perché indipendente da tutto e da tutti, e questo non solo tradisce i summenzionati principi, ma è anche intrinsecamente antidemocratico, in quanto si è venuto a creare un potere “assoluto”, cioè libero da qualsiasi controllo democratico.
    E controllo democratico non significa essere al servizio della classe politica dominante. Significa essere al servizio dei cittadini. Oggi la magistratura è spaventosamente intrecciata alla classe politica, su questo ha ragione Carmelo. Il partito dei giudici esiste, eccome, ma non è né rosso, né giallo, né verde a strisce blu. E’ il partito che ha garantito fino ad oggi alla magistratura dei privilegi impensabili in qualsiasi democrazia in cambio di una sostanziale impunità. E’ per questo che oggi la politica è così riluttante a mettere mano al problema, e anche Berlusconi cerca di far credere che la questione sia esclusivamente personale e di natura persecutoria. Ma non è così, è un problema di tutti noi. Ha ragione Kuliscioff, quando dice che chi subisce un torto ormai rinuncia a pretendere giustizia. Un mio vecchio zio che, pur non essendo laureato in giurisprudenza, la sapeva lunga, mi diceva sempre “fai causa solo se hai torto”.

  14. Alessandro Cascone ha detto:

    Sono un geologo, libero professionista, e rispondo per eventuali mie negligenze, questo sì a differenza dei magistrati, sia in sede civile sia in sede penale. Mai nessuno dei miei “clienti”, generalmente ingegneri (quindi altri professionisti), si è sognato di “sindacare” il mio lavoro per il semplice fatto di non averne le competenze tecniche per farlo.

    Cliente è una parola di etimologia incerta che secondo alcuni deriva dal greco Klyo = “ascolto”, “porgo l’orecchio”, e figurato “presto attenzione”, “do retta”.

    Chiunque, ovviamente, può, in un libero mercato, stabilire se un professionista, libero o meno, soddisfi le proprie aspettative e di conseguenza scegliere ma nessuno può entrare nel merito tecnico di qualcosa che non si conosce. Ovviamente, nel caso di specie (della magistratura) viene meno la componente della scelta ma per il semplice fatto che il “cliente” non è più soltanto chi con un atto volontario reclama qualcosa (la salvaguardia di un diritto) ma anche, e soprattutto, lo Stato di diritto nel quale e al quale tutti dobbiamo rispondere. Per fare questo ci sono uomini preposti e ben tre gradi di giudizio per appellarsi qualora si ritiene non soddisfatta la tutela dei propri diritti.

    Si faccia molta attenzione ad invocare variazioni sul tema pena la perdita dello Stato di diritto, condizione sempre dietro l’angolo come recentemente balzata alla cronaca (leggi caso Cucchi).

  15. Luca Cesana ha detto:

    Condivido pienamente il testo e trovo ottima la citazione del grande GioanBrerafuCarlo!
    aggiungerei un paio di postille:
    1) da anni non esiste la magistratura rossa (non sarebbe male qualcuno lo dicesse al Premier); esiste, ed è molto, ma molto più grave quello che io chiamo il PMA (partito della magistratura associata), un partito che gioca per sè e non risponde agli elettori, nè alla legge! Una radicale riforma della Giustizia è la conditio sine qua non per avvicinare il nostro paesucolo alle democrazie liberali
    2) leggi ad personam: la mia convinzione, so bene minoritaria, è che se un provvedimento è giusto la motivazione per il quale è stato adottato, non ha alcuna rilevanza per l’ottima ragione che l’applicazione dello stesso non è ad personam ma vale per tutti;
    un esempio: la norma che impediva alla pubblica accusa il ricorso in appello nei confronti di un imputato assolto in primo grado, bocciata dalla corte anti-costituzionale, è un principio sacrosanto dello stato di diritto (ovvia la ragione, se la condanna deve andare oltre ogni ragionevole dubbio, è lapalissiano che una sentenza di assoluzione costituisca di per sè un ragionevole dubbio); il Cav l’ha fatto per interessi personali? Possibile, anzi molto probabile. Personalmente non me ne potrebbe importare di meno.

  16. Giovanni ha detto:

    Giordano, sono totalmente in sintonia con quanto hai scritto, ma vedo anche chi dimentica che la magistratura deve essere al servizio dei cittadini invece, per colpa di una giustizia fatta esclusivamente per chi veste una toga, chi finisce tra i suoi ingranaggi se innocente vive l’inferno mentre per i colpevoli è diventata una pacchia. Questo per effetto di una giustizia che non funziona perchè politicizzata e a causa della burocrazia che ne usurpa il nome la quale ha tutto l’interesse che il parlamento rimanga debole. Quindi la politica la deve smettere di indietreggiare piuttosto inizi a ristabilire quella sovranità popolare violata intraprendendo una autentica rivoluzione riformando totalmente una classe autotutelata ed impunita in cui quelli che lavorano seriamente sono sotto schiaffo di una ragnatela correntizia di sinistra dalla quale rischiano di dipendere molto più delle leggi.

  17. Alessandro Cascone ha detto:

    @ Giovanni e gli altri

    la magistratura prima ancora che al servizio dei cittadini è al servizio dello stato di diritto al quale i cittadini, liberamente ab origine (teoria del leviatano di Hobbes), decidono di farne parte.
    E’ tanto vera questa considerazione che il singolo cittadino può vedere declassare i propri DIRITTI SOGGETTIVI (tranne quelli fondamentali definiti dalla Costituzione) in INTERESSI LEGITTIMI qualora si ritiene che l’interesse latu sensu di una persona (cittadino) debba essere posposto a quello della comunità, dietro opportuno riconoscimento di un’adeguato risarcimento del diritto perso.

  18. Giovanni ha detto:

    Ma la magistratura non è più al servizio nè dei cittadini nè tantomeno dello stato di diritto che ha ormai inquinato abusando costantemente dell’ordinamento giuridico italiano e le sue tonnellate di codici che consentono la più assoluta discrezionalità e l’assoluta libertà di interpretazione.
    In realtà siamo di fronte ad un corpaccio informe, lento e ansimante che ci ostiniamo a chiamare giustizia. E non è affatto del tutto indipendente come ormai solo in pochi si ostinano a credere ma è piegata da una corporazione che segue precise filosofie e connivenze politiche che, oltre a renderla irriformabile, gli consente di vivere nella certezza che nessuno di loro pagherà per i propri eccessi di lassismo o di accanimento persecutorio, oltre al fatto che mentre tutti i cittadini sono soggetti ad un giudice terzo, i membri della magistratura si giudicano fra di loro.

  19. Alessandro Cascone ha detto:

    @ Giovanni
    da quello che scrivi presumo che, come me, non sei un tecnico del diritto. Nonostante ciò rimango perplesso da alcune crasi concettuali che fai nello scrivere: scrivi di accanimento persecutorio, e pertanto credo ti riferisca alla magistratura cosiddetta requirente (PM) ma contemporaneamente imposti tutto il discorso su un “giudizio” finale emanato dalla magistratura giudicante (giudici).
    Invocare la responsabilità civile e penale dei magistrati appartenenti alla prima (requirente) è incostituzionale poichè i pubblici ministeri (PM) sono obbligati dalla Costituzione (art. 112) a fare quello che fanno.
    Invocare la responsabilità civile e penale dei magistrati appartenenti alla seconda (giudicante) oltre che incostituzionale (artt. 101 e 104, Cost.) è anche senza senso, o almeno lo è in uno stato democratico, poichè ne svuoterebbe proprio la ratio dello stato di diritto in quanto chi è investito per legge (costituzionale) di mantenere quello stesso stato di diritto si troverebbe nell’assurda condizione di non poter operare con tranquillità nel mandato conferitogli, condizione che ripeto è stabilita dalla Costituzione Italiana.

  20. Giovanni ha detto:

    Che bello, perchè non gli diamo anche la licenza di uccidere come 007 ?
    Alessandro un imam cita il Corano meno di quanto tu faccia con la Costituzione. Come se quest’ultima non possa essere interpretata o addirittura non fosse già stata modificata pesantemente squilibrando i poteri all’interno dello stato come è successo nel 1993 dove ad un parlamento sotto scacco della magistratura tolse l’immunità parlamentare dalla costituzione regalando ai stessi giudici la possibilità di violare la sovranità popolare. La magistratura di fatto quindi è un feudo soprattutto politico con i suoi innumerevoli vassalli e complici fuori e soprattutto all’interno del parlamento grazie ai quali fece in modo che un referendum approvato dalla quasi totalità degli italiani in cui si sanciva la responsabilità civile del magistrati venisse disatteso da un parlamento che allora emanò una legge lontana anni luce dal risultato del quesito referendario. Se medici,impresari,ingegneri sbagliano e pagano PERSONALMENTE in un paese civile in cui tutti dovremmo essere uguali di fronte alla legge altrettanto dovrebbe accadere ad un dipendente pubblico come di fatto è un magistrato.

  21. Alessandro Cascone ha detto:

    @ Giovanni
    bello il paragone con l’ imam e il corano. Come mai non al prete e al Vangelo ? Un caso o precisa volontà ? forse che come il Corano anche la Costituzione non viene “riconosciuta” come lex superior ? :-D

    Il populismo, come pure la demagogia, non si addice ai liberali così come alle persone che sanno argomentare le loro idee. Lasciatelo ai poveri di spirito, e di intelletto ;-)

  22. Giovanni ha detto:

    Con la demagogia tu potresti far camminare pure i treni.

    A Grosseto, città in cui ho vissuto, qualche anno fa successe che un magistrato aveva dato un mucchio di soldi ad un ragazzino perchè si appartasse con lui. La cosa si seppe, venne quindi arrestato e sospeso dal lavoro. Dopo qualche anno il Consiglio superiore della magistratura lo riabilita con una sentenza scandalosa. Secondo il verdetto tutto nasce da una craniata che l’imputato aveva dato un anno prima contro l’architrave metallico di una bassa porta per la quale il paziente accusò per vari mesi preoccupanti disturbi che ne limitavano la consapevolezza dell’agire. Conclusione, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO: “Il proscioglimento, pertanto, si impone”. “La sezione assolve il dottor … perché non punibile avendo agito in in stato di transitoria incapacità di volere al momento del fatto”.

    Questa storia è emblematica per capire di cosa è capace una casta potentissima e sicura della propria impunità. E chi difendere il vacuo esercizio di questa oligarchia sempre più nullafacente, o ha battutto anchesso la testa perdendo consapevolezza della realtà in cui vive ho ne persegue gli stessi interessi e obbiettivi.

  23. Lauro ha detto:

    Sottoscrivo! Non c’e’ dubbio che la magistratura deve operare in piena autonomia, e fuori da preposterosi deliberati attacchi. Cio’ che non condivido e’ il fatto, che se l’oumo della strada, si permette di denigrare dei magistrati viene arrestato, processato, ammonito o, carcerato. Nel mentre trattasi di Berlusconi, si limita ad incassare, causando “controversa immunita’ al Presidente del Consiglio, e lesiva confusione nei ligi cittadini della stessa Repubblica.”
    Non c’e’ dubbio che l’ordine legale, su cui si fonda la convivenza sociale, nasce dal rapporto che si stabilisce, alla luce della Costituzione. Appunto, ligi alla Costituzione e deontologia, i magistrati, neri, rossi o,..servono: a nome e per conto del popolo sovrano, per dire la loro, con autorevolezza v la dilagante corruzione, il dominio della violenza morale, il malcostume politico e amministrativo, i guasti del sottogoverno, le connivenze, palesi ed occulte nel meccanismo statale.
    In atto Berlusconi, e’ reo, di svariati delitti! Malgrado l’abuso di potere e, colpi di maggioranza, comunque finira’ innanzi ai giudici, ove ricevera’ la giusta “condanna” per i fatti e misfatti da esso creato, possibilmente “anche” a quelli cagionati alla mia famiglia! Il primo rifigiato politico, della contemporanea storia d’Italia.
    Il Paladino dei poveri.

  24. Lauro ha detto:

    Quanto suddetto, non esime l’accusa nei confronti di “corrotti e collusi magistrati di carriera. Con premeditato vilipendio alla costutuzione si vendettero (per congrue tangenti a pluriincriminati terroristipoliticimafiosi. In due Procure della Repubblica, hanno “insabbiato, tre pericolosi processi penali, puranche innanzi a inoppugnabili imputazioni. Dal 1986, c’e’ stato l’abbandono di giudici, i corrotti, e quanti dichiaranti: “..abbiamo famiglia”, indi l’abbandono dello Stato di diritto. (qui la riforma…). Mio contro, si ordi’ una sequela di giornalieri delitti v proprieta’ e famiglia! Non desistetti e denunziai Pretura e Procura al Capo dello Stato (CSM)….poi il tritolo; l’esilio coatto; la perdita di interessi e affetti; il ventennale blocco della pensione, e quasi un miliardo di debiti. La ingiusta pena (la restrizione della liberta…) e rabbia causo’ la morte. Risuscitai dopo un significante intervento al cuore; oggi il ministero rincara l’illecito “decretando la mia morte civile”. Evvero opera la dittatura tecnocratica. Signori, cerco un ubi consistam, da un pool di avvocati disposti a citare lo Stato in giudizio! Dalle mie prigioni, porgo gli ossequi. Il Paladino dei poveri.

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