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Sulla donazione del sangue cordonale serve un salto di qualità

– La conferenza Stato-Regioni ha approvato il 25 marzo scorso l’accordo per l’utilizzo delle risorse vincolate per realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale in campo sanitario per l´anno 2009. In questo quadro, sono stati stabiliti anche gli interventi in materia di biobanche di materiale umano, finalizzati alla raccolta e conservazione del sangue cordonale volontariamente donato ad uso trapiantologico, per  far fronte all’aumento del fabbisogno nazionale ed internazionale in questo settore terapeutico. Ne consegue che nel nostro ordinamento solamente il banking del sangue cordonale per uso eterologo è da considerarsi livello essenziale di assistenza, analogamente a quanto avviene per la donazione del sangue.

A dettare questa impostazione, oltre ai forti dubbi sull’efficacia terapeutica di un trapianto autologo di cellule emopoietiche, è la tradizione sanitaria italiana e la natura universalistica del nostro servizio sanitario nazionale. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che in alcuni Paesi la donazione di sangue avviene a pagamento e che, pur vietata, la vendita di organi per il trapianto da parte di soggetti bisognosi è purtroppo una realtà non particolarmente infrequente.

Attualmente le richieste di raccolta del sangue cordonale per uso autologo sono in incremento e il deposito avviene in banche private collocate all’estero. La raccolta per uso autologo giustamente non è vietata, ma è necessario che il pubblico sia correttamente informato delle due diverse finalità e soprattutto dei limiti oggi esistenti nel bancaggio. Poiché non esiste certezza sui tempi di possibile utilizzo del sangue bancato, è evidente che l’incremento della donazione ne consentirebbe un utilizzo ampio e sicuro in un arco di tempo non molto lungo per tutti coloro che ne avessero la necessità.

In ogni caso l’impegno organizzativo ed economico delle strutture sanitarie è naturale per entrambi i bancaggi e, tra l’altro, comprende la certificazione della negatività ai marcatori sierologici di infezione e la rispondenza del confezionamento ai requisiti in materia di trasporti.

È evidente, con questa premessa, che è necessario da un lato uno sforzo organizzativo e culturale per favorire la donazione e il bancaggio pubblico per fine eterologo e , dall’altro, la definizione di una quota  minima nazionale di compartecipazione alla spesa che le unità di ostetricia sopportano in caso di bancaggio privato e autologo. In questo quadro, una volta garantita una informazione corretta, sarebbe anche possibile ipotizzare un’autorizzazione al bancaggio per uso autologo in Italia, laddove parte delle risorse raccolte aprendo il mercato della conservazione del sangue cordonale venissero “restituite” al servizio sanitario nazionale per favorire la cultura e la pratica della donazione.

Comunque, oggi, non si vede perché chi è disponibile a pagare importi rilevanti per il bancaggio privato all’estero non possa e debba concorrere alla spesa che le strutture pubbliche si trovano ad affrontare per garantire una scelta individuale, senza alcun beneficio generale.

Ed è appunto per questa ragione che ho chiesto, con un’interpellanza, al Ministro della Salute se non ritenga opportuno valutare interventi ad hoc, con il coinvolgimento delle ostetriche e delle associazioni di volontariato, per gli aspetti informativi nonché la determinazione di una quota minima di compartecipazione alla spesa da parte dell’utente per le attività connesse alla raccolta e alla conservazione del sangue del cordone ombelicale per uso autologo.  Ho già ricevuto molti interventi di adesione da parte di giovani mamme che avrebbe voluto fare questa donazione, ma che non sono state adeguatamente informate all’epoca del parto.  Anche su questi aspetti si misura la civiltà di un popolo e il livello di sviluppo di un Paese.


Autore: Fabio Gava

Nato a Godega di Sant’Urbano (Treviso) il 26/10/1949, laureato in giurisprudenza e avvocato. Dopo un lungo impegno nelle file del Pli, è stato consigliere regionale di FI in Veneto dal 1995 al 2008, ricoprendo le cariche prima di Assessore al Bilancio, poi alla Sanità, ed infine alle Politiche Economiche. Dal 2008 è deputato del Pdl e membro della membro della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati.

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