Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

La Commissione Affari sociali della Camera ha scelto di adottare il ddl Calabrò , massimalista dal punto di vista politico e fragilissimo da quello giuridico, come testo-base della discussione sulla legge in materia di fine vita. Si tratta di una scelta scontata e imprudente, che non fa tesoro dell’ampio e importante dibattito che si è nel frattempo aperto nel centro-destra e in genere nelle diverse forze politiche, né del tentativo di evitare un piano di discussione che porti, come è avvenuto a Palazzo Madama, ad uno scontro frontale tra favorevoli e contrari.
Visto che lo stesso relatore Di Virgilio ha nel frattempo annunciato di volere proporre modifiche e di non intendere semplicemente confermare il testo del Senato, ragionare su di un testo-base diverso da quello Calabrò avrebbe certo favorito una discussione che, come ha ribadito il Presidente del Consiglio, non potrà che essere libera e rispettosa delle convinzioni  morali di tutti, e non potrà essere costretta dentro una disciplina di partito e di maggioranza.
Per parte mia, ribadisco l’impegno, assunto lanciando l’appello sottoscritto con altri colleghi per una soft law sul fine vita, a lavorare per un testo meno massimalista e più condiviso, che ribadisca con nettezza il no all’eutanasia e all’accanimento terapeutico e per il resto restituisca tutte le scelte di cura al rapporto libero e responsabile tra medici, familiari e pazienti.
Roma, 28 ottobre 2009