– Perché quando si scopre che un personaggio pubblico si accompagna con prostitute trans se ne fa un caso “peggiore”, che diventa meno grave se ad essere frequentate sono prostitute “normali”? 
E’ una domanda ricorrente, che non può trovare una risposta razionale, che non sia quella del pregiudizio, in base al quale si giudicano peggiori le scappatelle con le persone “peggiori”.

Leggendo i giornali e guardando i servizi televisivi delle varie testate giornalistiche l’attenzione morbosa è sulle preferenze intime del personaggio di turno. Non sul tradimento, sull’immoralità personale, ma sulla “morfologia” dell’accompagnatrice. E’ amaro constatarlo, ma la stampa si sta comportando in modo assolutamente inqualificabile , parlando di “prostituti” , declinando tutto al maschile, e descrivendo le persone transessuali (TUTTE e nessuna esclusa) come prostitute volgari  ed eccessive, dedite all’uso di sostanze stupefacenti e protagoniste di torbidi festini . C’e’ invece un mondo mai raccontato, mai alla ribalta dei riflettori televisivi, che è quello delle persone transessuali che lavorano (o che cercano disperatamente di lavorare, tra mille soprusi, discriminazioni ed umiliazioni), che hanno principi morali ineccepibili, che sono sposate o regolarmente conviventi, che hanno titoli di studio qualificati (lauree, diplomi), e che non si iscrivono negli albi delle “professioniste del peccato” o del sesso, ma degli architetti, degli ingegneri, degli avvocati, dei medici, fino a diventare dirigenti del SSN.

Tutta queste persone sono contrarie alla prostituzione come “mestiere”, perché non lo hanno mai esercitato, neppure per rimediare alle più gravi situazioni economiche. Se la gente percepisce le trans come parte (e solo come parte) del mondo della prostituzione, la colpa è delle insulse categorizzazioni degli organi di informazione. Quando si parla di persone transessuali, si cerca sempre il torbido e le si dipinge come fenomeni da baraccone, volgari ed ignoranti.

Ebbene, per una volta parliamone correttamente: c’è anche chi, come la come la scrivente, si mette il tailleur e va a lavorare in ufficio e ha la sua piccola fetta di ordinarietà e il suo sacrosanto diritto alla rispettabilità sociale, come essere umano e come donna (che sia operata o meno). Ci si dovrebbe semmai interrogare su quanta difficoltà queste persone abbiano a trovare un lavoro e con quanti sacrifici vivano una vita onesta e pari a quella di qualsiasi altro cittadino.

Nell’ultima vicenda che ha visto coinvolto il Governatore Marrazzo si è fatto uno scempio mediatico delle persone e del privato del politico e si è insistito sulla esibita volgarità delle prostitute trans extracomunitarie, ma ubriacati da tanto peccato, ci si è quasi scordati della vergogna degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri, pagati con le tasse dei contribuenti e deputati a proteggerci, oggi coinvolti in una indagine per estorsione. Una trans che batte per disperazione il marciapiede fa più scandalo di un carabiniere che ricatta un politico: non c’è qualcosa che non va in tutto questo?