Le trans non fanno le prostitute per natura e sognano vite più normali

– Perché quando si scopre che un personaggio pubblico si accompagna con prostitute trans se ne fa un caso “peggiore”, che diventa meno grave se ad essere frequentate sono prostitute “normali”? 
E’ una domanda ricorrente, che non può trovare una risposta razionale, che non sia quella del pregiudizio, in base al quale si giudicano peggiori le scappatelle con le persone “peggiori”.

Leggendo i giornali e guardando i servizi televisivi delle varie testate giornalistiche l’attenzione morbosa è sulle preferenze intime del personaggio di turno. Non sul tradimento, sull’immoralità personale, ma sulla “morfologia” dell’accompagnatrice. E’ amaro constatarlo, ma la stampa si sta comportando in modo assolutamente inqualificabile , parlando di “prostituti” , declinando tutto al maschile, e descrivendo le persone transessuali (TUTTE e nessuna esclusa) come prostitute volgari  ed eccessive, dedite all’uso di sostanze stupefacenti e protagoniste di torbidi festini . C’e’ invece un mondo mai raccontato, mai alla ribalta dei riflettori televisivi, che è quello delle persone transessuali che lavorano (o che cercano disperatamente di lavorare, tra mille soprusi, discriminazioni ed umiliazioni), che hanno principi morali ineccepibili, che sono sposate o regolarmente conviventi, che hanno titoli di studio qualificati (lauree, diplomi), e che non si iscrivono negli albi delle “professioniste del peccato” o del sesso, ma degli architetti, degli ingegneri, degli avvocati, dei medici, fino a diventare dirigenti del SSN.

Tutta queste persone sono contrarie alla prostituzione come “mestiere”, perché non lo hanno mai esercitato, neppure per rimediare alle più gravi situazioni economiche. Se la gente percepisce le trans come parte (e solo come parte) del mondo della prostituzione, la colpa è delle insulse categorizzazioni degli organi di informazione. Quando si parla di persone transessuali, si cerca sempre il torbido e le si dipinge come fenomeni da baraccone, volgari ed ignoranti.

Ebbene, per una volta parliamone correttamente: c’è anche chi, come la come la scrivente, si mette il tailleur e va a lavorare in ufficio e ha la sua piccola fetta di ordinarietà e il suo sacrosanto diritto alla rispettabilità sociale, come essere umano e come donna (che sia operata o meno). Ci si dovrebbe semmai interrogare su quanta difficoltà queste persone abbiano a trovare un lavoro e con quanti sacrifici vivano una vita onesta e pari a quella di qualsiasi altro cittadino.

Nell’ultima vicenda che ha visto coinvolto il Governatore Marrazzo si è fatto uno scempio mediatico delle persone e del privato del politico e si è insistito sulla esibita volgarità delle prostitute trans extracomunitarie, ma ubriacati da tanto peccato, ci si è quasi scordati della vergogna degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri, pagati con le tasse dei contribuenti e deputati a proteggerci, oggi coinvolti in una indagine per estorsione. Una trans che batte per disperazione il marciapiede fa più scandalo di un carabiniere che ricatta un politico: non c’è qualcosa che non va in tutto questo?


Autore: Francesca Eugenia Busdraghi

Nata a Pontedera nel 1963, una figlia di 18 anni, esperta di ICT, lavora per un’impresa informatica; è Presidente di Azione Trans, referente per il Lazio di Gay Lib e si diletta di scrittura.

45 Responses to “Le trans non fanno le prostitute per natura e sognano vite più normali”

  1. Piero Sampiero ha detto:

    Rispetto il movimento trans, come tutti movimenti di opinione non violenti, e credo che i loro adepti debbano essere aiutati ad uscire dal loro status di ambiguità ed incertezza psicologica per raggiungere una propria stabilità identitaria ed affettiva.

    Ma accanto a molte persone perfettamente consapevoli dei fini lecitamente perseguibili all’interno di una società aperta e tollerante, si deve purtroppo constatare una non irrilevante presenza di venditori di corpi, che costituiscono un fenomeno meritevole di attenta e prudente analisi, sul piano sociologico e del costume e del buon equilibrio delle relazioni sessuali.

    Spesso, infatti, i consumatori di tali prestazioni, secondo alcuni studi recenti, sono soggetti umani abbisognevoli essi stessi di una terapia riparativa delle carenze della propria personalità.

    Quanto al caso di specie, non mi permetto di fare comparazioni né di dare giudizi definitivi, ma trovo singolare, e un po’ comico, tracciare una distinzione tra le forze dell’ordine e le professioniste trans, sulla scorta delle tasse pagate o non pagate dai comuni cittadini per consentire il loro mantenimento.

    Il governatore del Lazio, fra l’altro, pare fosse ricattato da più parti e qui la ‘disperazione’ di chi mercifica il proprio fisico c’entra poco o punto.

  2. gulliver.nemo ha detto:

    Le Trans non sono un “movimento”, come sembrerebbe alludere Piero, nè si possono ridurre ad un’unica e determinata categoria di genere (transgender, terzo o quarto sesso….lasciando agli/alle omosessuali il primato del terzo genere), come lascia intendere il titolo dell’articolo di Francesca Eugenia. Pertanto non si può generalizzare e persino ipotizzare l’aspirazione ed i sogni di questo presunto “unicum”. Partendo dall’autrice, ci sono persone che si sentono dell’altro sesso dentro (a prescindere dall’operazione), e che per sentirsi tali anche esteticamente (a differenza degli omosessuali, assumono ormoni femminili, si sottopongono ad operazioni di chirurgia estetica e, soprattutto, si vestono e si comportano come donne. Soprattutto se sono italiane e di livello socio-culturale superiore alla media, cercheranno di inserirsi nella società e nel mondo lavorativo. Poi ci sono i Trans che lo fanno per mestiere…anzi, per campare. Molti vengono dalle favelas brasilane o dai quartieri poveri di Caracas. Battono i marciapiedi già da ragazzini (spesso sono stati violentati ancora bimbi ed instradati al mestiere. Difficile pensare che una volta venuti in italia pensino ad integrarsi e, magari, ad operarsi per sposare qualche uomo italiano. Piuttosto cercano di fare più soldi possibili nel minor tempo possibile e nell’unico modo che conoscono. Spesso spediscono i loro soldi a casa per aiutare le famiglie, oppure li mettono da parte per il loro futuro quando torneranno a casa. La maggior parte di questi non pensa minimamente a cambiare sesso chirurgicamente, perchè sanno benissimo che si guadagna di più se ce l’hai funzionante e spesso “attivo”. Infine bisogna distinguere tra i trans “in transito” verso l’operazione finale, quelli che l’anno raggiunta (e sono da considerarsi a quasi tutti gli effetti donne) e quelli che non sono mai partiti (Travestiti). Pertanto non si può parlare del fenomeno della prostituzione dei Trans (assimilandola a quella femminile o a quella dei giovani prostituti maschi) se non si considerano queste forti differenze all’interno della “categoria”

  3. alce ha detto:

    la signora Brusdaghi ha tante buone ragioni di presentare il suo punto di vista, saremmo degli ipocriti se non tenessimo conto di come il fenomeno o la moda, se me lo consente, sia diffusa in tutta Italia e fuori dai confini e in tutti i tempi, per cui dovrebbe e dovremmo domandarci come mai tanto rumore per poco o nulla; secondo me è stato un sentimento liberatorio o di rivalsa dopo tanto parlare anche a vanvera dei fatti di Berlusconi da parte di chi “non ha simpatia” per il medesimo, è stata quasi una necessità, si era creata un’attesa di qualcosa che doveva pur accadere per riportare in equilibrio le discussioni, i confronti, la normale dialettica politica; verrebbe da dire: – adesso giustizia è fatta e non ci si occupi più della morale degli altri, politici o disgraziati che siano!

  4. Patrizia Tosini ha detto:

    Cara Francesca,
    mi ricordo molto bene di te, dal toccante intervento che facesti alla giornata fondativa di Libertiamo. Solo per dirti che sono in tutto d’accordo con quanto hai scritto con asciuttezza e profonda dignità. Grazie per la tua preziosa testimonianza.

  5. Rispondo in ordine:
    Essere transessuale non vuol dire essere parte di un “Movimento” che , per alttro, non esiste.Essere transessuale vuol dire vivere una condizione dolorosissima che costa ( in termini umani, sociali e lavorativi) una enormita’ che nessuno , sin quando non lo prova, puo’ capire.
    Il Signor Sampiero dice testualmente : “Spesso, infatti, i consumatori di tali prestazioni, secondo alcuni studi recenti, sono soggetti umani abbisognevoli essi stessi di una terapia riparativa delle carenze della propria personalità”. Studi recenti di chi? di Quale Branca scientifica? interventi riparatori di cosa?
    ancora sopra afferma : “Rispetto il movimento trans, come tutti movimenti di opinione non violenti, e credo che i loro adepti debbano essere aiutati ad uscire dal loro status di ambiguità ed incertezza psicologica per raggiungere una propria stabilità identitaria ed affettiva”.
    Di cosa sta parlando? Mi sa he lei della condizione transessuale e della DISFORIA DI GENERE sa molto poco, ma cosa va blaterando quando parla di ADEPTI, uscure dallo status di ambiguita’ e castronerie varie.Io mi auguro che si informi bene, la prossima volta, prima di sparare giudizi del genere, e questo mi da la misura di quanto si debba lavorare contro la ignoranza che regna in questo paese che mi sembra , a tratti, medioevale. La transessuale, e mi rivolgo a Gulliver.Nemo, non vuole appartenere a categorie, non vi sente parte di categorie, e non e’ in categorie.
    Sono dolente, ma rimango dell’idea che accondiscendere alla prostituzione di immigrate clandestine sia inaccettabile e non riesco ne’ a comprendere a pieno il fenomeno ne’ a giustificarlo.
    ultima nota: chi e’ in transizione ma non operata e non si prostituisce e’ anche in terapia ormonale estrogenica ed anti androgenica il che porta ad un organo genitale privo di erezioni….

    Cio’ che ho scritto e’ la considerazione di quanto poco si conosca delle persone transessuali ma di quanto non si voglia , ancora, imparare.
    Francesca Eugenia Busdraghi

  6. Gulliver Nemo ha detto:

    Cara Francesca E., grazie della tua testimonianza chiarificatrice (contro le generalizzazioni e banalizzazioni di chi non conosce sufficientemente questa realta’. Grazie anche della risposta, anche se forse hai equivocato: io sono perfettamente d’accordo con te (forse non mi sono espresso bene) sul fatto che non esiste una precisa categoria ne’ la volonta’ di essere ridotte ed incasellate in categorie da parte dei trans, che sono delle persone come le altre e diverse l’una dall’altra…ognuna con la propria storia dietro. Riguardo infine l’assunzione dii ormoni, sono consapevole che cio’ comporta la progressiva perdita di funzionalita’ dell’organo. Volevo infatti distinguere tra le “vere” Trans (a prescindere da quale stadio del percorso abbiano raggiunto) e le finte trans che non assumono ormoni per prostituirsi meglio. Un saluto sincero

  7. Monica ha detto:

    Credo che per una volta, Francesca, tu abbia preso un abbaglio. Il sottolineare la questione “trans” come più degradante rispetto all’eventuale andare con una prostituta-donna-genetica, è frutto della solita becera, e purtroppo radicatissima, mentalità maschilista o, per meglio dire “machista” (nonchè omofoba e transfoba, come conseguenza diretta) che vede la dignità del maschio come salva solo se il maschio usa il pene (e solo quello, e slo in modo attivo) con una donna. L’andare con una trans diventa degradante perchè, nell’immaginario collettivo, il maschio assume un ruolo passivo-da-femmina andando “con un uomo”.

  8. Camelot ha detto:

    Mi permetto di segnalarti un’intervista a Martina Castellana. Penso possa essere utile alla discussione (o almeno, spero).

  9. Euro Perozzi ha detto:

    Salve, si anche io prima di tutto ho pensato ai carabinieri corrotti come il vero scandalo e mi è venuta in mente la scena del dito e della luna sentendo tutti i commenti successivi. Per il resto l’amore, per fortuna, è universale e il sesso che di solito lo accompagna pure. Qualcuno ne fa commercio ma questa è un altra cosa.

  10. Euro Perozzi ha detto:

    Raccontano che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità degli uomini.
    Quando la noia si fu presentata per la terza volta, la pazzia, come sempre un po’ folle propose: “Giochiamo a nascondino!”
    L’interesse alzò un sopracciglio e la curiosità senza potersi contenere chiese: “A nascondino? Di che si tratta?” “E’ un gioco, – spiegò la pazzia – in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino ad 1.000.000 mentre voi vi nascondete e, quando avrò terminato di contare, il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco”
    L’entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall’euforia. L’allegria fece tanti salti che fini per convincere il dubbio e persino l’apatia alla quale non interessava mai niente …. Però non tutti vollero partecipare. La verità preferì non nascondersi. Perché se poi alla fine tutti la scoprono?
    La superbia penso che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non arrischiarsi.
    “Uno, due, tre…” cominciò a contare la pazzia.
    La prima a nascondersi fu’ la pigrizia che si lascio cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso.
    La fede volò in cielo e l’invidia si nascose all’ombra del trionfo che con le proprie forze era riuscito a salire sulla cima dell’albero più alto.
    La generosità quasi non riusciva a nascondersi. Ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici. Che dire di un lago cristallino? Ideale per la bellezza. Le fronde di un albero? Perfetto per la timidezza. Le ali di una farfalla? Il migliore per la voluttà. Una folata di vento? Magnifico per la libertà. Così la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.
    L’egoismo al contrario trovò subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per se.
    La menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l’arcobaleno).
    La passione e il desiderio al centro dei vulcani. L’Oblio … non mi ricordo …dove?
    Quando la pazzia arrivò a contare 999999 l’amore non aveva ancora trovato un posto ove nascondersi poiché li trovava tutti occupati, finché scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i fiori.
    “Un milione!” contò la pazzia. E cominciò a cercare. La prima a comparire fu la pigrizia, solo a tre passi da una pietra.
    Poi udì la fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e sentì vibrare la passione e il desiderio dal fondo dei vulcani. Per caso trovò l’invidia e poté dedurre dove fosse il trionfo. L’egoismo non riuscì a trovarlo. Era fuggito dal suo nascondiglio essendosi accorto che c’era un nido di vespe.
    Dopo tanto camminare, la pazzia ebbe sete e nel raggiungere il lago scoprì la bellezza.
    Con il dubbio le fu ancora più facile, giacché lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi. Alla fine trovò un po’ tutti: il talento nell’erba fresca, l’angoscia in una grotta buia, la menzogna dietro l’arcobaleno e infine l’oblio che si era dimenticato che stava giocando a nascondino. Solo l’amore non le appariva da nessuna parte.
    La pazzia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne e quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muovere i rami. Quando all’improvviso, si udì in grido di dolore le spine avevano ferito gli occhi dell’amore…!
    La pazzia non sapeva più che cosa fare per discolparsi; pregò, implorò, domandò perdono e alla fine gli promise che sarebbe diventata la sua guida.
    Da allora, da quando per la prima volta si gioco a nascondino sulla terra, l’amore è cieco e la pazzia sempre lo accompagna…….

  11. FB_1409089658 ha detto:

    Cara Monica, non ho preso nessun abbaglio, so esattamente i perche’ ed i meccanismi per cui.Ma:
    chi vi ha detto che LA TRANS ( quella vera , non viado prostituta) non usa, non vuole usare i suoi genitali originari e nemmeno potrebbe, perche’ la terapia ormonale sostitutiva annulla il testosterone impedendo il meccanismo per cui i corpi cavernosi si vanno a riempirsi.
    Ora, quello che mi fa davvero squotere la testa sconsolata e’ ancora una volta, quanto POCO o NULLA si sappia ma di quanto facilmente si bolli la persona transessuale NON PROSTITUTA.
    Sul fatto Marrazzo ho espresso chiaramente la mia posizione, ma la riflessione non e’ sull’evento che ha coinvolto il politico ma su come siamo , noi Transessauli, dipinte come persone dedite a droga, prostituzione, volgarita’ illegalita’, analfabetismo ed altro.Questo era il punto.

  12. carlo ha detto:

    C’e’ invece un mondo mai raccontato, mai alla ribalta dei riflettori televisivi, che è quello delle persone transessuali che lavorano (o che cercano disperatamente di lavorare, tra mille soprusi, discriminazioni ed umiliazioni), che hanno principi morali ineccepibili, che sono sposate o regolarmente conviventi, che hanno titoli di studio qualificati….

    Verissmo !! Ma quante sono le trans che sono riuscite in questo ? E quante sono le trans che non riescono a svolgere un lavoro ” normale ” ? Essere trans non è un delitto , ma bensì discriminare è un delitto e fino a quando il lavoro e la possibilità di un vero inserimento nella vita quotidiana non sarà tale per tutt*, ma solo per poch*, il marchio trans/prostituzione sarà difficilissimo da togliere…..

  13. Monica ha detto:

    Le trans che non hanno problemi di passabilità, e che hanno i documenti aggiornati, con ogni probabilità cercano di non sbandierare ai quattro venti il loro passato, visto che ciò che ne potrebbe derivare sarebbero solo guai, per loro e per chi sta vicino a loro, considerata la società bigotta e medievale nella quale viviamo. Queste trans, che immagino siano una buona quota, alla fine sono invisibili. Quelle visibili, invece, sono quelle che finiscono agli onori della cronaca per storie di prostituzione o passato hard. Nella migliore delle ipotesi ci finiscono dopo qualche retata o festino con dei vip, nella peggiore finiscono nelle pagine dei necrologi. Queste sono le trans che la gente finisce col conoscere, e il vaticano, con la politica connivente con le gerarchie del vaticano, fa il resto.
    Il risultato è, che se si vuole essere trans, andare in giro a sbandierarlo, e pretendere di vivere una vita felice e normale, è meglio emigrare in Thailandia. In Italia il bollino della discriminazione non lo leva nessuno, c’è poco da fare. Forse tra una manciata di generazioni, e un paio di secoli, le cose cambieranno, ma per ora è una lotta contro i mulini a vento. Ciò nonostante, la tua battaglia per la visibilità e normalità è ammirevole, Francesca, sei una persona eccezionale, e, a prescindere da quello che possano pensare gli altri, io ti ammiro.

  14. Mirella Izzo ha detto:

    Per una volta in vita mia sarò breve.
    Le “vere transessuali” non esistono o meglio… Ognuna pensa di essere la vera e non la finiamo più con le guerre.
    Le transessuali extracomunitarie spesso fuggono da paesi dove agiscono gli squadroni della morte: arrivano in Italia senza permesso di soggiorno, senza speranze di lavoro e con una domanda enorme di prestazioni sessuali. A sto punto cosa si pensa che facciano, tenuto conto che spesso sono cresciute abbandonate a se stesse, senza quasi scolarizzazione, ecc. ecc.? Le prostitute… Almeno – dal loro punto di vista – vendicano la loro emarginazione, coi soldi, tanti tanti soldi (che è noto, non puzzano).
    Le italiane fanno enormi fatiche a trovare lavoro comunque: o perché non hanno documenti adeguati (operarsi ai genitali come prova dell’essere donna è ridicolo dal punto di vista genetico, biologico, medico, umano.. Ci si opera perché se ne sente la necessità e poco c’entra coi documenti) o perché pur avendoli “vengono sgamate” (per questo le chirurgie sui caratteri sessuali secondari per le trans dovrebbero essere considerate “riparative” e a carico del SSN… perhé è la MOTIVAZIONE ad essere diversa rispetto alla donna genetica.. Non si tratta di farsi più bella ma semplicemente meno “sgamabile” e quindi con più chance di inserimento lavorativo.. ci piaccia o no, funziona così nel mondo del lavoro).
    Alla fine sempre la strada è la “via maestra” che la società (stavolta ha senso dare la colpa alla società) prepara alle trans.
    C’è chi riesce a svangarla…e a trovare un lavoro diverso… Ci vuole un po’ di fortuna e soprattutto devi dimostrare di valere 10 volte una persona “non trans” per entrare nel mondo del lavoro.
    Insomma una prova ad ostacoli… ostacoloni…
    Il resto, per me, sono tutte chiacchiere al vento.
    Noi trans esistiamo dalla nascita dell’umanità e più o meno sempre con la stessa “incidenza”… Un motivo ci sarà per cui esistiamo.
    Il punto è che esistendo ed essendo un “evento naturale” seppur minoritario, dovremmo avere almeno gli stessi diritti degli altri.
    Così non è mai. A volte lo è sulla carta ma mai applicabile.
    La favola della trans che VUOLE prostituirsi potrà essere dimostrata essere vera solo quando vi sarà una pari opportunità a trovare altri lavori. Se a quel punto le trans continueranno a prostiuirsi in massa allora avranno ragione quelli che ci vivono come “fenomeni strani”. Ma se vogliono provare di aver ragione che prima offrano le pari opportunità… Così poi vediamo se hanno ragione o no. Io sono pronta a scommettere che in una decina di anni si arriverà alla parità con le donne nate tali.
    Amen
    IMHO
    MIrella Izzo

  15. claudio ha detto:

    Secondo me l’errore della stampa non è quello di ignorare che vi siano i transessuali onesti che lavorano e vivono integrati nella società, bensì chiamare “transessuali” coloro che sono transessuali che si prostituiscono. L’errore è a mio avviso semantico e non “categoriale”.

    Detto ciò, vorrei approfondire il tema (non affrontato nell’articolo) dei transessuali che si prostituiscono. Lasciando da parte chi li giudica male per bigottismo morale-religioso, su cui il discorso è per noi scontato, è però oggettivo (statisticamente quantificabile) che, tra chi si prostituisce, a commettere maggiormente altri reati siano i transessuali e non le donne.

    Ho personalmente assistito a un transessuale che, a un semaforo rosso, è entrato in un’auto ferma, ha ingaggiato una colluttazione con l’automobilista, gli ha strappato l’orologio dal polso ed è uscito. Siccome stavo aspettando la mia ragazza sotto casa sua, ho chiamato il 112 e ho constatato che in 10 minuti le forze dell’ordine NON sono intervenute.
    Vivendo in una città piena di prostituzione sulla strada, femminile e maschile, osservo per forza, e posso dire con certezza di non aver mai visto una simile scena da parte di una prostituta donna.
    Il caso sporadico non fa statistica ma le statistiche stanno col mio ragionamento e lo sanno tutti.

    Furti, quindi, e anche spaccio di cocaina. Per me è essenziale separare il mercato delle droghe blande da quelle pesanti, legalizzando le prime: una società cocainizzata invece non m’alletta. Sarà che ho visto gli effetti deleteri della cocaina in una persona familiare che in breve è diventata violenta e intrattabile (e si trattava d’una donna), ma la mia visione è questa. E comunque, dato che si parla molto di legalità, lo spaccio è un reato.

    Ora, non essendo un compagno, non mi frega nulla (ma proprio nulla) se chi ha commesso un reato è stato violentato da bambino nelle favelas, è cresciuto a pane e mafia o altro ancora: se cominciamo a gustificare possiamo giustificare qualunque cosa. Sarà ben compito degli psicologi nelle carceri giustificare o comunque aiutare (in realtà gli psicologi non giustificano, anzi prima o poi mettono il paziente di fronte alle PROPRIE responsabilità), la società deve semplicemente difendersi.

    Finché sono soprattutto i trans che si prostituiscono (e non le prostitute donne) ad avere propensione al reato, io avrò più timore dei primi che delle seconde. Quando il rapporto statistico cambierà, ne riparleremo.

  16. Sabrina ha detto:

    Perdonate se mi inserisco in questa disquisizione per una volta di livello più che decente. Articolata in un confronto tra una esperta del tema e persone che cercano di comprendere. Io sono una operata, integrata perfettamente e fortunata perchè del tutto passabile -e quindi invisibile, tanto che mantengo l’anonimato a differenza della Busdraghi che mette la sua faccia- oltre che di cultura che qualcuno potrebbe (probabilmente a torto) definire “superiore”. Preferisco una mostra o la visita ad un museo rispetto ad un concerto o serata musicale, ma questo può anche essere un limite, più che un pregio…
    Comunque, io, come operata e donna integrata, non mi definisco transessuale. Il mio transito l’ho concluso… sono legalmente una donna, e mi considero semplicemente tale. Diciamo equiparabile ad una donna sterile alla quale son state asportate per tristi motivi utero ed ovaie. Ma null’altro.
    Ma io ho deciso di andare fino in fondo, ho avuto un percorso fortunato: privo di qualsiasi discriminazione, difficoltà seria, ed anche breve. Quindi l’adeguamento è stato indolore. Ma quante devono affrontare un calvario che può durare 4-6 anni o che non hanno intenzione di operarsi, continuano ad avere i documenti inequivocabilmente al maschile.
    Quello che viene pomosamente chiamato “Real Life Test” e che prevede che il soggetto viva nel contesto del ruolo che vuole assumere, in realtà è una buffonata. Quanto può essere reale, se alla prima verifica dei documenti viene letto il nome al maschile? Può essere utilizzata la carta di credito? Si può andare in albergo? Si può entrare in un circolo? Ovviamente sì, a patto di rivelare a chi è con te la tua origine… che magari non conosce fino all’istante prima perchè non si è ritenuto opportuno rivelarla. Noi non siamo malate, quindi perchè dire qualcosa di così intimo? Come detto all’inizio, personalmente mi ritengo una donna sterile: lei non anndrebbe in giro con un cartellino con su scritto il suo ‘status’… rivelerebbe la cosa, ma solo allla persona e nel momento “giusto”. Per lo meno, io farei così al suo posto e così agisco. Ma posso farlo perchè ho i documenti a posto.
    Chi non si opera oppure sta affrontando il calvario… è sempre Ugo, non Sabrina. E come tale purtroppo giudicatO, non appena identificatO.
    All’estero, USA ad esempio, la rettifica di nome e sesso avviene all’inizio del percorso, del Real Life Test. Che a quel punto è probante, perchè aspetto esteriore e documenti coincidono. E’ possibile integrarsi a pieno titolo nel mondo del lavoro, nella società… vivere. Noi invece viviamo l’umiliazione continua di dover giustificare una difformità, una ‘diversità’ che non c’è. Ecco che si instaura un circolo tutt’altro che virtuoso che alimenta la prostituzione e la morbosa attenzione mediatica.
    Perchè quelle come me inorridiscono all’idea di rendere pubblico il loro ‘status’. Non ne avremmo alcun vantaggio, dopo una vita di sofferenza nel tentativo di capire chi siamo e di risolvere il nostro problema di identità, ma solamente la croce di esser viste come persone -forse- diverse -certamente-.
    Con l’andazzo che c’è, dove il 20% delle persone transessuali si prostituisce ma rappresenta il 90% del fenomeno mediatico… beh, in questa situazione è difficile che un datore di lavoro assuma una transessuale. Perchè il bombardamento informativo gli fa pensare che la persona che si trova davanti, identificata in questa categoria-che-non-esiste perchè siamo TUTTE (e tutti, per le donne che diventano uomini) individui a sè, con una propria storia, formazione culturale, personalità. Ma l’abito fa il monaco e verrà ritenuta psicologicamente instabile (quando invece siamo certificate prive di disturbi psichiatrici!), problematica come minimo, di dubbia morale e così via difettando.
    Può capitare quando la professionalità, il curriculum vitae è tale da spazzar via la concorrenza e rendere più tollerabili i “difetti” immaginari della candidata… ma si tratta di eccezioni. La regoal vuole che la persona transessuale competa con candidati con potenzialità similari e venga invariabilmente scartata. Anche si trattasse di lavare i piatti nel retro di un ristorante.

    Perdonate il lungo sproloquio non sempre lineare…

    Sabrina
    ps mi permetto di segnalare a Claudio che quandi ci si riferisce a persone transessuali di aspetto femminile (senza battute su quanto questo sia effettivamente tale), lo si fa al femminile. A meno che l’intento non sia volutamente quello di insultare. Perchè suona ridicolo o volutamente offensivo dire “IL trans Stefania”, visto che il nome è inequivocabilmente femminile. E’ un modo, spiacevole per “noi”, di sottolineare che la nostra origine non è quella che vorremmo trasmettere.

  17. Sabrina ha detto:

    Scusate, la frase “invisibile tanto che mantengo l’anonimato a differenza della Busdraghi che mette la sua faccia”
    nella fretta di scrivere può essere interpretata male: lei ha avuto il coraggio di mettersi pubblicamente in gioco, mentre io più vilmente mi nascondo dietro l’anonimato. Volevo solamente puntualizzare questo aspetto…

  18. Franco Enrico ha detto:

    Ottima analisi Francesca.
    In effetti cio’ che interessa al “popolino italico” bigotto per connotazione geografica e “culturale” é il fatto che il politico di turno sia andato a letto con delle trans. Nella mente di questi poveretti il particolare che scatena curiosità e orrore é il fatto che le persone trans hanno fisicamente un attributo, uno solo, che le colloca nel “Mondo Maschile”. Questo fatto ovviamente aggrava enormemente il peccato del personaggio pubblico. Se il signore in questione fosse andato a letto con una prostituta donna, questi poveretti di italo-bigotti, avrebbe ammesso l’errore ma pur sempre approvato tale comportamento, con la solita frase “almeno a lui piace la gnocca!”. Questo é il punto.
    L’errore di Marazzo non é stato sulla scelta del suo partner sessuale, bensi’ sulla scelta tout cour! Di questo deve rispondere alla propria famiglia e ad essa soltanto.
    Il politico dovrebbe essere giudicato per aver usato l’auto blu per fini privati, per aver ceduto ad un eventuale ricatto, per essersi assentato dal proprio esercizio per fini privati.
    Inoltre, come ha giustamente fatto notare Francesca, l’associazione trans/marciapiede é un po’ riduttiva e comunque se questo é il caso, forse dovremmo chiederci quanti datori di lavoro sarebbero disposti ad assumere nella loro società, una persona transgender. Dunque la rosa di scelte sulla professione della propria vita, si riduce un pochino, non credete?
    Infine, come evidenziato sopra, dovremmo maggiormente concentrarci su “Cittadini dell’Ordine” che per fer soldi, minacciano un personaggo pubblico. Questo é reprorevole.
    Ma no, l’italietta, nella sua piccola mente viziosa si pone domande di quale ruolo abbia avuto Marrazzo nel rapporto sessuale con IL trans! Bravi!

  19. Mirella Izzo ha detto:

    Beh Claudio… comprendo il tuo punto di vista. Non ti interessa se ad esempio un violentatore è stato violentato a sua volta da piccolo… Il punto è violenta ed è pericoloso. Non credo che essere “comunisti” modifichi molto la percezione di una tal situazione. Al massimo vi è una differenza tra chi pensa solo alla punizione e chi anche alla “motivazione per cui” in funzione di una possibile “riabilitazione” e talvolta “redenzione”. Più che i comunisti, sono i cattolici ad avere questo pensiero salvo se si tratta di omosessuali o peggio trans…
    Non so se ti riferivi al mio intervento ma io non volevo giustificare i comportamenti delle ragazze brasiliane che si prostituiscono e contemporaneamente spacciano coca, rubano, rapinano ecc.
    Queste commettono dei reati ed i reati vanno perseguiti. Eventuali attenuanti o aggravanti sono di competenza giuridica, non mia, credo, non tua.
    Io semplicemente spiegavo i perché di una realtà esistente.
    Parli di percezione delle trans come quelle che battono ma… Una domanda: hai più percezione del camorrista napoletano o dell’artigiano napoletano o del commesso di negozio sempre napoletano? Quando si generalizza “napoletani = camorristi” o “siciliani = mafiosi” (ma anche “artigiani = evasori) esiste sempre un dato reale. Il problema è quanto sia diffusa, rispetto alla popolazione generale la camorra, la mafia, l’evasione, la prostituzione.
    Le trans che “non battono in strada” non le vedi proprio… Sono magari davanti a te in coda al supermercato ma sovente non ti accorgi che sono trans… Ne incontri forse tutti i giorni, ignaro che lo siano… Ogni tanto ne sgami qualcuna per la voce o le mani grandi grandi o l’altezza… ma tante ti passano sotto gli occhi… Ovvio che sembrano esistere solo le trans “di strada”, ovvio che sembrano quasi tutte non italiane, allora (le italiane che si prostituiscono lavorano prevalentemente nelle case).
    Prostituirsi… Bisogna anche smetterla secondo me con la criminalizzazione della trans prostituta. Spesso ha più giustificazioni di donne italiane che lo fanno. Spesso sono vittima di trafficking come le ragazze nigeriane o albanesi (non trans).
    Il problema è che nonostante l’incredibile difficoltà a trovare lavoro, le trans italiane che si prostituiscono non superano il 50% della popolazione. E’ una % ancora enorme… ma se non si trova lavoro… aumenta.. Sta aumentando anche tra le donne nate tali, in periodo di crisi come questa…
    Perché vi sia integrazione c’è bisogno di rispetto delle regole si, ma queste regole devono essere scritte e prevedere pari DIRITTI e non solo Doveri…
    IMHO
    Mirella Izzo

  20. Claudio Porta ha detto:

    Per Sabrina sull’uso del maschile. Ho scritto abbastanza di fretta e non ho riflettuto. Il maschile mi è venuto fuori perché in un commento o due, precedente o precedenti al mio, era usato il maschile, e ammetto d’aver scritto di getto, senza pensarci, pertanto chiedo scusa.

    Per Mirella: a ognuno il suo compito, a ogni sfera ciò che è di sua competenza… a un bravo psicologo (per esempio) il compito di guarire un individuo dalla terribile ferita di una violenza subita in tenera età. Ma, lo ripeto, se si inizia a giustificare, si può giustificare tutto.
    Che la giustizia debba “recuperare” (a redimere magari ci pensano i preti, se vogliono), non esclude che mia nonna debba sentirsi al sicuro quando va in giro per la strada… Si può fare l’una e l’altra cosa, ma non si rinunci alla seconda in favore della prima.

    Sul resto non era a te che mi riferivo: ho premesso che avrei deviato rispetto al tema dell’articolo e (implicitamente) del tuo commento, vòlti a sensibilizzare sull’esigenza di non far di tutt’erba un fascio, che ovviamente mi accomuna a te e all’autrice (non saremmo su questo sito, altrimenti…).

  21. Claudio Porta ha detto:

    Un’altra cosa. Visto che Marrazzo è implicitamente o esplicitamente il contro-personaggio di questo tema, vorrei sapere dove ha preso 5mila euro per pagare una prestazione sessuale.
    Non mi sembra infatti che abbia un curriculum da 500mila euro all’anno di reddito, tanto per buttare là una cifra.

    Di chi sono quei soldi? Ha tolto in un sol colpo ben 5mila euro dal budget della sua famiglia o gli provengono da fonti non confessabili?

  22. Francesca Eugenia Busdraghi ha detto:

    So che Mirella non e’ d’accordo con me quando dico Vera Trans, ma io ribadisco il concetto da me sopra riportato.
    Non riesco, malgrado sforzi immani, a giustificare il comportamento volgare, sguaiato, senza decenza e buongusto di un certo tipo di persone che si definiscono transessauli.Di certo ( e qua lo ripeto con forza , chiarezza e decisione) tutte le persone transessuali
    ( garantisco che non sono decine o centinaia ma qualcosa in piu’) che vogliono e scelgono di non abbassarsi alla prostituzione nemmeno per sopperire a gravissimi stati di necessita’ , non tollerano di essere accostate, avvicinate ed accomunate a quel tipo di personaggi che abbiamo visto su tutte le cronache di tutti gli organi di informazione.
    Io non vedo una sola motivazione per giustificare quello che le statistiche ci dicono, non cerco e non mi interessa minimamente cercare la motivazione per cui vengono in Europa con l’obbiettivo di prostituirsi, So che mirella afferma ( magari ha dati piu’ precisi dei miei) che queste persone sudamericane sono vittime di trafficking, che nel loro paese sono a rischio di vita costante ecc ecc ecc, ma io non la vedo cosi’.
    Hanno una legge simile alla 164/82 anche da loro, e , stranamente, la percentuale di persone transessuali in quelle zone ( soprattutto Colombia e Brasile) e’ superiore del 400% rispetto al resto del mondo.Questa sperequazione mi fa pensare che la maggioranza non ha un bel nulla a che vedere con il DIG ( disturbo dell’identita’ di genere) e basta sentire cosa dichiarano quando vengono intervistate.Venire in Europa , specie in Italia, porta magiori introiti, cure specialistiche gratuite e , in alcuni casi, anche l’intervento ai sensi della legge vigente. Lo stesso non posso assolutamente tollerare che si definisca la prostituzione come un lavoro, come ho sentito piu’ volte dire , un lavoro prevede il pagamento di sacrosante tasse e non mi risulta che nessuna prostituta abbia mai versato un solo centesimo di Euro o una singola vecchia Lira all’erario.Il mito della “Povera Prostituta” fa tanto piccola fiammiferaia, ma e’ un errore marchiano, grave errore marchiano.Stando alla legge vigente, sono quasi tutte persone clandestine, che vengono qua scientemente ad esercitare il meretricio, protagoniste indiscusse delle strade di Italia e Spagna, molto meno nei paesi ove per poter esercitare la “nobile arte” bisogna essere iscritte ad un registro, avere le autorizzazioni e pagare le tasse all’erario.In quei paesi non ci si va……
    Le VERE transessuali esistono, e non sono quelle persone che seguendo la voce ( vera , ahime’) che gira in quei paesi e soprattutto nelle zone ad alto degrado di quei paesi vengono dai beoti Italiani per far piu’ soldi .Le scene VERGOGNOSE che ad ogni Gay Pride si vedono da parte di quelle “signore” sono tutti gli anni in televisione e sui giornali, seminude o praticamente nude, zeppe di silicone , arroganti ed aggressive.No io non riesco proprio a giustificare, a trovare anche una sola ragione.E spesso non sono solo le extracomunitarie, tali atteggiamenti ci sono anche nelle care nostrane.
    Chi ci rimette sono sempre e solo coloro che anelano, vogliono disperatamente una vita del tutto al di fuori di queste tipologie , una vita, quindi, piatta, noiosa ed assolutamente ordinaria. Il princìpio che “ognuno deve esprimersi come meglio si sente” non autorizza a comportarsi in modi assolutamente indecenti.Nossignori, non ci sto.
    Nossignori non ci sto che si prendano ad esempio quella tipologia di persone e si paragonino a quelle che con estrema fatica cercano una vita onesta.
    Nossignori , non ci sto quando non ci si scandalizza se cinque ( se ne e’ aggiunto uno nel contempo) Carabinieri commettono atti inauditi e il Comando Generale Dell’ Arma se la cava con ” sono mele marce”.

  23. cerco anche di rispondere anche a Sabrina.
    Probabilmente ( e non a torto) ho una cultura generale piu’ alta della media mentre professionalmente e’ decisamente superiore alla media.
    detto questo, le cosi’ dette “stealth” o come si definisce Sabrina, insgamabile ( che non e’ termine italiano) non esistono, si parla di passabilita’ o meno.Una qualsiasi visita in un Pronto Soccorso che preveda una RX bacino, o del torave evidenzia notevoli differenze strutturali osteologiche e morfologiche , senza contare che una banalissima visita ginecologica al solo esame visivo e’ come un marchio di fabbrica mentre in ultimo , ma non meno importante, metto gli esami ematochimici che hanno differenze non indifferenti negli assetti ormonali , malgrado molte trans si illudano che nessuno si accorga ( livelli di progesterone/17B estradilolo mai uguali a quelli di un cariotipo 46 XX) .Ergo si parla di PASSABILITA’ , come indicato in editoriale, che consente una vita con meno rogne , magari nell’illusiorio che nessuno si accorgera’ mai di te mentre tutto il quartiere dove abiti o sa o fa chiacchere da cantina alle tue spalle.
    Detto questo, la questione Documenti:
    Personalmente non ho seguito nessun “real life test” che non e’ richiesto dalla 164/82 ( leggerla fa bene per capire) , personalmente sono consapevole di chi ero e non ho nessun proble a a dirlo anche quando facendo il mio lavoro il o la corrispondente non si e’ accorto o accorta della mia “provenienza” e capita abbastanza di sovente , e non ho mai avuto problemi nel prendere l’aereo, in banca, con la carta di credito, o in altri aspetti della mia vita, se non quella del lavoro, e la nonm e’ certo un documento che ti aiuta , a meno che non si sia cosi’ perfette come te ( anche la burgio del GF si dichiarava perfetta ma si vedeva a 10 km di distanza… riflettici).
    Il punto e’ un altro: perche’ nascondersi per colpa degli scempi fatti dalla stampa per cercare il torbido?Vivere una vita di menzogna ( soprattutto a se stesse) .
    L’editoriale aveva ed ha un suo senso, soprattutto per rimarcare che essere transessaule non e’ accomunabile a prostituzione e droga.
    Le percentuali dichiarate che il 50% e’ dedito alla prostituzione o addirittura solo il 20% non e’ la realta’ dei fatti.Cifre , purtroppo ben diverse sono quelle reali.Solo un 30% non e’ dedito a prostituzione, e questo e’ un dato molto piu’ attinente alla realta’, e , cosa ancor piu’ grave, e’ proprio dentro quei consultori o strutture ove ragazze di 18-20 anni vengono messe in psicoterapie di gruppo ove prostitute italiane ed extracomunitrarie mettono in mostra a ragazzine ( facili prede della fretta e dell’apparire) tutta la loro abbondanza siliconicae le plastificazioni facciali a cui si sono sottoposte; queste ragazzine per inseguire i loro miti di perfezione ( che non esistono) per poter avere i denari necessari ( se non provenienti da famiglie molto benestanti) finiscono per eleggere a modello di vita le “BATTONE” , alimentando , cosi’, l’indotto di nuove leve in continuazione, e questo e’ facilitato SOPRATTUTTO dalla mancanza di possibilita’ di lavoro .nei casi in cui sono riuscita ad inserire alcune ragazze che stavano per imboccare strade errate, appena iniziato a lavorare sonio cambiate completamente, riacuistando gli obbiettivi di un cammino per costruire una vita dignitosa.
    Concludo, trovando l’intervento di Sabrina indicativo di quanto , a mio avviso, dovrebbe pensare meno a quanto si percepisce e si sente perfetta ma , semmai, a cercare di sentirsi piu’ serena , cosi’ non avra’ necessita’ di scrivere su di se per rassicurarsi del suo aspetto esteriore.

  24. Sabrina ha detto:

    “detto questo, le cosi’ dette “stealth” o come si definisce Sabrina, insgamabile ( che non e’ termine italiano)”
    Cortesemente evitiamo di attribuire ad altri parole non dette. Io non mi sono definita insgamabile e l’italiano reputo di conoscerlo in maniera soddisfacente: riesco persino ad utilizzare condizionali, congiuntivi… pensa un pò!
    Tanto che, oh my god! mi son semplicemente definita… passabile.

    Tu mi insegni, Francesca, che la legge è una cosa e la sua interpretazione da parte del collegio giudicante un’altra. E la giurisprudenza evidenzia come nel ricorso vadano allegate perizie mediche che attestino il DIG. I medici *di norma* si adeguano ai protocolli ONIG oppure WPATH, ma prendo atto che tu hai seguito una procedura non standard per ottenere il risultato che volevi.

    La media è in funzione del campione utilizzato per rappresentare la popolazione e raramente corrisponde alla realtà. Come pure i numeri che hai sbandierato prima. Perchè le grandezze in gioco sono ignote, ipotizzate al massimo, in quanto le persone integrate, che non hanno problemi e non intendono sbandierare il proprio successo al contrario di Vittoria Casamassima, sfuggono a qualsiasi rivelazione. Ripeto, con la statistica si gioca come si vuole, occorre però esser consapevoli che si tratta di un gioco.

    Mi rende perplessa solamente la tua esposizione mediatica successiva all’intervento di rettifica chirurgica: una volontà di far conoscere al pubblico quello che hai fatto o piuttosto la necessità di mostrare a te stessa di esistere? Riguardo a me stai tranquilla, ho una vita molto serena e piena di soddisfazioni, siano essere professionali o personali… per cui non temere, la ribalta mediatica è (quasi) tutta tua.

    Sabrina

  25. Cara Sabrina, la procedura seguita dalla sottoscritta e’ la WPATH ( dettaglio che ai lettori poco interessa), e non solo ho seguito alla lettera la 164/82.La mia esposizione deriva dal fatto , molto semplice e senza arzigogolo para – psicodiagnostici, che come donna di destra e come persona che ha subìto un sopruso mi sono dedicata ad un certo tipo di attivita’ per perorare i diritti negati , inoltre ero gia’ esposta prima con nome, cognome e faccia.Non ho bisogno di nascondermi, sarebbe peraltro inutile perche’ sono ben evidente come Transessuale, ma non lo avrei comunque fatto.Non ho bisogno di ribalte mediatiche, l’attivita’ si fa facendo un certo tipo di politica, e , soptattutto in questo portale, nessuno deve temere nessuno, come liberali lasciamo a chiunque diritto di replica e parola, come vedi.Per quanto riguarda i dati sono riferiti a chi si e’ rivolto al ssn, e , comunque, la percentuale di chi lavora e conduce una vita ordinaria non supera il 20%.

  26. Sabrina ha detto:

    I dati del ssn evidenziano la numerosità del campione, non lo segmentano per professione. Ci si può dichiarare Quadri, Manager, Infermiere, Cubiste ma nessuno chiede l’Unico oppure il 730. Quindi mi domando su quali basi scientifiche si fondino le tue percentuali.

  27. Linda ha detto:

    Aldilà di tutte le polemiche vorrei evidenziare che Francesca abbia detto (scritto) di volerne parlare correttamente, della questione “trans”.
    Io interpreto, qui, il termine “correttamente” equivalente a “completamente”.
    Perchè di solito si parla sempre delle situazioni limite, degli eccessi, di chi fà della propria vita un palcoscenico.
    Neanchè a me piacciono certi eccessi e non solo riferito alla questione “trans” ma anche alla questione “gay” come a tantissime altre questioni “eccesso”.
    Tra queste metterei anche la questione “informazione” perchè in quanto ad eccessi non è seconda a nessun altra.
    Ma fintanto che l'”informazione” non si trasforma da prodotto ( merce ) a semplice dato da trasferire a terzi, sarà dura.
    Aggiungo infine che capisco bene lo sfogo di chi è ormai stufa di essere sempre confrontata con gli esempi peggiori.

    Linda

  28. Le mie statistiche si basano sui dati pervenuti mano a mano su fonti dirette ( aziende, commercio, ) o anche , ad esempio , conoscere direttamente la persona), o dati certi da altre organizzazioni.
    semplice….
    Non parlo mai a vanvera e non dichiaro mai i 250.000 partecipanti della manifestazione Uguali, quando , poi, Franco Grillini telefona e ce ne da ben altri.

  29. Piero Sampiero ha detto:

    Francesca, se lei non rappresenta un movimento (o un sindacato, o un gruppo), me ne scuso.

    Ma allora a nome di chi parla?

    Della categoria? Quale, visto che esse sono tante e differenti(come abbiamo visto dai commenti)?

    Penso che un minimo di chiarezza ci voglia.
    Si può correttamente definire il ‘transessualismo’come la condizione di chi si trova in uno stato di ‘transizione’ da un genere ad un altro, oppure no?

    Se è tutto ‘normale’ tra clienti e trans, che hanno scelto di essere’operatori del sesso’, che motivo c’è di lamentarsi?

    C’è un mercato, mi pare, che regola la domanda e l’offerta, come per gli altri settori della prostituzione.
    E dunque, se il problema non è di disagio personale o sociale, è solo economico o di ‘welfare’?

    Io ho letto e mi sono documentato,ma sono pronto a scoprire altre fonti scientifiche, se lei me le indica.

  30. Monica ha detto:

    Dire che le transessuali sono prostitute, è come dire che i vecchi sono dementi. La stampa purtroppo lascia intendere questo assunto, e l’opinione pubblica, che di trans al massimo vede quelle che girano per le strade di periferia, rafforza i suoi preconcetti.
    Il transessualismo non è un “fenomeno”, è il risultato, unico in alternativa al suicidio, della disforia di genere. Chi lo definisce “fenomeno” si limita a guardare le prostitute o quelle (bip) di esibizioniste che girano al gay pride (ci sono anche le trans normali, al gay pride, ma non le note nessuno, e nessuna telecamera o quasi le inquadra, e anche quando vengono inquadrate, nessuno si accorge che sono trans :D)

  31. Piero Sampiero ha detto:

    In generale:
    ” Il termine fenomeno è utilizzato in riferimento ad un evento osservabile, talvolta nell’uso corrente soprattutto se si tratta di qualcosa di speciale, (l’origine della parola è greca, da phainomenon = ciò che è manifesto, e pertanto osservabile).”
    In campo scientifico:
    ” Fenomeno è un qualunque evento osservabile. I fenomeni sono gli oggetti di studio della scienza.”

    Fonte: Wikpedia

  32. Monica ha detto:

    Si, ma in ambito sociologico, il fenomeno non rappresenta strettamente qualcosa di “osservabile” quanto piuttosto qualcosa di fuori dal comune, quando non “eccezionale” (se inteso in senso positivo) o “bizzarro”, se inteso in senso negativo. Parlare di “fenomeno” associandolo alla transessualità dà l’idea, insieme, di qualcosa di limitato, fuori dal comune, e negativo. Insieme.

  33. Sabrina ha detto:

    La signora Busdraghi parla a nome di una associazione e quindi per conto solamente delle persone ivi iscritte, non è rappresentativa di una categoria che non esiste. Perchè le persone transessuali fanno parte delle “categorie” dei disuccupati, medici, infermieri, notai, quadri, funzionari, dirigenti, imprenditori, avvocati etc etc. Non altro. Siamo individui come tutti gli altri, con idee -come si può desumere dai miei post- anche molto diverse, perchè differenti sono le esperienze e gli orientamenti -non solamente politici-.
    Senza voler disquisire sulle implicazioni lessicali e sociologiche dei vari lemmi che avete appena trattato, mi limito ad un intervento molto più terra-terra e, se permettete, concreto. Anche a me piace filosofeggiare e disquisire dei massimi sistemi, ma il contesto -ed il tempo, la pausa caffé sta terminando- non lo consente.

    Caro Piero, lei purtroppo associa -come viene naturale considerando il fenomeno mediatico- la parola transessuale al fenomeno della prostituzione, alle baracconate stile Platinette o Luxuria. Un mondo che ruota, che vive nel mondo dello spettacolo in una delle sue accezioni. La realtà è invece molto più complessa perchè quello che vede -specie in questi giorni- è la parte emersa e quella che in un modo o nell’atro vuole ovvero è costretta ad esporsi. Non voglio parlare della prostituzione perchè porterebbe via troppo tempo, ma della realtà quotidiana di chi prostituta non è e non lo è mai stata ma vive lo stigma che quel modello -che il volgo ritiene rappresentativo- trasmette.
    Esiste una moltitudine di persone transessuali, che si alzano al mattino per andare in ufficio a lavorare oppure all’università e che hanno il problema di un documento di identità non corrispondente all’immagine esteriore; queste si trovano ogni giorno ad affrontare il disagio di essere -da chi non le conosce- associate a qualcosa che è ben lontano da loro!
    Come se lei -estremizzo per rendere l’idea- fosse considerato e trattato da pedofilo. Come vivrebbe questo stigma ben consapevole del fatto che non lo è? Le farebbe piacere?
    Ogni volta che una transessuale usa la carta di credito, va in albergo, viene fermata per un controllo, fa un esame del sangue… ogni volta risulta un nome maschile che in prima istanza provoca una associazione con l’immagine prevalente. Quella mediatica, quella visibile, quella falsa o, per lo meno, per nulla corrispondente alla realtà (nonostante i numeri sbandierati da Busdraghi).
    Se si ha una forte personalità, sicurezza in sè ed anche aspetto beh… con un sorriso oppure una risata si passa oltre e magari si instaura anche un rapporto dialettico con l’interlocutore… ma più spesso lo stigma ha il sopravvento perchè la persona transessuale non ha le capacità, la forza interiore per interagire.
    Per me è facile parlare, perchè nessuno ha mai sorriso ironicamente nei miei confronti, ha mai usato una parola non dico dispregiativa ma neppure negativa e quindi ho vissuto il mio percorso senza traumi. Sono stata fortunata… ma quanto possono affermare lo stesso? Poche purtroppo… perchè quando vieni derisa, insultata, trattata come una appestata, dileggiata, vilipesa, privata della tua dignità di persona… beh… credo sia facile immaginare come possa sentirsi una persona che cerca solamente di essere se stessa senza del resto fare del male a nessuno.

  34. Alice ha detto:

    Io, in quanto transessuale MtF, do pienamente ragione a Sabrina e alla sig.ra Izzo. Per quanto riguarda i caparbi, una ricerchina su Google è sempre un’ottima fonte di informazioni.

  35. Sabrina scrivo a te.. perchè mi critichi così senza avere la persona che critichi davanti per consentire un’eventuale replica. Non mi pare di averti fatto nulla di male, forse pero’ mi sbaglio.
    Un saluto, da parte mia cordiale

  36. Torno su questo vecchio articolo e trovo altri commenti…
    Sabrina…. la tua frase ” (nonostante i numeri sbandierati da Busdraghi)” mi dovrebbe inbdicare che tu hai dati piu’ certi e freschi?
    I fatti, comunque, hanno dato ragione alla mia tesi, e questo mi conforta.E’ evidente che essere una persona abituata a parlare non per filosofie , ma su fatti concreti, alla lunga ha pagato.
    Di certo tutto un mondo associazionistico chierato a sinistra ha cavalcato la tigre del vittimismo, dei “drammi delle povere prostitute” e ne e’ rimasto non solo scottato dai comportamenti indecenti da parte di alcuni personaggi del mondo del meretricio nelle varie trasmissioni televisive , ma ne e’ uscito molto male anche da quello che le risultanze delle indagini iniziano a fornirci.

  37. Sabrina ha detto:

    Vittoria, perdona il troppo tempo per la replica. Non rammento con esattezza la tua affermazione fatta durante una passata televisiva, ma era qualcosa tipo “le transessuali non si devono sposare [e/o] avere figli”. La trovo una PESSIMA affermazione perchè sottende che le persone transessuali sono DIVERSE dalle persone NORMALI e quindi è giusto siano in qualche misura discriminate. Ti rendi conto del significato? Di quanto male possono fare affermazioni non meditate per di più espresse in un contesto dove il pubblico non è propriamente colto ed in grado di distinguere tra tra l’opinione PERSONALE di un individuo che non è in alcun modo rappresentativo e quella di una fonte per così dire istituzionale ? Ho scritto non meditate, perchè se al contrario la tua lo era, beh… la mia stima nei tuoi confronti non può che scendere, e di molto.

  38. Sabrina ha detto:

    “I fatti, comunque, hanno dato ragione alla mia tesi, e questo mi conforta.E’ evidente che essere una persona abituata a parlare non per filosofie , ma su fatti concreti, alla lunga ha pagato.”

    Fatti? quali fatti? Chi si loda si imbroda, dice il detto…

  39. vincenzo ha detto:

    Perbacco,quante disquisizioni e disparità di pensiero su un grave fatto che,sinteticamente e visto la notorietà del personaggio Marrazzo,ha aperto questo vaso di Pandora di tutte le nequizie afferenti la sessualità perversa di certi individui!

    Discettare ulteriormente su queste miserabili cose diventa stucchevole e offensivo per i cosidetti”normali”!

    Chiediamoci piuttosto se con lo stipendio da Governatore del Lazio – non di metalmeccanico – il Marrazzo riusciva quante volte in un mese a soddisfare le sue erotiche performance a 5 mila euro a prestazione!

  40. Sabrina ha detto:

    Vincenzo, ho riletto più volte il tuo post tuttavia mi sfuggono i soggetti ai quali ti riferisci: ” sessualità perversa di CERTI individui” […] “cosidetti ‘normali’ ”
    Personalmente mi ritengo bacchettona, se per perversione intendi apprezzare la cioccolata bollente allora lo sono.
    battute a parte, il concetto di normalità è moolto variabile: è dipendente dai tempi e quindi dal costume. Basta pensare all’Epoca Vittoriana oppure cosa veniva sottoposto a censura cinquant’anni fa e cosa adesso vediamo in tv: il modello del tronista e della velina, le aspirazione dei giovani d’oggi che non sanno leggere un libro figuriamoci parlare coniugando correttamente congiuntivi e condizionali…
    Il Marrazzo et similia non sono altro che lo specchio dell’Uomo d’oggi, molto poco sicuro di sè ed alla ricerca di qualcosa che soddisfi un ego al quale il materialismo della vita quotidiana non basta più.

  41. Luisa ha detto:

    Sabrina ammiro la tua forza e preparazione sull’argomento,devi essere una bella persona.Sono sul percorso di transizione e sto leggendo tutto ciò che riguarda le discriminazioni sulle trans le opinioni di tante e tanti.A volte ho un po timore del mio stato ma come hai detto tu,personalità e forza in sè stesse vincono.Grazie Sabrina,ti auguro tante belle cose e molta serenità.Luisa.

  42. condivido la denuncia dell’articolo : del mondo trans si va ad esaltare sui media solo i lati meno integrati che, a quanto leggo, rappresentano la minoranza.

    e se i media sguazzano nelle volgarità , tra le persone comuni il sorrisetto allusvi (quello che allude al “fuori norma”, al “vizietto”) c’è sempre.

    davvero interessante la proposta di inserire i documenti al femminile all’inizio del percorso.
    era un problema che non conoscevo.
    se volessi informarmi su proposte che possono agevolare la vita dei e delle trans , dove dovrei leggere?

  43. giuseppe ancona ha detto:

    COMMENTO ELIMINATO POICHE’ NON AGGIUNGEVA ALCUN ELEMENTO ALLA DISCUSSIONE.

  44. Sabrina ha detto:

    Luisa, ti ringrazio per l’attestato di stima e permettimi un suggerimento. E te lo dice una che durante il percorso non poteva simulare di essere qualcosa di diverso da ciò che ancora appariva: una persona transessuale. Ma che per cultura, forza degli argomenti, capacità relazionale e di confronto era apprezzata dalle persone con cui si trovava ad interagire. Quella persona per certi versi non c’è più.. il bruco riconoscibile magari non si è trasformato in sgargiante farfalla con i colori dell’arcobaleno ma la pupa è infin diventata una decente falena. e questo le ha, mi ha permesso di continuare ad essere apprezzata.. semplicemente come persona, come donna. Anche da chi mi conosceva da “prima”, che però ora non ha che un pallido e spesso confuso ricordo dell’immagine che fu.
    Non andare alla ricerca delle possibili discriminazioni, perchè le esperienze sono individuali ed ogni storia fa caso a sé: personalmente non ne ho mai vissute nel contesto sociale né in quello lavorativo. A mio avviso molto dipende dall’atteggiamento che ognuno di noi ha e davcome si confronta con il prossimo. Un sorriso aiuta molto, credimi. Aiuta a destrutturare schemi mentali che l’ignoranza (intesa come non conoscenza derivante dall’esperienza) inevitabilmente porta con sè.

    Permettimi di concludere.. augurandoti semplicemente di trovare la tua dimensione. Perchè se riuscirai ad essere pienamente consapevole di te stessa, lo sarai anche con il mondo che ti circonda e lui con te. Questa, per lo meno, è stata la mia esperienza che ti auguro di replicare e se possibile vivere ancor più felicemente.

    Sabrina

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  1. […] Leggendo i giornali e guardando i servizi televisivi delle varie testate giornalistiche l’attenzione morbosa è sulle preferenze intime del personaggio di turno. Non sul tradimento, sull’immoralità personale, ma sulla “morfologia” dell’accompagnatrice. E’ amaro constatarlo, ma la stampa si sta comportando in modo assolutamente inqualificabile , parlando di “prostituti” , declinando tutto al maschile, e descrivendo le persone transessuali (TUTTE e nessuna esclusa) come prostitute volgari ed eccessive, dedite all’uso di sostanze stupefacenti e protagoniste di torbidi festini . C’e’ invece un mondo mai raccontato, mai alla ribalta dei riflettori televisivi, che è quello delle persone transessuali che lavorano (o che cercano disperatamente di lavorare, tra mille soprusi, discriminazioni ed umiliazioni), che hanno principi morali ineccepibili, che sono sposate o regolarmente conviventi, che hanno titoli di studio qualificati (lauree, diplomi), e che non si iscrivono negli albi delle “professioniste del peccato” o del sesso, ma degli architetti, degli ingegneri, degli avvocati, dei medici, fino a diventare dirigenti del SSN” (Francesca Eugenia Busdraghi, continua su Libertiamo.it). […]