La politica è spesso imponderabile: c’è un documento di fine settembre, molto ben fatto ed argomentato, che da puro esercizio intellettuale – qual era destinato a rimanere – è diventato ad un tratto la piattaforma di politica economica alternativa a quella di Tremonti. Parliamo del IV Rapporto sull’economia italiana dell’Associazione Economia Reale, presieduta da Mario Baldassarri, presentato a Roma lo scorso 24 settembre. Quella dell’ex viceministro Baldassarri è una proposta “pesante”, tanto economicamente quanto politicamente: una manovra da 35 miliardi di euro, 15 di sgravio Irpef per le famiglie (in virtù dell’introduzione di un sistema di deduzioni di 5mila euro per ogni membro del nucleo familiare), 12 di abbattimento Irap (con l’eliminazione dalla base imponibile del monte salari), altri 7 di investimenti e ricerca ed un miliardo di maggiori risorse alle forze dell’ordine. Il finanziamento di una manovra così ambiziosa sarebbe possibile, per Economia Reale, grazie ad un risparmio di 20 miliardi sulla spesa per acquisti di beni e servizi del settore pubblico ed una riduzione di 15 miliardi dei contributi pubblici a fondo perduto.

Con una manovra di queste dimensioni, secondo gli analisti del pensatoio di Baldassarri, si permetterebbe all’economia italiana di riportarsi nel 2011 o 2012 ai livelli di Pil e di occupazione del 2007, anziché dover attendere il 2014, come accadrebbe secondo gli andamenti tendenziali. In più, la pressione fiscale si ridurrebbe consistentemente già nel 2010 ed il rapporto deficit/Pil tornerebbe sotto la soglia del 3 per cento nel 2012, tre anni prima del tendenziale. “Tendenziale”, nel rapporto di Baldassarri, è sinonimo di tremontiano. Il documento non lo dice esplicitamente, ma lo lascia facilmente intendere quando descrive – a pagina 10 – la situazione italiana come quella di colui che si trova di fronte ad un bivio:

La prima scelta possibile per l’Italia consiste nel limitarsi semplicemente a governare un’economia trainata “inerzialmente” dalla ripresa dell’economia internazionale. Di fatto, senza fare nulla di più che accettare gli andamenti tendenziali, cercando solamente di tenere sotto controllo l’andamento della finanza pubblica in termini di deficit e debito.

Altro passaggio critico nei confronti del ministro dell’economia lo si ritrova a pagina 21 del rapporto:

In estrema sintesi, dopo aver fronteggiato meglio di altri paesi la fase di emergenza della crisi finanziaria e reale, non è sufficiente limitarsi a governare l’andamento “tendenziale” dell’economia. E’ invece più che mai urgente intraprendere un percorso di riforme strutturali. Per rafforzare le modeste prospettive di ripresa non basta una Finanziaria “leggera” (…).

L’unica alternativa a questa scelta tendenzialmente tremontiana è quindi per Baldassarri “una proposta di manovra quantitativamente rilevante e qualitativamente significativa”, come quella indicata nel rapporto appunto. L’approccio del presidente della Commissione Finanze del Senato non manca di incognite, la più importante delle quali è la copertura finanziaria della massiccia detassazione. Il risparmio di spesa da 20 miliardi sugli acquisti di beni e servizi, in particolare, è facile a dirsi ma complicatissimo a farsi, soprattutto in una sola manovra finanziaria. Altra questione aperta riguarda il finanziamento della spesa sanitaria, che con l’abbattimento dell’Irap vedrebbe venir meno una quota rilevantissima delle sue risorse (per una proposta alternativa, si veda qui; per una riflessione più ampia, si rimanda all’articolo di Mario Seminerio). L’altra incognita della proposta di Baldassarri ha natura eminentemente politica: siamo sicuri che quanti sostengono il cambio di passo sull’economia rispetto alla guida tremontiana lo facciano davvero per ridurre le tasse attraverso i tagli di spesa? Non  vorremmo che l’ottima proposta di Baldassarri finisca per favorire gli appetiti di quanti contestano a Tremonti non il rifiuto delle riforme, ma la riluttanza ad aprire i cordoni della borsa. Insomma, se è giusto che si apra una partita nel centrodestra rispetto alla politica economica del Governo, è auspicabile che le posizioni in campo siano le più chiare possibili: a Tremonti va semmai opposta l’opzione riformatrice, non quella spendacciona.

Nel documento di Baldassarri, oltre alla manovra da 35 miliardi, sono indicate altre possibili misure: una cedolare secca al 20 per cento sulle locazioni e l’introduzione della “quota 100” sulle pensioni. Il secondo intervento, in particolare, servirebbe a reperire le risorse necessarie per uno spostamento intra-welfare di risorse, dalle pensioni agli ammortizzatori sociali. Si legge ancora nel rapporto:

Nell’attuale crisi, (…), abbiamo avuto il picco maggiore della crisi finanziaria nel 2008, abbiamo nel 2009 la massima caduta della produzione e avremmo nel 2010 il picco maggiore della disoccupazione (…). Ingenti sarebbero quindi le risorse da destinare agli ammortizzatori sociali anche oltre il prossimo anno per fronteggiare una evidente emergenza sociale.

Da Tremonti a Sacconi, insomma: che l’Italia stia oggi meglio o peggio degli altri paesi conta poco, il punto è capire se l’attuale impianto può permettere o meno all’Italia di affrontare la fase “occupazionale” della crisi e a ritrovare, poi, il sentiero della crescita. I quattro gatti che leggono Libertiamo.it conoscono la nostra posizione: stiamo dimorando alle pendici del Vesuvio, l’inazione rischia di essere molto pericolosa. Hic non manebimus optime.