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Quale futuro per la Bosnia-Erzegovina di Dayton?

– Con l’Accordo di Dayton, stipulato il 21 novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, in Ohio, venne posta la fine alla guerra in Bosnia Erzegovina. Ma non solo: l’intesa segnò la fine della brutale guerra in ex Jugoslavia. L’accordo prevedeva anche la restituzione della Slavonia Orientale alla Croazia, regione che fino alla fine della guerra era stata occupata dalla Serbia. Venne riconosciuta ufficialmente la presenza in Bosnia Erzegovina delle due entità che la compongono tutt’ora: la Federazione BiH a maggioranza croato-musulmana, che detiene il 51 per cento del territorio della Bosnia Erzegovina, e la Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba che detiene invece il 49 per cento del territorio.

Ma sin da quel momento, la situazione in Bosnia Erzegovina è stata molto delicata, segnata da una profonda e insuperabile crisi politica, oggi forse più minacciosa che mai, che ha pesantemente ostacolato il cammino della Bosnia Erzegovina e dei suoi cittadini verso le integrazioni euroatlantiche.

La pentola bosniaca sta bollendo o, meglio, non ha mai smesso di bollire. Come il tradizionale piatto della cucina nazionale, la Bosanski lonac (pentola bosniaca), composto da diversi ingredienti e messo a lunga bollitura.
Le speranze per superare l’attuale crisi, che tiene in stato di fermo le riforme costituzionali indispensabili per avviare il Paese verso un desiderato futuro euroatlantico, sono puntate sui negoziati guidati da una squadra composta da Stati Uniti e Unione europea, la cui prima tappa è stata la riunione svoltasi lo scorso 9 ottobre a Butmir, nella base militare dell’EUFOR presso Sarajevo. Si è trattato di una iniziativa molto importante per la Bosnia Erzegovina, l’ennesimo tentativo di trovare una soluzione duratura per il futuro del Paese. Annunciando la riunione di Butimir, i media regionali hanno parlato addirittura di una “Mini Dayton” che potrebbe essere l’inizio di una revisione dell’Accordo che segnò la fine della guerra in BiH.

Proprio sperando di centrare un obiettivo tanto ambizioso, gli Stati Uniti e l’Ue avevano convocato i leader degli otto più importanti partiti politici della BiH. L’assenza di qualcuno di questi ha contribuito al sostanziale fallimento del primo incontro. Il 20 e 21 ottobre sé allora tenuto un second round, di due giorni, sempre a Butmir. I mediatori, Carl Bildt (a nome dell’attuale presidenza dell’Ue), Olli Rehn (eurocommissario per l’Allargamento) ed il vicesegretario di stato americano, James Steinberg, si sono riuniti con sette leader politici della BiH per cercare un accordo sul pacchetto di proposte, anzitutto relative alle riforme costituzionali.
Anche quest’ultimo incontro, a detta di molti osservatori, è stato piuttosto inproduttivo.
Per i rappresentanti internazionali, la serie di colloqui non va considerata come un risultato scoraggiante, bensì come una fase del processo, che proseguirà la prossima settimana con il ritorno a Sarajevo del team di esperti dell’Ue e degli Stati Uniti e con la successiva riunione del Consiglio per l’implementazione della pace in BiH (PIC), prevista per il 18 novembre.
Non volendo tingere di pessimismo l’esito della riunione a Butmir, Carl Bildt ha dichiarato di essere soddisfatto dell’ «atmosfera costruttiva», sottolineando che i leader dei partiti della BiH hanno dimostrato disponibilità a lavorare congiuntamente sull’integrazione della BiH nell’Ue e nella NATO.

Ma i leader politici della BiH hanno qualificato il «Butmir 2» come un fallimento e della stessa opinione sono anche i media locali.
Secondo Haris Silajdzic, membro bosgnacco (bosniaco-musulmano, ndr) dell’attuale presidenza tripartita della BiH e presidente del Partito per la BiH (Stranka za BiH), la riunione conclusasi mercoledì non ha prodotto nessuna novità di rilievo, soprattutto per quanto riguarda l’ipotesi di liberalizzazione del regime di visti, tema considerato focale dallo stesso Silajdzic e da una fetta importante dell’opinione pubblica.
Il più ottimista è stato Sulejman Tihic, presidente del Partito per l’Azione democratica (SDA) secondo il quale le soluzioni offerte da parte dell’Ue e degli Stati Uniti sono “condizionalmente accettabili”, insufficienti ma migliorative rispetto alla situazione attuale. Tihic ha dichiarato che l’SDA ha fatto di tutto per raggiungere un accordo, non voluto dagli altri: «A causa della loro politica, sia minimalista che massimalista, non abbiamo ottenuto nessun accordo», ha commentato l’esponente bosgnacco.
Dragan Covic, presidente dell’HDZ BiH, il maggiore partito croato, ha affermato che in questo momento si può aspettare solo l’accordo sullo status e sulla divisione del patrimonio statale, ma non sulle riforme costituzionali. ”Per quanto riguarda i croati, abbiamo chiaramente illustrato la nostra posizione secondo cui la BiH non può sopravvivere se non è concepita come uno Stato di tre popoli costituenti con uguali diritti”, ha detto Covic aggiungendo che è inconcepibile che “qualcuno tenti a modificare la costituzione eliminando completamente un popolo”.

Il più negativo, come previsto,  è stato il premier della Republika Srpska e presidente del Partito dei socialdemocratici indipendenti serbi (SNSD), Milorad Dodik. «I colloqui a Butmir sono finiti» sostiene, sperando «di non tornarci mai più». Secondo Dodik «l’unica soluzione per la BiH è che i protagonisti politici locali, rappresentanti dei tre popoli, discutano di un modello accettabile per tutti, e che dietro le proposte che arrivano dalla comunità internazionale non vi sia sempre la protezione degli interessi bosgnacchi». «A noi è tutto chiaro, abbiamo visto come è andata per i croati nella Federazione BiH, e adesso questo modello lo si vuole attuare a livello dell’intero Paese, il che significa che i serbi diventerebbero minoranza nazionale. Alcuni dei negoziatori stranieri lo ammettono apertamente, affermando che l’Europa ha degli ottimi meccanismi di protezione delle minoranze. Qui il problema è che i serbi, croati e bosgnacchi sono popoli costituenti e non possono diventare minoranze. A tal fine bisogna adattare tutti i meccanismi dello Stato»

Le divergenze delle due entità che costituiscono la Bosnia di Dayton da molto tempo bloccano completamente il processo di riforme, fermando il cammino della BiH verso l’Europa. La Federazione BiH vorrebbe uno Stato centrale più efficiente e meglio funzionante, mentre la Republika Srpska e i suoi leader si oppongono fortemente al rafforzamento delle istituzioni centrali e ad una possibile eliminazione delle entità.
Il vertice di Butim, almeno per adesso, è finito senza risultati particolari. Tanto per confermare quanto la situazione resta complicata.
Una soluzione potrebbe passare da Belgrado. Secondo il quotidiano di Sarajevo ‘Dnevni avaz’, l’Europa sembra infatti pronta ad offrire alla Serbia l’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), oggi bloccato a causa del veto olandese posto per la mancata estradizione dei due super ricercati dell’Aja, Ratko Mladic e Goran Hadzic (accusati di crimini di guerra), se Belgrado riuscirà a convincere la Republika Srpska ed il suo premier Milorad Dodik ad accettare il nuovo pacchetto di riforme costituzionali. Stando al Dnevni avaz, quindi, Bruxelles sarebbe pronta a chiedere all’Olanda un ammorbidimento a condizione che i rappresentanti dei serbi bosniaci accettino il pacchetto di riforme. In caso contrario, il cammino europeo della Serbia rimarrebbe bloccato. Un assaggio di questa disponibilità comunitaria sarebbe stato il Rapporto della Commissione europea sull’avanzamento della Serbia, presentato recentemente a Bruxelles e qualificato dagli stessi vertici serbi come il migliore che la Serbia abbia ottenuto finora.
In tutto questo non c’è da trascurare l’aumento delle violenze nel Paese, che ha raggiunto il suo culmine nelle recenti vicende di Siroki Brijeg in Erzegovina, quando durante una partita di calcio tra una squadra bosgnacca ed una croata, è stato ucciso con un’arma di fuoco il giovane 24enne Vedran Puljic. L’assassino, si dice, sarebbe fuggito grazie all’aiuto della polizia dopo essersi consegnato e ammesso di aver commesso il delitto. “Non ho davvero parole”: questa è stata la reazione a caldo dell’Alto rappresentante della comunità internazionale, il diplomatico austriaco Valentin Inzko, mentre centinaia di forum su internet venivano chiusi dai loro stessi amministratori, sommersi da una marea di messaggi nazionalistici pieni di linguaggio di profondo odio etnico. Non sorprende che più d’uno faccia paragoni tra la vicenda e l’inizio degli anni ’90, quando scontri e violenze intorno ai campi di calcio sono stati il preludio alla guerra.
Quo vadis?, viene da chiedere alla Bosnia Erzegovina uscita da Dayton.


Autore: Marina Szikora

50 anni, croata, nata a Zagabria, vive a Budapest (Ungheria), laureata alla Facolta’ di Filosofia dell’Universita’ di Zagabria in lingua e letteratura italiana e letteratura comparata. E’ consigliere generale del PRT e corrispondente di Radio Radicale. E’ stata rappresentante del PRT per le attivita’ politiche in Europa centrale e sudorientale nonche’ rappresentante radicale alla Commissione per i diritti umani alle Nazioni Unite di Ginevra.

20 Responses to “Quale futuro per la Bosnia-Erzegovina di Dayton?”

  1. Zamax ha detto:

    Se il caos post-jugoslavo è grande, la sostanza del problema non è difficile da identificare, anche se purtroppo non così la soluzione. Il problema è che, riconosciute Slovenia a Croazia, messe a tacere le armi, sconfitto il regime di Milosevic, la comunità internazionale se ne è lavate elegantemente le mani, creando con la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro, La Macedonia e poi il Kosovo, in omaggio alla retorica democratica-illuministica, niente altro che quattro piccole Jugoslavie; le quali, essendo stavolta dotate di un certificato “democratico” con tutti i timbri e le firme al loro posto, avrebbero dovuto misteriosamente superare in bellezza ogni problema derivante dalle minoranze o dalle differenze etnico-linguistico-religiose. Il congelamento della situazione avrebbe dovuto invece servire per cominciare a “trattare” veramente, il che significa niente altro che parlare di spartizioni territoriali, allo scopo di creare entità statali sufficientemente omogenee. Il lavoro “sporco” purtroppo l’aveva già fatto in parte la guerra. La Bosnia, coi suoi Serbi, Croati e “Bosgnacchi” è veramente un Jugoslavia in miniatura e il suo destino simile. Questi popoli, insieme coi Montenegrini, nonostante le numerosi varianti e gli alfabeti a volte diversi, parlano al 95% la stessa lingua: o si fondono definitivamente o si dividono lungo linee di confine ragionevoli e solide. Siccome la fusione allo stato attuale sembra una chimera l’unica soluzione realistica è questa: unione della Erzegovina croata e della Bosnia “bosgnacca” con la Croazia; unione della Repubblica Srpska, del Montenegro e di una piccola parte del Kosovo con la Serbia. Grande Serbia e Grande Croazia? In parte sì, ma teniamo conto che parliamo sempre di stati che territorialmente e soprattutto demograficamente resteranno piuttosto piccoli. La Croazia avrebbe il problema di una minoranza “musulmana” (metto tra virgolette perché si tratta pur sempre di una entità culturale profondamente europeizzata); d’altro canto queste acquisizioni territoriali darebbero maggior “corpo” all’attuale sbrindellatissima geografia croata. Il Montenegro oltre ad avere appena 600.000 abitanti, come una provincia italiana, è abitato da gente che in gran parte è difficilmente distinguibile da quella serba. Uno stato “musulmano” in Bosnia oltre che “pericoloso”, sarebbe pure quello ridicolmente piccolo. La Macedonia (due milioni di abitanti) è divisa tra macedoni (che parlano una lingua “bulgara”) e albanesi che abitano i territori vicini al confine con l’Albania. Io non vedo altra soluzione, anche qui, che la spartizione territoriale in cui una piccola parte del territorio si riunisce all’Albania e il resto si riunisce alla Bulgaria. Lo spauracchio della Grande Albania (Albania, parte del Kosovo, parte della Macedonia) fa ridere, vista la consistenza territoriale e demografica complessiva. La soluzione avrebbe anche l’avallo della Grecia che per questioni culturali di Macedonie fuori dai confini ellenici non vuole sentire parlare: la “Macedonia slava”, pur mantenendo il nome, diverrebbe una regione bulgara.
    Quando si segnano dei confini territoriali comprendenti aree etnicamente diversificate, specie nell’era moderna, dominata dalle pesantissime e pervasive infrastrutture burocratiche degli stati nazionali, si arriva spesso alla guerra civile oppure piano piano le etnie meno numerose tendono a scomparire o essere marginalizzate, diventando veramente delle “minoranze”. La Svizzera o il Belgio sono eccezioni; e tuttavia, anche oggi, nel cuore dell’Europa occidentale e democratica, in Belgio, i problemi etnico-linguistici sono tutt’altro che superati; anzi, stanno peggiorando a vista d’occhio. Lei, che dal nome suppongo essere di etnia ungherese (è antipatico usare sempre questa parola, etnia, lo so) dovrebbe saperlo. Ancora un secolo fa la Transilvania era mezzo ungherese. Città oggi site in Romania, non molto lontano dal confine dell’attuale Ungheria, come Arad, Oradea, Satu Mare, in parte la stessa Timisoara, erano importanti realtà urbane magiare abitate in gran parte da magiari. Oggi sono quasi completamente romene.
    Lo so che soluzioni del genere potrebbero dare la stura ad un mare di rivendicazioni in giro per il mondo. In primo luogo penso alla Moldavia, dove d’altro canto la sua riunione con la Romania e la secessione dei territori slavi oltre il Dnjestr è solo questione di tempo. Ma se non sarà la diplomazia internazionale a prendere in mano le cose, naturalmente con la sapienza e il tatto necessario, senza aver l’aria d’imporre dall’esterno, piuttosto facendo pressione sulle parti interessate, ed avendo chiaro in mente il disegno finale a lungo termine, non per questo le ferite aperte del sud-est europeo guariranno da sole per miracolo. Molto più probabilmente succederà il contrario.

  2. Branko od Solun ha detto:

    Affermare che i macedoni della repubblica di Macedonia, parlino una “lingua bulgara” è come definire che gli spagnoli parlano una lingua italiana…ovvero sciocchezze.Zamax, credo che si dovrebbe affrontare la questione com molta prudenza e professionalità invece di scrivere cose inesatte.
    Branko

  3. Zamax ha detto:

    E’ ovvio che il quadro da me tracciato è sommario e schematico. Da molte parti, e certamente da parte dei “nazionalisti” bulgari, il macedone è considerato né più né meno che un dialetto bulgaro. Che i macedoni rifiutino di essere assimilati sia dai bulgari sia dai serbi, lo posso capire. E posso capire che il dilemma abbia sua tragicità. Tuttavia, nel mondo reale dove tutto è relativo e per quanto riguarda confini e patrie non c’è in realtà niente di sacro e assoluto, prima o dopo bisogna pur decidere. Se da una parte l’arbitrio della forza è inaccettabile, dall’altra parte sotto le spoglie della “molta prudenza e della professionalitè” non si nasconde magari il desiderio di alimentare fino al parossismo il culto della propria identità? E non conduce questa “molta prudenza e professionalità” alla fine ad un perfetto immobilismo? In base a questa logica in Italia dovremmo avere almeno una decina di stati. Lo dice uno che è veneto e parla ogni giorno dialetto.

  4. HABIL ha detto:

    A mio avviso Zamax dice delle cose sacrosante.
    Io sono un albanese che vive in Macedonia. la soluzione che ha dato Zamax a me sembra l’unica soluzione ragionevole. per quanto riguarda il macedone e il bulgaro non si può fare il paragone tra italiano e spagnolo perchè le due lingue sono evoluzioni del latino. il macedone, invece, sembra non avere origini se non quelle bulgare.
    faccio i miei complimenti a Zamax perchè è la persona che ha veramente capito la situazione dei Balcani.
    è assurdo che uno stato del Kosovo confini con lo stato Albanese. come il Montenegro con la Serbia ecc. adesso sembra che vada di moda fare staterelli dappertutto.
    comunque i problemi L’Europa non li sta risolvendo, come è successo nel passato, li sta solo peggiorando senza volersi rendere conto.

  5. Zamax ha detto:

    Faccio poi notare che la Macedonia attualmente è un piccolo stato di appena due milioni di abitanti. Si potrebbe dire che la Slovenia ha una consistenza simile. Ma quest’ultima è una nazione omogenea, ben caratterizzata, con solo una piccola questione di confine con la Croazia pendente. In Macedonia su due milioni di persone, mezzo milione circa è albanese. Più altre piccole minoranze. La comunità internazionale ha creduto suo dovere benedire questo stato di cose che somiglia molto ad una bomba ad orologeria. Io non lo trovo ragionevole. Non sono pregiudizialmente contro ad uno stato macedone, pur non avendo simpatie per gli stati esageratamente mignon. Questa “Macedonia” mi sembra una follia.

  6. Branko od Solun ha detto:

    Zemax, mi dispiace che evolvi la discussione in modo errato, perchè non era mia intenzione incrementare di emotività la discussione, ma ho reputato più che lecito intervenire riguardo la mia lingua, perchè purtroppo la generalizzazione del contesto specifico, nonchè precarie conoscenze al riguardo, rischiano di fornire un’immagine errata nonchè blasfema di alcune etnie, quale la mia.Da come apprendo, lei ha usato come metodo o prospettiva di giudizio il “nazionalismo bulgaro”, e quindi può reputare più che lecita la mia puntualizzazione.Le assicuro che nessuno mostra del parossismo quando questo atteggiamento è fuori luogo nonchè mezzo inadatto per afrontare la problematica della lingua macedone.Ovviamente lei mi fornisce filosofie nazionaliste bulgare e io da buon macedone rispondo dando credito in un certo senso al principio di Lavoisier.Beh, credo che si sia dato la risposta a questa mia puntualizzazione, senza il mio ausilio: pretendere di fornirci panoramiche circa un’identità etnica a(in questo caso la lingua parlata)attraverso i nazionalismi vicini, credo che sia inadatto, superfluo, e maledettamente incoscente.Successivamente leggo che lei afferma che “non condice questa molta prudenza e professionalità alla fine ad un perfetto immobilismo?”..ma mi perdoni: immobilismo da chi e da che cosa?
    Infine il paragone che lei fa circa la potenziale presenza di staterelli endo-Italia è privo di elementi di paragone e spocchiosamente pigro dell’elemento storico-contestuale.Mi dispiace, ma caro Zamax lei putroppo appartiene a tutte quelle persone che cercano dignitosamente di affrontare le problematiche balcaniche, ma con criteri errati, non perchè si è negligenti nell’affrontare il contesto, ma perchè alcuni principi etici, che per gli occidentali rappresentano determinate filosofie morali, per i balcanici rappresentano potenzialmente o addirittura realmente delle filosofie diametralmente opposti (v. il suo concetto circa la relatività ed assolutismo interpretativo).Non voglio che che interpreti come un’offesa il mio post, ma voglio farle capire che l’assenza di un linguaggio comune sta a monte delle propria cultura.Infine condivido relativamente la sua preoccupazione riguardo il mio paese in un futuro UE, perchè vivendo da moltissi anni in Italia, assimilando l’aspetto camaleonico di chi guarda se stesso da un’altra prospettiva (ovvero il cannocchiale dell’emigrante), le ripeto il suo giudizio che è lecito e democraticamente accettabile nonchè rispettabilissimo, contiene errori sistematici che in un certo senso si collegano al concetto espresso da me pochi periodi di prima.Che la Macedonia sembra una follia rappresenta l’esempio del concetto che cerco di farle capire.Come lei giustamente afferma nel secondo post, la Macedonia è un microstato abitato oltre dai macedonia ad altre minoranze etniche costituendo quindi un quadro etnico atipico.
    Mi dispiace, ma il paragone che fa con la Slovenia, utilizzando quindi il volume demografico e l’estensione geografica come parametro di paragone, è sistematicamente errato!Prima di tutto la Slovenia ha avuto un passato differente da quello della Macedonia, e la differenza che corre tra il i vari stati balcanici è proprio questo elemento caratterizante.
    Le posso dire con certezza e fermezza che questo stato che per alcuni può essere definito “bomba ad orologeria” è uno stato democratico, che forse non ha bisogno del corteggiamento e dei plausi dell’UE, perchè principi che a stento riescono a far bella mostra di se tra le poltrone europee, sono gia stati raggiunti in Macedonia, anni ed anni prima.Le spiego: mentre ora in europa si producono in modo insostenibile leggi xenofobe che non riescono a tener a freno, immigrazione, pari opportunità, integrazione con altre culture (v. Rom) in Macedonia questi problemi sono stati affrontati in modo sereno e costruttivo 50 anni fa, ed è per questo motivo che nel mio stato esistono sindaci,giudici,comandanti di polizia Rom (concetto estraneo all’occidente)Turchi, Albanesi, Valcacchi,Serbi oltre a quelli macedoni ovviamente ecc.. ed è per questo motivo che ognuno può adorare il proprio Dio nel relativo luogo di culto senza che l’estremismo politico blocchi l’identità individuale…ed è proprio per questo motivo che nessun ministro si mobilità per evitare l’edificazione di luoghi di culto.Se per lei tutto ciò rappresenta una “bomba ad orologeria” a me rappresenta l’Eden. Casomai la bomba ad orologeria è costituita dagli stati omogenei che non perdono mai tempo a sfottersi, a prendersi gioco l’uno con l’altro perchè si è “terroni” o “polentini”.Io credo che sia più grave questa quotidianità, che destabilizza in modo sciocco il paese che invece di progredire pensa a stupidaggini, che uno stato che lotta quotidianamente per far comprendere all’umanità che l’interculturalità è possibile.Questa UE a me sembra una follia!

  7. Branko od Solun ha detto:

    Habil, compaesano mio,se l’italiano e lo spagnolo sono evoluzioni del latino, come te giustamente affermi, io posso dirti, che il macedone e il bulgaro, e anche il serbo, sono evoluzioni dell’antico slavo (staroslovensi jazik)..quindi il paragone c’è ed è solido, perchè è presente una matrice comune (latino e antico slavo), e delle variazioni attuali (spagnolo, italiano; macedone bulgaro ecc..).Tali concetti li dovresti sapere compaesano mio, perchè nelle scuole macedoni tale passaggi si affrontano in modo particolare.
    Saluti da Branko

  8. Zamax ha detto:

    @ Branko

    Lei è macedone e ha il suo amor proprio ed è ottimista. Non è la prima volta che sento dire che la diversità etnica, culturale, linguistica (“originaria” per così dire, non dovuta a fenomeni di immigrazione come nel mondo occidentale) è un tratto caratteristico e fondante (è questo, se ben capisco, che vuol dire) di una certa comunità. Che noi allevati da secoli all’idea degli stati nazionali non saremmo bene in grando di concepire. Ne ho sentito parlare anche a proposito della Bosnia. Ho letto pure i romanzi di Ivo Andric che sono eloquenti al riguardo. E’ una cosa che avevo presente.
    E’ per questo che ho scritto: “Quando si segnano dei confini territoriali comprendenti aree etnicamente diversificate, specie nell’era moderna, dominata dalle pesantissime e pervasive infrastrutture burocratiche degli stati nazionali, si arriva spesso alla guerra civile oppure piano piano le etnie meno numerose tendono a scomparire o essere marginalizzate, diventando veramente delle “minoranze”.” E’ sicuro che la “democrazia moderna” sia tanto elastica e favorevole alla compresenza di tante etnie e lingue differenti? L’universalismo dei diritti, implicito nella democrazia, ha il suo rovescio della medaglia: che lo stato diventa garante dei diritti di qualsiasi individuo, e come minimo ha l’effetto che la burocrazia raggiunge implacabilmente e senza intermediari il singolo. E quindi ha bisogno di classificare e identificare bene l’individuo. E magari poi è proprio in base a questa classificazione, a questa involontaria irregimentazione, che le istanze democratiche cercano di farsi largo. In tempi di aristocrazia c’era sicuramente in generale meno libertà per l’inviduo, ma le maglie dello stato erano molto più larghe ed elastiche per i gruppi: popolazioni diverse convivevano abbastanza facilmente. L’Impero Asburgico ha cominciato a crollare proprio con l’avvento della democrazia.
    L’India descritta da Kipling era un mosaico incredibile di popoli, lingue e religioni differenti che proprio nell’informalità di uno stato “primitivo”, per così dire, trovavano un misterioso equilibrio. E’ con l’occidentalizzazione e la democrazia che l’India ha conosciuto feroci spaccature, che si è divisa nell’India propriamente detta, nel Pakistan, nel Bangla Desh e in Ceylon.
    Senza voler fare l’uccello del malaugurio per la sua patria, mi permetta però di essere pessimista relativamente alla stabilità di una Macedonia come quella attuale.

  9. Zamax ha detto:

    @ Branko

    Riassumendo e poi chiudo:

    1) La Macedonia ha problemi con la Bulgaria che non ne riconosce ufficialmente la lingua (La Bulgaria fu, mi pare, il primo o tra i primi paesi a riconoscere l’indipendenza della Macedonia; naturalmente col desiderio segreto di annetterla in seguito).
    2) La Macedonia ha problemi con la Grecia che non ne riconosce il nome (pretesa – quella greca – a dire il vero quasi insostenibile).
    3) La Macedonia ha problemi con l’Albania che non perde l’occasione di mettere il naso nei suoi affari interni (vedi il caso della “Nuova Enciclopedia Macedone” che ha inviperito alcuni settori dell’opinuione pubblica albanese di Macedonia).
    4) La Macedonia è pervenuta recentemente ad un accordo sui confini col Kosovo (guarda caso sempre lì casca l’asino) che ha mandato su tutte le furie la Serbia.

    Le faccio solo una domanda:

    Se per il milione e mezzo (e forse meno) di macedoni “veri e propri” (tanto per essere precisi, per distinguerli dai “cittadini” macedoni, non perché sono fissato con le etnie) “diventare” bulgari risulta una violenza troppo grande fatta alla loro storia e identità, non sarà meglio e più saggio, VISTA LA NATURA DEGLI STATI MODERNI, amputarsi volontariamente di una parte di territorio allo scopo di costruire uno stato più piccolo ma più saldo?

  10. Habil ha detto:

    mi dispiace contraddirti, caro Branko, ma l’eden di cui sta parlando esiste sulle tue carte.la multinazionalità di cui Lei si vanta tanto a me non risulta proprio in Macedonia. non a caso, nel 2001 ci fu una vera e propria guerra civile. che poi lo stato Macedone per mascherarla davanti al mondo ha chiamato la sua popolazione albanese “terroristi”. se questo è l’eden, allora non mi piace proprio.
    la somiglianza palese con la lingua bulgara non nasce da una evoluzione della lingua slava. nasce dal fatto che si tratta della stessa lingua. mi riccordo molto bene dai racconti di mio nonnno, il quale parlava di Bulgaria e di Albania durante la II guerra mondiale, ed il confine si trovava proprio dove abitava lui (Tetovo – Skopje). questo viene confermato in qualsiasi tipo di enciclopedia( tranne quella pubblicata da certi personaggi che osano chiamarsi “storici” o addiritura “scienziati”). la Macedonia è stata una creazione di Tito e dell’ europa che non hanno saputo dividere bene le zone dopo la seconda guerra mondiale.
    Se si crede che questa sia la sistemazione ideali dei Balcani, l’Europa e le Nazioni Unite hanno proprio sbagliato. Loro magari non conoscono l’odio da parte degli slavi nei confronti degli albanesi, ma io lo consco bene. Basta guardare le carceri di Skopje (per citarne una “Idrizovo”) dove gli albanesi sono stati e vengono tuttora torturati.
    forse è il caso che l’Europa studi una volta per tutte la storia dei Balcani e poi cominci ad aiutarli veramente. L’Europa sta cercando di accorparsi i Balcani prima che rinascano le vecchie alleanze con la Russia se non Cina. e questo sarebbe un grosso intralcio per L’Europa, vista l’importanza del territorio.

  11. Branko od Solun ha detto:

    Zemax, vorrei intervenire in modo conciso e concreto, perchè non so lei, ma ho un certo imbarazzo nell’affrontare argomentazioni irredenti e pianificazioni etniche macabre e fuori luogo: non sono abituato a relazionarmi utilizzando il risico mentale, con il quale per questioni semplicemente numeriche bisognerebbe far estinguere nazionalità ed etnie.Rimango seriemente sconvolto, quando rileggendo il suo primo post (che era stato trascurato da me avendo la presunzione di leggere solamenente i periodi inerenti la lingua macedone) perchè parla di diverse organizzazioni etnico-territoriali in un contesto complicato come quello dei balcani..e poi ci ripropone la sua stessa filosofia interpretativa e giudiziale nell’ultimo post.Capisco bene la sua preoccupazione che è il frutto di un’accurato studio delle democrazie europee e oltre, ma sono costretto a ripeterle che utilizzare il paragone come metodo di giudizio è una tecnica errata obsoleta ed incoerente con i relativi contesti storici.Mi spiego: parlare di Bosnia, come esempio esauriente per raprresentare il fatto macedone è assolutamente errato!
    In Bosnia, nessuno ha mai lottato per la sovranità della stessa e non è mai stata messa in discussione l’identità bosniaca, perchè inesistente, visto che non è mai esistita un’etnia bosniaca; in Macedonia invece, si è sempre lottati per l’indipendenza della Macedonia e del popolo macedone, si sono concretizzate guerre, sommosse contro tutti gli invasori per dar vita ad un riconoscimento identitario che era ed è tuttora minimizzato, guardi caso, dalle stesse nazioni che lei riporta nel suo ultimo post.Se Bulgaria,Yunanistan ecc..si mostrano scarsamente flessibili circa il riconoscimento di un patrimonio culturale macedone è perchè sono le stesse protagoniste che spartirono il mio territorio.Potrei continuare fino all’infinito, ma preferisco concludere qui il discorso, perchè reputo inutile continuare.Da come capisco, fa della grandezza o piccolezza etnico-territoriale un valido motivo per garantire l’esistenza o meno di un’etnia, ma le ripeto che il suo criterio intepretativo è inadatto per affrontare l’argomentazione macedone.Infine, per concludere, capisco perfettamente gli esempi delle democrazie passate e presenti perchè descritte in modo semplice e pragmatico forniscono una valida preoccupazione, ma ora le pongo una domanda: ma per quale motivo, la sfera extra-ue deve adattarsi al modello “democrazia moderna” che di moderno ha solamente l’aspetto anagrafico? Per quale motivo lo stato nazione occidentale deve utilizzare il suo status politico per deprecare ad alti stati la mancanza o meno dell’essenza “democratica” che come le ho detto in precedenza si limita a domandarsi “chi guida contromano..l’inglese o l’italiano?Ultimamente sto leggendo un’interessante testo di antropologia di Piero Vereni intitolato “etnicità e nazionalismo nella macedonia greca occidentale” un testo ottimo per apprendere la scarsa validità del concetto “stato nazione”
    relazionato nei balcani, in particolar modo nella Macedonia egea.Ah..rispondendo alla sua ultima domanda sono costretto a drile di NO, perchè l’etnicità e l’orgoglio nazionale è differente da quello occidentale, ma non perchè siete poco patrioti (nonmi capisca male) ma perchè il contesto storico-culturale è differente.
    Saluti

  12. Branko od Solun ha detto:

    Compesano Habil, prima di tutto reputo inutile macchiare la conversazione di aneddoti personali, perchè potrei anch’io parlare dei miei bisnonni di Salonicco (ed è per questo motivo che mi firmo Branko od Solun) ma lo reputo molto poco professionale.L’Eden macedone esiste ed esisterà per sempre, prima di tutto perchè è una fantastica quitidianità e poi perchè nessuno potrà metterlo a repentaglio.Capisco cio che mi dici Habil, ma non credi che nel 2001 furono calpestati i principi democratici da alcuni di voi?Ti spiego: il fatto del 2001 è strettamente relazionato alla vicenda Kosovo-Metohija del 1999 dalla quale molti profughi di guerra accolti con molti riserve dai macedoni, trovarono accoglienza e relativa stabilità.Nel ’99 eravamo considerati filo-serbi, perchè inizialmente ci fu l’opposizione circa l’accoglienza di più di 180 000 profughi kosovaro-“albanesi” perchè varierebbero sensibilmente l’assetto etnico (un po come il fatto della chiatta turca stracolma di profughi africani che rimanerono tra le acque italo-maltesi perchè quest’ultima temeva una rivoluzione etnica all’interno del suo stato).Dopo l’accoglienza, tre anni dopo, guarda caso le nostre preoccupazioni si trasformarono in quotidianità, perchè tali profughi di guerra, sfruttanto il contesto internazionale,vollero dare adito e concretizzare l’idea della grande albania, quindi irredentismo.Ovvio che noi macedoni abbiamo risposto in modo proporzionale al vostro.Ritornando all’Eden macedone, vorrei domandarti:ma per quale motivo di questa presunta violazione dei diritti umani solamente l’etina kosovaro-“albanese” ne denuncia l’inesistenza? per quale motivo in un mosaico etnico come quello Macedone solamente la stessa etnia che creò scompiglio in Serbia e in Montenegro segue la strada del martirio?Non sarà mica che stumentalizzate troppo le parole “democrazia” e “diritti umani” a vostro piacimento?Non sarà mica che condfondeta l’anarchia con la democrazia?Per risponderti alla domanda circa la quotidianità delle carceri di Skopje vorrei ricordarti che a Idrizovo sono presenti terroristi dell’uck, ovvero personaggi che lottarono per realizzare la grande albania terrorizzando la Macedonia, e spacciatori che colti in fragranza pagano a caro prezzo il loro comportamento illecito.Come vorresti che verrebbero trattate tali personalità?Non sarà mica che stumentalizza il discorso in modo estremo? Attendo una risposta.Comunque a me dispiace molto che lei non cita le pari opportunità in Macedonia, visto che esistono parlamentari, ministri, vice ministri di etnia kosovaro-“albanese”, ma forse riesco a capire dove vuole arrivare caro Habil.Per la lingua macedone, reputo inutile e sciocco che lei definisca l’origine della mia lingua, perchè io non mi azzarderei mai di parlare delle lingue altrui sposando toni e modo filosofici spocchiosi e ingenui che senza ritegno disegnano il suo profilo.Dire che la Macedonia sia un creazione di Tito, è una teoria falsa adatta solamente allo spessore culturale di qualche tifoso estremista, perchè anch’io utilizzando il suo criterio interpretativo potrei definire che l’Albania è una creazione di Metternich, ma non lo faccio perchè sono stanco di stumentalizzazioni e visto che anche lei è un emigrato accoglierei benevolmente discorsi costruttivi e moderni, accantonando quindi sciocchezze e stupidaggini.
    Amico, infine, se l’europa vuole avicinarsi a tutti i costi ai Balcani è perchè il nemico da combattere è il fondamentalismo mussulmano e non la guerra fredda..Siamo nel 2009

  13. HABIL ha detto:

    mi piaciono i Suoi commenti belli e filosofici peccato che in questi discorsi ce tanto fumo e niente arrosto. leggendo bene tra le righe del suo commento, lei considera la popolazione albanese, albenese – kosovara. cosa del tutto falsa.
    il probelma non nasce nel ’99 con Kosovo. nasce da prima, basta che Lei si riccorda dell’università di Tetovo. per non parlare di Gostivar e di un certo Rufi Osmani, da Lei sicuramente considerato terrorista perchè rivendicava i Suoi diritti.
    guardi Branko se vuole paragonare la Macedonia all’eden le consiglio di cambiare interlocutore, perchè ha decisamente sbagliato persona.
    il fatto che siamo nel 2009 per Lei implica che adesso è tutto bello, non esiste la guerra fredda, la Russia e gli USA sono paesi amici. questa mi sembra proprio un’Utopia. a prescindere dal fatto che nella risposta a Zamax lei definisce il mondo moderno come una vera e propria schifezza, non si sta per caso contraddicendo???
    viva il 2009 e viva l’eden.

  14. Branko od Solun ha detto:

    Habil, non ho ne intenzione ne voglia di proseguire il discorso perchè sta sviando la tematica che proponevo e che affrontavo.O per impreparazione o per poca esperienza,fa deduzioni prive di verità che trovano nel suo relativismo una ben definita giustificazione.Voi che abitate in Macedonia, secondo il mio parere che si limita a ragionare maccanicamente come la maggior parte degli albanesi di Albania, siete Kosovari di etnia albanese ed è per questo che io vi definisco kosovaro-“albanesi”.Il fatto sta in questo motivo:gli albanesi di Albania per molti versi non vi considerano come tali, ma appunto come Kosovari, e le assicuro che non è una teoria inventata dal sottoscritto, ma una conferma che ottengo da ogni Albanese della repubblica.
    Se io ho messo in causa l’anno 1999 come data inerente al fatto che lei cita, è perchè tale anno è strettamente relazionato al 2001.Io mi sono limitato ad affrontare il fatto e se lei usa altri episodi antecedenti è ovvio che la mia risposta non è più valida, ma il fatto non dipende da una mia negligenza, ma dalla sua cofusione, che tra impulso e imprudenza le fa perdere il senso dei periodi che dico.
    Vogliamo parlare di Rufi Osmani attuale sindaco di Gostivar?ok.
    Rufi Osmani che è stato messo in carcere perchè destabilizzava la città facendosi protagonista di stupidi problemi (uso di bandiere albanesi nelle sedi istituzionali) come lei ben sa è un ex guerrigliero dell’UCK, proprio come Ali Ahmeti, e Menduh Taci (quest’ultimi due capigruppo dei vostri partiti).Quindi, da come può dedurre facilmente le persone che rivendicano questi presunti diritti sono tutti guerriglieri uck, non so se mi spiego, guerriglieri, cioè volete fare voi la democrazia con dei guerriglieri?Ora ritornato in politica Rufi Osmani, ha un atteggiamento più consono e più democratico, perchè ha pagato a caro prezzo il suo vandalismo.Habil, sono io macedone, e le consiglierei di non girare il discorso cercando sempre cannucce dalle quali arrampicarsi, perchè apprezzerei più che mi si dicesse che si vuole fare la Grande Albania, che trovare fatterelli relativi ed insignificanti per afermare il falso, cioè che voi siete martorizzati dai cattivi.Sinceramente rimango molto deluso da lei, perchè credevo che da emigrante potesse fornirci validi pensieri e validi consigli, visto che lei ha la fortuna di vivere in un contesto tale che le permette di osservare la vita da un’altro punto di vista.”guardi Branko se vuole paragonare la Macedonia all’eden le consiglio di cambiare interlocutore, perchè ha decisamente sbagliato persona.”sinceramente provo imbarazzo nel leggere questi periodi sconnessi, pieni di impulso adolescenziale e ingenuamente privi di rilassatezza mentale, perchè prima di tutto se voi volete rovinare la Macedonia, nonostante le altre minoranze si trovano a loro agio con culture differenti, questo non ve lo permetteremo, perchè la vostra lingua(filosofica) è differente dalla nostra, e poi perchè è stato lei per primo ad entrare nella discussione tra me e Zamax creando un po di destabilizzazione visto che con Zamax stavamo sviluppando interessantissime conversazioni circa l’identità etnica.Poi se lei si reputa inadatto per proseguire la conversazione nessuno le vieta di interrompere la discussione.
    Infine, le sue ultime deduzioni sono improponibili ed errate, perchè prima di tutto nessuno ha detto che USA e Russia sono amici, ma ho affermato che l’avvicinamento dei balcani è secondo me dovuto al fatto che l’attuale comportamento intransigente di alcuni mussulmani spinge ad affrontare il problema in un altro modo, lontano da quello utilizzato durante la guerra fredda,visto che i protagonisti principali sono variati e se ho detto “siamo nel 2009” cio vuol dire che dalla guerra fredda ad oggi le dinamiche internazionali sono cambiate e che utilizzare ancora l’obsolescenza ante Kruschov e privo di senso.Infine non capisco la mia presunta “contaddizione” perchè con Zamax si parlava di Democrazia Moderna ed UE, mentre con lei ho utilizzato provocatoriamente l’anno 2009 per fartle capire che non siamo più nei periodi bui post seconda guerra mondiale..comprende?Mi dispiace che ha fatto molta confusione e in questa confusione hai trovato il addirittura il coraggio di giudicare la contraddizione delle persone.
    Habil, compaesano mio ormai le vostre intenzioni ottocentesche sono inadatte e rischiosissime, e se lei non capisce che la Macedonia è un paese multietnico dal qual eci sono diritti e doveri da rispettare, senza sconfinare in anarchie improprie: sia in Montenegro, che in Serbia rivendicate sempre qualche cosa, concretizzate martiri e ostruzionismi inadatti alla democrazia, mentre le altre minoranze etniche non hanno nessun problema.Ora le pongo una domanda:(sperando che questa volta mi risponda, visto che fa finta di non sentire) credete che il vostro atteggiamento, malgrado le ingiustizie storico-politiche (che da come sai le abbiamo avute anche noi) sia coerente con il principio della democrazia?Vale la pena dare adito ad irredentismi quando si cerca nell’UE di abolire le frontiere?

  15. Marina Szikora ha detto:

    Non immaginavo che il mio articolo sulla realta’ politica della Bosnia Erzegovina avrebbe scatenato un vero dibattito sulla Macedonia e sulla reason d’etre dell’ex Repubblica jugoslava, nonche’ sulla giustificazione dell’esistenza della lingua macedone. Senza entrare nel merito della questione linguistica, poiche’ lascio questo tema ad esperti di lingue, ricordo a chi ne sa poco che la lingua macedone e’ una delle lingue slave e usa caratteri cirillici. Molte parole della lingua macedone sono uguali alle parole di altre lingue slave. La lingua macedone si formo’ in quanto lingua letteraria appena nel 1944-1945. La Bulgaria non riconosce l’esistenza della lingua macedone, ma ritiene che essa sia solo una variante della lingua bulgara.
    Quando si parla della Macedonia e forse perfino dell’assurdita’ dell’esistenza di questo «Staterello» che ha un po’ di piu’ di 2 milioni di abitanti, vorrei segnalarvi un fatto molto significativo, relativo al cambiamento della sua strttura demografica.
    Secondo il censimento del 1961 la popolazione della Macedonia era la seguente:
    macedoni – 71,2%, albanesi – 13,0%, turchi – 9,4%, serbi – 3,0%, rom – 1,5%, vlasi – 0,6% ed altri – 1,4%. L’ultimo censimento risale al 2002 e rispecchia la seguente situazione: macedoni – 64,2%, albanesi – 25,2%, turchi – 3,9%, serbi – 1,8%, rom – 2,7%, si aggiungono i bosgnacchi – 0,8%, vlasi – 0,5% ed altri – 1,0%.
    Anche questi dati rispecchiano bene il cambiamento della situazione in questo Paese.
    A quelli che fanno analisi teoriche, ribadisco che bisogna veramente viverla la realta’ dei Balcani e in generale dell’Europa sudorientale. La mentalita’ occidentale e le esperienze storico-culturali sono ben diverse per potere dedurne parallelismi. Forse proprio per questo e’ fallito finora ogni tentativo di «placare» il sangue balcanico.
    Ma guardare la realta’ significa anche recarsi tra la gente e avere la capacita’ di udire quello che dell’esperienza vissuta ha da raccontare: se lo chiedete ad un macedone, vi raccontera’ di tempi assai migliori e addirittura di nostalgia di quella Jugoslavia di Tito e della Macedonia, il cui popolo godeva di altri diritti e conservava l’orgoglio di una nazione che merita di avere il proprio Stato. Oggi i macedoni, anche per ragioni demografiche, visto che la nazionalità albanese è la sola a crescere, si sentono un popolo minacciato sulla propria terra. Dico, basta andare in loco ed ascoltare i cittadini di Skopje, di Bitola, di Ohrid…

    Ma voglio comunque tornare soprattutto sulla BiH il cui futuro europeo dipende innanzitutto dal funzionamento delle sue istituzioni e dal ragionamento serio e democratico dei suoi leader politici. La BiH deve continuare ad esistere come uno Stato unitario in cui i suoi tre popoli costituenti: musulmani-bosgnacchi, serbi e croati vivano nel pieno rispetto dei loro pari diritti, in condizioni di effettiva uguaglianza. Ogni aspirazione verso divisioni e secessioni o meglio ancora anessioni ad altri territori rappresenta soltanto una pesante minaccia e un esempio rischioso, visto quello che succede in giro per il mondo.

  16. Branko od Solun ha detto:

    Egregia Marina Szikora, prima di tutto mi scuso con lei, se ho molestato questo articolo portando sul piatto problematiche che non hanno nessuna relazione con il contesto della BiH, non era mia intenzione creare questa atmosfera particolare, ma purtroppo come lei sicuramente potrebbe dedurre,noi balcanici siamo maniacalmente precisi su alcuni fatti che ruotano sulla nostra identità e purtoppo non scendiamo a compromessi.Fa molto piacere che anche lei condivide il mio pensiero circa il relativismo interpretativo che costringe un occidentale a non comprendere con pienezza i balcani.
    Cordiali saluti da Branko.

  17. Marina Szikora ha detto:

    Caro Branko,

    nessun problema e non mi deve nessuna scusa… come detto, mi fa piacere che vi e’ un dibattito anche se il tema del mio articolo non era proprio quello! Ho dimenticato di precisare che, come si puo’ leggere sul profilo, sono croata che da anni vive tra Budapest e Zagabria, conosco bene l’ex Jugoslavia in cui sono nata e il mio cognome ungherese e’ il cognome da sposata.
    Un caro saluto a tutti,
    Marina

  18. Elio ha detto:

    Salve a tutti, ho letto le vostre opignioni ecc. tutte hanno un significato ma ce un grande problema nei balcani ( ex Jugosoavia )
    LA CORRUPZIONE E ANCHE TANTA IGNORANZA, PARLO CON RISPETTO
    Spero che un giorno Bosnia e Herzegovina ( unione delle tante razze, religioni, culture ecc. faranno una pentola bosniaca :) la avevo assagiata perche sono di origione bosniaca, era molto buona e mi dava tanta energia:)non solo a me a tutti quanti per quello avendo tanta energia ma non potevamo consumarla lavorando perche lavoro non c’era allora facevamo la guerra tra di noi tanto per consumarla e adesso
    siamo stanchi e speriamo che qualcun’ altro ci dara una mano .
    alla prossima

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  1. […] Come per la prima non c'è niente di preordinato: ho solo assemblato i miei commenti ad un articolo apparso sul sito Libertiamo.it, qualche mese fa ormai, che fra l'altro rieccheggiano quanto già […]