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Ha vinto Bersani, viva il Partito Democratico. Astenersi maramaldi.

– Va bene, ha vinto Bersani, e quindi D’Alema; ha vinto anche quello coi baffi, che dice “capotavola è dove mi siedo io”  e che, agli occhi di molti, continuerà a sedersi capotavola per interposta persona, senza baffi.  Speravamo, da esterni interessati e appassionati a questo curioso esperimento di democrazia (semi)americana, che vincesse il progetto politico più seriamente americano e maggioritario. Ha vinto il candidato che agli occhi del popolo del Pd è apparso più seriamente preparato ad arginare lo strapotere berlusconiano e a costruire un’alternativa ad esso.

Fino al momento in cui, per segare la sedia su cui siede il Cavaliere, non tenterà di segare le precarie fondamenta su cui si regge la democrazia maggioritaria italiana (c’è da temere che presto ci provi e che ci riesca pure), bisogna riconoscere a Bersani e ai suoi sostenitori di avere prevalso in una competizione leale e cattiva, come dev’essere quella che aggiudica una posta importante. Quella agguantata in una bella partita è sempre una bella vittoria. Anche se della partita al vincitore fanno persino un po’ schifo le regole. Le primarie non piacciono a Bersani, ma lui al popolo delle primarie è piaciuto e tanto basta.

Certo la formula delle primarie (un po’ intrapartitiche, un po’ extrapartitiche) che il Pd ha scelto di adottare ha  favorito il candidato più solidamente insediato nella classe dirigente del Pd. Di sicuro la corsa di quello che un “compagno” come il Sindaco Renzi definì “vice-disastro” non è stata favorita da una immagine inevitabilmente (e forse volutamente) schiacciata su quella di Veltroni. Ma le primarie del Pd sono state un scontro vero, nel voto popolare Franceschini non ha certo sfondato e Bersani ha confermato tra gli elettori il consenso raccolto tra gli iscritti (solo a Marino, pare, le primarie hanno consentito un significativo salto di qualità e di quantità nei consensi).

Qualche ultras “berlusconiano” potrà anche liquidare questo voto come un segno dell’ennesima spaccatura interna al maggiore partito di opposizione o irriderlo come puro esercizio di stile, nell’assenza di un leader e di un progetto di leadership da contrapporre a quella del Cavaliere.  Ma il sarcasmo sarebbe fuori luogo, un’inutile e stupida maramalderia.

Un grande partito, bene o male, funziona così e le leadership le costruisce così. Non le estrae, belle e pronte, da qualche deposito magico. Non le trasmette per successione dinastica. Non le genera, segretamente, con mediazioni oligarchiche. Il Pdl dovrà più o meno costruire così il proprio futuro, se vorrà avere un futuro, e non consumare l’eredità berlusconiana nelle inutili e patetiche liti tra gli eredi.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

7 Responses to “Ha vinto Bersani, viva il Partito Democratico. Astenersi maramaldi.”

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    Condivido…..bravo Carmelo!
    ( un buon inizio di giornata liberale )

  2. Luca Cesana ha detto:

    ottimo e condivisibile (soprattutto l’ultimo concetto, che definerei last but not least..)

  3. Ghino di Tacco ha detto:

    Ho visto molte file di votanti, gente che parlava di politica, che commentava, che faceva il tifo per un candidato o per un altro. Nel centrddestra, nelle stesse ore, c’erano le riunioni a casa di Berlusconi sul caso Tremonti.
    Il PD ha meno voti del PDL, è un partito con le solite vecchie ricette stataliste, è pervaso dal solito becero anti-berlusconismo, ma è un partito sempre più vero e moderno nei suoi meccanismi di funzionamento.
    Il PDL ha ancora tanta strada da fare. Perchè Fini non si fa promotore del metodo delle primarie anche a destra?

  4. Giordano Masini ha detto:

    Sono d’accordo, Carmelo. E se il PD ha risolto per il momento molti dei suoi problemi, per il PdL i problemi cominciano ora. E paradossalmente cominciano esattamente allo stesso modo in cui erano cominciati per il centrosinistra. Al governo, e divisi tra il partito del rigore (tasse alte) e quello della spesa allegra… In bocca al lupo!

  5. Luca Cesana ha detto:

    Ghino di Tacco: 10 e lode, anche per lo pseudonimo!

  6. Francesco O ha detto:

    Chiunque avesse vinto, io dico che il PD avrebbe continuato ad essere ciò che è e che sarà: nulla.

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