Brown vuole svendere, per chiudere i buchi di bilancio e di consenso

– Il “periodo no” del governo Brown sembra continuare inarrestabile, in parte per la negativa congiuntura economica ma, a quanto pare, in larga parte a causa di mosse non proprio azzeccate.
È dei giorni scorsi, infatti, la notizia di una proposta piuttosto “estrema” per tentare di riportare il deficit a livelli pre-crisi o comunque controllabili: la vendita di assets pubblici per un valore di circa 16 miliardi di sterline. Nei piani del governo si tratterebbe di una soluzione rapida ed efficace che, nel giro di due anni e accompagnata da un aumento delle aliquote sul reddito, porterebbe i conti pubblici in linea col passato. Soluzione, questa, che come era prevedibile ha raccolto molte critiche da parte dei Conservatori e dei cittadini inglesi, sempre più scettici sull’efficacia delle azioni del  Governo Brown. E, in effetti, i loro dubbi non sembrano essere completamente infondati. Ma, per un quadro più chiaro della situazione, andiamo con ordine.

L’idea del Governo è quella di far cassa, piuttosto immediata, con la vendita di partecipazioni in imprese e attività che coprono diversi settori: si parla, tra i “pezzi” più importanti, della cessione della quota inglese nel tunnel della Manica e della partecipazione in Urenco, società che si occupa della gestione delle centrali nucleari nel Paese. A questi assets poi si aggiunge un piano di vendita di edifici pubblici su tutto il territorio, largamente gestito dalle autorità locali in piena autonomia. Ma quali possono essere i benefici di un’operazione del genere, in un contesto di mercato come quello attuale?

Sicuramente la vendita di edifici immobiliari in un mercato ancora notevolmente contratto come quello inglese permetterebbe un incasso nettamente inferiore a quello che si sarebbe potuto ottenere soltanto due anni fa o, ottimisticamente parlando, che si potrebbe ottenere tra qualche anno, a ripresa già avviata. Come dire, l’idea di fondo potrebbe anche essere accettabile, ma la tempistica è completamente sbagliata e, più che vendita, porterebbe a una svendita immobiliare.

La discussione si fa poi ancora più interessante quando si toccano non solo gli attivi, ma le attività imprenditoriali vere e proprie in cui lo Stato ha partecipazioni piuttosto importanti: l’Eurotunnel, mostratosi finora un investimento tutt’altro che proficuo, ha un valore di mercato nettamente inferiore a quello iniziale, quindi una vendita della partecipazione azionaria, allo stato attuale, porterebbe ad incassare meno di quanto è stato investito. Infine, il passaggio forse più delicato si registra con la vendita della partecipazione in Urenco, gestore delle centrali nucleari di proprietà di Regno Unito, Olanda e Germania. Una vendita di questa partecipazione, soggetta a notevoli restrizioni di sicurezza e contrattuali, comporterebbe la cessione per il Paese di un settore strategicamente e politicamente cruciale come l’energia elettrica. Inoltre, stando a una ricerca effettuata dal Times, sono pochi in Europa i potenziali acquirenti che possono entrare in gara e soddisfare gli elevati requisiti tecnici e normativi richiesti, e la vendita potrà essere effettuata solo se autorizzata congiuntamente anche dagli altri due Paesi comproprietari, ovvero Germania e Olanda.

La serie di operazioni pianificate dal Governo sembra, quindi, una manovra “raccatta-denaro” più che una sensata e ben strutturata operazione di bonifica dei conti pubblici. Tra i più maliziosi, c’è addirittura chi parla di azioni “disperate” di un Governo che già annusa aria di sconfitta in occasione delle prossime elezioni generali e che non sa cosa fare per arginare un deficit in continua espansione.

Non sappiamo se Brown sia psicologicamente disperato, ma certo deve essere politicamente disarmato, se ha deciso di mettere in campo iniziative politicamente ed economicamente inefficienti, pur di arginare i buchi dei conti pubblici e quelli di consenso. Smembrare attività più o meno importanti per vendere con un mercato in discesa rischia di essere una toppa peggiore del buco e non dice nulla, per altro, su cosa occorrerebbe fare perché il buco si restringa e non costringa il futuro esecutivo a operazioni altrettanto spericolate.


Autore: Vito Scarfò

Nato a Reggio Calabria nel 1986, è laureato in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari all’Università Bocconi. Attualmente frequenta il MSc in Finance and Management presso la Cranfield School of Management, in Regno Unito, ed è Membro Associato del Chartered Management Institute. Ha recentemente collaborato con una banca d’investimento corporate inglese come advisor esterno su due progetti di ricerca.

One Response to “Brown vuole svendere, per chiudere i buchi di bilancio e di consenso”

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    Secondo me, a breve saremo costretti anche in Italia a seguire Brown…

Trackbacks/Pingbacks