Ora islamica? Perché dico laicamente di sì

– Sono convinto che non abbia alcun senso in uno stato laico un’ora di istruzione confessionale (quale che sia la religione) nelle scuole pubbliche; potrebbe avere un senso, meglio avrebbe sicuramente un senso, senza il condizionale, inserire tra le materie scolastiche un insegnamento non opzionale né catechistico di “storia delle religioni”.

Ma poiché questa ipotesi è al momento irrealistica, la proposta del Viceministro Urso non mi scandalizza per nulla,  non solo per la netta opposizione della Lega (sarebbe già un discreto motivo) ma perchè, se vogliamo ragionare in modo pragmatico e non ideologico, qual è la realtà oggi?

La realtà è che i figli delle famiglie musulmane sono mandati nelle madrasse dove qualche imam integralista li indottrina sui doveri del buon musulmano, la sharia, gli infedeli da convertire o, se indisponibili, da eliminare, e così via.
Le conseguenze probabili della realtà attuale sono, com’è accaduto in Gran Bretagna, in Olanda, per certi versi in Francia con la rivolta delle banlieue, consentire di fatto lo sviluppo di un esercito di potenziali cellule terroristiche, di cui abbiamo già avuto esempi clamorosi come quello della moschea di viale Jenner a Milano, per ricordare il caso più noto, ma altri episodi simili si potrebbero elencare.

Qui nessuno propone o auspica una società multiculturale. All’opposto: lo status quo porta alla società multiculturale. La proposta Urso sceglie la via di un’integrazione possibile e l’esempio americano lo dimostra.
Quindi, piaccia o non piaccia, meglio, molto meglio, che si “insegni” la religione islamica nelle scuole pubbliche da parte di professori selezionati, che parlino italiano e seguano un programma chiaro e concordato, definito e controllabile.

Non c’entra nulla, in apparenza, ma la logica che guida il mio ragionamento è analoga a quella per cui sostengo una politica antiproibizionista sulle droghe. Partendo dalla fotografia della situazione attuale (come è, non come ci piacerebbe che fosse) e constatato che droga “vietata” significa di fatto droga libera e senza controllo, ne deriva la conseguenza che sia probabilmente ragionevole valutare ipotesi alternative: legalizzare, ovvero regolamentare e controllare.

Lo stesso principio è applicabile all’insegnamento islamico. Meglio lo status quo, senza regole né controlli, o meglio la soluzione che descrivevo sopra? Io – scusate – scelgo la seconda. E bypasso le banalità sulla religione cattolica che fa parte della nostra cultura, della nostra storia e bla, bla, bla… Idem per la tesi della reciprocità, sostenuta da chi proclama “va bene l’ora islamica ma a condizione che in Arabia Saudita mettano l’ora di cristianesimo” e, anche qui, bla, bla, bla… perché questi argomenti, con ogni evidenza, non militano contro, ma a favore di una misura di buon senso che serve ad arginare, e non a diffondere l’estremismo islamista.

I solerti difensori dei principi “cristiani” per altro dimenticano non solo le condizioni che vogliono porre sono, di tutta evidenza, improponibili e assolutamente irrealistiche, ma anche che il numero dei cattolici nei Paesi musulmani è infinitamente minore rispetto a quello degli islamici nei Paesi occidentali: centinaia di migliaia di giovani con i quali dobbiamo, volenti o nolenti, convivere. Senza dimenticare che pressoché ovunque i pericoli estremisti provengono dagli immigrati di seconda o terza generazione, dai ragazzini non integrati e quindi facilmente soggetti all’indottrinamento fanatico-integralista.

Per chiudere: vogliamo essere ragionevoli e pragmatici e decidere sulla base della situazione vigente o ce ne freghiamo e facciamo pura accademia? Attenzione però che il “ce ne freghiamo” comporta lasciare campo libero e aperto all’integralismo, con quel che ne consegue.

Scandaloso? Inaccettabile? A me pare un discorso di semplice, banale, buon senso e raziocinio. Se affrontiamo, come a mio parere doveroso, la questione con gli strumenti della ragionevolezza e di un laico pragmatismo, piuttosto che con quelli accecanti dell’ideologia, dei pregiudizi o dei Principi con la P rigorosamente e inutilmente maiuscola.


Autore: Luca Cesana

42 anni, libero professionista; è stato per circa vent’anni segretario dell’associazione “Radicali Lecco”, poi tra i fondatori dei Riformatori Liberali ed attualmente è presidente di “Lecco Liberale” nonché portavoce del circolo "Generazione Italia - Lecco liberale".

15 Responses to “Ora islamica? Perché dico laicamente di sì”

  1. Andrea B ha detto:

    Trovo molto discutibile che si ammetta l’insegnamento sui banchi di scuola di una ideologia politico-religiosa qual’è l’ islam in nome della “laicità”.
    O che addirittura si consideri questa possibilità in base al ragionamento per il quale se c’è l’ora di religione cattolica nella scuola, allora ci deve essere anche quella di islam.

    Allora, ragionando pragmaticamente, trovo che la necessità di istituire questa ora per “controbilanciare” eventuali prediche integraliste a cui potrebbero essere esposti i giovani musulmani contenga già in sè un segnale di sconfitta per le nostre istituzioni: diamo per scontato che l’ integralismo venga già propagandato a piene mani nella nostra società ed invece di prendere provvedimenti diretti contro di esso, pensiamo a “misure contenitive” come l’ ora di islam a scuola.

    L’ efficacia poi di tale misura è ancora tutta da dimostrare …
    Siamo sicuri che i giovani musulmani in Italia vadano tutti nelle madrasse ( che poi sarebbero scuole a tempo pieno sul Corano) e che quindi hanno bisogno di un “intervento correttivo” dello stato ?
    E se fossero inseriti in contesti già secolarizzati, che bisogno ci sarebbe ?

    Che autorevolezza avrebbero comunque questi professori di islam ? Sarebbero ascoltati o verrebbero sconfessati da imam integralisti? ( Con conseguente fatwa sulla scuola magari )

    Sarebbe bene rendersi conto che in pratica si teorizza di usare soldi pubblici per selezionare professori, concordare programmi, effettuare controlli, verificare l’ efficacia di un insegnamento e tutto questo per una religione … e questa sarebbe la laicità dello stato ?
    Già una simile possibilità mi va a traverso se viene fatta per la religione cattolica ( che nel bene e nel male – e non è una banalità – fa comunque parte della nostra cultura) figuriamoci per una ideologia prevaricatrice, teocratica e intollerante qual’è l’ islam.

    Per finire: pensiamo seriamente che il ministero della pubblica istruzione italiano si debba prendere la briga di trovare la via ( se esiste, beninteso) di un islam moderato e propagandarlo ?

  2. Massimo ha detto:

    L’insegnamento della confessione religiosa, di qualsiasi religione, nella scuola è un assurdo che si riscontra solo in Italia. Nessun Paese occidentale, anche cattolicissimo come Francia e Spagna, lo ammette. E’ un retaggio dell’allenza della destra fascista con la destra clericale contro i principi liberali.
    Già da tempo sarebbe stato opportuno eliminarlo del tutto. L’aspetto più grave è che l’insegnamento religioso nella scuola fa media. Che il professore di religione partecipa agli scrutini emettendo giudizi su ragazzi che non conosce, quelli che hanno deciso di esercitare il diritto costituzionale di libertà religiosa. Professore che sono pagati dalle tasse di tutti i cittadini (almeno di quelli che non evadaono e non hanno capitali all’estero) ma nominati, senza concorso, direttamente dal Vicariato, in base a raccomandazioni dei vari parroci (come mi spiegò un’amica che ha insegnato religione per vari nelel scuole di Torino).
    Ovviamente in uno Stato laico e liberale si farebeb quello che giustamente dice il giornalista: si insegnerebbe Storia delle religioni quale strumento per capire e comprendere.
    La proposta dell’ora islamica è solo di facciata in quanto, ovviamente, gli studenti non potrebbero essere obbligati a frequentare, come non lo sono i ragazzi c.d. “cattolici”. Quindi l’obiettivo che pragmaticamente si vuole raggiungere sarebbe irrealizzabile.
    Nella proposta esiste un altro difetto: l’ignoranza della religione islamica. Nell’Islam non esiste una voce unica che interpreta “senza appello2 le Sacre Scrutture. Ma la lettura del Corano cambia a seconda dell’imam e della comunità, quindi come si farebbe a stabilire ciò che è giusto in maniera univoca?
    Invece di discutere dell’ora di religione, sarebbe meglio che si discutesse del fatto che la sig.ra Gelmini ha eliminato dai programmi scolastici di 3 media lo studio del Risorgimento Italiano. Appunto per fare un favore ai clericali e alla Lega.

  3. Luca Cesana ha detto:

    una breve replica:
    @Andrea, non concordo con la proposta Urso, “in nome della liacità”, sarebbe folle e non mi ritengo tale; la condivido, come “male minore” in base ad un approccio laico, nel senso di pragmatico e non ideologico; non sonon affatto sicuro che TUTTI i giovani musulmani vadano nelle madrasse, ma mi preoccupa che le frequenti anche solo una parte di loro e su questo mi pare non ci siano dubbi.
    Quanto a quelli già secolarizzati, che ovviamente auspico siano la grande maggioranza, è evidente che l’ora islamica sarebbe facoltativa, come d’altra parte lo è quella cattolica. Ho premesso che trovo insensato che venga insegnata una religione quale che sia nelle scuole pubbliche e proposto di introddurre un’ora di “storia delle religioni”, aggiungendo che la ritengo però irrealistica (qui ed ora).
    Lo stato italiano (ahinoi) non è uno stato laico e non penso che la spesa per l’ora islamica sarebbe tale da incrinare il bilancio statale in modo irreparabile, ma in ogni caso ritengo il costo valga il risultato se il risultato fosse quello di impedire il pericolo che ho descrito.
    @Massimo, la prima parte del tuo intervento la condivido alla lettera, ma corrisponde in pieno a quello che dico in premessa; capisco il problema delle diverse interpretazioni del Corano, ma proprio questa è la ragione alla base del mio ragionamento: insegnare una versione moderata e non letterale del Corano affidandone le linee guida a esperti rigorasamente occidentali. Non condivido del tutto la tesi in base alla quale L’Islam, in quanto tale, sia una religione prevaricatrice teocratica e intollerante; consiglio la lettura di Bernard Lewis “La crisi dell’Islam” (Mondadori-2004) al proposito.
    Concludo con un paio di precisazioni:
    – non ho verità in tasca, volevo semplicemente “reagire” alle rezioni esageratamente polemiche ed in alcuni casi scandalizzate all’idea lanciata da Urso e ragionare in modo laico, nel senso illustrato prima, e senza una chiusura automatica e istintiva.
    – non sono un giornalista, ma molto più banalmente una persona che esprime delle idee, senza, ribadisco, avere alcuna pretesa di “imporre” certezze o di insegnare nulla a nessuno, almeno per l’ottima ragione che io stesso nutro dubbi e comprendo le difficoltà che la cosa comporterebbe.
    Un grazie sincero ai miei interlocutori per l’attenzione e il tono pacato e dialettico dei commenti.

  4. Agostino Pagliaro ha detto:

    Penso che la destra conservatrice e bigotta di cui fate parte dovrebbe svegliarsi e capire che vendere populismo non vuo, dire governare bene.
    Tutto l’astio razziale promosso dal Pdl (ricordo un volantino elettorale recitante: Mai più clandestini sotto casa) e dalla Lega nord primo o poi tornerà indietro come un boomerang.
    Del resto, tutti i regimi retti da meccanismi plebiscitari basati sull’estetica “popolare” e non su una semantica politica capace di essere esaustive e all’occorrenza non-popolare, hanno sofferto, in rotta d’arrivo, questo tipo di ritorsioni.
    Ora la destra ha l’opportunità di dimostrare di essere davvero moderna e non-fascista. La proposta-provocazione di Fare futuro è buona, anche se più che l’islam, andrebbe riformato lo studio storico e scentifico di tutte le religioni.
    Una tantum, dimostrate di essere un partito che pensa e non soltanto un “ecloplasma” che obbedisce ciecamente.
    agostino

  5. Andrea B ha detto:

    @ Agostino: se vieni su questo sito a parlare di destra conservatrice e bigotta, piena di “yes man” hai proprio sbagliato indirizzo… o forse non hai letto bene articoli e commenti che circolano qui.

    In ogni caso essere d’ accordo con la linea di FareFuturo non vuol dire condividere sempre e comunque le sue proposte …sull’ islam ad esempio ci andrei sempre e comunque con i piedi di piombo.
    E proprio perchè mi ritengo laico, liberale, per la libertà di coscienza e contro ogni tipo di discriminazione.

  6. Alessandro Caforio ha detto:

    @ Andea B. Più che un dubbio è una certezza: Pagliaro scrive-scrive che leggere gli fa troppa fatica :-(

  7. Luca Cesana ha detto:

    bah, senza stare troppo a polemizzare, direi la “destra conservatrice e bigotta” di cui NON facciamo parte..
    (una parola in maiuscolo è consentita dalla netetiquette o come capperi si chiama, vero?)
    ciao e grazie della squisita ospitalità

  8. elenasofia ha detto:

    Luca Cesana
    ha scritto:
    21 ottobre 2009 alle 16:55

    “Non condivido del tutto la tesi in base alla quale L’Islam, in quanto tale, sia una religione prevaricatrice teocratica e intollerante; consiglio la lettura di Bernard Lewis “La crisi dell’Islam” (Mondadori-2004) al proposito.”

    Penso che più della lettura di Lewis (…. questo cognome non mi sembra propriamente “islamico” … )
    sarebbe più istruttiva quella del Corano –

    Scusate la lunghezza del brano che riporto, ma penso che valga la pena leggerlo.

    L’uomo, nel Corano è superiore alla donna. Può punirla e “batterla”. La donna, dice il Corano, può mostrare la sua “grazia” solo ai famigliari, tant’è che in molti paesi islamici la donna è coperta da indumenti che la nascondono in parte o del tutto. E se si mostra rischia sanzioni anche gravi. Se una donna occidentale si reca in taluni paesi islamici, anche se non è mussulmana, deve coprirsi obbligatoriamente, pena sanzioni, in barba ad ogni rispetto per la diversità. La donna islamica non può sposare un non-islamico; un mussulmano invece può sposare una cristiana o un’ebrea: tanto i figli appartengono al padre e quindi saranno obbligatoriamente mussulmani.

    Poi c’è nel Corano la dura opposizione agli “infedeli” (se non si convertono), per loro c’è l’inferno, la guerra, la morte perché nemici di Dio (o, di Allah). E ogni buon mussulmano, in quanto “sottomesso” ad Allah, è tenuto ad essere esecutore della volontà divina. Il messaggio, alle nostre orecchie, è di una violenza inaudita. Persino nei confronti dei Cristiani e degli Ebrei, il consiglio è di non sceglierli come amici o alleati. Ai Cristiani, nei paesi islamici, era imposto il pagamento di una tassa, una sorta di “protezione”, per non dir di più.

    Nei confronti della donna, nei confronti degli infedeli, dei cristiani e degli ebrei è proclamata reiteratamente, come precetto di fede, una dottrina che per noi è pura e semplice discriminazione, nonché violenza a chiare lettere, e guerra. Se qualcuno obiettasse che ho estrapolato frasi da un contesto che vuol dire altro, si legga anche il contesto, alla fonte.

    Insegnare la discriminazione a scuola?

    Chi propone l’ora di religione islamica, ai fini dell’integrazione, dovrebbe chiarire come è possibile impartire, nelle scuole pubbliche italiane, un insegnamento che contiene una così forte carica di discriminazione (e di violenza) contro le persone di religione diversa dall’Islam e contro le donne. Non mi soffermo su quel che riguarda i rapporti omosessuali, per voluti limiti del contesto in esame.

    Come genitore, se nella classe di mio figlio si insegnasse quel tipo di discriminazione anche ad un solo bambino, fosse pur di quella o altra religione, credo che per dovere di cittadino dovrei fare un esposto o una denuncia, viste le leggi vigenti, gli ordinamenti scolastici e le indicazioni programmatiche emanate per le scuole della Repubblica.

    Per dovere civico. Mi pare che nessun bambino, nel nostro contesto di norme e diritti, possa essere oggetto di una “formazione” di quel tipo. Non riesco a credere che l’integrazione possa passare attraverso l’insegnamento dogmatico di discriminazioni di qualsiasi tipo e motivazione.

    Non si può […] pensare che in questo paese nella stessa scuola si insegnino certi valori e il loro esatto contrario: fare“integrazione” affermando principi di discriminazione, a seconda della tipologia religiosa del destinatario.

    Vittorio Zedda
    21 ottobre 2009
    http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=26380

  9. Claudio ha detto:

    Il nostro obiettivo deve essere quello di avere una scuola laica, ergo dobbiamo puntare all’abolizione dell’ora di religione, accettare anche l’ora di religione islamica oltre a quella cattolica non è il “male minore”, ma un “male maggiore” perchè così facendo in futuro per raggiungere il nostro obiettivo dovremo scontrarci oltre che con i fedeli cattolici anche con quelli musulmani.
    L’obiezione secondo cui se non insegnamo “noi” l’ Islam nelle scuole è peggio perchè poi lo imparano nelle madrasse non mi convince, mi sembra una resa dello Stato, concediamo insomma un favore ad una comunità solo perchè in fondo abbiamo paura di essa, questo è un chiaro sintomo di debolezza, se temiamo le madrasse clandestine la soluzione è tenere gli occhi aperti e farle chiudere, non cedere…

  10. Luca Cesana ha detto:

    carissima Elena, potrei citare letteralmente passi della Bibbia non meno cruenti: il problema è quello della distinzione di coloro che intendono i testi sacri come da interpretare ed attualizzare e chi sostiene l’applicazione letterale degli stessi;
    purtroppo, mentre nel mondo cristiano è prevalsa la prima linea, nell’Islam è accaduto l’opposto
    Claudio, è evidente che l’obiettivo strategico sia quello di una scuola laica in uno stato laico; forse sarebbe al contempo il caso di prendere realisticamente atto che questo traguardo è, qui ed ora, irrealistico. Quindi la domanda diventa: intanto che facciamo? Urso, in una logica concordataria come giustamente scrive Sofia Ventura, che NON condivido esattamente come Sofia ha avanzato un’idea che mi sembrerebbe sciocco scartare a priori.
    La logica del meno peggio non è sempre disprezzabile

  11. Luca Cesana ha detto:

    PS, Bernard Lewis è chiaramente di origini ebraiche ed è proprio per questa ragione che mi sono permesso di suggerire la lettura del volume citato, non essendo certo Lewis sospettabile di filo-islamismo

  12. elenasofia ha detto:

    Luca Cesana ha scritto:

    carissima Elena, potrei citare letteralmente passi della Bibbia non meno cruenti: il problema è quello della distinzione di coloro che intendono i testi sacri come da interpretare ed attualizzare e chi sostiene l’applicazione letterale degli stessi;

    Rispondo:

    La Bibbia è stata superata dal Vangelo; ma in duemila anni il nostro pensiero si è sviluppato grazie alle nostre radici greche e romane; grazie all’umanesimo e all’illuminismo (nel post precedente ho occupato troppo spazio, perciò ora vado per sommi capi) –

    Non mi risulta che simili movimenti di pensiero ci siano stati nel mondo islamico. Il Corano in millequattrocento anni non ha subito nessuna revisione – ed è non solo testo religioso, ma anche legislativo –

    Luca Cesana ha scritto:

    Quindi la domanda diventa: intanto che facciamo?

    Rispondo:

    Intanto facciamo rispettare le leggi:
    e come viene punito chi predica contro gli ebrei e i negri, venga punito anche chi sostiene l’inferiorità delle donne e la loro sottomissione all’uomo.

    Si dica alto e forte che le donne musulmane, tranne quelle poche che lo fanno con convinzione, sono costrette a portare il velo e a infagottarsi in abiti che le nascondano; che sono sottoposte a un’infinità di limitazioni e divieti, tipo non andare in bicicletta o guidare l’auto, ecc. ecc.

    Se la nostra legge punisce la poligamia, si cessi di chiudere un occhio su quello che avviene nei nuclei familiari musulmani, in Italia.

    Finiamola con questo timore riverenziale di non voler urtare l’altrui suscettibilità!

  13. elenasofia ha detto:

    A conferma di quanto ho detto sopra: in Italia è proibito istigare al razzismo o esprimere giudizi pesanti su altre religioni (ma è proibito solo agli italiani!) –

    26 ott. – ….. non potra piu’ parlare a comizi politici.

    Giancarlo Gentilini, vicesindaco di Treviso, …. e’ stato condannato dal Tribunale di Venezia per aver usato parole troppo forti contro gli immigrati e contro la possibilita’ di aprire moschee in Italia. Gentilini aveva detto la sua dal palco del raduno della Lega di Venezia nel 2008. Parole forti, come e’ nel costume dello ‘sceriffo’, gia’ noto alle cronache per le sue esternazioni colorite. Ne era seguita una denuncia con l’accusa di istigazione al razzismo.

    http://www.clandestinoweb.com/number-news/290567

  14. galatea ha detto:

    Posso intervenire facendo presente qualche dettaglio pratico (sono una insegnante)?
    Premetto che io sono contraria anche all’ora di religione cattolica, perché trovo assurdo che la scuola pubblica dia insegnamenti confessionali, e sarei invece favorevole ad un’ora di storia delle religioni, tenuta da insegnanti laureati in storia delle religioni, appunto, non da ex catechisti – come in gran parte ora- che sono stati scelti dal vescovo e spesso non avrebbero nemmeno titoli per insegnare (alcuni non sono neppure laureati). Ma ragioniamo un attimo sulle conseguenze pratiche e sugli aspetti che la proposta d’Urso, che posso capire da quali esigenze nasca, provocherebbe.
    1. Resterebbe il problema degli studenti non islamici e non cattolici. Anche per loro assumiamo insegnanti di religione ebraica, buddista, animista, protestante etc.? E gli atei agnostici?
    2. Chi seleziona il personale? Per la religione cattolica lo seleziona il vescovo. Ma l’Islam non ha una analoga struttura di riferimento. La moschea del territorio? Viene a tenerli l’imam del quartiere? devono superare un pubblico concorso davanti ad un tribunale islamico?
    3. Ci sarebbero programmi di riferimento, è vero. Ma questi non servono ad un accidenti neppure per controllare quanto viene insegnato nelle ore di religione cattolica, posto che nella scuola vi è libertà di insegnamento: provate a trovarvi con un collega di religione fanatico dell’Opus dei o di Comunione e Liberazione, come mi è capitato, e vi renderete conto che i programmi non valgono una cippa.
    4. Se assumo insegnanti di ogni credo religioso, questi poi, una volta entrati in ruolo ed in possesso dilaurea o abilitazione per altra materia, possono chiedere il cambio di cattedra e finire ad insegnare altre discipline. Avviene già con quelli di religione cattolica.
    5. Questi insegnanti in più con che soldi li pago? del Ministero o con il fondo d’Istituto, che manco ce la fa più a garantire, ormai, l’ordinario?
    Come vedete, sono problemi molto. Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si pensa di affrontarli, grazie.

  15. Luca Cesana ha detto:

    @ Elena Sofia, hai perfettamente ragione e se leggi attentamente la mia replica scrivo testualmente “il problema è quello della distinzione di coloro che intendono i testi sacri come da interpretare ed attualizzare e chi sostiene l’applicazione letterale degli stessi;
    purtroppo, mentre nel mondo cristiano è prevalsa la prima linea, nell’Islam è accaduto l’opposto”. Purtroppo, appunto. Ma questa è la realtà: ciò non toglie che esista una componente riformatrice nel mondo islamico e anche ad alti livelli: Ali al-Sistani per fare il nome più rilevante.
    Sono una minoranza? Certo.
    Esattamente come noi liberali e laici siamo una minoranza nel PdL; non mi pare una buona ragione per arrendersi, tu che ne dici?
    Sui problemi – diciamo – tecnici di cui parla Galatea sono ben consapevole, come sono consapevole di non essere all’altezza per proporre soluzioni adeguate, ma solo qualche banale punto di partenza. Però l’obiettivo del mio testo era quello di affrontare con un approccio laico e scevro da pregiudizi la questione e mi pare di esserci riuscito perchè tutte (nessuna esclusa) le repliche sono civili, laiche e ragionevoli, esattamente come mi aspettavo dai protagonisti di questo splendido spazio di libero dibattito tra persone e non tra ultrà che si chiama “Libertiamo”

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