Categorized | Il mondo e noi

La libertà di parola e quella di espressione artistica hanno gli stessi confini?

– Uno dei film più controversi presentati quest’anno al Festival di Venezia è stato “Francesca”, del regista romeno Bobby Paunescu. La pellicola, che racconta la vita di una giovane insegnante romena che vuole immigrare in Italia, è stata presentata alla sezione “Orizzonti” e ha scatenato subito discussioni, consensi e polemiche.

In una scena del film, il padre della protagonista insulta pesantemente Alessandra Mussolini e il sindaco di Verona Flavio Tosi.  In seguito alle minacce di azioni legali da parte dei due esponenti politici nei confronti dei produttori, la proiezione del film è stata bloccata nelle sale di Venezia. “Francesca” è  uscito da una settimana nei cinema romeni e a fine ottobre è previsto l’arrivo in quelli italiani.

Per capire quale sia il confine tra “arte” e “insulto” e tra una stretta censura e la tutela dell’immagine di un personaggio pubblico, abbiamo parlato con Iulia Moţoc (nella foto), direttore del Master per i diritti dell’uomo all’EIUC (Centro Universitario Europeo per i Diritti Umani e la Democratizzazione) di Venezia, docente universitario all’Università di Bucarest e membro del Comitato per i diritti dell’uomo dell’ONU, che a breve pubblicherà uno studio sulla libertà d’espressione nell’arte.

Ho cominciato a studiare la libertà d’espressione nel campo dell’arte, come parte della libertà d’espressione, che è uno dei diritti  fondamentali della persona. Al tempo stesso, sono responsabile per la Romania del Master Europeo dei diritti dell’uomo, a Venezia, un master che si occupa del legame tra diritti dell’uomo e l’arte.

La libertà d’espressione è una delle tematiche di ricerca più attuali, visto che la tendenza, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, è di limitare questo diritto.  Nel mio prossimo libro cerco di rispondere alla seguente domanda: queste restrizioni della libertà d’espressione post 11 settembre, si manifestano anche al livello della libertà d’espressione nell’arte?

Per essere più concreti, cosa ne pensa degli insulti ad Alessandra Mussolini e al sindaco di Verona, Flavio Tosi, fatti dal personaggio del film “Francesca”di Bobby Paunescu?

Alcune affermazioni sui romeni fatte da Alessandra Mussolini e dal sindaco Tosi sono da condannare. Ma secondo me non si doveva rispondere in questo modo. C’è stata un’affermazione simile su Hillary Clinton: “whore”- “puttana” durante le elezioni, fatta da una giornalista di radio “Air America”. Poco tempo dopo, quella giornalista è stata sospesa: eppure, come sapete, negli Stati Uniti la libertà d’espressione è molto ampia.

Il caso del film “Farenheint 9/11” di Michael Moore non è indicativo, perché si tratta di un documentario. In termini giuridici, la questione fondamentale resta: fino a che limite un reato contenuto in un film, in questo caso un insulto, è da considerare un prodotto artistico e cessa di essere un reato? Questo è il ragionamento fatto dai giudici nazionali e internazionali in casi simili. Ultimamente, notiamo la tendenza di porre per la libertà artistica gli stessi limiti imposti, in generale, per il diritto d’espressione.

Quali sono i casi simili nella storia recente del cinema?

Ci sono stati in precedenza dei film bloccati nelle sale ma per cause diverse. Inoltre, le dittature hanno imposto una vasta censura nell’arte e gli esempi sono numerosissimi. Lo stesso si può ricordare dei film di Hollywood negli anni ‘20. Nelle società democratiche però, nella maggior parte dei casi, i film sono stati bloccati per pornografia o per offesa al sentimento religioso. Si ritiene in generale che, in questi casi, non si tratti più di espressioni artistica, ma di sfruttamento sessuale e di oltraggio verso la religione.

In Europa, posso citare il caso Otto Preminger Institute v. Austria nel 1987 , dove il diritto alla libertà artistica ha subito una censura giuridicamente motivata da una accusa di blasfemia. Altri casi rilevanti sono le famose vignette danesi o il film “Fitna” di Geert Wilders, che di fatto rappresenta una critica dell’Islam ed è stato censurato in più stati, come ad esempio in Inghilterra, generando molte proteste.

Lei studia anche il diritto delle minoranze, soprattutto quelle etniche in Europa. Quali sono gli stereotipi prevalenti nell’arte (cinema, letteratura…) sulle minoranze etniche?

Ci sono dei film di grande qualità e successo, non per la loro qualità artistica, ma per gli scandali che hanno prodotto. Un esempio recente è il film “Borat”. Come sapete, il regista è stato anche citato in giudizio dai romeni del villaggio dove le scene del film ambientate in Kazakistan sono effettivamente girate. I romeni di Glod – così si chiama il villaggio – hanno querelato i produttori del film, sostenendo che dava un’immagine umiliante della comunità, ingannata per altro sulla vera natura dell’operazione (pensavano che fosse un documentario, non un’opera di fantasia). Purtroppo hanno perso la causa, perché non hanno potuto dimostrare le proprie accuse .

Sulla stampa è uscito che, nel caso di Borat, si trattava di satira, e non di insulto. Ma la differenza era ben sottile. Ci sono poi dei film che trattano il tema delle minoranze, come quella rom, con grande umorismo e finezza: basta pensare ai bellissimi film di Kusturica!

Secondo lei, i romeni sono discriminati in Italia?

Viaggio spesso in Italia, come componente di diverse organizzazioni che monitorano il rispetto dei diritti umani. Recentemente ho guidato una delegazione del Consiglio d’Europa che ha elaborato una relazione sui diritti delle minoranze in Italia. Devo precisare che gli immigrati hanno lo stesso statuto delle minoranze presenti nel Paese che li ospita, quindi godono degli stessi diritti.

Molti rapporti dimostrano però che esiste una discriminazione crescente in tutta Europa contro le “nuove” minoranze: gli immigrati. Per l’Europa è una questione fondamentale, oggi. Queste nuove minoranze sono protette da alcuni articoli della Convenzione-quadro per le minoranze nazionali, mi riferisco soprattutto alle disposizioni relative alla libera circolazione nei trattati dell’UE, e alla carta dei diritti umani. Dall’altra parte, però, i romeni godono nell’ambito accademico e diplomatico di un indiscusso prestigio e gli scambi culturali sono significativi. Antonio Tabucchi, uno dei più importanti autori contemporanei, ha ricevuto un titolo di Doctor Honoris Causa in seguito a un viaggio che fece in Bucovina con il suo amico Norman Manea. Le opere del romeno Horia Roman Patapievici su Dante sono studiate nelle Università italiane.

Gli italiani, secondo i rapporti europei, sono in una buona posizione nella classifica della tolleranza. Ma anche l’Italia, come altri paesi europei, è stata criticata per il modo in cui sono trattati gli immigrati.


Autore: Miruna Căjvăneanu

Nata in Romania nel 1978, ha studiato Scienze Politiche e Amministrative all’Università di Bucarest e si è laureata alla Sapienza di Roma nella stessa materia, specializzandosi in Relazioni Internazionali. In Italia dal 1999, collabora con la Caritas/ Migrantes. Co autrice di: “Romania- Immigrazione e lavoro in Italia” (2008) e “Reprezentarea diasporei si votul românilor din străinătate” (La rappresentazione della diaspora e il voto dei romeni all’estero- Fondazione Soros- 2009). Vive a Roma e lavora come giornalista per il settimanale dei romeni in Italia- Gazeta Româneasca e per l’agenzia romena Hotnews.ro.

Comments are closed.