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La Banca poteva essere peggio, ma il Sud non ha avuto l’essenziale: meno tasse

Sono mesi che la domanda di intervento pubblico al Sud rischia di prendere direzioni spericolate. Non è semplice tenere la barra nell’azione di governo, stando tra l’incudine del vittimismo “contro-separatista” (che il partito del Sud, non solo dentro il Pdl, evoca per controbilanciare lo strapotere nordista della Lega) e il martello di  nuove richieste di “risarcimento”, che la classe politica meridionale avanza per scaricare su altri le responsabilità proprie e per dare alimento ad un meridionalismo parassitario e straccione, che ha fatto la fortuna della Lega e ora vuole parassitarizzarne anche la fortuna.

Da questo punto di vista non si può dire che la Banca del Mezzogiorno (su cui osservatori seri ed competenti hanno sollevato più di una perplessità, e che è attesa da un percorso parlamentare colmo di insidie) dia soddisfazione a chi soldi per il Sud ne voleva tanti, maledetti e subito, direttamente dalle casse dello Stato.

Nessuno dei vicerè può dire, al momento, “Abbiamo una banca!” e il risultato non è disprezzabile: sicuramente migliore della retorica finto-popolare sulla “banca che non parla inglese”, concepita per chi “vuole aprire una pizzeria” con cui il “Tremonti di lotta” volgarizza e dissimula le scelte del “Tremonti di governo”.

In linea generale, si può comunque eccepire che, nella lunga esperienza delle politiche per il Sud, qualunque cosa che sia stata “entificata” per via politica è stata anche “eternizzata”, fino a diventare una parte del panorama corruttivo e clientelare e a trasformarsi in qualcosa di molto diverso da ciò per cui era stata concepita. E non è affatto detto che a questo destino possa sottrarsi una banca di secondo livello, in cui lo Stato comanda ma in teoria non paga (o paga poco).

Per riattivare e migliorare il sistema del credito alle piccole e medie imprese, l’interventismo pubblico aveva anche a disposizione strumenti meno rischiosi e impattanti, a partire da misure di sostegno anche generose ai Confidi meridionali, con il doppio vantaggio di non intervenire distorsivamente sull’offerta di credito e di rafforzare uno strumento di garanzia mutualistica del debito delle imprese.

A lato (non del tutto esclusa dalla discussione, ma ampiamente elusa dal punto di vista normativo) rimane la questione della qualità dei progetti imprenditoriali, che è “il problema” del Sud e sta a quello della scarsità di credito in un rapporto da causa a effetto e non da effetto a causa. La disintermediazione politica delle strategie di rilancio economico del Sud è la “madre di tutte le battaglie” e può realizzarsi solo attraverso la progressiva sostituzione di misure di sostegno e di aiuto discrezionale alle imprese con meccanismi automatici di incentivo e di premio dell’intelligenza imprenditoriale.

Se bisognava andare a Bruxelles a discutere di qualcosa, tanto valeva andarci a discutere della No tax region (o comunque di fiscalità di vantaggio per le imprese), non di sconti fiscali per gli obbligazionisti che finanziano le infrastrutture del Sud o delle garanzie pubbliche offerte a chi si impegna a riattivare il circuito del credito, in un Mezzogiorno che rischia comunque di rimanere economicamente inattivo e prigioniero dell’intermediazione parassitaria della politica.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

7 Responses to “La Banca poteva essere peggio, ma il Sud non ha avuto l’essenziale: meno tasse”

  1. Piercamillo Falasca ha detto:

    Non posso che condividere alla lettera l’analisi di Carmelo Palma.

  2. Beppe Vicari ha detto:

    In parte condivido il senso e le conclusdioni, in parte dissento sopratutto dall`analisi di talune specifiche caratteristiche del mercato al sud. Se avro tempo commentero in modo meno sintiteco. Ma intanto all`amico Carmelo chiedo come classifica quella banca e più in generale qurel sistema che finanzia un`idea dell`imprenditore del sud solo se alloca la sua idea imprenditoriale al nord. Prassi poco conosciuta ma molto praticata. Poi per quanto attiene i luoghi comuni sono cosi ben piantata nele cervello della migliore inteligenza italiana che non ha senso piu nemmeno rilevarli. Ho gia scritto troppo con il cell scuserete il non perfetto italiano

  3. Carmelo Palma ha detto:

    Non so, Beppe, può essere una banca che ritiene l’investimento troppo rischioso (in senso criminale, ma non solo) e legato a condizioni di sistema carenti (infrastrutture, efficienza e trasparenza della P.A, competenze specifiche…). Oppure una banca che non ha sufficientemente “naso” e competenza specifica, per apprezzare il merito di credito…Non metto in discussione i circoli viziosi che possono innescarsi nel mercato del credito locale nel Mezzogiorno. E’ che non credo alla teoria neo-colonialistica delle banche del Nord che fanno la raccolta al Sud e gli impieghi a “casa loro” o che stroncano le potenzialità industriali del Sud per fare un favore ai padroni del Nord. Inoltre, non penso che gli imprenditori meridionali siano tutti dei “prodotti politici”. Penso che loro per primi paghino un sistema distorto e distorsivo.

  4. Luca Cesana ha detto:

    mi pare ovvio che la proposta “vera” per lo sviluppo dell’impresa nel sud sia quella della non tassazione per un tot di anni unita all’ abrogazione del contratto unico nazionale
    però, Carmelo, mi sono un pò rotto le palle di scrivere per darti ragione.. facciamo che, d’ora in poi, lo diamo per scontato, ok?
    un abbraccio

  5. Piercamillo Falasca ha detto:

    No, Luca. Continua a scrivere per dar ragione a Carmelo… altrimenti quelle di Libertiamo sembreranno voci ancora più isolate di quanto già lo siano :-)

  6. Silvana Bononcini ha detto:

    D’accordo con Carmelo!

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