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La partita di Klaus è l’ultimo ostacolo per il Trattato di Lisbona

– Dopo la firma del presidente polacco Lech Kaczynski, la Repubblica Ceca è rimasto l’unico paese dell’Unione Europea che non ha ancora completato il processo di ratifica del Trattato di Lisbona. Annunciato nel Consiglio Europeo tenutosi nel 2007, il Trattato di Lisbona dovrebbe accelerare il processo di integrazione europeo e mettere l’Unione nelle condizioni di operare con maggiore efficacia e funzionalità. Tuttavia, le posizioni euroscettiche del presidente ceco Vaclav Klaus stanno tenendo in apprensione l’intera Europa perchè le sorti di quella che è vista da molti come la prima Costituzione europea dipendono da una sola persona.

La Costituzione ceca prevede che i trattati internazionali siano ratificati dal Parlamento e firmati dal Presidente della Repubblica. Il Trattato di Lisbona è stato approvato dal Parlamento nella primavera di quest’anno, ma il presidente Klaus sembra non gradire la portata delle innovazioni incluse nel Trattato e pare stia cercando il modo meno doloroso per farne fallire l’entrata in vigore.

Nell’Aprile 2008 una fronda di senatori del Partito Democratico Civico (OSD) ha richiesto il parere della Corte costituzionale sulla compatibilità tra la carta fondamentale ceca ed il Trattato. I rilievi riguardarono la divisione delle competenze fra Bruxelles e gli stati membri, la clausola di flessibilità, le passerelles, la possibilità per l’Unione Europea di firmare trattati internazionali, la maggiore influenza dell’UE nei temi del terzo pilastro e lo status della Carta Fondamentale dei Diritti. Questo ostacolo fu superato quando, in Novembre, la Corte stabilì la compatibilità tra la Costituzione Ceca ed il Trattato di Lisbona.

Dopo il giudizio della Corte, il Presidente Klaus ha sperato in un esito negativo del referendum irlandese, visto che un’eventuale seconda bocciatura avrebbe certamente rimosso dall’agenda politica degli stati membri l’approvazione di un nuovo trattato per i prossimi anni a venire.

Ora, dopo la ratifica di Irlanda e Polonia, la Repubblica Ceca, ed in primis il suo Presidente, si trovano tra il fuoco incrociato delle lobbies domestiche che spingono affinché la Repubblica Ceca entri a pieno titolo nell’Unione Europea, e degli altri Stati Membri che guardano increduli agli eccentrici istrionismi del presidente Klaus.

Particolarmente preoccupante è stata la richiesta avanzata da Klaus negli ultimi giorni di riaprire la negoziazione del Trattato per rendere ancora più improbabile la possibilità per l’Unione Europea di avocare a sé maggiori competenze senza la ratifica di nuovi trattati. A molti, questa richiesta è sembrata pretestuosa, visto che il Consiglio potrà decidere su questa materia solo con il consenso unanime dei suoi membri, conferendo a tutti, e quindi anche alla Repubblica Ceca, il diritto di veto su ogni decisione.

Una seconda preoccupazione manifestata dal presidente Klaus rimanda ad un problema di sessant’anni fa fra la Germania e la allora Cecoslovacchia. Fino alla fine del Secondo Conflitto Mondiale, la regione dei Sudeti è stata meta di una forte migrazione tedesca, fatto che spinse Hitler a chiederne ed ottenerne l’annessione alla Germania nel 1938. Dopo la guerra, i Sudeti tornarono alla Cecoslovacchia e tutti i tedeschi furono espulsi dal paese: così il presidente Klaus oggi teme che gli eredi di coloro i quali furono espulsi possano esercitare un diritto sulle proprietà dei loro predecessori.

Al momento, Klaus ha annunciato di voler attendere la pronuncia della Corte Costituzionale in merito ad un nuovo ricorso presentato da un gruppo di parlamentari a lui fedeli. Tuttavia, sono in molti a decifrare questo atteggiamento come una mossa politica che potrebbe infierire un colpo mortale al Trattato. In primavera, in Inghilterra si svolgeranno le elezioni politiche ed i conservatori di Cameron, nettamente favorito nei sondaggi, hanno già annunciato la loro intenzione di indire un referendum sul Trattato in caso il processo di ratifica non sia ancora stato completato. Il timore è che Klaus ambisca a rimandare la firma fino al momento in cui saranno gli inglesi, e non lui, a dire di no al Trattato.

Questo scenario sarebbe disastroso per il futuro dell’Unione Europea. Le sfide globali impongono all’UE un cambio di marcia nel processo di integrazione che può avere luogo solo con l’approvazione del trattato di Lisbona. Inoltre, la mancata entrata in vigore del secondo trattato in pochi anni minerebbe anche la legittimità e la credibilità del progetto europeo. Ci auguriamo che il cocktail di pressioni interne ed internazionali, unite ad una presa di coscienza della responsabilità della questione, convincano Vaclav Klaus a firmare il trattato nel più breve tempo possibile.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

2 Responses to “La partita di Klaus è l’ultimo ostacolo per il Trattato di Lisbona”

  1. Diego Perin ha detto:

    Non vedo perchè un liberale dovrebbe sostenere questo macchinosa e costosissima burocrazia europea che l’unica cosa che è in grado di fare è produrre pagine e pagine di banalità che hanno come obiettivo quello di espandere tale burocrazia senza fine.
    Forza Vaclav bocciala per noi!

  2. J1nz0 ha detto:

    E’ curioso che mentre i liberali in USA (Ron Paul in primis) si battono per ridurre il potere del governo federale, qui in Europa i “liberaldemocratici” auspichino l’avvento e l’espansione di super-leviatani e di meta-burocrazie internaizonali. Ero convinto che i liberali usassero il federalismo per frammentare il potere dello stato non per associare territori in maxi stati…
    Ancora più singolare poi l’idea che l’EU sia garanzia di libero mercato, tra sovvenzioni, quote ed altre amenità di questo genere…

    Speriamo solo che il partito conservatore inglese ci aiuti nell’affossare l’EURSS e tutti gli eurocrati che ci costano milioni di euro per dettare leggi per lo più demenziali, infischiandosene della sovranità nazionale dei singoli stati.

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