– da Il Foglio del 15 ottobre 2009 –

Caro Direttore,
il disegno di legge di Paola Concia sulla discriminazione anti-omosessuale è finito nel nulla e ci è stato portato da una gestione demenziale del Pd e incomprensibile del Pdl, che l’ha peggiorato  in Commissione, per dichiararlo pessimo in Aula.

Alcuni parlamentari del Pdl hanno dato una giustificazione ideologicamente “libertaria” dell’affossamento della legge. La tesi (ieri esposta alla grande sul Foglio) è che occorra eroicamente resistere ad una deriva panpenalistica, che reintroduca i reati d’opinione (che male faccio, per dire, a sobillare il condominio o la classe contro un condomino o un insegnante omosessuale, se non lo ingiurio e non lo meno?).  Per la stessa ragione,  dicono gli stessi “libertari”, occorre guardarsi da aggravanti (art. 61 c.p.) troppo stiracchiate, soggettive e mutevoli, dettate dalla contingenza e dall’allarme sociale.

L’argomento è suggestivo e ha il suo perché. Meglio: l’avrebbe, se non fosse utilizzato a geometria variabile. Se non fosse opposto agli omosessuali per essere prontamente ritirato a vantaggio delle minoranze religiose, etniche e nazionali (non pare si intenda abolire la Legge Mancino, o no?). Se servisse a bonificare il sistema delle aggravanti e non ad arginare quelle pro-gay mentre si autorizzano, in nome dello stato della necessità, quelle “anti-bullismo” e “anti-irregolari” (ficcate a forza, guarda un po’, proprio in questa legislatura nell’art. 61 c.p.).

L’eroismo libertario ci intriga; ma ci pare sospetto, e troppo furbetto per essere vero, l’atteggiamento di chi gioca a fare il libertario con le discriminazioni degli altri.