– “Il PdL tenendosi distante e contrario alla tematica dei diritti civili avrà seri problemi non solo in Italia ma anche nel Partito Popolare Europeo.” Questa frase netta e illuminante è stata pronunciata dall’onorevole Benedetto Della Vedova, presidente di Libertiamo, nel corso del congresso nazionale di GayLib, tenutosi lo scorso sabato a Milano.
Due realtà, Libertiamo e GayLib, che proprio sui diritti civili convergono ma, dopo il congresso che ha eletto chi scrive segretario nazionale – possiamo dirlo – vi sono tutte le ragioni e le possibilità vive per giungere a un ulteriore e forte aggancio all’interno del Popolo della Libertà.

Il saluto cordiale e sostanziale che il presidente della Camera, Gianfranco Fini ha inviato all’assemblea, definita  come un “contributo a una società fondata su rispetto e uguaglianza”, così come quello del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni che è andata oltre definendo GayLib una “risorsa per il centrodestra” e del ministro Gianfranco Rotondi che ha dato all’appuntamento congressuale la patente di “iniziativa volta a coniugare diritti liberali e centralità della persona umana nel solco della nostra ispirazione cristiana” hanno fatto sì che tesserati, soci e simpatizzanti di GayLib,  forse per la prima volta, si siano sentiti davvero a pieno titolo parte del PdL.

Una sensazione purtroppo effimera. Non tanto e non solo, infatti, per la pessima immagine offerta dai rappresentanti della Camera dei Deputati di entrambi gli schieramenti i quali, evidentemente, hanno messo gli interessi e le beghe di parte al di sopra del bene dei cittadini, quanto per i commenti che si sono letti sulla stampa all’indomani della bocciatura della proposta di legge antiomofobia.

Leggendo, infatti, i giornali di ieri mattina, l’affermazione di Della Vedova riportata all’inizio, sembra di fatto e definitivamente capovolta. Unanimemente i nove coerenti e coraggiosi “libertari” del Pdl, che si sono espressi contro le eccezioni di incostituzionalità dell’Udc e a favore di un “terzo tempo” in Commissione, vengono definiti al pari di “dissidenti”.  Fabrizio Dell’Orefice, notista de “Il Tempo” va addirittura oltre e parla in prima pagina di una “nuova maggioranza etica” (come se già non fossimo troppo vicini all’Iran o alle marche afgano-pakistane ancora soggiogate dai talebani).

Il sedicente gayfriendly Pier Luigi Diaco sulle pagine di Libero con l’abituale tono da maestrino (non sbagliando in realtà del tutto la mira, anzi) ironizzava sull’Italia che non è un gay-crazia ma una democrazia, partendo dai rischi legati alla legge Concia, quella di avere, dopo i professionisti dell’Antimafia, quelli dell’antiomofobia, senza in realtà ottenere alcun risultato.

E’dunque evidente a tutti, crediamo, che ieri per la battaglia sui diritti civili sia stata una vera e propria Caporetto. Ora, tuttavia, l’impegno dei gay liberali di centrodestra deve necessariamente andare verso l’unica direzione che a nostro giudizio pare possibile: l’ampliamento della cosiddetta piattaforma delle rivendicazioni (scusate il sindacalese, ma tant’è…) chiedendo al PdL e non ad altri l’effettiva parificazione dei diritti e dei doveri per le persone e le coppie omoaffettive. Vogliamo  farlo, certamente all’unisono con Libertiamo, in una data prossima allo scempio avvenuto l’altro ieri. Con l’obiettivo, ripartendo dai nove “congiurati” per i diritti civili, di aprire a 360 gradi nel PdL il dibattito su questo importante tema.

L’altro ieri abbiamo avuto la prova del nove, infatti, che con le mezze misure, le leggine e i compromessi (troppo) al ribasso non si va da nessuna parte. Molto bello sarebbe, da ultimo, se l’ospite d’onore di questo incontro fosse il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, magari con il suo testo di legge contro l’omofobia che, speriamo, il Governo voglia sostenere e approvare, partendo però, stavolta, dal grande tavolo del Consiglio dei Ministri. Il titolo per l’appuntamento che qui vogliamo convocare c’è già e non potrebbe essercene uno migliore: “Il PdL e i Diritti Civili”. Esserci sarà una chiara scelta di coscienza oltre che un forte segnale di volontà politica di cui, mai come oggi, la più numerosa minoranza del Paese ha un fortissimo bisogno per non sentirsi davvero e definitivamente orfana e straniera a casa propria.