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Un breviario di piccole rivoluzioni possibili

Pubblichiamo la premessa di Piercamillo Falasca al volume “Dopo! – Come ripartire dopo la crisi”, ricerca realizzata dall’Istituto Bruno Leoni in collaborazione con Confindustria Giovani. Il libro, curato dallo stesso Falasca e accompagnato dalla prefazione di Federica Guidi, presenta i contributi di alcuni giovani ricercatori in materia di diritto del lavoro, fisco, semplificazione normativa e giustizia, welfare, infrastrutture e trasporti. Il volume è acquistabile on-line sul sito dell’IBL.

I temi affrontati da questa ricerca – l’ambiente normativo e il sistema della giustizia, il diritto del lavoro, i trasporti e le infrastrutture, il fisco e il sistema di welfare – testimoniano un’attenzione, quale è tipica dell’Istituto Bruno Leoni, all’intelaiatura di regole che determina lo spazio d’azione degli attori economici. Solo fissando l’attenzione su questi aspetti, è possibile traguardare strategie per arrivare a superare la crisi (per arrivare al Dopo, per l’appunto), ponendo in essere nuovi incentivi alla creazione di ricchezza.
L’attenzione agli aspetti normativiè una delle caratteristiche di questo lavoro. Gli altri sono la prospettiva: il tentativo di suggerire vie per uscire dalle secche delle crisi. E il metodo: che, nel caso di questa ricerca, fa perno sulla comparazione della situazione italiana con altre, rilevanti esperienze internazionali.
Il risultato di questa indagine, è bene anticiparlo al lettore, è in larga misura consonante con analisi ben note.

Sebbene – come sottolineato da Federica Guidi nella prefazione – si sia diffusa negli ultimi mesi la convinzione che la crisi economica e finanziaria globale trovi la sua origine in una sostanziale assenza di regole e in un eccessivo disimpegno del settore pubblico dalle dinamiche economiche, l’esperienza quotidiana delle imprese italiane segnala un’evidenza di segno opposto: troppe regole, giustizia lenta e farraginosa, tasse alte e – pare un ossimoro – difficili da pagare. E ancora, una pianificazione infrastrutturale pletorica e spesso aliena da considerazioni di utilità economica, un sistema di spesa sociale inefficiente e, proprio perché inefficiente, iniquo.

Nelle pagine che seguono, i diversi ambiti esaminati risultano attraversati da una medesima necessità: quella di rendere più semplice e lineare la vita economica, riducendo i margini di intervento arbitrario da parte dei pubblici poteri. Meno regole, per intenderci, ma più certe.
Meno tasse, ma soprattutto più facili da pagare. Aquesta conclusione, la ricerca giunge attraverso una sistematica analisi di best practice internazionali, di suggestioni e suggerimenti provenienti dalle realtà con le quali l’Italia più frequentemente si confronta: i Paesi membri dell’Unione europea, gli Stati Uniti, i Paesi extraeuropei appartenuti al Commonwealth britannico. Non è possibile ovviamente immaginare di “importare” tout court un certo impianto di regole e di strumenti con i quali un altro Paese ha risolto o affronta una questione simile. Nondimeno, è bene fare tesoro dello studio delle migliori esperienze internazionali, perché esse rappresentano comunque la migliore base di partenza nel disegno di policy adeguate. Anche in questo ambito, grande giovamento può venire dal superamento delle antiche autorefenzialità così tipiche del nostro Paese.

Nel primo capitolo, Serena Sileoni fornisce un’illuminante analisi dell’imprevedibilità del sistema normativo e della lentezza nella conclusione delle controversie giudiziarie. Mentre nel caso della semplificazione amministrativa lo scopo precipuo è quello di rendere più semplice e rapido l’adempimento degli oneri burocratici connessi a una determinata attività, nel caso della semplificazione normativa l’obiettivo è quello di garantire la certezza del diritto. Quest’ultima, tanto quanto la facilità di svolgimento delle pratiche burocratiche (tema più frequentemente oggetto di analisi e di denuncia) è essenziale perché i cittadini e le imprese possano occuparsi dei loro affari, anziché spendere tempo e risorse dietro gli adempimenti burocratici e legislativi. Adempiere agli obblighi di legge per i settori della privacy, dell’ambiente, della sicurezza, del paesaggio, del lavoro e della previdenza costa alle piccole e medie imprese italiane circa 16,2 miliardi di euro, una cifra pari al 4,6 per cento del prodotto interno lordo. Come si può ridurre questo enorme peso che grava sulle spalle delle imprese italiane (e, attraverso di esse, sui lavoratori e sui consumatori)? Non solo semplificando questo o quell’atto regolatorio, ma riformando il processo normativo in sé, affinché esso sia sufficientemente snello e trasparente e facendo in modo che la “legge” non sia necessariamente l’unico output possibile dell’intervento pubblico.

Un ambito in cui queste considerazioni appaiono quanto mai pregnanti è il diritto del lavoro, oggetto del secondo capitolo della ricerca, curato da Fabiana Alias.
Lo strumento legislativo, a causa del suo carattere rigido, si è dimostrato poco capace di adeguarsi alle continue evoluzioni del mercato del lavoro: troppo spesso abbiamo assistito alla continua emanazione di nuove regole dalla natura transitoria o “riparatoria”, volte ad affrontare situazioni contingenti e congiunturali. Ne è storicamente scaturito un quadro farraginoso e confuso, privo di sistematicità e arduo da rispettare. La soluzione, allora, sta nella costruzione di un impianto flessibile capace di adeguarsi dinamicamente ai cambiamenti dell’economia: meno leggi e maggiore affidamento all’autonomia delle parti sociali e, quando possibile, dei singoli interessati.

Un’uguale esigenza di semplificazione è quanto necessario al rapporto tra le imprese e il fisco, indagato nel quarto capitolo del volume da Andrea Giuricin. La tassazione italiana è elevata, ma è soprattutto complicata, per l’elevato numero di pagamenti e per la difficoltà di adempimento degli obblighi cui essa chiama il contribuente. Questo si traduce, ovviamente, in un aggravio di costi per le imprese italiane, fardello che si somma alle tasse stesse, già estremamente salate e anti-competitive.

Una costante del volume è data dal fatto che le riforme auspicate o proposte non hanno alcun costo per le casse dello Stato, cioè per i contribuenti. La riduzione delle tasse trova il suo corrispettivo in una necessaria e opportuna riduzione della spesa pubblica. L’irrobustimento della spesa sociale per gli ammortizzatori sociali e per il contrasto della povertà (tema affrontato nel quinto capitolo da Piercamillo Falasca) andrebbe finanziata con una riduzione della spesa previdenziale, da realizzarsi prevalentemente attraverso l’aumento dell’età effettiva di pensionamento. Il terzo capitolo, curato da Luigi Ceffalo, sottolinea la necessità di una maggiore liberalizzazione nel comparto dei trasporti (si pensi alla questione aeroportuale, ad esempio) e in ambito infrastrutturale.

Si parla di liberalizzazioni, ma si parla soprattutto di un nuovo modo di intendere le funzioni pubbliche: per esempio, si sottolinea l’importanza della formula del project financingnello sviluppo infrastrutturale del Paese e nell’implementazione di nuove procedure di affidamento delle concessioni delle grandi reti infrastrutturali; nel quinto capitolo, si suggerisce l’ipotesi di un graduale e parziale opting-out dalla pensione pubblica, in favore della previdenza privata complementare; nel secondo capitolo, s’immagina un nuovo modello competitivo di rappresentanza dei lavoratori. Il comune denominatore, è la presenza di genuine e virtuose dinamiche di mercato nell’esercizio di funzioni pubbliche (che restano tali).

Il catalogo di proposte e soluzioni presentato nelle pagine che seguono non è affatto in controtendenza, rispetto ai più positivi cambiamenti fatti registrare in Italia negli ultimi anni. Come ha ricordato recentemente il Governatore della Banca d’Italia, quanto a riforme «non partiamo da zero». Eppure, intatta resta l’esigenza di ammodernamento di tante istituzioni cruciali, per riprendere il cammino della crescita in questo Paese. Di qui, il tentativo di questo volume di rappresentare un breviario di piccole rivoluzioni possibili – suggestioni e confronti con esperienze altrui, si è detto, più che ricette dettagliate – per un Paese che voglia investire sulla crisi, piuttosto che vederla passare invano.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Un breviario di piccole rivoluzioni possibili”

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    …. per fortuna ci son questi giovani!

  2. Antonluca Cuoco ha detto:

    caro pier…tra le riforme possibili – e qui c’è 1 ottima lista “della spesa” da sottoscrivere – quella della giustizia non va tenuta fuori…e qualcuno dica al “caro amico gianfranco” che fare il pompiere e smarcarsi su questo è 1 “fesseria bislacca” :)

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