Sull’omofobia il Pdl segua il Ppe, non si attardi su posizioni di retroguardia

Rispetto al disegno di legge della collega Concia, nel Pdl hanno finito per prevalere motivazioni giuridicamente contraddittorie e politicamente sbagliate. E’ contraddittorio sostenere che l’estensione agli omosessuali delle stesse protezioni “anti-discriminatorie” previste per ragioni etniche, religiose, e nazionali sarebbe incostituzionale (perché allora ogni norma anti-discriminatoria lo sarebbe).

E’ politicamente sbagliato sottovalutare la portata dei pericoli che incombono su gay, lesbiche e transessuali,  visto che il dilagare della violenza, da una parte, e della discriminazione dall’altra oggi non trovano argine alcuno, neppure in una cultura civile condivisa.

Il Pdl anche sui temi della discriminazione fondata sull’orientamento sessuale dovrebbe serenamente accettare la posizione prevalente nel PPE, anziché tentare di resistere su posizioni di retroguardia che sarebbero incomprensibili per i nostri colleghi spagnoli, inglesi, francesi e tedeschi, oltre che per una parte maggioritaria del nostro elettorato.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

10 Responses to “Sull’omofobia il Pdl segua il Ppe, non si attardi su posizioni di retroguardia”

  1. Fabio Pazzini ha detto:

    Caro Della Vedova, ma al di là dell’adesione al PPE, alla quale ti richiami costantemente, quali sono le iniziative del PDL che condividi? Perchè se è ovvio che in partito del quasi 40% le posizioni siano variegate, dovrebbe essere altrettanto ovvio che qualcosa in comune questo quasi 40% deve avere

  2. Gabbiano ha detto:

    quindi compiere un atto di violenza contro un gay sarebbe peggio che commetterlo verso, che so, una donna, un anziano… in quanto tale?
    e poi? quando qualcuno griderà alla discriminazione “gay” per ottenere qualcosa in più? sarà DOVEROSO concederglielo per non rischiare un reato? mah

  3. AD ha detto:

    Mi spiega perchè, se io maschio eterosessuale esco di casa e vengo aggredito dovrei aver meno protezione di un maschio gay a parità di botte prese?

  4. Riccardo Dinucci ha detto:

    Caro Della Vedova
    la domanda da farsi riprende in parte quella del buon amico Pazzini, quale ragione, oltre a quella di garantirsi una presenza parlamentare, permette ai riformatori liberali di partecipare al progetto politico del PdL?
    perchè se in lontani tempi abbiamo sentito chiedere a d’Alema di dire qualcosa di sinistra oggi non osiamo più chiedere a Berlusconi di dire qualcosa di liberale.
    la speranza è che si possa sentire Della Vedova dire qualcosa di liberale, ed agire in conseguenza.

  5. alex ha detto:

    Benedetto benedetto, l’ideologia liberale le fa velo. Guardi le cose come sono. Oltre alle motivazioni portate negli altri commenti non esiste nessun aumento delle violenze contro i gay. Tutt’altro. Rifletta un attimo, è stato più accettato Vladimir Luxuria che le scappatelle del premier, il suo premier.

  6. Euro Perozzi ha detto:

    Mah, a me il tutto appare un po’ surreale: mi appare chiaro che tutta la legge nasce dall’impossibilità di affrontare i problemi seri della società: lo stato civile dei cittadini che per scelta vivono secondo canoni diversi da quelli istituzionalizzati. Le violenze ai gay possono benissimo essere fortemente represse con le leggi vigenti si tratta solo di volerlo. Un giudice se volesse potrebbe benissimo mettere l’aggravante dei “motivi abbietti”. In realtà se andiamo a fondo troviamo poi il totale degrado (etimologicamente corruzione ndr) della casta giudicante che non fa più nulla a cui non abbia un qualche tipo di tornaconto.
    Insomma “tutto si tiene”. Ma come ne usciamo senza un qualche tipo di rottura?

  7. Lontana ha detto:

    Senta Onorevole Della Vedova, se anche fosse che il PDL si ispira al PPE, non ci sarebbe niente di male, se non che a lei non piace. Ce ne facciamo una ragione se ci tradisce ed emigra dall’altra sponda.
    Nel frattempo, le obiezioni sollevate da Gabbiano hanno tutta la mia approvazione.
    Non introduciamo per favore, anche in Italia, la discriminazione positiva, ne so qualcosa io..

  8. Vito Schepisi ha detto:

    Ma una legge che finisce con introdurre un reato di opinione è liberale? L’ipocrisia di questa questione sta nel fine reale che si staglia sul fondo. Un reato pur senza aggravante è sempre un reato. Se si aggredisce una persona (giovane, anziano, gay, religioso, politico)è sempre un reato. L’aggravante giuridico non costituisce impedimento: è solo un di più relativo alla pena. Ma circoscrivere a parte una fascia di cittadini (omosessuali) per i quali il reato vale di più mi sembra una discriminazione. Diverso è dire che le aggravanti comprendono una schiera più larga di cittadini che per le loro opinioni, i loro sentimenti, le loro condizioni, ovvero per fattori di degrado civile (bambini) subiscono violenza. Si vorrebbe capire bene qual’è lo spirito vero della legge. La Binetti dice che non voterà mai una legge che stabilisca un nuovo reato di opinione. Non sono mai stato d’accordo su niente con La Binetti, ma questa volta forse ha ragione. Ho paura che si voglia introdurre il reato di omofobia inteso come reato di pensiero. Se io provassi fastidio per la presenza di un omosessuale, se per le manifestazioni di folkrore e per gli eccessi da me considerati di cattivo gusto, verrei accusato d’essere omofobo…e se lo dicessi pubblicamente correrei il pericolo di denuncia per dimiscrinazione omofoba. E questo da liberale non mi sta bene.

  9. Silvana Bononcini ha detto:

    Concordo con Benedetto!

  10. Roberto Guarino ha detto:

    E’ davvero terribile leggere commenti così poco informati. In primo luogo, prevedere un’aggravante per reati dolosi commessi «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato» non vuol dire prevedere un reato di opinione, ma semplicemente applicare una pena un po’ più alta a chi, ad esempio, malmena uno soltanto per il suo orientamento sessuale.
    Il nostro ordinamento prevede ad esempio (art.. 1 DL. 625/79), un’aggravante per tutti i reati dolosi di aver commesso il fatto per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.
    L’art. 3 della Legge n. 205 del 25-6-1993) una circostanza aggravante “per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà”.
    Come si vede oggi se uno aggredisce una persona di colore per il colore della sua pelle si vede applicare l’aggravante, se aggredisce una persona omosessuale per il suo orientamento sessuale non incorre in aggravante.
    In realtà, la pregiudiziale di costituzionalità votata dal Parlamento è basata su un macroscopico errore lessicale.
    Secondo la mozione votata a maggioranza ” l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc.”.
    Secondo il nostro Parlamento “orientamento sessuale” sarebbe termine estremamente generico in quanto può indicare fenomeni specifici come l’omosessualità oppure, più in generale, ogni ‘tendenza sessuale’ comprendendo anche incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, masochismo e qualsiasi altro genere di scelta sessuale, che nulla ha a che vedere con l’omosessualità.
    In realtà, l’espressione “orientamento sessuale” ha un significato univoco: “sexual orientation refers to an enduring pattern of emotional, romantic, and/or sexual attractions to men, women, or both sexes” (American Psychological Association).
    Ne consegue la definizione orientamento sessuale descrive la direzione della sessualità di un individuo (detta anche tendenza sessuale), indipendentemente dal genere a cui tale individuo appartiene. Nel linguaggio comune si parla di orientamento eterosessuale, bisessuale (bisex), ed omosessuale (lesbico, gay).
    Zoofilia, incesto, pedofilia ecc. non sono orientamenti sessuali, bensì parafilie, ovverosia veri e propri disturbi comportamentali.

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