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Ma se fosse soltanto una chimera?

– di Benedetto Della Vedova Dal Secolo D’Italia di mercoledì 14 ottobre-

Uno dei perni attorno a cui ruota la discussione politica italiana è senz’altro quello del “voto cattolico”. Negli ultimi tre lustri, più ancora che nel passato. Il venir meno dell’unità politica dei cattolici ha reso forse quello cattolico un voto più contendibile? E l’ha reso “più cattolico” cioè più legato ad istanze etico-religiose e meno rispondente ad una valutazione più complessivamente politica dei programmi di governo? E ancora: dopo la fine della prima Repubblica, il voto cattolico corrisponde ancora, elettoralmente, ad un “blocco cattolico”, oppure si distribuisce secondo uno schema più simile a quello dell’elettorato complessivo?

Sono domande importanti a cui occorrerebbe rispondere guardando alla realtà delle preferenze di voto e non alla loro rappresentazione di comodo.

In molti esponenti del Pdl sembra essersi radicata la convinzione che quella cattolica sia la vera costituency del partito, a cui rendere conto nell’attività legislativa:   nella difesa della famiglia contro le coppie di fatto e omosessuali; nella difesa della vita contro l’aborto farmacologico e contro una disciplina del fine vita che lasci spazio alla volontà dei pazienti; nella difesa pregiudiziale degli stessi residui confessionali della disciplina neo-concordataria (si pensi alla recente polemica sugli insegnanti di religione).

Su molti temi sensibili, le posizioni del Pdl sembrano volte prima di tutto a rispondere ai richiami prevalenti nelle gerarchie cattoliche. Tranne che sull’immigrazione, ca va sans dire, dove pure molti   hanno tentato di giustificare la divergenza in modo “cattolico”, nel segno della difesa della natura etnico-religiosa dell’identità nazionale, contro i pericoli della società multietnica e multireligiosa.

Ma come votano i cattolici italiani? Ebbene, le indagini scientifiche confermano l’opinione che – penso – possa maturare chiunque abbia una vera dimestichezza con i variegati ambienti cattolici: votano per tutti i partiti in una proporzione che non si differenzia in modo così rilevante da quella dell’elettorato considerato nel suo complesso.

Nelle scorse settimane l’Ipsos di Nando Pagnoncelli ha realizzato uno studio approfondito su “I cattolici dopo le elezioni del 2009” per conto dell’associazione “Persone e reti”, animata dal parlamentare del Pd ed ex presidente delle Acli Luigi Bobba.

I praticanti impegnati, cioè quanti frequentano regolarmente le funzioni religiose e svolgono attività nelle parrocchie, sono poco meno del 12 per cento degli elettori italiani, a cui si aggiungono un 21 per cento di praticanti non impegnati.

Consideriamo il voto dei cattolici assidui, la somma delle due categorie appena richiamate, cioè circa un terzo dell’elettorato. Partiamo dal dato di una lista con peso elettorale minore, ma assai significativa per ciò di cui stiamo trattando, quella radicale. Chi conosce Pannella sa quanto sia articolata la sua cultura politica anche attorno a questioni che investono la sfera religiosa: nondimento egli si presenta e soprattutto è presentato come l’epigono della cultura più radicalmente laicista e “anti-cattolica”: ebbene, secondo le rilevazioni Ipsos, 1,4 per cento dei cattolici assidui e impegnati in modo militante hanno votato radicale (il cui dato nazionale è 2,4 per cento). Ragionando nella logica opposta, il partito della Lega (che sembra “etnicamente” schierato su posizioni cattoliche e che, con l’UDC, è l’unico dell’intero panorama politico italiano a non subire divisioni “di coscienza”) è scelto dai cattolici in misura inferiore al suo dato elettorale complessivo (9,2 per cento contro il 10,2 per cento).

Guardando ai partiti maggiori, rispetto ai dati dell’elettorato complessivo, la componente cattolica è un po’ sovrarappresentata nel Pdl (41,2 contro 35,3) e un po’ sottorappresentata nel PD (22,6 contro 26,1), ma è assai difficile concludere che questo “vantaggio” sia determinato dall’allineamento con le posizioni espresse dalle gerarchie ecclesiastiche.

Mi pare quindi evidente che i cattolici non sono un “blocco” e non sono un elettorato mono-tematico. La fede religiosa e la frequenza del culto non sono gli elementi più forti di caratterizzazione elettorale e presumibilmente continuano a prevalere, anche nel voto dei cattolici, motivazioni socio-economiche piuttosto che etico-culturale. Basti pensare che circa la metà dei cattolici assidui giudica insufficiente le politiche pro-family del governo e che i cattolici impegnati (in parrocchia o nelle organizzazioni ecclesiali) esprimono un giudizio ancora più severo. Su questo fronte, fino ad oggi, non è mancato l’impegno “contro” le famiglie di fatto o omosessuali, ma quello “a favore” di misure fiscali e sociali più robuste.

Chi nel Pdl volesse continuare a inseguire prioritariamente la chimera del voto cattolico, finirebbe per perseguire un disegno di elite, anzi, di alleanza tra elite: da una parte quella politico-partitica, dall’altro quella di una parte delle gerarchie ecclesiastiche. Con il rischio concreto di scontentare nel lungo periodo la parte maggioritaria dell’elettorato del Pdl.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

4 Responses to “Ma se fosse soltanto una chimera?”

  1. stranamore ha detto:

    Penso che le questioni etiche a cui la Chiesa è interessata non spostino molti voti. Le questioni su cui si vincono le elezioni sono quelle fiscali e economiche: magari è una visione un po’ cinica ma, penso, realistica. Tuttavia non si può negare che la Santa Sede si trovi qui in Italia e non penso si possa negare che molti vedono in questa presenza un fattore positivo, un elemento culturale di identità. Perciò pregiudicare i rapporti col vaticano non so se elettoralmente sia molto salutare, sia per l’uno che per l’altro schieramento. In altre parole il voto cattolico sarà pure una chimera, però inimicarsi a testa bassa la Chiesa in nome dell’identità laica credo che non faccia certo bene. Probabilmente per risolvere le questioni etiche sarebbe meglio trovare un modo di convivere con Oltretevere. In fondo forse il compromesso conviene a tutti, anche alla Chiesa. Certo magari questo finora è stato impossibile. E quindi capisco anche la frustrazione di alcuni. Comunque la mia è solo un’opinione di una persona che è abbastanza estranea a questi temi.

  2. Silvana Bononcini ha detto:

    Se oltretevere…

    Sempre bravo Onorevole!

  3. bagnascus ha detto:

    Tutto vero ma io chiedo : le lacerazioni che continuamente si presentano nel mondo politico tra i cossidetti “laici” e i cossidetti cattolici tutto le volte che si affrontano i temi “etici” sono sentite come tali anche da parte dell’elettorato ? e su questi temi etici l’elettorato come si divide ? NOn e che questi temi etici così presenti nel mondo politico siano in definitiva anche poco sentiti dall’elettorato stesso e che quindi facciano parte del “teatrino” della politica ?

  4. iulbrinner ha detto:

    Questa analisi mi sembra, sinceramente, sbagliata. Il problema non è se sia opportuno inseguire il voto cattolico oppure no; il problema più rilevante è stabilire, una volta per tutte, se la cultura cattolica – prevalente, nel nostro Paese – abbia la medesima dignità di tutte le altre istanze culturali o no.
    Farne un problema di semplice strategia elettoralistica mi sembra un atto di miopia.

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