– In Italia c’è un settore tanto evocato quanto poco considerato, nonostante la sua importanza per l’economia: il turismo. Da parte dei soli turisti stranieri giungono oltre 40 miliardi di euro l’anno e impiega alcuni milioni di persone.
Lo scorso 7 ottobre si è tenuto a Milano il BizTravelForum, nel quale si sono affrontate le problematiche e le opportunità del settore e al quale ha partecipato anche il ministro Michela Vittoria Brambilla. Sono state dette cose importanti e certamente non sarà facile far seguire le azioni.

Le problematiche del settore turistico in Italia sono molte e di diversa natura.
Il nostro paese soffre di una frammentazione dell’offerta e per troppi anni non è stato in grado di attrarre le grandi catene alberghiere straniere, capaci di investire per sviluppare l’offerta. Sebbene alcuni gruppi abbiano inziato ad investire, la situazione complessiva soffre comunque di una carenza di competitività strutturale.
La bassa capacità di attrazione dei capitali stranieri riguarda l’intera economia ed è dovuta a molteplici cause. Sicuramente la tassazione elevata è un elemento di disincentivo, ma anche la gravosa burocrazia e una legislazione del lavoro troppo complicata scoraggiano gli investitori esteri.
Questa debolezza italiana è stata “certificata” anche dal World Economic Forum, che nel suo rapporto annuale “Travel & Tourism Competitiviness Report 2009” ha posto il Belpaese al ventottesimo posto, dietro non solo ai maggiori competitor come Spagna e Francia, ma anche ad alcuni paesi nordici come Estonia o Finlandia.
Per troppi anni in Italia ci si è cullati nel mito che il solo fatto di avere gran parte del patrimonio culturale del mondo fosse sufficiente a fare turismo. Non è così e nel giro di alcuni decenni, da paese leader del turismo l’Italia è ormai stata superata da Francia, Stati Uniti, Spagna e Cina.

Nel 2008 il paese transalpino ha accolto quasi 80 milioni di turisti stranieri contro i 42,7 milioni dell’Italia. La Cina ci ha ormai distanziato con oltre 53 milioni di visite. Analizzando il dato delle entrate legate ai turisti stranieri, la situazione migliora di poco: l’Italia si situa in quarta posizione dietro a Stati Uniti, Spagna e Francia.
Siamo ancora nella top five delle destinazioni mondiali e il sogno di una vacanza in Italia è ancora forte in tutti i paesi del mondo, ma sono da prendere alcune misure per cercare di non perdere ulteriore terreno.
In primo luogo bisogna tenere in considerazione quali mercati si stanno sviluppando maggiormente; Cina ed India diventeranno due paesi leader in ambito turistico e sarà necessario comprendere le esigenze di questi nuovi turisti al fine di “invitarli” in Italia. Attualmente, infatti, molti cinesi vengono in Europa, ma nel loro tour non transitano per l’Italia.
Questo succede perché non abbiamo avuto la capacità di promuovere il nostro paese all’estero in maniera univoca e forte, anche a causa dell’assenza di grandi Tour Operator, altro punto di debolezza (d’altronde, il “nanismo” è caratteristica italiana, a torto osannata).

Una proposta interessante potrebbe essere l’abassamento dell’IVA nel settore turistico, come peraltro previsto dal programma elettorale del Pdl. Basti ricordare, a sostegno di questa misura, che in Spagna l’IVA è all’8 per cento ed in Francia al 5 per cento.
Ridurre al livello francese l’IVA costerebbe alle casse pubbliche italiane circa 500 milioni di euro l’anno, senza però contare l’effetto benefico sul gettito che l’incremento della spesa turistica apporterebbe. Vi sarebbe inoltre un impatto molto forte sull’intero settore e si potrebbero creare alcune migliaia di posti di lavoro.

Un’azione importante che il Ministro del Turismo sta compiendo è quella di creare un database del settore turistico, senza il quale non è possibile analizzare in maniera completa le problematiche del Paese. Si dovrebbe replicare l’esperienza spagnola dell’Instituto de Estudios Turisticos, che raccoglie tutti i dati riguardanti il turismo e il trasporto. In questo modo si potrebbero avere numeri aggiornati sul settore e si riuscirebbe a comprendere l’effettivo impatto delle misure adottate.
Vincere la sfida del rilancio del turismo è un obiettivo focale per l’economia italiana: se pensiamo che in Grecia il settore vale il 18 per cento del Pil ed in Italia appena l’11, ci rendiamo conto che il viaggio italiano è appena cominciato.