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Bersani sogna di andare avanti tornando indietro

E’ possibile che il PD giunga alle primarie dividendosi innanzitutto sulle primarie.  Una larga parte del PD ritiene che il modello “veltroniano” sia alla base dell’insuccesso e del collasso elettorale del partito. Bersani giudica troppo ambiziosa l’idea di divenire un country party maggioritario e troppo astratta quella di integrare modelli di partecipazione politica interna (gli iscritti) ed esterna (gli elettori). Comprensibilmente, la stucchevole retorica “partecipazionista” ha stancato buona parte della classe dirigente e dei militanti di un partito che, quanto più si apre alla società, tanto più sembra condannato a perdere voti.

Occorrerebbe però chiedersi se il PD sia un’azienda politica fallimentare, oppure se sia una newco innovativa, ancora gravata dai debiti delle bad company che è stata frettolosamente chiamata a rimpiazzare.  Occorre cioè chiedersi se il “rosso” l’ha fatto Veltroni, oppure se ha semplicemente iniziato a pagarlo, come dovrà continuare a fare chiunque vincerà le prossime primarie.

Il Pd deve fare i conti con un cumulo di macerie storiche, politiche e ideologiche di dimensioni ragguardevoli. Fino al 2008 la sinistra italiana era di un ciclo politico indietro rispetto a quella post-socialista europea e democratica americana.  Ha quasi interamente saltato la stagione blairiana e clintoniana (non che la convegnistica di sinistra non ne abbia trattato, è sul piano delle policy che quella stagione è rimasta per la gran parte “straniera”).  Solo gli illusi possono sostenere che, essendosi nel frattempo concluso quel ciclo politico, il ritardo non costituisce per la sinistra un “debito formativo” da colmare, ma un titolo di merito da rivendicare.

Nondimeno, guardando alla sinistra europea, la situazione del PD non ci sembra la peggiore o la meno promettente. E ci pare che il PD sia, sul piano dell’offerta politica, incommensurabilmente migliore di quella “sinistra di governo” rissosa e inconcludente che per due volte ha portato Prodi a Palazzo Chigi e per due volte ha dimostrato di non essere capace di governare nulla: né il Paese, né se stessa. Il programma del PD di Veltroni era decisamente più avanzato di quello dell’Unione e la sconfitta elettorale del 2008 non dimostra affatto il contrario.

Bersani potrebbe rispondere che il tasso di riformismo del PD non dipende dal tasso di “americanismo” del suo assetto politico e statutario. Il PD in teoria potrebbe proseguire sulla strada della (propria) modernizzazione politica anche adottando un modello di partito più tradizionale e muovendosi in una logica di coalizione? Non ne siamo così sicuri. Anzi, scommetteremmo sul contrario.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “Bersani sogna di andare avanti tornando indietro”

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    Non credevo che Bersani facesse il gambero!

  2. Giordano Masini ha detto:

    Bersani è quello che ha fatto la cosiddetta “lenzuolata di liberalizzazioni” quando era al governo. Quello che aveva fatto incazzare tassinari, farmacisti, benzinai, liberi professionisti…
    Basterebbe questo a rendermelo decisamente gradito. Avevo accolto quel decreto con applausi a scena aperta. Uno che qualche riforma al suo attivo ce l’ha, e per essere un ex membro del governo di Prodi è tutto dire.
    Se non che oggi ci informa che bisogna riparlare di alleanze. Cosa? Alleanze? Si, alleanze.
    Con chi? Con Casini? Quello che si può fregiare del merito di avere reso migliore, con la sua semplice assenza, l’attuale governo di Berlusconi rispetto agli altri due di cui aveva fatto parte?
    Oppure crede che gli italiani abbiano voglia di rispedire al governo i vari Diliberti e Pecorari? L’esperienza dovrebbe insegnare qualcosa, e Bersani dovrebbe ricordare di avere scritto il decreto sulle liberalizzazioni di nascosto, e di averlo presentato a sorpresa, per evitare che i suoi alleati glielo segassero.
    Da soli non si vince, dice. Ma in compagnia non si governa, e nessuno meglio di lui dovrebbe saperlo.
    Io penso che le ragioni che hanno spinto Veltroni a disegnare un partito a vocazione maggioritaria non siano tramontatate, anzi. Veltroni non ha perso perché era Veltroni. Veltroni ha perso perché prima di lui c’è stato Prodi. Punto.
    Ma credo onestamente che Franceschini sia la persona meno in grado di portare avanti un progetto del genere. E’ arrivato alla candidatura come espressione di troppe anime, troppe correnti. Se il PD di Bersani guarda al PCI, quello di Franceschini sarebbe troppo democristiano.

    Poi c’è Ignazio Marino. Cito dalla convenzione di ieri:
    “Dobbiamo dire senza esitare che ancora oggi in Italia la cultura del merito fa paura! Nessuno lo ammette ma molti lo considerano un elemento che destabilizza poiché permette a chiunque di realizzare le proprie aspirazioni, di rischiare, di scom…mettere su se stesso. E’ la condizione che permette la libertà!”
    “Siamo qui a parlare delle difficoltà dei giovani, della precarietà, ma nessuno ricorda un’anomalia tutta italiana: da noi più si invecchia più si guadagna. E’ una retta sempre crescente. In tutti gli altri paesi europei e occidentali, invece, il reddito è rappresentato da una curva, sale velocemente nei primi… anni di lavoro, raggiunge il picco in età adulta, e poi cala progressivamente andando verso la pensione. La curva segue quindi la naturale produttività della vita”.
    Tempo fa, in una intervista, aveva dichiarato:”Sosteniamo che bisogna pagare tutti le tasse, per pagarne meno. Quando però durante il governo Prodi abbiamo raccolto miliardi dalla lotta all’evasione fiscale, invece che destinare quelle risorse al taglio delle tasse le abbiamo aumentate, per poi passare mesi a fare ipotesi sul “tesoretto”. “Pagare tutti, pagare meno” significa contrastare l’evasione fiscale e investire nel taglio delle tasse ogni euro ricavato. Altro punto: taglio degli sprechi e delle rendite di posizione, che sono una vera zavorra. Se poi per ridurre il costo del lavoro e assicurare un valido sistema di welfare dovesse servire un piccolo sacrificio, sono convinto che qualsiasi padre accetterebbe di lavorare un paio d’anni in più, pur di garantire a suo figlio una pensione dignitosa per la sua vita d’anziano”.

    Se le parole hanno un significato, direi che queste meritano un po’ di considerazione anche su queste pagine, ricordando poi che le primarie sono aperte a tutti.

    Giordano Masini

  3. jetset ha detto:

    Ma figuriamoci se la gente che ha gli zingari fuori dalla porta, le bollette dell’elettricità raddoppiate perché arriva dalla Francia, periferie degradate, la crisi economica che mina il posto di lavoro e mille altri problemi sta a masturbarsi con il country pary, il patecipazionsimo e la newco innovativa.

    Ecco perché la gente vota Lega: essa parla in modo comprensibile e soprattutto governa con efficienza tangibile sul territorio.

  4. jetset ha detto:

    Errata corrige: Party, non pary

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