– In uno degli episodi che compongono il film rumeno “Racconti dell’età dell’oro”, si vede un gruppo di personaggi, più o meno altolocati nella gerarchia della dittatura comunista di Ceausescu, seduti ognuno sul seggiolino di una giostra, lasciarsi trascinare in aria per tutta la notte.

Reagiscono così a una notizia: una visita governativa in un paesino della campagna rumena – per i cui preparativi tutto il paese si era affaticato da giorni ripulendo le strade dissestate, allestendo stand gastronomici, procurandosi piccioni addestrati, e chissà in quanti altri modi – quella visita, per ragioni imperscrutabili, è stata annullata.
Per tanti, nel paese, sarà  stata una delusione. Ma per quel gruppo di altolocati è anche un sollievo. Almeno per una notte sono liberi dai diktat di quel potere centrale che impone precetti tanto rigidi quanto ridicoli (come: niente bambini con le orecchie a sventola nel corteo destinato ad accogliere il delegato del governo!). Un potere di cui essi sono vittime, rispetto ai propri superiori; ma di cui sono anche carnefici rispetto ai propri sottoposti.
Schiamazzare sulla giostra è quel che si dice una forma di regressione, liberatoria.

Ma attenzione: in un contesto così autoritario, anche il divertimento può diventare un obbligo, e il sindaco del paese che soffre di cuore, è costretto dai superiori a salire sul suo seggiolino, a rischio di prendersi un infarto.
E quasi a dar corpo a una vendetta contro tutti loro, il motore della giostra, per un guasto, non si spegne; e loro devono girare fino a che non si esaurisce il carburante.

E’ soltanto un frammento dei “Racconti dell’età dell’oro”, ma che può dare un’impressione dell’insieme.
Anzitutto del registro satirico che impronta una buona metà del film; del bersaglio della satira, che sono gli uomini della nomenklatura di Ceausescu e dei sistemi di repressione e di censura che praticano (uno degli episodi più divertenti del film riguarda i ritocchi alle fotografie del dittatore, che vengono imposti alla stampa). E poi del fatto che gli episodi del film non sono del tutto realistici; c’è sempre una certa esasperazione paradossale.
L’uso del paradosso è un tratto tipico di ogni satira; ma in questo film ha, in più, una ragione particolare.
Ogni episodio infatti corrisponde a una leggenda metropolitana dell’epoca di Ceausescu, e in particolare degli anni Ottanta; a uno di quei racconti, cioè, spacciati per veri, tramandati a voce, nei quali poteva trapelare il dissenso contro il regime. (E nell’immagine dei potenti che schiamazzano sulla giostra, viene fuori quanto malumore, quanto scetticismo, e forse anche quanto disprezzo si potessero accumulare contro le autorità costituite).

Dunque: la satira occupa una buona metà del film. L’altra metà, più umoristica che satirica, tratta il problema della penuria di cibo. Alcuni generi alimentari, come le uova, sono razionati. E certi lavoratori – come il trasportatore di pollame o il poliziotto – sono immaginati in queste leggende, come quelli che, violando un sistema di regole molto rigide,  riescono a procurarsi e magari a vendere clandestinamente, quantità di cibo proibite.
In questi casi, il disprezzo cede a uno sfottò più indulgente. La scarsità di cibo doveva essere sofferta dalla maggioranza delle persone; e doveva sembrare ammissibile che ognuno cercasse di arrangiarsi come poteva.

“I racconti dell’età dell’oro” è un film fatto deliberatamente di personaggi e di situazioni convenzionali. Che appartengono a un repertorio poco conosciuto dagli spettatori italiani. Ma che hanno, del clichè, la netta incisione dei tratti; la mancanza di quelle ambiguità, di quelle imperfezioni, di quelle sfumature che sono proprie dei personaggi o delle situazioni date come realistiche. Ma il film, per l’appunto, non racconta realtà ma leggende, prodotti dell’immaginario collettivo.

Il film ha cinque registi, Ioana Maria Uricaru, Hanno Hofer, Constantin Popescu, Razvan Marculescu. Ma l’ideatore, l’architetto del film, quello che ha sceneggiato e supervisionato tutti gli episodi, è Christian Mungiu, che almeno i cinefili ricorderanno per un film di un paio d’anni fa, che ha ottenuto un successo internazionale: “4 mesi, tre settimane e due giorni”: un film drammatico, che raccontava, nei modi di un thriller, il dramma dell’aborto clandestino nella Romania di Ceausescu.

Mungiu sembra essersi dato il dovere di raccontare una realtà finora invisibile, e cioè appunto la società rumena sotto la dittatura.
Ma i “Racconti dell’età dell’oro”, citando un’espressione di Truffaut, è anche un film in cui si sente a ogni inquadratura l’amore per il cinema e il piacere di farlo.

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