Non sprechiamo il genio dei Nobel che hanno inventato il futuro

– La scienza ci aiuta a risolvere problemi, quelli legati alla nostra comprensione dell’universo e di noi stessi e di conseguenza anche quelli legati a quello che noi definiamo progresso, che è poi la nostra sopravvivenza. Boyle, Smith e Kao sono tre scienziati che hanno contribuito a rendere migliore il modo in cui viviamo, produciamo, ci relazioniamo, in altre parole come evolviamo. I primi due, quando erano ricercatori di AT&T (e questo è un messaggio per le nostre imprese!) hanno sviluppato un semiconduttore in grado di replicare un’immagine: la macchina fotografica digitale che oggi ci permette di memorizzare ogni istante delle nostre esistenze, moltiplicarlo o elaborarlo a nostro piacimento. Kao, progettando la prima fibra ottica ultra pura, ha contribuito a trasformare drasticamente la nostra presenza su questo pianeta.

La fibra ottica è il cuore della così detta “banda larga”, quella tecnologia che non ci permette solo di navigare in Internet, ma di trasferire quantità sempre maggiori di contenuti, di lavorare da casa evitando di congestionare le nostre città o di supportare operazioni in telemedicina. La banda larga è l’infrastruttura su cui si sosterrà l’imminente rivoluzione del “cloud computing” che renderà obsoleti i computer così come li conosciamo e darà vita ad una nuova generazione di dispositivi mobili, di software e ad un modo originale di operare, ancora quasi tutto da scoprire.

L’Italia resta indietro, è un paese cablato per metà, con poche eccellenze e il solito diffuso sottosviluppo. Dobbiamo cablare se vogliamo crescere economicamente, ma dobbiamo farlo con lucida razionalità; dobbiamo creare infrastrutture dove far correre i contenuti portandoli dove la banda larga, per ovvie ragioni di mercato, non può arrivare. Dobbiamo incentivare gli investimenti, garantendoli attraverso politiche che permettano agli operatori di gestire le reti intelligenti di nuova generazione che ci consentiranno di veicolare i così detti contenuti del futuro. Fino ad oggi non si è fatto quasi nulla, per ignavia politica e perchè abbagliati dall’equazione ideologica della gratuità. Più le intelligenze si connettono e si condividono e più possibilità ci sono di sviluppare nuove idee e quindi potenziare i processi di innovazione – questo lo scrissi nell’ormai lontano 1998 e lo confermo oggi. Per connettere le intelligenze è necessario avere le infrastrutture che ci permettono di veicolare l’informazione, ovvero, in altre parole, occorre scavare, interrare cabri in fibra ottica, occorre mantenere e assicurarsi che tutto funzioni al meglio; occorre soprattutto garantire che tutte le informazioni viaggino al sicuro senza il rischio di andare perse o di venire in qualche modo intercettate da malintenzionati.

Un giorno forse vivremo di bit e da essi trarremmo le risorse per il nostro sostentamento; per oggi viviamo ancora di pane e acqua, grazie a chi coltiva e produce. Vogliamo correre veloci, verso il progresso che tutti immaginiamo, verso un mondo senza poveri e ingiustizie, dove tutto è gratis; ma per ora siamo qui, se vogliamo un mondo perfetto – che sappiamo non esserci – dobbiamo investire e fare i conti con la realtà. Il mercato è un luogo di confronto, non di sogni. Kao, Boyle e Smith, non hanno lavorato nel deserto, ma in ambienti favorevoli alla ricerca, attenti agli investimenti, governati da politiche razionali. Un grazie a loro e a chi ha creato le condizioni ideali per il loro lavoro. Un monito a chi, politico o imprenditore o semplice cittadino, scorre distratto la notizia.


Autore: Pietro Paganini

Professore Aggiunto presso la John Cabot University. E’ stato Ricercatore presso la LUMSA di Roma. Ha ricoperto la posizione di Ricercatore e Visiting Lecturer presso la Karlstad University (Svezia). Ha conseguito un Dottorato in Comunicazione e Organizzazioni Complesse. Pietro è board member della European Privacy Association, dell'Istituto Italiano Privacy e di BAIA-Network (Italian chapter). E' co-fondatore e partner di Competere - Geopolitical Management - studio di consulenza con sede a Washington DC. Pietro è stato Vice Presidente dei Giovani Liberale Europei dell'ELDR (LYMEC) dal 2004 al 2008.

One Response to “Non sprechiamo il genio dei Nobel che hanno inventato il futuro”

  1. Paolo ha detto:

    Innovare … è un sogno che dura sin dagli albori dell’Umanità: e’ vero quanto scrivi, occorre investire in infrastrutture e in caopitale umano. Bangalore è “connessa” con il mondo solo grazie alla banda larga e grazie ad essa l’India scala le classifiche dei Paesi che guardano al futuro. Purtroppo in Italia si associa la banda larga solo alle “canzonette o ai film che i ragazzini possono scaricare” mentre si dimentica che la banda larga e’ la strada del futuro, l’infrastruttura che cambia la nostra vita in tutti i suoi momenti sociali e lavorativi… Bamda larga vuol dire migliori servizi epr tutti e in tutti i settori, dal commercio, ai servizi sociali, all sanità, alla cultura, al tursmo, ecc., ecc…. I pionieri avevano il Conestoga Trial, il sentiero che li portava al mitico West… Noi, se non vogliamo perdere “la corsa all’oro tecnologic” dobbiamo convincerci che investire e scavare e necessario evitando NIMBY e ritardi burocratici…. Inoltre occorre permettere un ritorno a chi investe nel settore (eliminiamo la filosofa del “tutto e gratis”) e soprattutto investiamo in idee, in capitale umano, importando talenti dall’estero. Diamo loro l’opportunità di essere il motore delle moderne infrastrutture…

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