La politica “scopre” la terapia del dolore, con colpevole ritardo

– Il 16 settembre è stato approvato alla Camera il testo di un progetto di legge unificato sulle cure palliative e le terapie del dolore. I tempi sono stati straordinariamente brevi: due sedute per ottenere l’unanimità, accordo totale tra opposizione e maggioranza. Se il Senato approverà definitivamente il testo, le cure palliative diventerebbero, almeno in teoria, accessibili per tutti i cittadini, integrando pienamente il concetto del diritto alla salute e le finalità dell’organizzazione sanitaria.

Sono cure palliative l’insieme degli interventi finalizzati al benessere dei malati terminali, che non rispondono a terapie specifiche e vanno accompagnati dignitosamente alla morte. Le terapie del dolore sono, più in generale, quelle applicate alle “forme morbose croniche”, per alleviare e controllare gli stati algici, non solo nei pazienti terminali. L’obiettivo della legge è quello di aiutare i pazienti a difendere il più possibile la qualità della vita residua e di migliorare le condizioni di vita, sia in senso personale sia in senso sociale, di quanti sono affetti da patologie che comportano dolore cronico.

Promuovere il ricorso e l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, segna una svolta evidente, seppure tardiva, nella cultura medica e politica italiana. Fino ad oggi, l’Italia si collocava  al 101° posto al mondo per consumo di morfina, 46 dosi medie quotidiane per milione di abitanti contro le 1.462 della vicinissima Francia e le 6.430 della Danimarca. Preceduta addirittura anche da paesi come l’Eritrea, il Congo e la Cambogia.

Con la nuova legge, per assicurare le cure, che sono inserite nel piano sanitario nazionale come obiettivo prioritario, viene istituito, su base non discrezionale, un sistema omogeneo di reti regionali, costituite dall’insieme delle strutture sanitarie, sia ospedaliere che territoriali, e assistenziali, nonché delle figure professionali, che provvedono all’erogazione delle cure.
La nuova disciplina semplifica inoltre le prescrizione dei medicinali per il trattamento dei pazienti affetti da dolore severo. Non sarà così più necessario da parte del medico utilizzare un ricettario speciale, ma il farmacista conserverà copia o fotocopia della ricetta. Alcuni principi cannabinoidi, che sono importanti per malattie come la Sla, vengono inseriti nell’elenco dei farmaci. Per l’anno 2009 sono stati stanziati 150 milioni. Saranno predisposti corsi di formazione e aggiornamento su tale materia per gli operatori sanitari. Inoltre verrà istituito un Osservatorio nazionale permanente che monitorerà le prescrizioni e l’andamento dell’accesso alla cure su base annuale. Per le regioni inadempienti, il Ministero potrà nominare un commissario ad acta. Quindi, in teoria, tutto bene. E meglio sarà quando il Senato approverà definitivamente il testo di legge.

Poi, occorrerà vedere come sarà applicata una legge che non si limita a colmare “un vuoto legislativo”, come ha detto il viceministro Fazio, ma a capovolgere la pregiudiziale diffidenza verso le terapie antalgiche, che ha per decenni condannato ad un dolore inutile ed evitabile milioni di pazienti. Ad ostacolare in termini culturali le cure palliative e la terapia del dolore hanno concorso, in modo confuso, un proibizionismo ottusamente esteso anche all’uso dei farmaci oppiodi, una “mistica” della sofferenza dolosamente insensibile all’effetto disumanizzante del dolore e un approccio sbrigativamente impersonale alla malattia, intesa come fatto oggettivo, e non anche e soprattutto come stato soggettivo del malato.

Se tutto questo è stato superato sul piano della norma, occorrerà ora capire come sarà superato sul piano della pratica, in cui le abitudini continueranno, presumibilmente, a pesare. Per il momento questa legge ha almeno affermato che anche quando, come si dice, “non c’è più nulla da fare”, può e deve essere fatto ancora tantissimo nell’interesse del paziente.


Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

2 Responses to “La politica “scopre” la terapia del dolore, con colpevole ritardo”

  1. Giuseppe Naimo ha detto:

    Io, se fossi nei parlamentari del PDL, inizierei a chiedermi come si concilia, anche solo concettualmente, questa legge, col DDL Calabrò sul “testamento biologico”. Mah!

  2. Silvana Bononcini ha detto:

    A me preocupa il tempo che ocorrerà tra per vedere applicata questa legge, visto appunto la ” cultura della sofferenza ” e ” l’ignoranza ” di molti medici ” su questo tema!

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