La legge sul fine vita così non va. Parola di bioeticisti, anche (sorpresa) cattolici

Non sono pochi finora ad avere sostenuto che il disegno di legge sul fine vita licenziato dal Senato ha limiti evidenti di forma e di sostanza. Ad esprimersi su di un tema che il caso Englaro ha portato alla ribalta mediatica (e quindi all’attenzione di una politica frettolosa di chiudere la pratica, dando soddisfazione simbolica al cosiddetto “partito della vita”) non sono stati solo gli addetti ai lavori – i partiti, i legislatori, l’esecutivo…- ma anche quanti, per interesse e vocazione professionale, sono costretti a fare quotidianamente i conti con questa “materia sensibile”.

In questo quadro, è  interessante che una critica severa e puntuale sia venuta da un gruppo nutrito di filosofi e di bioeticisti, tra cui spiccano i nomi di alcuni autorevolissimi esponenti di quel pensiero cattolico, a cui pure si dichiarano ossequiosamente debitori i sostenitori del disegno di legge Calabrò.
Il documento, che è stato pubblicato sul blog del C.E.G.A – Centro di Etica Generale ed Applicata dell‘Almo Collegio “Borromeo” di Pavia e che è stato oggi ripreso dal Foglio, merita una lettura attenta e meditata.

Per la pars denstruens, vanno approfonditi i rilievi al testo della proposta. Per la pars construens, vanno (secondo il nostro “interessato” parere) valorizzati i tentativi di delineare una exit strategy, che potrebbe non essere così distante da quella del “disarmo ideologico” proposto da venti parlamentari del Pdl, con un appello pubblicato mercoledì scorso sul Foglio.

Il testo del documento:

I recenti sviluppi delle controversie intorno al “fine vita” e le crescenti difficoltà del legislatore ci inducono a proporre il testo che segue, per continuare un dibattito che contribuisca al varo di una legge equilibrata e rispettosa dei diritti del cittadino.
Il testo sarà presto pubblicato dalla rivista “Paradoxa“.
 Invitiamo tutti quelli che sono al tema interessati, perché intervengano liberamente.

Il “testamento biologico”.
 Quattro premesse di una condivisione possibile.

1) L’accelerazione del dibattito parlamentare su un tema che già nella passata legislatura era stato oggetto di un vivace confronto è avvenuta sull’onda emotiva della vicenda di Eluana Englaro. Il testo votato dal Senato è fortemente segnato e condizionato da questa contingenza. L’art. 1 comma 1 (lettera a) e l’art. 3 comma 1, coerentemente con quanto ci si attende da una legge sul cosiddetto “testamento biologico”, indicano un’eventuale, futura incapacità di intendere e di volere come la condizione in vista della quale il cittadino potrà redigere le sue dichiarazioni anticipate di trattamento. Ma il comma 6 dello stesso art. 3 si riferisce allo stato vegetativo, specificando addirittura che la dichiarazione «assume rilievo nel momento in cui è accertato che il soggetto in stato vegetativo non è più in grado di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario». È del tutto evidente che non esiste una condizione di stato vegetativo nella quale un paziente sia ancora in grado di “comprendere”. Ma anche – e soprattutto – che l’incapacità di intendere e di volere non è in nessun modo sinonimo di stato vegetativo. La prima può riguardare potenzialmente centinaia di migliaia di persone (tipicamente tutti i pazienti in stato avanzato di demenza a causa di malattie come l’Alzheimer). Nel secondo si trovano oggi in Italia non più di tremila persone. Non sappiamo insomma a “chi” si applicherebbe l’intera normativa e un chiarimento su questo punto è preliminare ad ogni serio approfondimento dei suoi singoli aspetti.

2) I conflitti bioetici, proprio perché coinvolgono i modi e il senso del nascere e del morire, hanno conseguenze particolarmente laceranti sui “valori condivisi” più volte richiamati anche dal Capo dello Stato come presupposto e garanzia della convivenza e della solidità delle stesse istituzioni. Per questo è forzata e rischiosa la trasposizione del bipolarismo del sistema politico in un corrispondente bipolarismo bioetico, a sua volta interpretato nei termini della logora contrapposizione fra laici e cattolici. Va respinto ogni tentativo di strumentalizzare ai fini della contesa politica di breve respiro il confronto su temi di questa portata, che ne uscirebbero immiseriti e ostaggio di logiche di potere e di scambio comunque fatali per un serio, credibile impegno sui valori. A maggior ragione quando questo impegno diventa di resistenza alle mode e ai modelli dominanti.

3) Non esiste “il” problema del fine vita, ma un fascio di questioni diversificate e complesse. Non è possibile, di conseguenza, affidarsi ad astratte dichiarazioni di principio sulla disponibilità o indisponibilità della vita. Si tratta, piuttosto, di modulare con ragionevolezza l’equilibrio fra due principi entrambi irrinunciabili dal punto di vista costituzionale: la tutela della vita come “interesse della collettività” e presidio della dignità della persona da una parte e, dall’altra, la libertà con la quale ogni individuo decide il senso, l’orientamento della sua esistenza. Non si discute, in Italia, l’introduzione dell’eutanasia come possibilità per il medico di somministrare al paziente “il farmaco che uccide”. Si discute della possibilità che una persona possa chiedere semplicemente di essere “lasciata andare”, senza che più nulla sia fatto per trattenerla. È comprensibile che su questo punto vi siano opinioni e sensibilità diverse, anche fra gli stessi cattolici. È d’altronde proprio l’art. 53 del Codice deontologico dei medici italiani che vieta loro di «assumere iniziative costrittive» o di «collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale» nei confronti di una persona che, pur se adeguatamente informata «sulle gravi conseguenze che un digiuno protratto può comportare sulle sue condizioni di salute», rifiuta comunque volontariamente di nutrirsi. Si può considerare sufficiente a rovesciare questa conclusione il fatto – ovviamente importante – che la propria volontà non possa essere più confermata “qui ed ora”? Risposte diverse a questa domanda non tolgono il comune impegno a sostenere in tutte le situazioni di sofferenza e disagio le “buone” ragioni della vita. L’alimentazione artificiale di un paziente in stato vegetativo può spaccare un paese. Un detenuto può lasciarsi morire di fame e di sete senza che nessuno ne parli.

4) Occorre evitare che una sovraesposizione di casi-limite e questioni indubbiamente di forte impatto “simbolico” funzioni da strategia elusiva delle responsabilità e delle urgenze più pressanti in tema di difesa della vita. Il diritto alla vita non è lo stesso nei paesi ricchi e nei paesi poveri. Ma anche nei primi rimangono o si accentuano le differenze. L’Italia non fa eccezione, come testimoniano i sempre più frequenti casi di malasanità e la crescente tendenza a “fuggire” dalla propria regione per cercare altrove un’assistenza di qualità. Sentiamo parlare tutti i giorni di “turismo” riproduttivo. Sarebbe bene preoccuparsi di quello al quale è costretto chi cerca soltanto di essere curato. E, più in generale, della necessità di garantire l’equa distribuzione delle risorse indispensabili ad una efficace e “giusta” tutela del diritto alla vita in tutte le fasi e in tutte le condizioni dell’esistenza umana.

Stefano Semplici – Membro del Comitato Scientifico del CEGA e Prof. di Etica sociale nell’Università di Roma Tor Vergata (semplici@lettere.uniroma2.it).
Carmelo Vigna – Presidente del CEGA e Prof. di Filosofia morale nell’Università di Venezia (carmelo.vigna@gmail.com).
Giampaolo Azzoni – Direttore del CEGA e Prof. di Filosofia del diritto nell’Università di Pavia (giampaolo.azzoni@unipv.it).

Il testo è aperto alla sottoscrizione di tutti coloro che ne condividono i contenuti: si può indicare la volontà di aderire scrivendolo nello spazio dei commenti o inviando una mail a uno dei primi tre firmatari.

Hanno aderito al testo, fra altri, condividendone i contenuti:
Riccardo Montagnoli – Presidente UGCI di Brescia e Avvocato dello Stato
Pierpaolo Marrone – Prof. di Filosofia morale – Università di Trieste
Mario De Curtis – Prof. di Pediatria – Università di Roma La Sapienza
Pietro De Vitiis – Prof. di Filosofia morale – Università di Roma Tor Vergata
Marco Ravera – Prof. di Filosofia morale – Università di Torino
Grazia Tagliavia – Prof. di Filosofia della storia – Università di Palermo
Ugo Perone – Prof. di Filosofia morale – Università del Piemonte Orientale
Stefano Colloca – Ricercatore di Filosofia del diritto – Università di Pavia
Vanna Gessa-Kurotschka – Prof. di Filosofia morale -Università di Cagliari
Fabio Macioce – Ricercatore di Filosofia del diritto – Università di Roma Tor Vergata
Paolo Carnevale – Prof. di Istituzioni di diritto pubblico – Università di Roma Tre
Roberto Garaventa – Prof. di Storia della filosofia contemporanea – Università di Chieti
Silvio Morigi, Prof. di Filosofia della religione – Università di Siena
Roberto Mordacci – Prof. di Filosofia morale – Università Vita-Salute San Raffaele
Stefano Bancalari – Ricercatore di Filosofia morale – Università di Roma La Sapienza
Antonio Da Re – Prof. di Filosofia morale -Università di Padova
Donatello Puliatti – Avvocato e Docente a contratto nell’Università di Messina
Aurelio Rizzacasa – Prof. di Filosofia morale – Università di Perugia
Francesco Totaro – Prof. di Filosofia morale – Università di Macerata
Laura Tundo – Prof. di Filosofia morale – Università del Salento
Gerardo Cunico – Prof. di Filosofia teoretica -Università di Genova
Laura Paoletti – Prof. di Storia della filosofia – Università di Roma Tre
Silvano Zucal – Prof. di Filosofia teoretica – Università di Trento
Paolo Gregoretti – Prof. di Filosofia morale – Università di Trieste
Luca Vanzago – Ricercatore di Filosofia teoretica – Università di Pavia
Andrea Poma – Prof. di Filosofia morale – Università di Torino
Maria Cristina Bartolomei – Prof. di Filosofia della religione – Università degli Studi di Milano
Romano Madera – Prof. di Filosofia morale – Università degli Studi di Milano-Bicocca
Virgilio Melchiorre – Prof. emerito di Filosofia teoretica – Università Cattolica di Milano
Mario Signore – Prof. di Filosofia morale – Università del Salento
Massimo Reichlin – Prof. di Filosofia morale – Università Vita-Salute San Raffaele
Carla Danani – Prof. di Filosofia politica – Università di Macerata
Giuseppe Cantillo – Prof. di Filosofia morale – Università di Napoli Federico II
Iolanda Poma – Ricercatore di Filosofia morale – Università del Piemonte Orientale
Marco Ivaldo – Prof. di Filosofia morale – Università di Napoli Federico II
Mara Meletti – Prof. di Filosofia morale – Università di Parma
Vittorio Possenti – Prof. di Filosofia politica – Università di Venezia
Pierluigi Valenza – Prof. di Filosofia morale – Università di Roma La Sapienza
Anna M. Nieddu – Prof. di Filosofia morale – Università di Cagliari
Giuseppe Modica – Prof. di Filosofia morale – Università di Palermo
Giovanni Dessì – Ricercatore di Storia delle dottrine politiche – Università di Roma Tor Vergata
Italo Sciuto – Prof. di Filosofia morale – Università di Verona
Michele Nicoletti – Prof. di Filosofia politica – Università di Trento
Maria Moneti – Prof. di Filosofia morale – Università di Firenze
Maria Teresa Pansera – Prof. di Filosofia morale – Università di Roma Tre
Raffaella De Franco – Prof. di Bioetica – Università di Bari
Placido Bucolo – Prof. di Filosofia morale – Università di Catania
Mario De Caro – Prof. di Filosofia morale – Università di Roma Tre
Paolo Heritier – Prof. di Filosofia del diritto – Università di Torino
Carmelo Meazza – Prof. di Filosofia morale -Università di Sassari
Francesco Belvisi – Prof. di Filosofia del diritto – Università di Modena
Giovanni Ferretti – Prof. Emerito di filosofia teoretica – Università di Macerata


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “La legge sul fine vita così non va. Parola di bioeticisti, anche (sorpresa) cattolici”

  1. claudia nicchiniello ha detto:

    sono sinceramente rallegrata che la cultura italiana ancora riesca ad esprimersi. grazie.

  2. Giuseppe Naimo ha detto:

    Carmelo, ma allora è dimostrato: non siamo eretici! Scherzi a parte, mi pare un contributo colto ed importante ad un dibattito nel quale i sostenitori del DDL Calabrò oppongono – quando va bene – solo asserzioni fuorvianti.

  3. Silvana Bononcini ha detto:

    Oh! meno male….
    ma sono tanti!!!! :-)

  4. Roger Marchi ha detto:

    Condivido.

  5. giusi venuti ha detto:

    Condivido.

  6. Bruno Eccher ha detto:

    La libertà di coscienza è il fondamento della persona. Lo affermano anche vari documenti vaticani da Pio XII in poi. – Per quanto riguarda la morte di fame (volontaria, per protesta) in carcere, alcuni mesi fa sulla Stampa di Torino veniva citato il caso di patrioti dell’Irlanda del Nord che all’inizio XX° secolo si lasciarono morire di fame per lindipendenza della stessa Irlanda. E l’articolo sottolineava che nessuna autorità religiosa si oppose al rifiuto di alimentazione e nutrizione, nè ci fu alimentazione coatta.

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