– da Il Foglio di mercoledì 30 settembre –

Al Direttore – Mi consenta una riflessione su quanto sta avvenendo in questi giorni attorno alle due iniziative della lettera dei venti deputati al premier Berlusconi sul disegno di legge sul “fine vita” e del progetto di legge bipartisan scritta da Fabio Granata (Pdl) e Andrea Sarubbi (Pd) sulla cittadinanza.
Nel Pdl, sono già al lavoro i “pompieri” per spegnere il fuoco del libero dibattito, del libero argomentare e ragionare, che finalmente si è acceso nel neonato partito. Ma il fuoco che si è acceso non è un incendio devastante, è una fiammella di libertà politica, e i congiurati non sono dei piromani che vogliono bruciare il Pdl. Naturalmente la discussione si è aperta con modalità inconsuete (perché quelle consuete non esistono), né è maturata nel confronto interno (le cui sedi non esistono o non sono praticabili). Il dibattito nel Pdl, anche se a dibattere sono gli interni, sembra arrivare sempre dall’esterno e da iniziative eterodosse come l’appello sul fine vita che vede come primi firmatari Della Vedova e Urso o la raccolta di firme che attraversa gli schieramenti a sostegno del testo Granata-Sarubbi. Oltre alla sostanza, importantissima, dei due temi messi sul tappeto, oggi si sta quindi giocando una partita sul modo di funzionare del Popolo delle Libertà, proprio la questione che Gianfranco Fini ha posto in queste settimane. E infatti alcune delle reazioni a quello che il suo giornale ha definito “il doppio colpo di Fini” paiono rivolte a soffocare sul nascere il tentativo di rompere lo schema della strettissima oligarchia che decide e della truppa che supinamente obbedisce, fatta salva la “liberta’ di coscienza” di pochi anticonformisti. Un sistema che forse funzionava nella monarchia anarchica di FI, ma che non può funzionare in alcun partito che voglia ragionare anche in una prospettiva post-berlusconiana (non anti-berlusconiana).
Un esempio di queste reazioni è il richiamo, a proposito del progetto sulla cittadinanza, del capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto alle esigenze di mantenere compatta la maggioranza, di rimanere aderenti al programma elettorale e di non compromettere l’alleanza con la Lega. Cicchitto individua come via preferibile un dibattito aperto e sereno all’interno degli organismi dirigenti e poi un confronto con l’opposizione. Ma vuole chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Se il Pdl, come molti vanno chiedendo da mesi, avesse affrontato seriamente il problema della democrazia interna, oggi non dovrebbe fronteggiare queste sfide lanciate da chi si è stancato del supino conformismo che regna al suo interno. Altroesempio del tentativo di “usare l’idrante” è il richiamo del sottosegretatrio Eugenia Roccella al principio di maggioranza, unico criterio, a suo dire, per arrivare alle soluzioni condivise auspicate nella lettera dei venti. A parte il fatto che prima di decidere, anche a maggioranza, in una democrazia liberale sarebbe una pratica “sana” anche discutere (è per questo che esiste la libertà di riunione, di espressione, di stampa ed è anche per questo che esiste il Parlamento), è bene ricordare che, sempre in una democrazia liberale, non si può ritenere che la maggioranza sia sovrana su ogni aspetto della vita degli individui, per questo tutelati da costituzioni “garantiste”. E che su alcuni temi (quelli moralmente sensibili), prima di invocare disinvoltamente l’esercizio della sovranità politica, sarebbe saggio riflettere sui pericoli della “tirannia della maggioranza”. Ma è chiaro che il richiamo al principio della maggioranza e al confronto maggioranza-minoranza che viene fatto ha implicazioni “pratiche”: contando sulla capacità di “persuasione” di alcuni esponenti di spicco del partito su un gruppo parlamentare formato da rappresentanti che, a causa del modo in cui sono stati eletti, hanno in numerosi casi autorevolezza e risorse politiche proprie molto scarse, si cerca di soffocare una seria articolazione del dibattito e del confronto con la disciplina di partito. Quella disciplina che consente al ministro Sacconi di affermare serenamente che già esiste un’amplissima maggioranza proprio sulla contestatissima questione della nutrizione e dell’idratazione.
Il fatto che all’interno del Pdl una consistente minoranza abbia finalmente alzato la testa consente di rimettere in discussione non solo questioni fondamentali per la nostra convivenza civile, ma apre nuovi possibili scenari per l’evoluzione del Pdl, anche se – come si è visto – la strada è in salita.