Il cammino della Croazia verso l’UE passa da un confine impreciso con la Slovenia

– La scena politica croata, che vista dall’ester(n)o appare forse incomprensibile, e’ scossa e divisa dopo quello che si e’ voluto definire un evento storico: l’accordo Kosor-Pahor sul delicatissimo contenzioso confinario tra Croazia e Slovenia, che dura ormai da lunghi 18 anni. L’accordo raggiunto lo scorso 11 settembre a Ljubljana ha comportato la revoca del veto sloveno sui negoziati di adesione della Croazia all’Ue.
L’accordo tra i due premier, dopo soli due incontri e a soli due mesi dall’insediamento della neo premier Jadranka Kosor ai ‘Banski dvori’ (sede del Governo croato) e’ senza dubbio un evento storico nella  realtà politica della Croazia indipendente e un sucesso diplomatico in una situazione assai complicata, sia nei rapporti politici internazionali sia in quelle nazionali.

C’e’ da ricordare che la disputa confinaria fra Croazia e Slovenia va avanti da quando il 25 luglio 1991 Zagabria e Ljubljana dichiararono l’indipendenza. Nel 1954, l’ex Territorio Libero di Trieste (T.L.T) venne diviso tra Italia e Jugoslavia e a quest’ultima venne attribuita l’Istria nordoccidentale. L’area fu divisa fra le allora due Repubbliche di Slovenia e Croazia ma non fu mai stabilita una precisa linea di confine, poiché le due repubbliche facevano parte della stessa federazione jugoslava. Con l’indipendenza di Croazia e Slovenia, le acque del Golfo di Pirano e alcuni brevi tratti di confine terrestre sono diventati oggetto di disputa tra i due Paesi. Negli anni novanta la Croazia a piu’ riprese propose di ripartire in parti uguale il controllo delle acque del Golfo o di risolvere il problema davanti ad un tribunale internazionale, ma la Slovenia ha sempre rifiutato ogni tipo di soluzione che le precludesse l’accesso diretto alle acque internazionali nel nord Adriatico. E va parimenti ricordato che la Croazia non ha mai rinunciato al contatto diretto con le acque territoriali italiane nel Golfo di Trieste, presupposto legale di numerosi accordi tra Zagabria e Roma. Poiché il primo maggio 2004 la Slovenia ha aderito all’Ue, la disputa sul confine ha assunto un peso rilevante anche sui negoziati di adesione della Croazia all’Unione, iniziati il 3 ottobre 2005, e nel dicembre scorso Ljubljana ha posto il suo veto al proseguimento del processo negoziale europeo della Croazia, affermando che nei documenti inviati da Zagabria a Bruxelles risultava irrisolta la questione del confine tra i due paesi e veniva contraddetto l’interesse della Slovenia.
Nei mesi scorsi il commissario all’allargamento Olli Rehn ha tentato una mediazione che alla fine non ha portato a nessun esito e i negoziati sono stati sospesi. Dopo le inaspettate ed inspiegabili dimissioni del premier croato Ivo Sanader a fine giugno, sono bastati soltanto due incontri tra i capi di governo dei due paesi per portare all’accordo raggiunto finalmente lo scorso 11 settembre a Ljubljana.

All’inizio la valutazione dell’accordo Kosor-Pahor sembrava essere positivamente unanime sia da parte slovena che croata. Poi però le dichiarazioni con cui il primo ministro sloveno Pahor ha giustificato l’accordo e il segnale verde di Ljubljana al proseguimento dei negoziati di adesione croati hanno provocato una vera spaccatura tra le posizioni del governo croato di Jaranka Kosor e quelle dell’intera opposizione.
Le critiche principali arrivano dal maggior partito dell’opposizione croata – il Partito socialdemocratico (SDP) di Zoran Milanovic (successore del defunto ex premier Ivica Racan), al quale si aggiungono i liberali democratici del Partito popolare croato (HNS) di Radimir Cacic e Vesna Pusic, vicepresidente di ELDR  nonche’ la Dieta democratica istriana (IDS) di Ivan Jakovcic. Le accuse che ormai piovono quotidianamente addosso alla premier e al suo governo gridano alla menzogna e all’inganno e denunciano una sorta di accordo segreto e concessioni a danno del territorio marittimo croato.

La premier Jadranka Kosor continua ad affermare che prima dell’accordo raggiunto a Ljubljana con l’omologo sloveno Borut Pahor, l’opposizione è stata  informata su quella che sarebbe stata la base negoziale del governo croato.
In realtà, Ljubljana e Zagabria devono ancora accordarsi sulla modalita’ in cui verrà risolta la questione del confine. La Slovenia ritiene di avere diritto allo sbocco nel mare internazionale, la Croazia mantiene invece una posizione diversa, quindi la questione chiave dovra’ essere risolta attraverso un arbitrato internazionale. Il che apre questioni altrettanto importanti come il carattere, il mandato e la composizione della corte arbitrale, che senza dubbio dovrà essere composta anche da esperti di diritto internazionale.
I negoziati interrotti a causa del veto sloveno riprenderanno, come stabilito dalla presidenza svedese, il prossimo due ottobre e in contemporanea dovrebbero proseguire anche i colloqui sulla soluzione della disputa confinaria.
Ma anche il punto di partenza della discussione suscita feroci polemiche.
Lo stesso Ministero degli esteri e delle integrazioni europee croato (MVPEI) ha confermato che l’accordo Kosor-Pahor prevede che il punto iniziale dei negoziati sul confine con la Slovenia sarà la seconda proposta dell’eurocommissario all’allargamento Olli Rehn, già messa sul tavolo lo scorso giugno e in effetti rigettata da Zagabria. A seguito di quest’ultimo rifiuto la mediazione di Olli Rehn è stata interrotta per decisione dello stesso eurocommissario. La conferma che proprio da questa seconda proposta dovrebbero ripartire i colloqui tra Zagabria e Ljubljana ha provocato aspre reazioni da parte dell’opposizione croata.

C’è però da precisare che Zagabria lo scorso 8 maggio aveva accettato la prima proposta di Olli Rehn. Questa proposta separava la questione del confine sloveno-croato dall’accesso della Slovenia al mare internazionale. Il confine, sempre secondo questa proposta,  si sarebbe dovuto stabilire davanti ad una corte internazionale, mentre la questione dell’utilizzo delle zone marittime e del contatto sloveno con il mare internazionale si sarebbe dovuto disciplinare secondo il diritto internazionale, in base al principio di giustizia e nello spirito delle relazioni di buon vicinato. Ljubljana non aveva rigettato direttamente questa proposta, ma l’aveva subordinato a cinque modifiche che riconoscevano l’accesso territoriale al mare internazionale. Anche se l’eurocommissario Rehn a piu’ riprese aveva dichiarato che la sua proposta, accettata dalla Croazia, era definitiva, lo scorso 15 giugno, Olli Rehn ha presentato tuttavia una seconda proposta, una versione modificata in cui parzialmente venivano accolte le richieste slovene. Il contenuto di questa proposta non e’ mai stato reso pubblico, tranne alcuni particolari. Nella nuova versione del testo, il commissario Ue all’allargamento ha cambiato la parola ‘contatto’ (in riferimento al contatto delle acque slovene con il mare internazionale) con quella ‘collegamento’, ma, in assenza di accordo, ha dichiarato di aver esaurito le capacità creative, i negoziati sono stati sospesi ed e’ stato affidato a Zagabria e Ljubljana il compito di risolvere il problema bilaterlamente.

Le cose pero’ non si complicano solo da una parte. Anche in Slovenia l’opposizione appare più che infuriata. Nel momento del voto alla Commissione esteri del Parlamento di Ljubljana sull’accordo Kosor-Pahor, i democratici si sono astenuti mentre i Popolari ed il Partito nazionale hanno già annunciato l’intenzione di promuovere un referendum. Del referendum si parla anche nella maggioranza, ma non sul protocollo di adesione della Croazia, bensì sull’arbitrato che dovrà essere raggiunto in concomitanza con la fine del processo negoziale con Bruxelles per l’ingresso di Zagabria nell’Ue.
Il Partito popolare sloveno ha quindi fatto sapere di avere già iniziato la raccolta firme per convocare il referendum sull’accordo arbitrale tra Slovenia e Croazia (sono necessarie 40.000 firme). I popolari sloveni insistono perché la questione del confine sia risolta prima dell’ingresso della Croazia nell’Ue, ma la cosa sorprendente è che si vuole indire un referendum sull’esito di negoziati che non sono nemmeno iniziati e di cui non si conosce né si può immaginare la soluzione.

Quale che sia l’ulteriore sviluppo della situazione, il processo negoziale croato riprendera’ il prossimo 2 ottobre.
Secondo le valutazioni questo consentirà a Zagabria di concludere i negoziati nella prima metà del 2010 e secondo previsioni e calcoli ottimistici, se non ci saranno nuovi ostacoli, la Croazia potrebbe aderire all’Ue verso la fine del 2011 o al massimo all’inizio del 2012 e portare così a compimento il principale obiettivo strategico della sua politica estera, la piena integrazione euroatlantica.


Autore: Marina Szikora

50 anni, croata, nata a Zagabria, vive a Budapest (Ungheria), laureata alla Facolta’ di Filosofia dell’Universita’ di Zagabria in lingua e letteratura italiana e letteratura comparata. E’ consigliere generale del PRT e corrispondente di Radio Radicale. E’ stata rappresentante del PRT per le attivita’ politiche in Europa centrale e sudorientale nonche’ rappresentante radicale alla Commissione per i diritti umani alle Nazioni Unite di Ginevra.

5 Responses to “Il cammino della Croazia verso l’UE passa da un confine impreciso con la Slovenia”

  1. Andrea B ha detto:

    Se Slovenia e Croazia hanno questi problemi apparentemente insolubili, basta che restituiscano l’ Istria all’Italia … e i problemi dei confini terrestri nella valle del fiume Dragogna e marittimi nel golfo di Pirano sono risolti ;-)

  2. Mauro Suttora ha detto:

    grazie per l’interessante articolo.
    E’ incredibile come due stati che fra due anni faranno entrambi parte della Ue si perdano in simili sciocchezze.
    Come giustamente nota Marina Szikora, sono bastate due riunioni a due persone di buon senso (i due premier) per risolvere la questione. Ma in entrambi gli stati esistono degli estremisti che si oppongono, esattamente come in Israele/Palestina.

    Una curiosità: capisco l’interesse della Slovenia ad accedere direttamente alle acque internazionali (per ragioni di pesca o altro?), mentre mi sfugge l’interesse concreto della Croazia a confinare direttamente con le acque territoriali italiane

  3. Ghino di Tacco ha detto:

    per Mauro: da quel che sapevo (e l’articolo lo conferma tra l’altro) alla Croazia la contiguità con l’Italia serve per tenere in vigore alcuni accordi che l’Italia aveva con la Jugoslavia relativi a tratte marittime e a questioni commerciali…

  4. mauro suttora ha detto:

    quali?

  5. Marin ha detto:

    Purtroppo in questo articolo non si dice esplicitamente che l’arbitrato deve essere fatto sul territorio croato che la Slovenia vuole come il ricompenso per togliere il veto sull’entrata della Croazia in UE.
    Fino ad adesso nessun paese che e’ entrato in UE non ha ceduto il proprio territorio ad un altro paese confinante che e’ gia’ membro della UE per entrarvi. Purtroppo la situazione tra la Slovenia e la Croazia e’ proprio cosi’.
    Ci sono stati diversi dispute sull’esatto andamento della linea di confine continentale tra la Slovenia e la Croazia, ma adesso la Slovenia non solo vuole sistemare la linea esatta continentale, ma anche chiede esplicitamente una parte del mare territoriale croato dell’Adriatico per aver l’accesso alle acque internazionali attraverso il mar adriatico croato.
    E’ giusto che un paese membro della UE ricatta l’altro paese che vuole entrarvi con l’esplicita richiesta sul territorio del paese candidato ed altrimenti mette il veto sulla sua entrata?
    O mi dai il mare territoriale che ti chiedo o ti metto il veto sulla candidatura e per i prossimi 10 anni non ci entri di sicuro!
    Che tipo di Unione degli stati Indipendenti e sovrani è questo quando il problema bilaterale tra un paese membro e l’altro paese candidato diventa il problema della Unione dove l’Unione protegge gli interessi del paese membro e non guarda la giustizia e diritto internazionale!?
    E’ lo stesso come pagare l’entrata nel golf club con il dito. Fatti tagliare un dito e ci entrerai….., ma poi come giochi senza un dito? Sarai invalido! E così tutti gli altri che ti vorranno ricattare perché hanno interesse saranno legittimati a farlo poichè sanno che hai già mollato e mollerai di nuovo. Dov’è la giustizia, l’uguaglianza ed il diritto internazionale uguale per tutti in questo?

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