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Angela Merkel ha vinto, viva Angela Merkel.

– Da Il Secolo d’Italia di mercoledì 30 settembre, di Benedetto Della Vedova-

Il voto in Germania ha chiarito che il “modello tedesco” non sarebbe una grande trovata per il nostro paese, visto il meccanismo cervellotico con cui trasforma i voti in seggi e, in alcuni casi, contraddice e vanifica il responso delle urne.Ma quanto ci preme sottolineare è la cifra politica del successo elettorale che ha riportato la pupilla di Helmut Kohl alla guida del gigante tedesco, finalmente senza l’impaccio della Grande Coalizione, che, nella continua ricerca di una sintesi dei contrari, ha sterilizzato la politica tedesca per quattro anni, impedendo alla stessa Merkel di esprimere il potenziale riformatore che nel 2005 aveva connotato la sua candidatura contro Gerard Schroeder.

Se la SPD esce annientata dal voto di domenica con il peggior risultato di sempre, l’unione CDU-CSU si ferma, nella corsa verso il basso, al secondo peggior risultato. La vittoria del centrodestra tedesco, dunque, porta soprattutto la firma di Guido Westerwelle e dei liberali, che ottengono il miglior risultato di sempre.

Il centrodestra tedesco torna al governo con un successo non travolgente (48,5%), ma netto. La sua fisionomia, però, cambia radicalmente. Se nell’ultima edizione della coalizione di governo nero-gialla del ‘94, guidata da Helmut Kohl, i liberali rappresentavano meno del 14% dei seggi della coalizione, oggi siamo al 28%. Ancora: nel 1994 i liberali avevano meno seggi della CSU, oggi ne hanno il doppio.

Se è vero che nella campagna elettorale il leader dei liberali ha scelto toni soft e meno arrembanti di un tempo, la sua piattaforma liberista e libertaria – stato sociale meno prodigo, giù le tasse, meno disincentivi al lavoro e incentivi al non-lavoro, più diritti civili, mano tesa agli immigrati – è stata puntualmente riconfermata e condizionerà il governo della cancelliera democristiana venuta dall’est.

E qui si impone il confronto con quanto accade in Italia.

Sotto il profilo della politica economica è significativo che proprio nella patria dell’economia sociale di mercato (e per di più in una fase storica in cui al liberismo sono addebitate tutte le colpe della crisi finanziaria globale) gli elettori di centrodestra tedeschi scelgano in massa il “mercatista” Westerwelle e le sue proposte di riforma fiscale ed economica. Gli imitatori nostrani della teutonica prudenza in fatto di welfare e riforme di mercato rischiano di perdere, sotto il profilo culturale, un alleato e un punto di riferimento.

Sui temi civili ed eticamente sensibili, se la discussione sull’ubi consistam del Pdl sembra giocarsi principalmente attorno alla questione cattolica, con un approccio pesantemente dottrinario, nel centro-destra tedesco il connotato identitario lascia spazio ad un approccio assai più pragmatico. C’è stata e ci sarà ancora dialettica tra liberali e popolari, ma non è uno “scontro di civiltà”.  L’idea che sui temi bio-politici le leggi debbano “rettificare” l’inclinazione morale dei cittadini, la loro idea della vita e della morte, il loro rapporto con il dolore e con la sofferenza non appartiene né alla moderata Merkel, né  al libertario Westerwelle. Le loro posizioni sono diverse, ma appaiono varianti sullo stesso registro, e non descrivono alternative morali o antropologiche radicali e incompatibili. Lo si è visto emblematicamente nel recente voto sul testamento biologico al Bundestag: da una parte la proposta di legge democristiana firmata dalla Merkel, dall’altra quella sostenuta da Spd, Verdi e, appunto, Liberali. Ha prevalso la seconda, ma anche i contenuti di quella della CDU-CSU (costruita attorno all’intangibilità della volontà del paziente) verrebbero etichettati da molti esponenti di vaglia del Pdl come “laicisti”, “nichilisti” e via dicendo.

La stessa differenza emerge se si guarda a questioni che la politica italiana rubrica impropriamente alla voce “difesa della famiglia”. La regolamentazione delle unioni civili omosessuali che implica un pieno riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso non è in discussione e Guido Westwnwelle si appresta ad essere il primo ministro degli esteri tedesco dichiaratamente gay. Tutto questo in Germania non fa più nemmeno parte della discussione politica, non è più una notizia nemmeno nel centrodestra guidato dai democristiani.

Nessuno si aspetta rivoluzioni nella compassata Germania, la politica della Merkel sarà all’insegna del pragmatismo e dei piccoli passi, la musica sarà ancora quella rassicurante di uno stato amico, prudente e moderato. Ma il tono sarà quello cosmopolita, tollerante e aperto al mondo di Guido Westerwelle.

Come al solito, si dirà che l’Italia non è la Germania (come non è la Francia, la Spagna e l’Inghilterra…) e che quindi il centro-destra italiano deve essere diverso. Ma perché “deve”? In nome di cosa, “deve”? Per quale obiettivo di governo, in nome di quale interesse politico generale? Per quale interesse di “partito”? Ma siamo sicuri che gli elettori del Pdl siano così diversi da quelli del centrodestra del resto d’Europa? Siano così desiderosi di vedersi tutti intruppati in uno schieramento “Dio, patria e famiglia”?

Mi rendo conto che l’argomento non è nuovo, ma continua ad essere rimosso nella discussione del centro-destra, e quindi va ribadito. Ubriacati da un consenso oltre modo maggioritario (e oggi incontendibile da una opposizione impegnata ad auto-cannibalizzarsi) e sbilanciati all’inseguimento del voto cattolico, non rischiamo di perdere l’equilibrio berlusconiano tra moderati e liberali che è stata la cifra del suo successo elettorale dal ’94 ad oggi?

Io penso che questo rischio lo stiamo correndo. E che quando la competizione politica tornerà a farsi dura, questo errore, questo “schiacciamento” ideologico lo pagheremo carissimo.

E lo pagheremo anche al Nord, presso quel ceto medio produttivo che in Germania ha premiato Westerwelle. Se è vero che funziona la demagogia bossiana “polenta e crocifisso” (quest’ultimo a fasi alterne, ma oggi è così, domani chissà), inseguirla vuol dire portare acqua al suo mulino, non al nostro. Noi dobbiamo conquistare saldamente al Pdl il ceto medio che non disprezza certo la polenta, ma ama anche il cous cous, che è laicamente cristiano, agnostico e perfino ateo, ma mai anticristiano, e che vede nei diritti civili non la forza disgregatrice di un passato “perfetto”, idealizzato e mai realmente esistito, ma il futuro di una società libera e produttiva perché innovativa e tollerante.

Ora che i tedeschi scelgono per il centrodestra di governo un convincente mix di pragmatismo e ragionevole libertarismo, il Pdl si guardi dal rinnegare le sue radici, che proprio lì invece affondano. Il Pdl ha una sua incomprimibile originalità, ma se pensasse che il suo futuro debba contenere tanto Angela Merkel quanto Guido Westerwelle farebbe cosa buona, giusta ed elettoralmente vincente.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

3 Responses to “Angela Merkel ha vinto, viva Angela Merkel.”

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    Speriamo che si convincano….
    Bravo Benedetto!

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  1. […] tutta Europa la sinistra ci prende gli schiaffi. Dicono che la sinistra si sia allontanata dalla gente comune. […]

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