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Le liberalizzazioni, dal lenzuolo al cuscino?

– Nella scorsa legislatura mi sono ritrovato più volte a criticare, per la loro eccessiva timidezza, le cosiddette “lenzuolate” di piccole liberalizzazioni condotte dal Ministro Bersani, che in vari casi richiamavano più la metafora del cuscino che quella del lenzuolo. Temo però che, pur in presenza di un Governo guidato da chi più volte ha promesso la “rivoluzione  liberale”, siamo passati, per quanto riguarda la politica delle liberalizzazioni, dalla timidezza ad una sorta di “autismo”.

Il Garante del Mercato e della concorrenza, Antonio Catricalà, ha denunciato più volte, anche in sede di Relazione annuale, i passi indietro del Governo e del Parlamento, in questa cruciale materia. E’ di questi giorni, poi, il pronunciamento dell’Autorità sulla nuova disciplina della professione legale, in esame in Parlamento, che, nel testo ora in esame, erige barriere all’accesso ancora più alte, rafforza addirittura le tariffe minime e vieta di fatto la pubblicità. Inoltre gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi pubblici locali continuano a essere dominati da monopoli e oligopoli.
Quello di cui poco si parla però sono gli effetti sui cittadini delle mancate liberalizzazioni.
Paghiamo tariffe per l’energia elettrica, per il gas, per i rifiuti solidi urbani e quant’altro, tra le più alte del mondo e godiamo di servizi tra i più inefficienti dei paesi occidentali.
Basti pensare al nodo della spazzatura, che attraversa l’Italia da Nord a Sud. Eppure, proprio i periodi di crisi economica dovrebbero essere i momenti più opportuni per spostare il piede dal freno all’acceleratore della macchina delle liberalizzazioni, che, invece, viene spinta addirittura in retromarcia.

Bersani almeno aveva avuto il pregio di fare pubblicità al concetto di “liberalizzazione”, entrato, per la prima volta, nel vocabolario di molti cittadini, oltre ad aver prodotto qualche utile passo in avanti, ad esempio nel settore della distribuzione farmaceutica.
A questo punto assume più che mai caratteristiche di attualità e opportunità la norma inserita, per iniziativa primaria  dell’ Onorevole Benedetto Della Vedova,  nella legge 99/2009 approvata dal Parlamento nel luglio scorso (il Parlamento evidentemente serve più di quanto qualcuno possa pensare!), di cui troppo poco si è parlato sia da parte politica che da parte degli organi di stampa, che da parte delle stesse associazioni di imprenditori e consumatori.

Si tratta dell’istituzione di un nuovo strumento normativo, la legge annuale per il mercato e la concorrenza, “al fine di rimuovere gli ostacoli …… all’apertura dei mercati, di promuovere lo sviluppo della concorrenza e di garantire la tutela dei consumatori”, come recita il primo comma dell’art. 47 della legge stessa.
Con essa si da finalmente corpo e sostanza ai poteri e ai richiami  dell’Autorità Antitrust, visto che si prevede che entro sessanta giorni dalla data di trasmissione al Governo della Relazione annuale il Governo debba presentare tale legge annuale alle Camere, dando così seguito anche alle segnalazioni dell’Autorità stessa.

Così come avviene con la legge comunitaria, o la legge annuale di semplificazione, ci sarebbe così un “treno normativo” imprescindibile su cui far salire annualmente appropriate e specifiche normative tese a rimuovere ostacoli regolatori, di carattere normativo o amministrativo e a ridare ossigeno ai tanti mercati asfittici che popolano il Paese dello Stivale.
In un Paese dotato di una classe dirigente seria ed attenta ai veri problemi che toccano imprese e cittadini, già a partire da luglio si sarebbe avviato un dibattito teso a sensibilizzare l’opinione pubblica e a preparare il terreno a nuovi indirizzi nel senso della liberalizzazione.

Qui, invece, purtroppo, almeno per ora, si può puntare solo su Libertiamo, su qualche “breve” di stampa, su qualche sparuto liberale in servizio permanente effettivo, in un quadro di sostanziale disattenzione, anche da parte dei più diretti interessati, quali gli imprenditori, soprattutto piccoli e medi, e le associazioni di utenti e di consumatori.


Autore: Luigi Tivelli

Consigliere parlamentare della Camera dei deputati, docente ed esperto di amministrazione pubblica ed autore di numerose pubblicazioni e libri in materia amministrativa, giuridica, economica e politologica. E’ editorialista del Messaggero e del Mattino.

5 Responses to “Le liberalizzazioni, dal lenzuolo al cuscino?”

  1. Piero Sampiero ha detto:

    Iniziativa meritoria, che andrebbe diffusa e sostenuta a tutti i livelli.

  2. Silvana Bononcini ha detto:

    …. è sì, la rivoluzione liberale! :-(

  3. Luca Cesana ha detto:

    Berlusconi, dì qualcosa di liberista! (Sono conscio che dire “fai qualcosa di liberista sarebbe chiedere troppo..)

  4. Purtroppo a dispetto degli annunci non s’è ancora visto un provvedimento definibile liberale di questo governo, così come la riduzione della spesa pubblica è rimasta solo nelle promesse elettorali (abolire le province, vero? Un ritornello vecchio di 10 anni, ma solo in campagna elettorale).

  5. Marco Maiocco ha detto:

    Ma scusate da un monopolista sostenuto dalla peggio borghesia italiana e dalla plebe televisiva, cosa vi aspettavate?

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