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Elezioni in Germania: esplode il caos degli Überhangmandate

– Constanze ha 18 anni ed è emozionata. Domenica prossima, come altri tre milioni e mezzo di suoi coetanei, andrà per la prima volta ad apporre la sua croce sulla scheda. “Ma davvero vogliono proseguire con la Große Koalition? E se io la volessi votare, come posso fare ?”- domanda concitata ai genitori – “Do il primo voto alla CDU e il secondo voto all’SPD? O forse è meglio il contrario?”. Di tatticismi il padre ammette di aver sempre capito poco. Eppure, a tre giorni dalle elezioni federali del 27 settembre, la confusione nella mente dei tedeschi è così alta, che i mezzi di informazione offrono di continuo nuovi suggerimenti su come esprimere il proprio voto.

Il settimanale Die Zeit, in una delle sue ultime edizioni, ha pubblicato la rubrica del “voto utile”, una sorta di breve memorandum per aiutare gli elettori a capire quali possano essere gli effetti inintenzionali delle proprie scelte. E così emerge che chi davvero ha interesse ad una riedizione dell’esecutivo di unità nazionale dovrebbe votare SPD; chi, invece, si augura un governo giallo-nero dovrebbe sostenere l’FDP, che nel recente congresso nazionale ha categoricamente escluso l’ipotesi di un apparentamento con socialdemocratici e verdi. Chi però anelasse a tale soluzione, più nota come “semaforo”, dovrebbe dare la propria preferenza ai Grüne. Oltre ad andare a detrimento della chiarezza del sistema, il rischio di calcoli così cervellotici è particolarmente avvertito dai vertici della CDU/CSU.

Complici anche i sondaggi molto premianti, i conservatori potrebbero infatti perdere una considerevole quota di consenso direttamente nelle urne. Se tutti i “merkeliani” votassero davvero per i liberali o per i socialdemocratici, alla Cancelliera rimarrebbero solamente le briciole. L’inevitabile flessione della CDU/CSU, registratasi anche quattro anni fa, potrebbe insomma legarsi all’ambiguità con cui si è mossa finora la signora Merkel. Sì all’alleanza con i liberali, ma al contempo strizzatina d’occhi ai colleghi socialdemocratici. Questi ultimi, esclusa l’opzione troppo azzardata di un governo con ecologisti e sinistra radicale, lottano ufficialmente per “impedire una coalizione giallo-nera”; tradotto dal politichese, per protrarre l’esperienza con cristianodemocratici e cristianosociali.

Ad oggi, dunque, nonostante la relativa sicurezza circa l’affidamento dell’incarico a Frau Merkel, i numeri delle rilevazioni demoscopiche sono estremamente fluttuanti. L’Union (CDU/CSU) è data al 36%, l’SPD in recupero al 25%, i liberali dell’FDP al 14%, Verdi e Linke all’11%. Dopo decenni di stabilità, da qualche tempo il sistema tedesco mostra preoccupanti segnali di cedimento. Il declino dei due partiti popolari, unito all’ascesa dell’estrema sinistra ha letteralmente frantumato il quadro politico. Le coalizioni annunciate prima del voto difficilmente potranno essere formate una volta che i seggi si siano chiusi. Tutto secondo il motto “Nach der Wahl ist vor der Wahl”, ovvero dopo le elezioni è come prima delle elezioni. Di qui il progressivo scadimento dei programmi elettorali, sempre più opachi e uniformi, nonché la crescente disaffezione degli elettori verso le urne (nel 2005 si è toccato il record storico negativo del 33% di “astenuti”).

A ciò vanno aggiunti i problemi di natura tecnica che la legge elettorale tedesca ha evidenziato nel corso del tempo. Solo dell’anno scorso è la famosa sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe (commentata in Italia da Riccardo De Caria, in DPCE, 2009, pp. 207-223) che ha censurato le logiche fortemente controintuitive dei cosiddetti Überhangmandate, i mandati in sovrannumero che di norma favoriscono i partiti più grandi. In buona sostanza, a causa di complicate alchimie aritmetiche è possibile che, pur acquisendo meno consensi in base al voto di lista, si ottenga un seggio in più tramite il mandato diretto. La Corte ha tuttavia omesso di imporre la correzione della normativa entro questa tornata elettorale, fissando invece la scadenza nel lontano 2011. Ciò significa che, con ogni probabilità, la nuova maggioranza si reggerà su deputati eletti in maniera illegittima. La fibrillazione innescata da una simile eventualità, ha subito fatto mettere le mani avanti all’SPD. “Non accetteremo maggioranze di questa natura”, ha scandito con nettezza il responsabile del gruppo parlamentare socialdemocratico Thomas Oppermann. Secca la replica della Cancelliera: “Non esistono maggioranze di Serie A o di Serie B”.

Con lo spettro dei mandati in sovrannumero che aleggia sul paese, la Germania si reca dunque domenica alle urne. Al prossimo governo spetterà risolvere problemi annosi, tralasciati o aggravati da quello attuale. Dopo quattro anni di Große Koalition, infatti, questioni come il peso della spesa pubblica, la complessità del sistema fiscale, la disoccupazione presso gli strati sociali più deboli, l’inefficacia della vigilanza bancaria, il costo dell’apparato sanitario, l’individuazione di un deposito definitivo per le scorie radioattive rimangono del tutto insolute. A differenza di quanto postula Wolfgang Münchau, il cui editoriale sulle elezioni è stato pubblicato il 22 settembre dal Sole 24 Ore, credo che le differenze tra un governo giallo-nero e la prosecuzione di quello attuale siano più modeste di quanto si possa immaginare. Innanzitutto perché, al di là dell’obiettivo comune di abbassare le tasse e la retorica sulla burocrazia da abbattere, democristiani e liberali non hanno ancora chiarito quale fetta della spesa sarà tagliata. In secondo luogo, perché nell’ultimo periodo l’FDP ha spostato il proprio baricentro verso sinistra, promettendo addirittura metodi di calcolo più favorevole per la concessione del sussidio sociale e di disoccupazione Hartz IV. Anche il capitolo imposte, del resto, è meno chiaro di quel che sembri. Il programma della CDU è minimalista rispetto a quello dell’FDP, che vorrebbe uno sgravio sensibile delle famiglie e non mero maquillage. Insomma, qualora vi siano i numeri per una coalizione giallo-nera, il compromesso tra Merkel e Westerwelle produrrà un risultato non poi così dissimile da quello che potrebbe aversi in caso di una riedizione dell’alleanza rosso-nera.

Il 27 settembre su Germanynews Giovanni Boggero terrà un liveblogging per seguire in diretta l’esito della sfida


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

3 Responses to “Elezioni in Germania: esplode il caos degli Überhangmandate”

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  1. […] La cancelliera Angela Merkel ha premiato Jan Berges (insieme nella foto) e tre dei suoi camerata, tutti e quattro reduci da una missione in Afhanistan. Un gesto che altrove sarebbe passato inosservato ma che qui ha suscitato numerose polemiche anche in vista delle elezioni di domenica. […]

  2. […] La cancelliera Angela Merkel ha premiato Jan Berges (insieme nella foto) e tre dei suoi camerata, tutti e quattro reduci da una missione in Afhanistan. Un gesto che altrove sarebbe passato inosservato ma che qui ha suscitato numerose polemiche anche in vista delle elezioni di domenica. […]

  3. […] almeno in parte compromessi dall’esperienza della Grande Coalizione. Da questo punto di vista, è sicuramente vero quanto scritto da Giovanni Boggero qualche giorno fa su […]