– Avevamo sperato che l’uso esclusivamente “domestico” delle missioni internazionali fosse finito con la stagione dell’Unione prodiana. L’idea che il ruolo di un Paese come l’Italia comporti responsabilità internazionali e scelte per definizione discutibili, ma impegnative, era stata a tal punto “superata” che appariva perfino normale che un pezzo della maggioranza facesse opposizione a se stessa, in un processo di auto-cannibalizzazione che ha letteralmente devastato la sinistra.
Lo spettro dell’Unione purtroppo è tornato ad aleggiare dietro le divisioni della maggioranza di centrodestra sull’Afghanistan. Infatti, si considera “normale” che, a poche ore dall’attentato in cui hanno perso la vita sei soldati italiani, il Numero Due della maggioranza abbia suonato la ritirata, per lucrare i facili consensi di un’opinione pubblica comprensibilmente impaurita. Come è noto, Bossi non ha nessuna idea “diversa” da quella che oggi prevale tra le forze alleate che si dibattono, tra mille pericoli e difficoltà, nel pantano afghano. Bossi ha solo chiaro che il “tutti a casa entro Natale” è una posizione congiunturalmente più profittevole. Sbaglierebbe chi cercasse dietro la posizione bossiana la conferma di una cifra “ideologica” anti-atlantista (che pure, indiscutibilmente, gli appartiene). E’ molto peggio. Dietro non c’è assolutamente nulla. Nessuna inquietudine, nessuna convinzione, nessuna visione, nessun senso della responsabilità del Paese. Davanti c’è solo un pallottoliere, in cui il Senatur preconta i voti, mettendo pure i morti all’incasso.