– I sei soldati italiani morti e i quattro feriti vanno onorati come difensori della libertà e della pace e come valorosi servitori del nobile ideale dei diritti umani. Ma non vanno usati spregiudicatamente per il piccolo cabotaggio politico.
Parlare oggi di exit strategy è irrispettoso verso di loro e irresponsabile nei confronti dei loro colleghi ancora impegnati sul campo.
Come qualunque analista serio potrebbe non solo sostenere, ma documentare con una dovizia di esempi, se il nostro contingente in Afghanistan non viene compattamente sostenuto dalle istituzioni politiche del Paese, aumenta il rischio per i nostri soldati. Se si dà un’impressione di ambiguità e indecisione e forze politiche significative (come è oggi nuovamente avvenuto da parte dell’Italia dei Valori) danno l’idea che il paese possa piegarsi alla volontà degli assassini, rendiamo ancora più incombente il pericolo che i nostri soldati, nella lunga e complicata transizione politica afghana, corrono per assicurare, con tempi e modi che andranno discussi con gli alleati, i diritti di cittadini che abbiamo il dovere di non riconsegnare al terrore islamista.