Il rivoluzionario pro-ogm che salvò i più miserabili

– E’ morto Norman Ernest Borlaug, ma questo immagino che lo sappiamo un po’ tutti. Quello che non tutti sappiamo, perché nessuno si preoccupa di scrivercelo, è che Borlaug, scienziato statunitense e premio Nobel per la Pace nel 1970, era uno dei più tenaci difensori degli organismi geneticamente modificati. Ma è meglio che non si sappia in giro: la gente deve credere che a difendere gli Ogm siano solo le solite multinazionali brutte, sporche e cattive. Tanto che, a leggere certi “coccodrilli” nei quali la parola Ogm manco appare, un lettore poco informato potrebbe benissimo pensare che Borlaug fosse fatto della stessa pasta di Vandana Shiva. Non era così, per fortuna sua, nostra e del Terzo Mondo, che ha contribuito a sfamare.

Inutile cercare parole migliori, quando in rete c’è chi ha pubblicato un’osservazione tanto condivisibile. Il blog da cui prendiamo in prestito il brillante obituary è A Conservative Mind, che ci ricorda come Borlaug abbia firmato la prefazione dell’edizione italiana de Il cibo di Frankenstein di Henry Miller e Greg Conko (Edizioni Lindau), un libro illuminante per comprendere e contrastare le idiozie dell’ideologia anti-ogm. Facciamo un po’ d’ordine, a beneficio dei nostri lettori. Chi era Norman Borlaug?Norman Ernest Borlaug nasce nel 1914 nell’Iowa, cresce in una piccola fattoria e frequenta l’Università del Minnesota, dove si laurea in agraria. Nel 1944 la Rockefeller Foundation lo invita a lavorare su un progetto finalizzato ad aumentare la produzione di grano in Messico. Insieme al suo staff, Borlaug passa circa 20 anni a creare una qualità di grano ad alto rendimento. Negli anni Sessanta, la maggior parte degli esperti parlava di una ormai imminente carestia mondiale, che avrebbe affamato miliardi di persone. “La battaglia per alimentare tutta l’umanità è finita” scriveva nel 1968 il biologo Paul Ehrlich nel suo bestseller The Population Bomb. Finita, nel senso di persa. Se solo Ehrlich avesse aspettato qualche mese prima di pubblicare il suo libro, avrebbe assistito alla più grande rivoluzione del secolo, la Rivoluzione Verde: a partire proprio dal 1968, grazie alla nuova varietà di grano creata da Borlaug, il Pakistan divenne autosufficiente nella produzione di grano e l’India pochi anni più tardi. Appena due anni dopo, nel 1970, l’anno del Premio Nobel, la produzione pakistana arrivò a 8,4 milioni di tonnellate e quella indiana a 20 milioni: nel 1965 eravamo a 4,6 per il Pakistan e a 12,3 per il sub-continente. E non era certo finita lì, se pensiamo che nel 2007 la produzione di grano indiana è stata di 73,5 milioni di tonnellate, grazie alle quali si è potuta soddisfare abbondantemente la domanda di una popolazione doppia rispetto a quella del 1968.
Curiosamente, ma coerentemente con la furia ideologica ambientalista che dagli anni Settanta ha invaso il pianeta, gli veniva rinfacciato di aver tracciato la strada per lo sviluppo dell’agricoltura delle multinazionali e dei pesticidi. Critiche che, col tempo, si sarebbero trasformate in accuse feroci per il suo dichiarato favore per gli organismi geneticamente modificati.
Negli ultimi anni la preccupazione di Borlaug era infatti rappresentata dagli oggettivi limiti all’espansione di terra coltivabile. Nel marzo del 2005, il premio Nobel sottolineò la necessità del raddoppio dell’offerta mondiale di cibo entro il 2050. Considerato che l’85 per cento della crescita nella produzione alimentare dovrà provenire da terreni già coltivati, nella visione borlaugiana l’unica via possibile è data dallo sviluppo di un qualità di granturco ogm immune da malattie. A meno che, ovviamente, non si voglia distruggere ulteriormente il patrimonio forestale del pianeta.

Addio, supereroe moderno.


3 Responses to “Il rivoluzionario pro-ogm che salvò i più miserabili”

  1. janus ha detto:

    Ovviamente molti commentatori rimarcano il fatto che Borlaug fosse un difensore degli OGM, ma sarebbe ingiusto appiattire la sua figura su questo.
    Borlaug era anche un sostenitore delle politiche di controllo demografico e un difensore della libertà positiva, lo si vede nel suo discorso per l’accettazione del Nobel.

  2. E’ vero, janus. Borlaug credeva nella necessità di una graduale riduzione della popolazione terrestre. E’ una posizione che noi di Libertiamo non condividiamo.
    Questo nostro articolo, ovviamente, non voleva avere valore “enciclopedico”.

  3. antonluca ha detto:

    vero.bene.bravo. bis..
    but just a big question still stands out.
    il numero di popolazione sulla terra può aumentare sempre?
    il trend continua ..on and on…

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