Colf e badanti: gli irregolari sono gli italiani?

– La regolarizzazione di colf e badanti procede a rilento. E’ difficile comprendere quale sia la ragione di questo imprevisto ritardo (circa 94.000 richieste di regolarizzazione, a ieri sera), anche perché “la ragione” non c’è. Ci sono tante ragioni, connesse alle caratteristiche della norma e delle procedure di regolarizzazione e, in parte consistente, alle peculiarità, giuridiche e sociali, dei soggetti contraenti (le famiglie da una parte, i “clandestini” dall’altra).

A determinare il ritardo hanno concorso i costi per la regolarizzazione (500 euro per la domanda, a cui si aggiunge il versamento dei contributi previdenziali per il trimestre luglio/settembre), i limiti di reddito (20.000 euro, solo per le colf), l’orario minimo (almeno 20 ore), le modalità di presentazione della domanda e una “modulistica” non propriamente friendly e – last but not least – i deficit cognitivi e informativi di persone che per la prima volta devono, magari a tarda età, improvvisarsi “datori di lavoro”.

Alcuni problemi, ad esempio quelli legati all’orario minimo o alla co-residenzialità del richiedente, possono essere rimediati con piccole correzioni normative, che prendano realisticamente atto che poche colf lavorano per 20 ore settimanali presso una sola famiglia e che un figlio può regolarizzare la badante della madre anche se non vive più con lei. I problemi più burocratici, che saranno aggravati dall’ingolfamento degli ultimi 10 giorni di settembre, in cui le richieste prevedibilmente cresceranno, potrebbero essere risolti con una proroga, che in Italia, per altro, non si nega a nessuno.

Altri problemi sono invece, allo stato dei fatti, irrisolvibili. In termini economici, l’aggravio (non una tantum) della regolarizzazione peserà interamente sulle famiglie, che non potranno contare su alcuna forma di compartecipazione pubblica alla spesa (se non in qualche realtà locale, per iniziativa di comuni o regioni). E la cosa continua ad apparire di clamorosa ingiustizia, visto che quanti, con notevoli sacrifici personali, si attrezzano per tenere a casa anziani o disabili “regalano” un indiscutibile risparmio di spesa alle casse pubbliche. Ma fino a che la politica parlerà di famiglia con la retorica moralista che va per la maggiore, sarà difficile discutere seriamente di welfare familiare (o “istituirlo”, visto che in Italia di fatto non c’è).

Accanto a tutto questo, occorre però riconoscere (l’ha già fatto, ottimamente, Avvenire) che a condannare all’irregolarità gli stranieri potrebbe essere una certa propensione all’irregolarità da parte dei datori di lavoro italiani. Avvenire non lo dice, ma è chiaro che esiste un duplice incentivo alla non regolarizzazione: da una parte l’obiettiva disparità di posizioni giuridiche rende gli irregolari oltremodo ricattabili e gli italiani assai poco attaccabili; dall’altra un’applicazione disuguale delle norme repressive comporta sanzioni assai più frequenti per gli irregolari piuttosto che per i loro “utilizzatori”. Mentre l’irregolare è totalmente disarmato di fronte ad un datore di lavoro inadempiente, quest’ultimo può usare l’arma dell’irregolarità come massimo “argomento” negoziale. E i clandestini sono costretti a mangiare la minestra dell’irregolarità piuttosto che buttarsi dalla finestra dell’auto-denuncia e sostanzialmente dell’auto-espulsione.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Colf e badanti: gli irregolari sono gli italiani?”

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    vero!

Trackbacks/Pingbacks