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I meridionali possono salvare il Meridione, non altri

– L’Italia paga il fatto di essere divisa in due, un elemento che in presenza di problemi impedisce un’unica soluzione. E così Giulio Tremonti riscopre la questione meridionale definendola, durante il recente dibattito su ‘Lezioni dalla crisi’ presso l’università Bocconi, “il problema del Paese”. Per affrontare la situazione, Tremonti propone la ricetta del federalismo fiscale. Insomma, dopo il tormentone estivo del “partito del Sud”, le esternazioni del superministro riportano la “questione meridionale” al centro del dibattito politico nazionale. Cosa fare? Come farlo? Perché l’intervento in favore delle zone disagiate del Mezzogiorno d’Italia sia efficace, una volta per tutte, è necessario procedere alla realizzazione di alcune precondizioni.Bisogna essere pronti a riformare l’economia puntando ad una impostazione autenticamente liberista, senza tentennamenti. Anzitutto, serve investire tutte le energie possibili nel processo di liberalizzazione dell’economia: per mettere al centro la libertà del consumatore contro i sindacati e le corporazioni, che rappresentano una zavorra dell’economia, e per rinunciare una volta per tutte alla difesa di un modello sociale che esclude i giovani e ritarda le possibilità di sviluppo;
Per favorire la crescita dell’economia del Mezzogiorno, incentivando le imprese ad investire e ad assumere nel Sud, da tempo l’Istituto Bruno Leoni va suggerendo di trasformare il Sud in una grande “no tax area” (abolendo le tasse sulle imprese che al Sud operano ed investono per almeno cinque anni), interrompendo contestualmente i flussi di trasferimento di risorse: in qualche modo, lo Stato resterebbe al Sud solo con gli apparati della forza (per contrastare la criminalità) ed i servizi pubblici essenziali.
Si tratta di una proposta drastica, un segnale forte che da tempo si attende. Accanto a questo, sarebbe auspicabile abolire la contrattazione nazionale, sostituendola con quella aziendale o territoriale. Il “conflitto sociale” va lasciato al mercato. Probabilmente, tagliando i sussidi alle imprese (spesso fonte di corruzione politico-burocratica e di inefficienza, pensiamo anche all’uso distorto che viene fatto della cassa integrazione straordinaria) e legando in modo più diretto i salari alla produttività, si raggiungerebbe un doppio obiettivo: si premieriebbero le aziende più competitive e i lavoratori più meritevoli.
Recentemente Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera, ha ipotizzato la “via liberale per il Sud”, riassumibile nel principio: “solo i meridionali, e nessun altro, possono risolvere i loro problemi”. Secondo l’editorialista del Corsera, se si affrontasse la questione meridionale secondo l’approccio che abbiamo descritto “probabilmente, si scatenerebbe un conflitto feroce fra le forze modernizzatrici del Sud (che ci sono) e quel “clientelismo senza risorse”, fino ad oggi dominante, di cui ha parlato recentemente il presidente della Confindustria siciliana Ivan Lo Bello”. E forse, “essendo cambiate le condizioni del gioco, le forze modernizzatrici avrebbero, per la prima volta, la possibilità di prevalere”.
Contestualmente, le Regioni meridionali (la Calabria in particolare, mi preme sottolinearlo), attraverso il corretto ed efficace utilizzo dei fondi comunitari destinati agli investimenti infrastrutturali, dovrebbero velocemente attrezzarsi per sostenere la sfida con l’Europa centro-orientale, i cui Paesi e solo questi, terminata l’attuale fase, attireranno completamente i successivi fondi che l’Unione europea prevede per le aree non sviluppate.


Autore: Maurizio Bonanno

Nato a Vibo Valentia nel 1960. laureato in Sociologia all’Università di Urbino, giornalista professionista, dopo numerose esperienze su carta stampa, radio e tv, attualmente collabora con le emittenti televisive calabresi (TEN, Calabria TV); è direttore della rivista di cultura liberale “Liber@mente”. È stato assessore comunale a Vibo Valentia. Ha fatto parte del direttivo nazionale dei Riformatori Liberali

6 Responses to “I meridionali possono salvare il Meridione, non altri”

  1. DM ha detto:

    Il sud ha un grande patrimonio naturale, storico, culturale. Con o senza trattamenti di favore (tax o no-tax) bisognerebbe alzarsi le maniche della camicia, abbandonare l’idea di fuggire con la maggior età e iniziare a costruire qualcosa. Il turismo prima grande possibilità, tutto il resto segue.

  2. Antonio Pagano ha detto:

    Tutto questo argomentare, che sa un po’ di aria fritta, porta tuttavia a una solo conclusione: il Sud deve ritornare indipendente e sovrano come lo era al tempo dei Borbone. La terribile tragedia del cosiddetto risorgimento piemontese ha praticamente distrutto non solo l’economia e la società meridionale, ma anche – cosa più grave – la sua identità. Attualmente il Sud, complici gli inetti e ascari politici meridionali, è ridotto alla stregua di una colonia delle cosche finanziarie del Nord che impediscono con la loro devastante presenza in ogni ganglio economico – soprattutto le banche – un suo sviluppo. E’ vero, solo i Meridionali possono salvare il Sud, ma a condizione che le organizzazioni parassitarie del Nord se ne vadano fuori dal Sud.

  3. Guglielmo ha detto:

    Non ci può essere ripresa senza Indipendenza, non ci può essere salvezza senza Libertà.
    La Libertà di usare le nostre risorse e potenzialità, senza che un tutore ci dica cosa fare e cosa pensare.
    Ripeto solo con l’indipendenza ci sarà salvezza per il Meridione.

  4. trottola ha detto:

    Vi segnalo un articolo dedicato al meridione(più precisamente alla “situazione meridionale”)sritto dal direttore dell’Occidentale
    http://www.loccidentale.it/articolo/scurdammece+%E2%80%98o+passato.0078735
    In sostanza dice di scordarsi il passato(“scurdammece ‘o passato”), per puntare al futuro.
    Io sono più dell’idea che ricordandosi il passato si può costruire un futuro migliore…
    Che ne pensate?

  5. Haussa ha detto:

    Sono ottimista. Sembra che i terroni che desiderano l’indipendenza del Sud stiano crescendo. Bene.

    Haussa

  6. giovanni ha detto:

    Penso che noi meridionali siamo delle persone stupide ed egoiste. Ci siamo lasciati incantare con qualche posto statale, qualche appalto, ed in cambio abbiamo rinunciato alla nostra economia ed alla nostra identità. Abbiamo costruito una classe dirigente, che, invece di coordinare ed organizzare, si preoccupa solo di distribuire l’elemosina italiana, a quanti accettano di far finta di lavorare in una qualunque pubblica amministrazione, e siamo cresciuti pensando che per vivere non serve imparare un mestiere, ma basta un pezzo di carta, come se la vita sia un gioco, anzi un concorso, dove se vinci ti senti un vice capo di stato, se perdi sei un pezzente ed emigri.
    Sento parlare in molti di indipendeza o di autonomia, ma come si fa ad essere autosufficienti o indipendenti, se la stragrande maggioranza della popolazione non sa fare niente, ed è dipendente statale o spers di diventarlo.

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