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La Russa sdogana il pluralismo della lottizzazione. E sbaglia

– Riportiamo alla lettera uno spezzone del discorso tenuto giovedì scorso a Gubbio dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in occasione della Scuola di Formazione Politica del Pdl:

Come mai il Pd blocca la scelta del direttore del Tg3, perché non vuole che si decida prima che si sappia chi comanda nel Pd? Come mai? Ma se l’avessimo fatto noi… ma se l’avessimo fatto noi di dire “Non si sceglie il direttore di Radio News, non del Tg3, perché prima dobbiamo sapere chi vince in una competizione…”, avremmo le manifestazioni sotto casa, avremmo Repubblica con un appello di centomila persone… loro non scelgono e non è che noi gli abbiamo detto “Dovete fare questo”. Diteci un nome, ditecelo voi… “eh già, noi… noi chi? Noi Franceschini o noi Bersani? Noi Ignazio Marino o noi D’Alema?”. E siccome ne hanno un pezzetto ciascuno, le debuttanti, la Rai continua ad essere senza un direttore! Domani mi aspetto che due righe su questo qualche giornali le dedichi…

La Russa ha detto molte cose a Gubbio, alcune condivisibili, altre molto meno, ma questo passaggio merita un commento. Si tratta di parole che in teoria un Ministro non solo non dovrebbe, ma neppure potrebbe pronunciare in pubblico, senza suscitare scandalo. Intendiamoci: non siamo anime belle e non scopriamo certo oggi la lottizzazione della tv di Stato. Sappiamo da dove viene la spartizione scientifica delle direzioni dei telegiornali – la DC, il PCI, insomma l’Italia delle due Chiese – e sappiamo benissimo che il prossimo direttore del Tg3, quando ci sarà, starà alla sinistra come Minzolini sta alla destra. Né stiamo contestando a La Russa di aver parlato tanto apertamente di una cosa che “si fa ma non si dice”.

Noi vorremmo che proprio non si facesse, vorremmo cioè vivere in un paese in cui il servizio pubblico televisivo (finché riteniamo che esso abbia una giustificazione) fosse guidato da ottimi professionisti e da sane logiche editoriali, autonome dalla politica e indipendenti dal suo giudizio. La Russa è uomo di mondo, nel senso che gira il mondo, e sicuramente avrà avuto modo di apprezzare la BBC britannica. Ebbene, dia una rapida lettura al Libro Verde che il governo Blair pubblicò nel 2005, “A Strong BBC, Indipendent of Government”. Per quel che ci riguarda, da incalliti sostenitori dell’iniziativa privata, siamo poi convinti che una soluzione radicale del problema, la privatizzazione della Rai e l’affidamento ai privati degli oneri di servizio pubblico attraverso una o più gare pubbliche, consegnerebbe all’Italia un panorama televisivo migliore di quello attuale. La privatizzazione della Rai, cioè sostanzialmente l’abolizione della Rai come strumento di costruzione e di consolidamento del consenso, è una della necessarie “riforme istituzionali” di cui il nostro paese ha bisogno per rendere più produttivo e efficiente il sistema di competizione politica. E, ci permettiamo di aggiungere, questa è una storica proposta liberale. E pensiamo che lo rimanga.

A La Russa non rimproveriamo un difetto di ipocrisia, ma una adesione politicamente “pacificata” all’idea che la lottizzazione non sia un problema, ma un sistema, non la malattia, ma la necessaria, anche se sgradevole, cura dei naturali squilibri dell’informazione “pubblica”. La Russa non solo non salva la forma per coprire la sostanza, esercizio in cui eccellevano gli esponenti politici della Prima Repubblica, ma addirittura accusa la sinistra di non essere nemmeno più capace di lottizzare e – soprattutto – chiede ai giornali di pubblicare due righe sulla questione. Cosa vorrebbe il co-coordinatore del Pdl che scrivessero i giornali? Gli andrebbe bene un titolo del tipo “La lotta alla segreteria del Pd non permette alla sinistra di lottizzare”. Oppure: “Il piano di lottizzazione della Rai è in ritardo per colpa del Pd”?

L’idea che la lottizzazione appartenga costituzionalmente alla cultura politica e giornalistica del Paese è un problema nel problema. Sbaglieremo, ma siamo portati a credere che molti, anche a sinistra, leggeranno nelle parole del ministro una accettabile declinazione del principio del pluralismo dell’informazione: non sta forse La Russa sollecitando l’opposizione a scegliere il direttore di quel Tg che permetterà alla sinistra di contrastare la linea editoriale del Tg1?

Postilla. I giornali di venerdì scorso non hanno concesso spazio a questo passaggio del discorso larussiano. Come volevasi dimostrare. Non sono dichiarazioni che suscitano scalpore e non è nemmeno una gaffe. E’ cronaca, cronaca di piccolo cabotaggio. Sfortunata quella nazione che finisce per considerare normale ciò che normale non è.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “La Russa sdogana il pluralismo della lottizzazione. E sbaglia”

  1. beh, grazie Silvana :)

  2. gianpaolo86@liberista ha detto:

    Sicuramente condivisibile!!

    Buon lavoro a tutti!

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