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Al festival teatrale di Edimburgo, meno Stato e più mercato

– Nel mese di agosto, si tiene ormai da molti anni in Scozia, a Edimburgo un festival teatrale – il Fringe Festival – che è ormai divenuto uno dei più importanti, e forse il più importante, festival teatrale europeo.
Qualche cifra sull’edizione di quest’anno: 2098 spettacoli, allestiti da compagnie di tutto il mondo – inglesi, europee, statunitensi, ma anche australiane e asiatiche – in 265 sale teatrali, dalla mattina alla notte. Sono stati venduti circa un milione e ottocentomila biglietti, con una tendenza positiva. Infatti gli inglesi, vista la crisi economica, piuttosto che andare in vacanza in paesi lontani, sarebbero stati attratti in maggior numero dal festival di Edimburgo.
Di questo avvenimento, vorrei evidenziare in particolare due caratteristiche che determinano a mio parere il suo successo e la sua originalità.

La prima è che non viene operata a monte una selezione degli spettacoli da presentare, ogni compagnia è benvenuta, anche presentando lo spettacolo più provocatorio ed estremo.
La seconda è che il Fringe Festival riceve una sovvenzione statale modesta per le proporzioni dell’evento, che non viene comunque impiegata per produrre gli spettacoli, ma soltanto a sostegno della struttura organizzativa.
E’ vero che partecipano al festival compagnie sovvenzionate nei loro paesi d’origine, ad esempio la Cina, o le nazioni dell’Europa dell’Est. E che quest’anno, per la prima volta, una decina di compagnie scozzesi hanno ricevuto un sostegno economico dallo Stato.
Ma non è la regola.
Di solito, ogni compagnia si paga in proprio le spese di viaggio, le spese di allestimento scenico, l’affitto del teatro e una quota di partecipazione al festival. Se lo spettacolo ha successo, può rifarsi naturalmente con gli incassi. O sperare comunque che qualche impresario o qualche talent scout – ne girano parecchi a Edimburgo in quel periodo – compri il suo spettacolo..

Del resto i teatri di Edimburgo, almeno per gli spettacoli di cui si parla bene, sono, più che pieni, stracolmi.
In Italia in occasione delle polemiche sui tagli alle sovvenzioni pubbliche al teatro, è sembrato vigere questo assioma: senza i soldi dello Stato non può esserci teatro, almeno quello serio, artistico; così come quello di ricerca,.
La manifestazione di Edimburgo dimostra che questa non è una maledizione senza appello. Gli spettacoli del Fringe Festival sono a volte di puro, e in certi casi, godibilissimo, intrattenimento. Ma a volte affrontano temi serissimi: la violenza contro gli immigrati, la solitudine nelle grandi città, gli abusi dell’esercito americano in Iraq, la repressione degli omosessuali baschi nella Spagna di Franco, la pena di morte, il carcere, il suicidio, e così via.

Sono rappresentati i grandi autori: Shakespeare, naturalmente, ma anche Aristofane, Goethe, Brecht, Pinter, Gogol, Tennessee Williams. E anche molti contemporanei interessanti, come lo scozzese David Griegg, purtroppo raramente messo in scena qui da noi.
Ma attenzione: anche spettacoli su temi molto ostici, possono attirare tanti spettatori di tutte le età, che non hanno l’aria di partecipare a uno stanco rito culturale (come, secondo me, capita spesso da noi), ma sono pieni di aspettativa e di curiosità.
Anche perché gli spettacoli hanno un linguaggio scenico di solito molto fantasioso e dinamico (che, per esempio, ha assimilato una certa qualità visiva del cinema, senza tradire la specificità del teatro). E si avvalgono in media di una qualità di recitazione alta.
Insomma: chi crede che il teatro sia un mezzo di comunicazione ormai datato, si faccia un viaggio ad agosto a Edimburgo, e cambierà idea. E forse penserà, come me, che un teatro più libero dal controllo economico dello Stato, anziché morire o degradarsi, possa diventare invece più audace e creativo.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

One Response to “Al festival teatrale di Edimburgo, meno Stato e più mercato”

  1. DM ha detto:

    Non conoscevo minimamente il festival in questione, grazie per l’informazione.

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