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Riflessioni di un innamorato d’America sul primo 11 settembre di Obama

– A chi ama, rispetta ed ammira il popolo americano, non può non far piacere il cambio di direzione attuato in tutto il mondo nei confronti della Casa Bianca da quando a Pennsylvania Avenue siede Barack Obama. Avendo passato anni a “difendere” gli USA, possiamo solo essere contenti del fatto che quando giunge il Presidente non si metta a ferro e fuoco una città ma lo si accolga come merita. Tuttavia, noi non dimentichiamo quanti danni abbia apportato ad una corretta percezione degli Stati Uniti la character assassination perpetrata ai danni di Bush, anche perché non si è certo fermata con l’elezione di Obama: quando ci si annoia, ce la si prende con Bush. Una specie di “piove, governo ladro” mondiale. Questa pratica, la cui analisi andrebbe affidata a qualche psichiatra abituato a prendersi cura delle grandi fobie collettive, è oggi diventata un problema anche per chi da essa avrebbe dovuto trarre solo vantaggi, per comparazione. Esaurita la luna di miele con l’elettorato, durante la quale Obama ha comunque avuto modo di mettere in pratica le sue idee con un paio di bills da centinaia di miliardi di dollari e qualche viaggio di scuse in giro per il mondo, i sondaggisti americani evidenziano come più Obama si allontana da quanto fatto da Bush (che, a scanso di equivoci, chi scrive giudica tutt’altro che immune da errori), più aumentano i suoi problemi. Tanto più che, quando si è carezzata ed incoraggiata la costante leggenda per la quale tutto ciò che è stato fatto dall’amministrazione Bush è stato sbagliato, in malafede o anticostituzionale, appare difficile persino l’opzione-Clinton, ovvera una virata verso posizioni centriste più sinergiche alla maggioranza degli americani.

E’ qui che si vede la mancanza di esperienza di Obama e di molti dei suoi consiglieri. L’ultimo Presidente senza precedenti esperienze di Governatore o di Vice Presidente fu JFK. Da allora in poi, diversi sono stati i cambi di presidenza piuttosto bruschi: Carter prese il posto di un Ford azzoppato dal perdono presidenziale a Nixon, e in piena crisi per l’economia e gli ostaggi in Iran venne poi annientato elettoralmente da Reagan; Bush successe ad un Clinton uscito indenne per miracolo da un impeachment e dopo aver battuto nel modo in cui ricordiamo il suo vice Gore. Tornando più indietro, si pensi ad Eisenhower che prese il posto di un Truman a pezzi per la guerra di Corea. Eppure, nessuno di questi presidenti ha mai assistito così silente ed accomodante ad una palese e volgare umiliazione del suo predecessore. Nella successione alla Casa Bianca c’è una continuità nella rappresentanza del popolo che trascende le divergenze e in qualche modo unisce per un minimo comune denominatore tutti i predecessori: ciò dovrebbe valere soprattutto se chi entra nello studio ovale è diventato giustamente celebre per un magnifico discorso il cui money quote era “Non esistono gli Stati rossi d’America né gli Stati blu d’America. Esistono gli Stati Uniti d’America”.

Diventa difficile, nell’ottavo anniversario dell’11 settembre, giustificare coloro che lo chiamano “incidente”, o cedere al peggior politically correct ed ipocritamente rinominare la guerra al terrorismo come “overseas contingency operation”. Diventa difficile condannare le persone ed i metodi che hanno permesso il miracolo di contraddire tutti coloro, e non c’erano dissenzienti, che il 12 settembre si dicevano certi di non doversi chiedere “se” gli Stati Uniti sarebbero stati di nuovo attaccati sul loro terreno, ma semplicemente”quando”, “quante volte” e “con quante migliaia di ulteriori morti”. Diventa difficile fare a meno di quelle “extraordinary rendition” inventate da Clinton ed usate da Bush per la sicurezza nazionale. Diventa difficile rinunciare a Guantanamo, che è ancora lì, quando si passa a dover decidere come evitare di liberare pericolosi criminali per accontentare i pruriti di chi alza il ditino e manda a morire gli altri per sua difesa.

Diventa difficile continuare a tendere la mano a tiranni antidemocratici, come se si trattasse di ragionevoli leader dotati del consenso della loro gente mossi dal legittimo interesse nazionale e dal rispetto per diritti umani condivisi. La mano tesa di Obama nei confronti dell’Iran ha portato finora tre feedback: elezioni finite nel sangue, una totale chiusura sul nucleare, la nomina di un conclamato terrorista a Ministro della Difesa.
Diventa difficile continuare a condannare il surge in Iraq sul quale Obama votò contro, rivelatosi poi per sua stessa ammissione la strategia vincente. Diventa difficile, mentre il generale che ha la responsabilità della guerra “giusta” ti dice che lo stesso va fatto in Afghanistan, veder rinascere la pattuglia pacifista che vuole abbandonare gli afgani al proprio destino talebano, senza preoccuparsi di cosa accadrebbe poi a loro, a tutto il Medio Oriente, alla sicurezza nazionale che l’11 settembre ha pagato proprio l’approccio soft clintoniano alla minaccia di Al Qaeda, alla memoria dei militari americani caduti. Dalla Casa Bianca si capisce molto meglio quanto sia difficile condurre una guerra dovendo rispondere di ogni minuscolo passaggio ad una opinione pubblica che esce da anni di martellamento contro chi quella guerra la iniziò, e ad un sistema di media che così comportandosi avrebbe seriamente compromesso anche l’esito delle guerre mondiali.

Diventa difficile continuare a comportarsi come se chiunque lo abbia preceduto non sia stato in grado di fare ciò che Obama può facilmente portare a termine: che si parli di nuova percezione degli USA in giro per il mondo, di riforma sanitaria, di un diverso approccio al capitalismo, della lotta alle lobbies di Washington, di utilizzo delle energie rinnovabili… si perdono consensi se si trattano i predecessori come incapaci o inadeguati, peraltro vellicando le peggiori accuse da parte del proprio elettorato, dai sindacati ai movimenti più liberal, dalla stampa di sinistra a tutto quel mondo intellettuale che non perde mai l’occasione per fustigare la società americana esaltando modelli perdenti o illiberali. Diventa difficile persino giustificare le differenti posizioni che su diversi argomenti esistono nell’Amministrazione Obama, primo su tutti l’approccio verso l’Iran: accade sempre tra i consulenti ed i ministri di ogni Presidente, ma solo durante l’era di Bush è assurto tra i media al rango di “guerra senza precedenti”.

Diventa difficile anche proporre una riforma sanitaria affidandola ad un solo partito, e questo Obama sembra averlo capito dicendosi aperto a nuove idee (e comunque ora rischia di perdersi l’ala di sinistra estrema del suo partito che non vuole rinunciare alla sanità pubblica). Dubitiamo peraltro che il discorso al Congresso di due giorni fa possa soddisfare il popolo repubblicano che non si fida del big government né dei democratici.

Obama è dunque oggi stretto tra il mondo liberal deluso dalla sua obbligata frenata sulla strada della distruzione della tradizione vincente americana del ventesimo secolo, e una maggioranza di americani che non si rispecchia nell’estremismo democrat e che – se proprio deve – quando pensa ad un Presidente democratico rimpiange il pragmatismo centrista clintoniano. Si potrebbe riassumere tutto ciò col vecchio andare “chi è causa del suo mal, pianga sé stesso”, ed è in parte così.
Chi scrive ha un’enorme fiducia nelle capacità di cambiamento e rinascita della nazione americana, della sua società, del suo capitalismo individuale, fatto di cadute e risalite, di fatica e successo, di merito e fiducia in sé stessi. E così, continuo a credere che il vero change, da tanti auspicato durante la campagna elettorale, sarà quello che riguarderà Barack Obama, che da uomo dotato di intelligenza non comune, avrà modo di imparare a fare il mestiere di Presidente degli Stati Uniti d’America e non quello di leader di una qualsiasi socialdemocrazia europea.


Autore: Umberto Mucci

Nato a Roma nel 1969, laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, ha un master in marketing e comunicazione. Si occupa di pubbliche relazioni in ambito di internazionalizzazione. Rappresenta in Italia l’Italian American Museum di Manhattan. Ha pubblicato per la rivista per italiani all’estero èItalia e per Romacapitale. Ha co-fondato e diretto la Fondazione Roma Europea.

12 Responses to “Riflessioni di un innamorato d’America sul primo 11 settembre di Obama”

  1. “La svariata natura delle loro vite attestava la verità dell’affermazione coranica secondo la quale spegnere una singola vita significa distruggere un universo. Il bersaglio di al-Qaeda era stato l’America, ma essa aveva colpito l’intera umanità”.

    http://alessandrotapparini.blogspot.com/2009/09/world-trade-center.html

  2. Leone ha detto:

    Condivido in buona parte l’idea che è errato addossare tutte le colpe a Bush e così pure condivido la critica a Obama, anche se per ragioni forse diverse: Obama rischia di portare ancor più bellicismo di Bush: continua la guerra in Iraq, estende quella in Afghanistan fino ad arrivare al Pakistan e rischia scontri con Russia e Cina. E pensare che molti lo votarono nella convinzione che sarebbe stato un angelo portatore di pace!

    Ma chi è che chiama l’11 settembre “incidente”? Per quel che ne so il mondo sull’11 settembre si divide fra teorici del complotto ufficiale islamista contro l’Occidente (Bush & Co.) e coloro che pensano che tale teoria del complotto sia falsa e la sostituiscono con altre teorie del complotto che ritengono che i veri terroristi siano organizzazioni più grandi ed efficienti che la fantomatica Al Qaida talebana. (http://bufalattivissimo.splinder.com/post/21184923/6%29+Attivissimo+propugna+una+te)

  3. Umberto Mucci ha detto:

    ciao, e grazie del tuo commento. ne ho sentiti diversi chiamarlo “incidente”, oppure “tragedia”, quasi a rimuovere che non fu un terremoto o un evento naturale. è lo stesso principio per cui in molti si sono ricordati dell’11 settembre 1973 solo dopo quello del 2001: pur di non lasciare agli USA il diritto di difendersi contrattaccando. è come se io incontro per strada uno, gli dico che mi hanno diagnosticato una malattia gravissima e quello mi risponde che vabbè, a lui però si è incarnita un’unghia. ad esempio, il film di Oliver Stone: non so se l’hai visto. se lo mostri a qualcuno che non sa cos’è successo l’11 settembre, quello alla fine del film non sarà in grado di dirti cosa ha causato la storia dei due rimasti sotto le macerie. ci sono alcuni che non vogliono accettare che l’America fu attaccata, e lo fanno (anche) così. gli riesce per 364 giorni all’anno, ormai, tristemente: ma almeno l’11 settembre vorrei che tacessero … per rispetto alle vittime, e anche un po’ a loro stessi.

  4. Leone ha detto:

    Grazie a te della risposta.
    “ne ho sentiti diversi chiamarlo “incidente”, oppure “tragedia”, quasi a rimuovere che non fu un terremoto o un evento naturale”

    quella è vera indifferenza, e forse quello è il vero negazionismo dell’11 settembre. Perché dall’interpretazione che si dà di questo evento epocale, derivano conseguenze pratiche epocali.

  5. Alvaro ha detto:

    Io penso che se l’ex presidente di un grande Paese democratico come l’Italia (sto parlando di Francesco Cossiga) dichiara che tutte le cancellerie mondiali sanno perfettamente come sono andate le cose, e cioè che l’attacco dell’11 Settembre 2001 è stato organizzato dal Mossad e da un gruppo di fanatici della destra Americana capeggiati dalla famiglia Bush e infiltrati nella CIA e nell’FBI, al fine di supportare il sionismo e allo stesso tempo appropriarsi del petrolio iracheno, non si possa semplicemente girare la testa dall’altra parte e fare finta di non aver sentito.
    Ricordiamoci che Cossiga ha avuto e ha tutt’ora contatti di altissimo livello con la nostra intelligence. E Cossiga, lo ricordo, non è certo un uomo di sinistra.

  6. Umberto Mucci ha detto:

    ciao Alvaro, piacere, grazie e complimenti, sei il primo che dà retta alle fantasie di Cossiga, anzi, come si fa chiamare ora, di DJK. Ti consiglio di dare un’occhiata anche alle altre notizione bomba che ha dato nel corso degli anni, ti fai un sacco di risate. oppure ci credi, fai tu. quanto al fatto che non sia di sinistra, c’entra poco sai. ti consiglio un bel libro di Massimo Teodori, si chiama Maledetti Americani, che racconta come l’antiamericanismo in Italia non abbia parti politiche, o almeno non l’abbia avuto fino a Berlusconi.
    in tutta sincerità a me la storia del petrolio irakeno non fa più nemmeno ridere. la dicevano uguale uguale per quando papà Bush liberò il Kuwait: era tutto un fiorire di scienziati che sostenevano che i poveri kuwaitiani non si sarebbero dovuti lamentare di Saddam Hussein che li occupava, ma di Bush che rubava loro il petrolio. è finita che lavorano in media 4 ore al giorno, e per il resto si godono i proventi del petrolio che nessuno ha rubato.
    poi certo, il fascino del complotto è insuperabile: però quelli che dicevano ciò a cui credi tu supportavano la cosa dicendo che non fossero morti ebrei nelle torri, e poi s’è dimostrato che non è vero niente.

  7. Leone ha detto:

    Suggerire che dubitare sull’11 settembre sarebbe antiamericano mi pare discutibile, visto che molti patrioti americani ne dubitano, da Paul Craig Roberts a migliaia di altri personaggi americani di altissimo livello. Sarebbe un po’ come dire che chi dubita sul Caso Moro è anti-italiano.

  8. Umberto Mucci ha detto:

    vedi Leone, io su questo argomento sono particolarmente suscettibile, per usare un eufemismo. detto ciò, cerco di scacciare il grandissimo fastidio – mi perdonerai – che mi provoca affrontare questo argomento con chi crede ai complotti, e mi rendo civile perchè credimi, l’impulso sarebbe quello di non esserlo. la mistica del complotto è sempre affascinante. in America in particolare, attrae sempre qualcuno che sogna di ripetere le gesta del watergate: e a cascata arriva anche qui da noi. esiste molta gente, e non ho il diritto di arruolarvi tra di loro e dunque non lo farò, che lo fa in grandissima malafede. e non credo che voi non lo sappiate. io invece parlo a chi in malafede non è. ci sono stati libri, film e siti web che hanno dimostrato per quanto sia possibile dimostrarlo, che il complotto è un’invenzione. poi esistono cose che nessuno può dimostrare, e non per questo non sono vere: e voi sapete anche questo. il resto è un pregiudizio, esattamente come il mio. però io vorrei, con una calma che non vorrei sembrasse acquiescenza per le teorie complottiste (che odio con tutto me stesso), chiedervi: ma voi siete tranquilli ad affidare a qualche sconclusionata teoria in gran parte smentita tutto ciò che avete da dire ai parenti di quei 3000 morti? Esisterà mai una prova che vi convincerà che siete in errore? E soprattutto, sia detto forte e chiaro ma col massimo rispetto: se avete ceduto troppo facilmente alla fascinazione del “il potere ci racconta frottole, ma noi sappiamo la verità”, che come tute le cose è sana fino a quando non degenera in disrispetto, ma non vi vergognate nemmeno un po’ a liquidare così un evento di guerra che ha cambiato il mondo? voglio dire, voi credete alla shoah? supponiamo di si, per fare un esempio. allora ponetevi di fronte a chi la nega, poi di fronte alle vittime di ciò che è negato: non vi vengono i brividi? non sentite nemmeno un po’ di timore, di disagio? guardate, siccome qui sono ospite e non ho il costume di offendere – oggi poi in particolare – ho cercato di essere cortese, e spero di esserci riuscito. ma sappiate, sappiatelo, che ciò che sostenete mi fa ribollire il sangue nelle vene e faccio molta fatica a trattenermi, e non so nemmeno fino in fondo se faccio bene. e vi auguro di non capitare mai dall’altra parte, mai.

  9. Leone ha detto:

    Trovo molto civile il tuo modo di porti. Ho avuto modo di approfondire la questione e ho idee ben definite sulla questione. Vorrei solo far notare, visto che tu li hai evocati, che in questione esistono i 3000 e oltre defunti di New York, i soccorritori di New York che hanno tuttora problemi polmonari e dei quali alcuni sono morti anche perché il governo ha mentito sulle polveri dell’11 settembre o non ha detto quel che doveva dire e poi ci sono le migliaia di soldati morti per la guerra che fu la “naturale” conseguenza dell’11 settembre, la guerra Afghana e la guerra la cui continuazione l’allora governo americano ha tentato di giustificare tirando in causa sempre l’11 settembre (Discorso ad Annapolis, maggio 2007). In ballo ci sono diverse centinaia di migliaia di morti, fra militari e civili. Al Qaida, i terroristi islamisti E ancor più il governo che era in carica dall’11 settembre al 2009 e così l’attuale governo, sono sicuramente responsabili di tutti questi morti. Se anche ne togliamo 3000, gli altri però restano in questo orrendo conto.

    Quanto ai feriti e ai parenti delle vittime, una buona parte di essi non mi pare se ne abbia a male se sente parlare di “complotto” e anzi nutre essa stessa dubbi essenziali(http://patriotsquestion911.com/survivors.html).

  10. Umberto Mucci ha detto:

    mi fa piacere mantenere la cosa su binari civili. è merito di entrambi, e te ne ringrazio perchè quando mi lascio andare agli istinti poi me ne pento sempre. è vero, fra i parenti alcuni si lasciano vellicare dall’ipotesi del complotto. a mio parere ciò che ho detto sulla sua fascinazione vale anche per loro, forse di più: tentano di dare un senso ad un trauma che si porteranno dietro per tutta la vita, e non so nemmeno se si augurino di superarlo, chè ad alcuni sembrerebbe mancare di rispetto a chi non c’è più. io per loro nutro solo rispetto e solidarietà.
    circa i soccorritori, ma tu credi davvero che in quella situazione si sarebbe potuto fare di meglio? io credo abbiano fatto miracoli, e certo che sono vicino a chi si è ammalato o ci è morto. ma qui il complotto che c’entra? tu al posto di Giuliani e Bush lì che avresti fatto? non è un discorso del senno di poi, questo?
    quanto alla guerra in Afghanistan … ci vorrebbe un centinaio di pagine, e io sono logorroico. in Afghanistan c’è la NATO, non Bush. in Afghanistan c’è l’ONU, non Bush. in Afghanistan ci sono diversi paesi di tutti i continenti, non Bush. in Afghanistan ora c’è Obama, non Bush. in Afghanistan i militari americani ci sono perchè da allora la missione ha sempre ricevuto il consenso bipartisan di tutto il congresso, tutto, e non solo di Bush. in Afghanistan hanno progettato l’11 settembre, da lì sono partiti e lì si sono nascosti. in Afghanistan a donne e bambini facevano cose che noi occidentali non riusciamo nemmeno ad immaginare. che significato ha dire “siamo tutti americani, ma adesso statevene buoni e non reagite. tanto fra un po’ vi massacrano di nuovo”? perchè guarda che è quello che stai dicendo tu, in retrospettiva. se ho torto spiegami, per cortesia.
    io non so tu che rapporti abbia con la guerra. io non ho mai fatto a botte in vita mia, ti puoi figurare. non ho nemmeno fatto il militare. ma quando si censura la guerra, qualsiasi guerra, quello che rimane non è la pace. la storia è piena di guerre brutte, tutte sono brutte. ma la storia dice che le guerre servono, a volte. servono a fermare i dittatori, che altrimenti non si fermano. servono a stabilire equilibri che evitano altre guerre anche peggiori. chi censura l’utilità della guerra non conosce l’uomo. chi lo fa, permettimi, si erge a censore del prossimo ma lo fa sempre, sempre, sempre da comode posizioni che non si è guadagnato, ma ha ereditato grazie al sangue degli altri, versato durante altre guerre. freedom is not free, Leone. ne sono talmente convinto che mi va bene anche questa commedia in cui tu ed altri che la pensano come te fate la parte dei “buoni” e io quella del cattivo. in Italia sono sepolti decine di migliaia di giovani americani morti per la nostra libertà, se Roosevelt avesse applicato la tua teoria che ne sarebbe stato di noi? ricordati questo. se ti incontro per strada e qualcuno ti sta picchiando, io intervengo in tua difesa, mi prendo le botte, altre (poche, come dicevo non sarei molto capace) ne do, con l’intento di far smettere il pestaggio. tu al mio posto che fai, pensi ai danni che subirebbe chi mi sta pestando? spiegami bene: ma se chi spara si nasconde dietro a poveri innocenti, tu ti fai sparare addosso? e pensi che il povero innocente a quel punto sta bene? e se spari anche tu e colpisci l’innocente del quale l’altro si fa scudo, sei sicuro che la colpa sia tua? Leone, mi spiace perchè, col dovuto rispetto, ti hanno dato un nome che forse non ti si addice. o forse sbaglio io, non sono infallibile e nemmeno molto coraggioso. però ammiro chi lo è.

  11. Leone ha detto:

    Gentile Umberto, purtroppo sono più logorroico di te! Il mio commento era soprattutto per dire che l’11 settembre è un fatto epocale, che ha fatto e continua a fare la storia, ha provocato la guerra in Afghanistan fatta passare in via bipartisan dal Congresso sotto lo shock dell’11 settembre. L’11/9 fa storia anche nell’era di Obama: storia di politiche interne ed estere, storia di guerre, storia di vivi e di morti. Obama ha usato parole come quelle di Bush riguardo alla “guerra al terrorismo”.
    L’11 settembre è un fatto – il fatto innegabile di quattro attacchi terroristici e altri tentati attacchi o minacce – però è un fatto avvolto in vari strati di interpretazione, con cui siamo stati familiari per otto anni.
    Perché mai rimetterlo in discussione? Non balza agli occhi nessun singolo motivo importante per mettersi a fare i dietrologi. Ma se si prova a ripercorrere la storia, ripartendo da quel giorno, se ne trovano molti. Il primo è che il governo di allora ha: 1) Mancato di proteggere adeguatamente i soccorritori e i sopravvissuti dalle polveri tossiche, con possibile corresponsabilità del sindaco di New York (http://discovermagazine.com/2007/oct/the-9-11-cover-up) 2) hanno ostacolato gravemente le indagini: 2a) Con il contributo del Sindaco di New York hanno occultato la scena dell’atto criminale/bellico e 2b) Sempre grazie al Sindaco hanno invianto macerie del WTC in Cina poche settimane dopo i misfatti, sottraendo materiale prezioso agli investigatori. Sugli ostacoli alle indagini si possono citare anche 2c) le richieste fatte da Bush per limitare le indagini (come questa: http://archives.cnn.com/2002/ALLPOLITICS/01/29/inv.terror.probe/), o 2d) la storia dello scomodo Senatore Robert Torricelli, che chiedeva fortemente un’indagine (http://usinfo.org/wf-archive/2002/020219/epf205.htm) ed è subito stato spazzato via forse apposta per quel motivo. È interessante notare come hanno ritardato fortemente le indagini su questa “nuova Pearl Harbor”, come la definì Bush, mentre Roosevelt – che tu giustamente citi come termine di paragone – su Pearl Harbor avviò una commissione d’indagine solo 11 giorni dopo il misfatto.
    Bush iniziò una guerra, comprensibilmente, ma ostacolò ogni indagine. Roosevelt fece sia le indagini sia la guerra.
    Inoltre dopo alcune settimane dall’11/9 qualcuno strettamente legato all’esercito ha eseguito attacchi all’antrace false flag, falsamente attribuiti a terroristi islamisti (questo è ora ufficialmente accettato) e con ciò contribuì a sviare le indagini introducendo del “terrore del complotto islamista” artificialmente creato e condizionando psicologicamente importanti scelte politiche legate all’idea stessa del “complotto islamista” su cui si voleva indagare. 2e) Si è dovuto aspettare troppo tempo perché fosse avviata una commissione d’inchiesta nazionale. La storia dei sistematici impedimenti alle indagini sull’11/9 fa capire che chi ha ostacolato le indagini aveva qualcosa da nascondere.
    Quindi indagare è lecito, anzi doveroso, e non offensivo per i morti, semmai il contrario, onora i parenti dei defunti che ancora chiedono verità. I parenti delle vittime che dubitano stanno solo tentando “di dare un senso ad un trauma”? Ma questo lo fa chiunque abbia subito un trauma. Piuttosto, perché nel farlo vanno “controcorrente”? Non può essere perché ne hanno motivo? Del resto sono stati più vicini ai fatti rispetto a molti altri. Non riuscendo a far combaciare le loro esperienze con le versioni ufficiali si associano e connettono le loro esperienze “diverse”. Trovano punti di convergenza fra loro ma anche con le analisi di circa un centinaio fra ingegneri strutturali e ingegneri civili indipendenti riguardo alle Torri Gemelle (http://www.ae911truth.org/signpetition.php).
    Un altro elemento per dubitare: tutti i precedenti storici confermano l’interpretazione ufficiale? Alcuni, non tutti: Operazione Northwoods, balenata negli strateghi dell’apparato militar-industriale già negli anni sessanta e gli attentati che distrussero l’Okhlahoma Building, altro “false flag” inizialmente falsamente attribuito a islamisti, rendono leciti i dubbi.
    E il complotto, che c’entra? Beh, diciamola tutta: il primo ad aver formulato un complotto (senza chiamarlo così) è il governo americano per bocca dei suoi rappresentanti, poco tempo dopo i misfatti. Se si legge Popper, si capisce che il “complotto islamista del demone Bin Laden che ha abbattuto le torri ed è la causa di tutti i mali” può rientrare nella definizione popperiana di complotto. Bush ha propagato un’interpretazione degli attentati terroristici dell’11 settembre che è una teoria della cospirazione islamista per sovvertire l’ordinamento statunitense. Con questo non voglio dare giudizi negativi di nessun tipo, perché la teoria del complotto di Bush avrebbe sempre potuto essere fondata su fatti, comprovata, coerente e probabile. Però molti studiosi e scienziati dotati di prestigio accademico hanno smentito almeno parzialmente tale teoria del complotto, con una lunga serie di dimostrazioni con metodi di volta in volta differenti: metodi logici, matematici, statistici, probabilistici, fisici (Cossiga no, non scomodiamolo, perché non è un tecnico e, come giustamente suggerisci, parla a vanvera e non sa neanche lui cosa dice). La maggior parte di questi studiosi non ha negato l’esistenza del terrorismo islamista del terrorista Bin Laden e/o dei barbarici Taleban, realtà innegabili. Ha però negato la validità della teoria ufficiale che collega direttamente ed esclusivamente il 9/11 al terrorismo islamista quaidista di Bin Laden ed esenta il governo americano da qualunque responsabilità, inefficienza, o, per dirla con un eufemismo, “laissez faire”.
    Ma cos’ha fatto a quel punto Bush, il teorico del “complotto islamico” da loro smentito? Si sarà forse ricordato di Roosevelt e avrà avviato subito un’indagine? Non esattamente… per prima cosa ha praticamente incitato a negare il Primo Emendamento della Costituzione statunitense! Come? Additando tutti questi studiosi, in massa, come fomentatori di “outrageous conspiracy theories” che non vanno “mai tollerate”. La guerra in Afghanistan di Obama (come giustamente suggerisci) è anche la guerra nostra, e di altri alleati degli USA. Quella guerra – e in minor misura la guerra in Iraq – si basa in buona parte su questa “teoria del complotto islamista” sui cui fior di studiosi e di scienziati dissente e su cui il governo ha sempre, sempre, sempre ostacolato le indagini, ostacolando perfino la stessa Commissione nazionale sull’11/9, presieduta da Zelikow, vicinissimo alla Rice. Gli stessi commissari del 9/11 sono ora divenuti dissidenti e notano come il governo li ostacolò sistematicamente.
    Come tu, Umberto, suggerisci, pragmaticamente è comprensibilissima la guerra, lo “sporco lavoro della guerra” subito fatto in Afghanistan dopo quel tragico attacco epocale. Necessariamente in quei giorni il buon senso comandava di accettare la teoria ufficiale e di assumere che si trattasse di un atto di guerra a tutti gli effetti a cui bisognava rispondere immediatamente. Non si trattava di cattiveria né di bontà, ma di pragmatismo.
    Ma perché, nel frattempo, ostacolare sistematicamente ogni indagine? Si potevano fare tutte e due, insieme, la guerra e le indagini, come Roosevelt, e tutti avrebbero capito meglio cosa non aveva funzionato – perché obiettivamente da qualche parte qualcosa non aveva funzionato.

  12. Leone ha detto:

    Per dovere di cronaca, e di pertinenza, si dovrebbe aggiungere che lo stesso Obama se ne infischia delle indagini sull’11 settembre.

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