Alla Fieg sarebbe più utile un’idea alla Google che una sanzione dell’Antitrust

– Google è finita sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust. Al gigante di Mountain View viene contestata l’ipotesi di abuso di posizione dominante a seguito di una segnalazione della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali), la quale sostiene che Big G abusi della propria posizione di leadership nel mercato dei search engine per distrarre pubblicità dai siti dei quotidiani on line e per ostacolare l’accesso di questi ultimi al mercato della pubblicità on line.

L’abuso, secondo la linea sostenuta dagli editori, sarebbe perpetrato attraverso il portale Google News, mediante il quale l’azienda americana aggrega e indicizza contenuti editoriali tratti da 250 siti di lingua italiana. Google News, configurandosi come una home page sostitutiva e più completa di quelle delle singole testate, avrebbe un appeal superiore nei confronti degli inserzionisti commerciali derivante dalla sua supremazia nel settore dei motori di ricerca. “Infatti – precisa l’Antitrust nel documento di apertura dell’istruttoria – sebbene sia prevista la possibilità per un editore di non rendere disponibili i propri contenuti per Google News Italia, l’esercizio di tale opzione sembrerebbe comportare l’esclusione dei contenuti dell’editore anche dal motore di ricerca Google Search con la conseguenza, negativa per l’editore, di non poter essere oggetto di consultazione da parte di tutti coloro che usano detto motore di ricerca e di dover rinunciare ai proventi pubblicitari che tale consultazione produce(…). In conclusione, il segnalato comportamento di Google, reso possibile dalla sua indiscussa predominanza nella fornitura di servizi di ricerca online, potrebbe risultare idoneo ad incidere indebitamente sulla concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria on line, con l’ulteriore effetto di consolidare la sua posizione nell’intermediazione pubblicitaria on line”.

In sostanza, Google sfrutterebbe i contenuti intellettuali dei siti editoriali per attrarre pubblicità attraverso il proprio servizio di News, e “ricatterebbe” gli editori dissenzienti con la minaccia di eliminarli anche dall’indice dei siti generati dal portale generico di Google, procurandogli un grave danno, vista la posizione quasi monopolistica di Google nel mercato italiano dei search engine. La controversia, lo si intuisce, ha una portata sistemica e la sua risoluzione, in un senso o nell’altro, è destinata a far scuola. In gioco c’è l’essenza stessa del new deal scaturito dalla rivoluzione googliana del web. Un mondo di servizi flessibili, ready to use, scalabili e gratis per gli utenti. Lo stesso mondo che fino a ieri era caotico e privo di punti di riferimento, oggi è mappato e indicizzato da Google attraverso il proprio algoritmo di ricerca. Di fronte al potere di tanta creatività innovatrice, pur tra mille dubbi sollevati dalla complicatezza del caso, quella della Fieg appare, d’istinto, una battaglia di retroguardia.

Le ragioni sono spiegate in maniera chiara in un articolo a firma dell’avvocato e consulente IT Guido Scorza. Innanzitutto si contesta a Google di abusare della propria posizione dominante nel mercato dell’intermediazione pubblicitaria on line. Come la stessa Antitrust precisa nella sua istruttoria, il mercato dell’on line advertising è composto di due canali: quello search e quello content. Soltanto nel primo canale Google avrebbe una posizione dominante. Ma il canale search rappresenta solo il 30% dell’intero mercato della pubblicità on line, per cui, pur volendo riconoscere che in esso Big G fa la parte del leone, ciò non la porrebbe in una situazione di potere tale da comprimere la concorrenza nell’intero mercato. E ciò è necessario per integrare la fattispecie di abuso di posizione dominante.

Inoltre, un’ulteriore lamentela della Fieg, concerne il fatto che i link agli articoli editoriali pubblicati su Google News, rimandano direttamente alla pagina in cui sono contenuti, bypassando la home page delle testate, dove si concentra la gran parte delle inserzioni pubblicitarie. L’argomento, sempre secondo Scorza, è pretestuoso, in quanto nulla impedirebbe agli editori di concentrare le inserzioni pubblicitarie nelle pagine degli articoli più letti anziché in home page.

Resta infine da verificare se sia vero che Google si ritorce contro gli editori che rifiutano l’indicizzazione nel servizio News eliminandoli anche dal portale search. L’azienda accusata assicura di no. Ad ogni modo è difficile immaginare che l’editoria possa superare le difficoltà che sta attraversando ingaggiando liti conservatrici, anche nell’ipotesi che le vincesse tutte. Al mercato dell’editoria serve un’idea per rilanciare le idee. Ma non sarebbe sensato aspettarsela da un provvedimento sanzionatorio o da una sentenza giurisprudenziale.


One Response to “Alla Fieg sarebbe più utile un’idea alla Google che una sanzione dell’Antitrust”

  1. Alessandro Caforio ha detto:

    Segnalo che sul Corriere di oggi si accredita nuovamente la tesi che l’inclusione nell’indice di Google news sarebbe “automatica” mentre “tutti” sanno che occorre farne richiesta e i criteri sono piuttosto selettivi. Ignoranza o malafede?

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