– Giuliano Cazzola ha scelto di non partecipare alla beatificazione bipartisan di “Baarìa”, il nuovo film di Giuseppe Tornatore. Ha preso carta e penna e ne ha scritto per l’Avanti e il Riformista, dove ha incrociato le lame anche con Emanuele Macaluso, alla cui replica ha opposto una durissima risposta.

Ad un film che celebra un’epopea familiare e collettiva, con eroici protagonisti politici, Cazzola oppone una risposta altrettanto politica. “Baarìa è un prodotto blindato, il primo caso di collaborazione culturale ‘bipartisan’, per la cui celebrazione si muoveranno all’unisono le grandi filiere del potere e del contropotere”, scrive il deputato del Pdl. E senza peli sulla lingua spiega: “La cultura di sinistra ci ha messo la storia, ha avuto modo di autoassolversi e di autoelogiarsi, di riproporre ancora una volta il cliché dell’eroe positivo, dell’idealista coraggioso e forte, naturalmente nella figura di un sindacalista comunista della Cgil (nonostante che nell’immediato dopoguerra ben 29 su 32 sindacalisti uccisi dalla mafia, in Sicilia, fossero socialisti). La società cinematografica Medusa (alias Mediaset, alias Berlusconi e i suoi) ci ha messo i soldi.”

Emanuele Macaluso, rispondendo a Cazzola, sostiene che qualcosa nella contabilità dei socialisti e comunisti ammazzati non gli torna, ma non pensa di correggerla perché “sarebbe un sacrilegio” e dal punto di vista politico accomuna gli uni e gli altri, uniti, ai tempi, non solo dall’esperienza frontista, ma anche da un impegno di modernizzazione del Sud, per liberarlo “dalla vecchia classe dirigente e da vecchi costumi e pregiudizi”. “La sinistra di Baarìa non ha nulla da farsi perdonare”, secondo l’anziano ex dirigente comunista ed ex direttore dell’Unità, perché quanti si iscrivevano al PCI e anche al PSI non lo facevano “perché c’era Stalin, ma perché volevano cambiare la loro condizione sociale, la società in cui erano vissuti i loro genitori e in cui vivevano anche loro”. Furono sconfitti ma in quella sconfitta, conclude perfidamente Macaluso, ci sono “le radici dei mali di oggi, e anche del berlusconismo meridionale”.

Cazzola però non concede nulla a Macaluso: “Chi è stato comunista, o anche solo ‘socialcomunista’ – a Bagheria, in Sicilia o in ogni angolo della terra – ha il dovere di chiedere perdono per avere condiviso una delle più tragiche ideologie criminali del XX secolo”. E conclude: “Se è onesto, deve celebrare la giornata del 18 aprile 1948 come una ricorrenza sacra, perché la Dc salvò non solo l’Italia dal caos, ma la sinistra da se stessa.”