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Fini come Ugo La Malfa: un politico presbite, che guarda al futuro e parla alla testa

– Fior di notisti ed analisti hanno scandagliato le ragioni del veemente e scomposto attacco del neodirettore del Giornale al Presidente della Camera. Mi pare però che non sia stata colta la ragione di fondo. D’altronde la nostra stampa politica è abituata e costretta a seguire la “politica politicante” e fatica invece a cogliere le ragioni di chi tenta di fare la vera politica, ispirandosi ai valori del “patriottismo costituzionale”. Il parametro della politica corrente è il minuto, o i trenta secondi, che separano il penultimo dall’ultimo flash di agenzia di stampa rilanciato dal Telpress: un habitat in cui evidentemente Feltri sguazza.

Mi sembra invece che Fini abbia scelto altri parametri. Circondato da una folla di politici miopi pronti a guardare solo a brevissima distanza, ha adottato la parte del “presbite” e in mezzo a tanti colleghi abituati a parlare alla pancia dei cittadini, sta da tempo tentando di parlare ai cervelli della gente, ben consapevole della impopolarità provvisoria che ne può derivare.

Ad esempio, mi colpì molto l’impianto del suo discorso al congresso di fondazione del PdL. In quel testo egli collocava nella cornice del patriottismo costituzionale tre nuovi patti fondamentali per il paese: un patto tra Nord e Sud (un tema sino a quel momento dimenticato da tutti); un patto tra giovani e anziani (più che mai indispensabile in una “società mangiagiovani”); un patto tra capitale e lavoro.

Tre obiettivi necessariamente di medio periodo, che necessitano di politiche “presbiti”, ma che incidono sulla carne viva dei veri problemi della società italiana. Analogamente, in un paese che ha di fronte un pericolosissimo “trabocchetto demografico”, il Presidente della Camera mostra il coraggio di trattare gli immigrati di ieri, di oggi e di domani, non come un problema, ma come una risorsa cruciale per gli equilibri demografici attuali e futuri, e quindi per l’economia e la società italiana.

Credo di poter cogliere che una parola tra le più ricorrenti nei suoi discorsi è “futuro”, come sta nel logo della sua Fondazione. Un esercizio non facile da condurre in mezzo a politici, e non pochi giornalisti, ipotecati o condizionati dai problemi del passato, poco capaci di cogliere i veri problemi del presente e completamente privi di occhiali idonei per guardare al futuro. Per farlo, infatti, occorre il coraggio di “andare contropelo”, e non di lisciare il pelo agli elettori, di parlare alla ragione e non alla pancia dei cittadini.

Feltri, che certamente,  tra i direttori dei giornali che parlano alla pancia dei lettori è il più bravo, viaggia evidentemente su una lunghezza d’onda che non è quella di chi cerca di raggiungere la testa dei cittadini, correndo in modo consapevole anche il rischio di più o meno provvisorie impopolarità.
Ho avuto la fortuna di essere stato, a suo tempo, allievo di Ugo La Malfa, che dei politici presbiti è stato il capofila, e so quanto il Paese abbia, oggi più che mai, bisogno di figure di questo genere.


Autore: Luigi Tivelli

Consigliere parlamentare della Camera dei deputati, docente ed esperto di amministrazione pubblica ed autore di numerose pubblicazioni e libri in materia amministrativa, giuridica, economica e politologica. E’ editorialista del Messaggero e del Mattino.

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