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Patriottismo costituzionale, fede nel diritto e pluralismo religioso

– La tematica del patriottismo costituzionale o, per citare un famoso libro del Prof. Sanford Levinson, della “Fede costituzionale” agita da un po’ di tempo le acque del dibattito pubblico. Il sottile tessuto sociale capace di tenere insieme gruppi ed individui diversi (economicamente, religiosamente, politicamente) è giorno dopo giorno sottoposto agli strattoni di una società dove la frantumazione della solidarietà civica è sempre più evidente.
Sofia Ventura ha già elencato nel suo intervento per Libertiamo i problemi che il nostro Paese si trova ad affrontare su tutti questi piani tentando di individuare possibili soluzioni. Soluzione principe, avallata anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini, è quella del patriottismo costituzionale.
Non mi interessa affrontare in questa sede il perenne dibattito sulle modifiche da apportare alla Costituzione. Thomas Jefferson, parlando degli Stati Uniti d’America, aveva già sottolineato come una società in perenne mutamento abbia ogni tanto bisogno di controllare il suo guardaroba e, se necessario, di rinnovarlo.
Quello che può esser interessante sottolineare è la dimensione più ampia del patriottismo costituzionale o della religione civile per utilizzare la famosa formula ripresa da Robert Bellah.
Non solo Costituzione dunque, ma una ben più ampia rete di simboli, gesti e percezioni. Diverse dimensioni dunque. Ma ve ne è una di peculiare importanza per il contesto italiano: quella religiosa.
In primis esiste una dimensione religiosa del diritto. Quando l’esito del procedimento legislativo è interpretato solo come il risultato della perenne guerra fra bande viene meno la possibilità di una “fede nel diritto”. L’effettiva possibilità di una reale efficacia delle soluzioni legislative dipende anche da una possibilità di credere nella giustizia del procedimento legislativo. Una questione di fede dunque. Di fede costituzionale. Un discorso non secondario nell’economia del discorso in merito al patriottismo costituzionale.
Naturalmente in Italia è altra la dimensione religiosa che emerge nel dibattito pubblico. Tema centrale è il ruolo del cattolicesimo in Italia. Ed il nodo da sciogliere riguarda il possibile ruolo che il cattolicesimo dovrebbe giocare nell’ottica di un possibile patriottismo costituzionale. Sofia Ventura ha già sottolineato come l’appartenenza ad una confessione religiosa non possa divenire criterio di discriminazione per identificare l’appartenenza ad una comunità politica. “Le istituzioni pubbliche non possono identificarsi con le pratiche e le credenze di una religione senza lanciare un messaggio ai non aderenti che essi non sono membri a pieno titolo della comunità politica”, scriveva un giudice della Corte Suprema U.S.A. a fine anni ’80. Nulla di più vero. Il tentativo di fare del cattolicesimo la religione civile del Paese, portato avanti anche da alcuni membri della gerarchia cattolica, è destinato a fallire. Non è capace di includere il crescente numero di immigrati che non si identificano con la religione di maggioranza. Inoltre non rispetta il ruolo, l’importanza e la tradizione di una grande religione universale.
La necessità di un confronto su queste tematiche è sempre più urgente. Mi permetto di suggerire al Presidente Fini di provare a recuperare una preziosa iniziativa che Giuliano Amato aveva battezzato durante la scorsa legislatura: la consulta giovanile per il pluralismo religioso.
Il confronto fra giovani italiani di diverse religioni, ma tutti cittadini dello stesso Paese, contribuisce a creare quella fede nel diritto di cui questo Paese ha tanto bisogno. Almeno lo speriamo.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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