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Lo scontro Fini – Berlusconi spiegato a mia mamma

Cara Mamma,

non credere a Feltri, che non crede a nulla e ci sta simpatico anche per questo. Fini non è diventato di sinistra. Se te lo spiego in politichese non capisci e non lo capisco bene neanche io, anche perché non è proprio uno scontro politico, ma è piuttosto un incidente stradale.

A Fini quasi 15 anni fa non solo Berlusconi ma l’Italia berlusconiana (votando in massa per l’editore dei Puffi e di Drive In, che voleva abbassare le tasse e combattere i moralisti e i comunisti) spiegò che la destra italiana non solo non doveva più essere fascista, ma non poteva neppure più essere puramente conservatrice. Che per conservare il buono, bisognava buttare un sacco di simbologie, di pregiudizi, di cattive abitudini: quella all’invidia sociale e quella all’ipocrisia sociale, quella di mettere a debito ai figli l’egoismo dei padri, e quella di far pagare ai cittadini il moralismo interessato dei legislatori.

Fini ha capito la strada ed è partito. La storia del centro-destra europeo gli ha confermato che la direzione era quella giusta e ora è lanciato come un siluro. E che succede: succede che quel diavolo del Cavaliere, mentre stava per essere raggiunto, ha prima inchiodato e poi messo la retromarcia. Capito? La retromarcia! Pum! Feltri  si è travestito da vigile urbano, è accorso sul luogo dello scontro e ha fatto la multa a Fini, dicendo che sulla strada del centro-destra in Italia si deve procedere al contrario, perché il Presidente Guidatore ha deciso così e il popolo automobilista gradisce. Vagli a spiegare che guidare in retromarcia è molto più pericoloso, e non porta lontano. Giusto a parcheggiarsi da qualche parte.

Ora tu mi chiederai perché il Cavaliere ha messo la retromarcia e ha deciso di parcheggiare il centro-destra vicino al punto da cui era partito. Ma a questa domanda quel pesce lesso di tuo figlio non sa ancora rispondere.

Ciao


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

18 Responses to “Lo scontro Fini – Berlusconi spiegato a mia mamma”

  1. Alessandro Caforio ha detto:

    Ottimo intervento e ottimo anche il pesce lesso :-)

  2. Maurizio Bonanno ha detto:

    splendido. ora è tutto ancora più chiaro …ed io odio fare la retromarcia!

  3. koteko ha detto:

    Ottimo intervento, lo faro’ leggere a qualche parente :P

  4. Silvana Bononcini ha detto:

    Caro Carmelo, vedrò di spiegarlo in questi termini a un poco di gente…
    Mi sà pure che di pesci lessi ce ne siano… ( mi metto nel’elenco )
    Comunque….. B R A V O!!!!!

  5. Sofia Ventura ha detto:

    Volevo scrivere geniale ma l’hanno già scritto …. anzi …. lo scrivo lo stesso: GENIALE!!!

  6. Luca Cesana ha detto:

    repetita juvant: geniale, carmelo!

  7. Alberto Scarcella ha detto:

    In buona sostanza, Gianfranco Fini ha cominciato a maturare. A 57 anni suonati ha iniziato a capire il mondo e ha compreso l’idiozia delle menate social-fasciste o d’altro genere. Ci sono persone che lo hanno capito molto prima di lui o che ancora meglio, non si sono mai lasciate abbindolare dalle ideologie “tutti per uno, uno per tutti”…

    Ma il parlamento gli è precluso a causa di una cosa che si chiama suffragio universale.

  8. DM ha detto:

    Bravo Carmelo! :)

  9. Silvana Bononcini ha detto:

    vediamo se riesco a postare sto pezzo geniale dove dico io…

  10. marina angelo ha detto:

    lo scrivo lo stesso anch’io GENIALE:)))

  11. Lucio ha detto:

    Una sola domanda: tua madre ha capito? Farò una prova sulla mia…fantastico!

  12. grano ha detto:

    Pregevole, ma su una cosa non concordo. “Succede che quel diavolo del Cavaliere, mentre stava per essere raggiunto, ha prima inchiodato e poi messo la retromarcia”. Ah, perché, dopo aver effettivamente così ben indicato la direzione, s’era mosso? Mi dispiace per Della Vedova, che ha creduto in Berlusconi, ma non me ne sono accorto: a me pare che abbia fatto melina in un ristretto intorno della piazzola di partenza. A Fini è bastato muoversi davvero per fumarselo di slancio.
    Sulle ragioni per le quali il Cavaliere ha tenuto il centrodestra sostanzialmente fermo ho le mie idee e penso che anche Della Vedova ormai le abbia, ma non posso certo pretendere che le dica PRIMA del superamento definitivo di Berlusconi. Quello se lo può permettere Pannella…

  13. alce ha detto:

    Allegorie a parte che complicano la condivisione dei contenuti perchè non più univoci, Fini ha ripreso il discorso dalla I° Repubblica (pur con diverse sfumature) e sta girando a vuoto in quanto era patria delle ideologie, si basava su una scissione tra realtà e rappresentazione.Da una parte la realtà del potere, custodito nel palazzo; dall’altra parte la rappresentazione, l’immagine, di una realtà che non esisteva ma che veniva non di meno propagandata nelle piazze: il progresso, l’antifascismo, la democrazia, il voto, il parlamento. Retoriche di una politica che esisteva soltanto nei discorsi. Quindi il potere era l’opposto della sua immagine, perché l’immagine, cioè l’ideologia, doveva servire a nascondere e perpetuare un potere scisso dal popolo. Il finale è noto: la disaffezione degli elettori e la degenerazione delle oligarchie di partito hanno segnato la fine della prima Repubblica italiana. Uno dei meriti di Berlusconi è stato quello di lasciar cadere i grandi riferimenti culturali della politica – non ci sono più grandi maestri del pensiero che interpretano un’epoca intera. Il risultato è stato che le scuole e le accademie politiche non sono più integrate nei meccanismi dei partiti. Decurtati in numero, ma moltiplicati nel loro peso istituzionale, oggi i partiti diventano forze di governo oppure sono emarginati all’opposizione. Le scelte sono due: riprendere il contatto con la realtà oppure continuare ad ignorarlo. Ma nel secondo caso non è più possibile, come una volta, ricorrere alle mistificazioni dell’ideologia nell’attesa di ritornare al potere – l’unica ed ultima risorsa è rimasta l’antiberlusconismo: minuscoli frammenti di una post-ideologia contra personam. Niente intellettuali, niente mobilitazioni di piazza, niente forze sociali: solo pettegolezzo in prima pagina. E’ chiaro che la verità dei fatti finisce nuovamente scissa dalla loro rappresentazione mediatica. Fini non capisce che la destra non è più ne ideologia ne materialismo ma è un pragmatismo che vuole unire i fini ideali con i mezzi concreti.

  14. Fabio Fabrizio ha detto:

    esatto, Alce, riprendo le Tue parole… la destra è pragmatismo.

    Ma allora ti chiedo: dov’é il pragmatismo se si perde più tempo a rispondere stizziti alle provocazioni di sinistra piuttosto che invece concentrarsi sui programmi ?

    Vogliamo davvero riprendere in mano il programma elettorale PdL, e vedere le cose fatte ?

    Scusami, Alce, ma mi sa che qui di chiacchierone ci sei solo tu.

    Noi amiamo le cose fatte e quelle ancora da fare, non le trappole dietrologiche in cui il premier, grazie a cattivi consiglieri, cade ormai da troppo tempo.

  15. Silvana Bononcini ha detto:

    ” Noi amiamo le cose fatte e quelle ancora da fare, non le trappole dietrologiche in cui il premier, grazie a cattivi consiglieri, cade ormai da troppo tempo.”

    Meglio rimarcarlo!

  16. Giulio Verne ha detto:

    Una affermazione non diventa verità semplicemente enunciandola più volte o semplicemente ripetendola in coro. Cosa c’è di geniale in quella metafora per bambini? Le parabole sentite al catechismo erano decisamente più efficaci.

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  1. […] accontenti della difesa della Mussolini e di chi spiegandolo alla mamma si dice che è “lanciato come un siluro”, in quale direzione forse, bisognerebbe che se […]