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Non solo biopolitica. Il liberalismo sta troppo stretto all’ideale sociale di Sacconi.

– Si avvicina il momento in cui la discussione sul testo approvato dal Senato sul “fine vita” sarà riaperta, alla Camera e nel Paese, e si affilano le armi. Tra i più combattivi, in prima fila vi è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. In un’intervista al Corriere della Sera il ministro ha illustrato la teoria politica che a suo avviso informa il Pdl e che sta alla base delle sue posizioni sulla questione del testamento biologico. Le affermazioni del ministro lasciano alquanto perplessi quanti hanno ingenuamente creduto che certi fondamenti del pensiero liberale, una certa interpretazione liberale della società, anche in Italia – che pure ha sempre pagato il prezzo della debolezza del liberalismo politico – fossero comunque acquisiti.

La maggiore sorpresa viene dalla distinzione che Sacconi fa tra “l’Italia metropolitana delle borghesie elitarie” e “quella fatta dalle piccole comunità e dalle periferie urbane”, un’”Italia profonda” dove il Pdl cercherebbe il proprio consenso. In questa denigrazione del ruolo delle élite e della borghesia e nell’esaltazione della dimensione “comunitaria” e di un’ipotetica essenza di un “popolo” (quello dell’Italia profonda) “fatto di gente semplice e vitale, perché solida nei valori di riferimento a partire da quelli della tradizione cristiana”,  sembra di cogliere una prospettiva organicistica che davvero non ha molto a che fare con una visione liberale e moderna (ed anche realistica) della società.

Il ministro Sacconi ricorda anche che “principi anche propri della cultura cristiana” sono presenti nella prima parte della Costituzione, a partire dai “diritti inviolabili dell’uomo”. Ora, che il pensiero cristiano abbia anch’esso contribuito a forgiare l’idea dei diritti dell’uomo non lo mettiamo certo in dubbio, ma sarebbe bene non dimenticare che essi emergono dalla plurisecolare storia europea e occidentale e dalle lotte, anche sanguinose, che l’hanno attraversata. E’ grazie alla progressiva affermazione del costituzionalismo liberale che quei diritti sono stati codificati (si pensi al Bill of Rights del 1689 ma ancor di più ai Bill of rights delle colonie americane e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789) e che sono stati approntati gli strumenti per garantirlo concretamente e se proprio vogliamo essere sinceri la Chiesa come potere temporale non sempre ha svolto un ruolo positivo nell’affermazione concreta di questi diritti. Per legittimare scelte politiche contingenti si può essere tentati di privilegiare alcune letture rispetto ad altre, ma sarebbe bene non dimenticare che le conquiste di cui oggi godiamo sono il frutto di processi lunghi e complessi dove sono confluite tante e diverse esperienze e ispirazioni, anche il troppo spesso dimenticato pensiero liberale (nelle sue diverse declinazioni) così come il tanto vituperato  illuminismo.

Ma oggi la lotta sui “valori” si sta facendo acuta e così accade che la storia e la logica siano un po’ bistrattate per portare acqua al mulino delle proprie ragioni. E un bel torto alla logica è quello che il ministro Sacconi fa laddove deriva dai diritti inviolabili dell’uomo la non negoziabilità del “fondamentale diritto all’alimentazione e all’idratazione”. In realtà, così espressa la sua argomentazione potrebbe reggere, se non fosse che il ministro non ha in mente il diritto di ognuno di noi di ricevere determinate cure, qualunque sia lo stato in cui si trovi, ma il dovere di riceverle, anche contro la propria volontà.  In altri termini, dal diritto inviolabile del soggetto, in questo caso alla vita, viene fatto  impropriamente derivare il potere dello Stato ad agire su quello stesso soggetto per tutelare non lo specifico diritto in capo a quell’individuo, bensì per uniformare la sua esistenza (anche solo biologica) ad un’etica imposta dallo Stato anche se non condivisa da quel soggetto e da buona parte dei cittadini.  Insomma, il diritto è trasformato in dovere e la libertà dell’individuo drasticamente limitata da un’etica di Stato.

“La libertà”, recita la Dichiarazione del 1789 “consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali di ogni uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento dei medesimi diritti”. Rischiamo di allontanarci anni luce da questa concezione liberale, per andare chissà dove. O forse la direzione possiamo immaginarla, ce la suggerisce lo stesso ministro, laddove sostiene che non ci può “essere vitalismo economico e sociale in una società scettica. Questo ci porta nella prossima agenda di governo a ritenere necessario difendere una regolazione della creazione della vita che rigetti ogni manipolazione genetica”. Allo Stato ora si chiede anche di forgiare la buona società. Mala tempora currunt.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

6 Responses to “Non solo biopolitica. Il liberalismo sta troppo stretto all’ideale sociale di Sacconi.”

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    Mi sà che prima di leggere i giornali convenga assumere un poco di ansiolitico…. non è più sufficiente farsi una sana risata.
    ( la televisione va tenuta rigorosamente spenta! )

    Brava Sofia!

  2. bagnascus ha detto:

    Una domanda : perchè la schiera dei cosidetti “atei devoti” è in continua espansione ? Dall’ex comunista Ferrara al socialista Sacconi è tutto un rifiorire di visioni etiche che vogliono combattere il cosiddetto “relativismo”..

  3. Alberto Rota ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con Sofia Ventura, la concezione ideologica di Sacconi è sostanzialmente ILLIBERALE, orientata ideologicamente e va combattuta strenuamente affinchè NON si configuri come Legge dello Stato ( ormai, sigh. etico ).

  4. Alberto Scarcella ha detto:

    Questo equivale a dire che i socialisti, in tutte le loro varianti, religiose o “laiche” vanno zittiti e presi a calci. La stragrande maggioranza della gente in questo paese ha la testa fottuta dal collettivismo. Si è dimenticata della realtà. Un po’ di sana indifferenza borghese non è solo necessaria ma sacrosanta.

  5. Adriano Teso ha detto:

    Qusto è un esempio sulla necessità di porsi la domanda su fino a che punto è il PDL un partito Laico e Liberale. Altri non lo sono, ma nel Paese è stata votata una politica Laico Liberale. E se certe importantissime azioni legislative possaoo essere decise, quando non erano mai state menzionate in sede di progranmma elettorale, altrimenti il voto probabilmente non avrebbe una così larga adesione di liberali su un programma Liberale? E certi Ministri siano in linea con il programma votato ?
    Spero che nei prossimi giorni si faccia chiarezza sul PDL , sul suo ruolo e su chi lo governa e chi controlla quanti manda in Parlamento e al Governo. L’elettore lo ESIGE. Non gli si possono chiedere voti per una cosa e poi farne un’altra.

    Adriano Teso

  6. Adriano Teso ha detto:

    Scusate se intervengo ancora. Leggo ora :

    10/09/2009 21:05 Sacconi: elite tenta far saltare banco “Ci aspettiamo una grande stagione di riforme” che si avrà con successo “solo se il governo saprà impedire, come saprà, alle elite furbette di far saltare il banco della democrazia”. Così il
    ministro del Welfare Sacconi, interve nuto alla festa Atreju ’09. Per il ministro si tratta della borghesia che si autodefinisce elite. Un ceto -precisa- che non produce, “prevalente-
    mente terziario parassitario”, che “non è in grado di prendere voti per governare. E adesso che Berlusconi c’è riuscito tentano di far saltare il banco”.

    Qualcuno sa di cosa sta parlando e a chi si riferisce ?

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