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Sarkozy parla di carbon tax, ma di cosa si tratti ancora non si sa

– Un’imposta sulle emissioni di anidride carbonica (contribution climat-énergie) a carico dei produttori francesi, a partire dal 2010. Settembre, per bocca del primo ministro Francois Fillon, ha portato in dote al dibattito politico francese un tema che scotta e scuote l’opinione pubblica.
“All’inizio partiremo dal prezzo della tonnellata sul mercato, cioè 14 euro – ha detto Fillon – In seguito metteremo in campo una commissione indipendente incaricata di misurare gli effetti della politica messa in opera e di proporre dei correttivi”. Ad essere interessati sarebbero i singoli individui, le amministrazioni e le imprese, risparmiando al contrario le grandi industrie inquinanti, già sottoposte al sistema delle quote di emissione stabilite nel quadro del mercato europeo del carbonio.Nicolas Sarkozy, da par suo, ha rilanciato, annunciando che proporrà formalmente all’Unione Europea l’introduzione della carbon tax a livello comunitario (“entro le proprie frontiere”). Il presidente dei francesi non è nuovo a proposte del genere, già due anni fa aveva invocato l’istituzione di un’imposta sulle emissioni a carico delle importazioni provenienti da paesi che avevano rifiutato qualsiasi coinvolgimento con il protocollo di Kyoto. “Più che ambientalismo – ha spiegato a Libertiamo Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento Ecologia di Mercato dell’Istituto Bruno Leoni – la proposta sapeva di protezionismo, visto che essa avrebbe colpito essenzialmente Stati Uniti e Cina”.
Questa volta la misura allo studio del governo francese appare molto diversa, in realtà, rivolta al sistema produttivo interno, francese prima (come lascia intendere l’annuncio di Fillon), ed europeo poi. Il primo ministro, in particolare, ha sottolineato che “la carbon tax è un trasferimento di fiscalità, non una nuova tassa. Per le imprese, sarà compensata con la soppressione della parte della tassa professionale basata sugli investimenti. Quanto alle famiglie, beneficeranno di una diminuzione della fiscalità sul lavoro”. Se questo è l’impianto allo studio, per Carlo Stagnaro il giudizio cambia radicalmente: “Se la carbon tax transalpina assumesse la forma di un trasferimento dall’imposizione diretta a quella indiretta, ci troveremmo di fronte ad una scelta saggia, a condizione che – avverte Stagnaro – il nuovo sistema sia disegnato per sostituire le attuali politiche sul clima e non per affiancarsi ad esse”.
Ma le incertezze sono più di una. La prima riguarda l’importo del tributo: se Fillon, come detto, spinge per un valore vicino a 14 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa (vale a dire un prezzo simile a quello di negoziazione attualmente applicato alle quote di mercato di una tonnellata di CO2 per le industrie inquinanti), una relazione governativa parla addirittura di un valore prossimo a 32 euro per tonnellata. Ed anche sul sistema di compensazione, quella di Fillon sembra essere un’autorevole opzione, ma non l’unica possibile, tanto che qualcuno del Mouvement des Entreprises de France (la Confindustria d’Oltralpe) già pensa di dissotterrare l’ascia di guerra.
Le troppe ipotesi in campo e la ferma opposizione delle forze di sinistra al provvedimento alimentano lo scetticismo dell’opinione pubblica, tanto che un sondaggio condotto dal gruppo CSA ha evidenziato che il 74 per cento degli intervistati si opporrebbe all’introduzione della carbon tax.
Per chi considera la carbon tax il male minore, rispetto ai guasti del cap and trade, l’evoluzione della faccenda francese assume un significato molto rilevante. Staremo a vedere se Sarkozy saprà porsi come paladino di una politica ambientale più efficiente e pragmatica di quella finora in voga in Europa.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Sarkozy parla di carbon tax, ma di cosa si tratti ancora non si sa”

  1. Alberto Scarcella ha detto:

    Sono anche disposto a pagare una piccola tassa sulle emissioni che la mia automobile produce, A PATTO CHE IL TUTTO VENGA DEVOLUTO ALLA RICERCA SU FONTI ENERGETICHE NON INQUINANTI. Se il denaro estortomi deve andare a finanziare le solite attività dello Stato allora che vada a farti fottere Sarkozy e chiunque faccia comunella con lui.

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