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E se la destra fosse proprio quella di Fini?

di Benedetto Della Vedova, da Il Secolo d’Italia del 4 settembre 2009

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?… è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”. Impagabile Gaber nel suo graffiante, malinconico ma non disperato sberleffo sulle “distinzioni” politiche. Ma se l’ironia di Gaber aveva un taglio, diciamo così, sociologico (il bagno di destra, la doccia di sinistra… la minestrina di destra, il minestrone di sinistra e così via) il tormentone si è ripresentato ben più serioso anche in questo scampolo di politica estiva.
Bersaglio principale Gianfranco Fini che direbbe ormai “cose” di sinistra e non più di destra. Si sono misurati in molti su questo con una strana concordia bipartisan: gli uni accusando, gli altri benedicendo.
Con le categorie ottocentesche di destra e sinistra non ho mai avuto dimestichezza nella mia militanza radicale post ‘89, proiettata in un “altrove” liberale, liberista e libertario. Del resto, Pannella esordì alla Camera nel 1976 schierando la pattuglia radicale nell’emiciclo di Montecitorio all’estrema sinistra, ma “in nome dell’alternativa riformatrice destra storica”.

La mia scelta della destra berlusconiana è maturata proprio nella convinzione che la discesa in campo del Cavaliere abbia operato in Italia una straordinaria rottura del conformismo politico, consistita prima di tutto nell’aver portato nel campo del centrodestra la frontiera dell’innovazione politica, sociale, economica ed istituzionale. A partire da questo Berlusconi ha costruito uno straordinario consenso trasversale. Il profilo del Pdl che Gianfranco Fini delinea è in piena continuità con il progetto berlusconiano di libertà individuale e di modernizzazione sociale ed economica, ancorandolo per il futuro alle politiche dei grandi partiti del PPE e dei suoi leader Sarkozy, Merkel e Rajoy, ed in sintonia con il conservatore britannico Cameron.
Ovunque in Europa, infatti, il centrodestra conquista ampi consensi non con la retorica artificiosa e passatista del “Dio, patria e famiglia”, ma con un’apertura liberale sulle questioni sociali, in presa diretta con l’evoluzione della società. Un’applicazione pragmatica e tutt’altro che ideologica del concetto di laicità ha consentito ai partiti moderati di strappare alla sinistra europea il monopolio della modernizzazione, consentendo di coniugare libertà economica e responsabilità individuale sulle questioni della biopolitica.

Si possono per esempio avere nel PDL, va da sé, opinioni diverse sulla vicenda di Eluana Englaro. Ma pensare che “l’hanno ammazzata” sia di destra mentre riconoscere la legittimità e la moralità della scelta della famiglia sia di sinistra non ha alcun significato se non quello della polemica astratta e strumentale: basterebbe leggere il testo di legge sul biotestamento della CDU tedesca firmato dalla Merkel (che prevede la possibilità di desumere la volontà, vincolante, del paziente incosciente dalle sue pregresse convinzioni etiche e dai suoi personali valori) per capirlo. Dialogare con la comunità omosessuale e chiedere il riconoscimento giuridico delle coppie gay può non piacere, ma è quanto fa il conservatore Cameron in Gran Bretagna che sceglierà i candidati di collegio riservando un “quota gay” o quanto dice Sarkozy, che ha annunciato in campagna elettorale di voler andare oltre i PACS per le coppie omosessuali. Riflettere sulla cittadinanza agli immigrati secondo il principio dello “ius soli” e considerare pragmaticamente la regolarizzazione dei lavoratori clandestini sarà poco leghista, ma assomiglia molto alle posizioni del candidato repubblicano alla presidenza americana sconfitto con onore da Obama, John McCain. Potrei continuare, magari sulle cellule staminali, ma mi fermo qui.

L’alternativa tra forze politiche in concorrenza è il connotato essenziale della democrazia nella libertà, massimamente quando si presenta con una scelta binaria “destra-sinistra”. Ma nel tempo che viviamo i contenuti delle politiche rispondono ormai a criteri molto meno prevedibili e codificati che in passato, distinguendosi spesso sull’antinomia innovazione-conservazione.
Naturalmente, ciò non significa che siano scomparse le idee, anche quelle forti. Magari come dice Gaber nella stessa canzone: “L’ideologia, l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia, è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché, con la scusa di un contrasto che non c’è, se c’è chissà dov’è”.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

18 Responses to “E se la destra fosse proprio quella di Fini?”

  1. Maurizio ha detto:

    Una sola domanda: Ci sarebbe da fidarsi?????????? Apprezzo Fini (un po meno per il caraggio che non ha avuto di allontanarsi come ha fatto e bene Casini), ma la destra è sempre destra…e mai è stata sinonimo di Democrazia. Quindi, in ogni caso, niente voto a Fini… Peccato, un talento sprecato

  2. Maurizio Bonanno ha detto:

    è vero. anzi, in un momento come questo in cui vi è un’inattesa corsa ad abbracciare sempre più forte chiesa e Vaticano, le prese di posizione di Fini sono le uniche che fanno immaginare che possa esistere ancora una destra così come nel resto d’Europa. Diffidare di Fini a causa dei suoi trascorsi? Tutt’altro. Piuttosto agiamo, discutiamo, affermiamo per far capire che non è solo e non il solo a ribadire certe idee…

  3. Luca Cesana ha detto:

    Al PdL che descrive Benedetto, mi iscriverei domani!

  4. Silvana Bononcini ha detto:

    Condivido!

  5. Silvana Bononcini ha detto:

    Occorre sostenere il progetto!

  6. Aldo Signori ha detto:

    Apprezzo molto la linea ed il coraggio di Fini in questo periodo ma non mi fido per niente dei suoi compagni di viaggio.
    Desiderare di vivere morire procreare o no secondo la propria coscienza ( la coscienza riguarda sempre solo me quando pretendo di imporla ad altri si chiama violenza)non so se sia di destra di sinistra o di centro . So solo che non darò mai il mio voto a chi non mi garantisce di poterlo fare

  7. Alberto Scarcella ha detto:

    Quando tutti i pezzi di carta su cui politici e intellettuali pretendono di scolpire le regole che io non ho mai scelto di condividere saranno stati riscritti in questo senso allora avrà senso un articolo del genere.

    Fino a quel momento: aria dalla bocca.

  8. Claudio ha detto:

    Se ci dovessimo limitare a parlare di laicità sarei anche d’accordo, non è assolutamente nè di destra nè di sinistra e concordo anche con le affermazioni di Fini, resta però il fatto che in generale le posizioni assunte dal nostro “amato” Presidente della Camera sono ormai indistinguibili da quelle del centrosinistra, francamente continuo a domandarmi perchè un elettore dovrebbe votare lui e non il PD…
    Se condivido Fini quando parla di laicità la penso invece assai diversamente quanto tocca il tema immigrazione, la cittadinanza per esempio non la si può svendere dopo solo 5 anni di presenza in Italia, è sbagliato pensare di regalarla nella speranza di favorire l’integrazione, per come la vedo io la cittadinanza andrebbe invece meritata, conquistata con il tempo e l’impegno e concessa quindi solo a chi dimostra di essersi veramente integrato.

    P.S. Lo ius soli negli USA c’è già per ragioni storiche, per quanto riguarda John McCain ricordo che era il più “liberal” fra i candidati repubblicani, dalla base è stato spesso etichettato come RINO (Republican In Name Only) e TUTTI i suoi concorrenti alla Casa Bianca avevano in materia di immigrazione idee di gran lunga più rigide delle sue, gli altri hanno perso è vero, ma si sono anche danneggiati un po’ troppo a vicenda spianandogli la strada.

  9. Andrea de Liberato ha detto:

    Articolo ineccepibile, in merito al quale vorrei fare una sola, ed un po’ triste, considerazione.
    Sarkozy, Merkel, Cameron sono i leader dei rispettivi partiti. Qui in Italia, invece, il leader è il Cavaliere, che trovo offuscato e allo sbando, in compagnia di un protosocialista colbertiano come Tremonti al Ministero dell’Economia.
    Sarebbe bello se il leader del PDL fosse Gianfranco Fini, ma purtroppo non è così, anzi i vari Giovanardi, Roccella eccetera abundant.

  10. Francesca ha detto:

    Per tutti quelli che vorrebbero Fini a capo del PDL vi dico una cosa: ci sono tante persone che smetterebbero di votare PDL se ciò accadesse quindi non credo che sarebbe un’idea granché efficace? Ma lo avete sentito? Più che destra io parlerei di sinistra! Di destra Fini non ha più niente!
    Potrebbe fare il segretario del PD altroche.
    Al massimo lo manderei al Quirinale.

  11. bagnascus ha detto:

    Noto l’avvicinamento sempre più evidente delle posizioni diBDV a quelle di Fini,o meglio si potrebbe dire anche il contrario. Forse Fini non è la persona più adatta ad incarnare idee liberal-radicali per il suo curriculum..Non mi è chiara però la attuale posizione di Fini in campo economico-sociale;ma da alcune recenti dchiarazioni non mi sembra coincidere con quella di BDV.Conclusione: la destra italiana è quanto mai frammentata.

  12. enrico ha detto:

    La dicotomia destra-sinistra e` stata una truffa durata 60 anni originata e favorita dall`ignoranza e dalla pigrizia dei piu` che per non faticare troppo a pensare hanno trovato comodo schierarsi come fanno i tifosi di calcio.Noi e loro, bianco e nero,buono e cattivo.Truffa alla quale gli italiani si sono assuefatti anche per rassegnazione o per interesse.Conosco molte famiglie nelle quali il marito votava PCI e la moglie DC in modo da avere sempre un vincitore (franza o spagna …).Il meccanismo si e` rotto con l`esplosione della DC e la disapora dei politici “cattolici” che si sono intrufolati dappertutto clonando all`infinito il modello delle correnti che ha consentito alla DC di governare per 50 anni.Cosi` i due partiti maggiori, PDL e PD non sono altro che la replica della DC, una DC di destra e una DC di sinistra, ma entrambe con una correntona “cattolica”, mentre l`UDC di Casini si propone di ricostituire il “centro” qualunque cosa voglia dire (vi ricordate gli assurdi slogans degli anni 70, tipo “convergenze parallele, opposti estremismi, compromesso storico…ecc).Praticamente e` impossibile capirci qualcosa, tranne che il vaticano e` entrato direttamente come forza partitica nella politica italiana riuscendo ad eliminare completamente l`opposizione.Infatti la DC aveva una controparte, il PCI, che, per quanto cattolico nella base, e con molti compromessi e accordi sottobanco (vedi il disastro del consociativismo) almeno fingeva di fare opposizione e la costingeva a stringere dei patti con i partiti laici (pentapartito).Adesso che anche il PD ha la sua componente cattolica, gli ex marghetita confluiti, tutti fanno a gara a chi e` piu` cattolico.Anche Bossi che vuole la sua fetta di benedizioni e santini.
    E` pazzesco, assurdo, sconfortante, terribile… non ho parole.
    Anche il posto per un partito terzo, possibile contappeso al centro di Casini (perche` mai un centro deve essere cattolico integralista, non puo`esistere un centro laico e liberale?) e` stato occupato da Di Pietro che ha sempre rivendicato uno spazio suo, distinguendosi dai partiti di “destra” o di “sinistra”.E forse il suo successo alle recenti elezioni si puo` leggere come un tentativo disperato degli italiani di sottrarsi alla morsa dei due partiti maggiori.Gli italiani negli ultimi 10 anni hanno dovuto scegliere tra una sinistra tiepida sui diritti civili (grazie alla componente ulivista degli ex dc di sinistra prima e della margherita poi) ma con una visione decisamente rovinosa della politica economica e una destra che prometteva una politica economica liberale ma una visione confessionale dei diritti individuali e dell`uomo in generale (legge 40, dico, divorzio breve).Insomma votando a destra uno doveva rinunciare ai propri diritti elementari e sperare in una politica economica liberale mentre votando a sinistra uno doveva sperare di mantenere i propri diritti civili (sottolineo sperare) e accettare una politica economica socialista.Dalla padella nella brace.Con gli strumenti che offrono i moderni sistemi di informazione,internet prima di tutto, sarebbe possibile allargare il concetto di rappresentanza (la democrazia diretta non esiste ma ci si puo` avvicinare) e il controllo degli elettori sull`operato dei politici.Io avrei delle idee su come fare.

  13. Pier Paolo ha detto:

    l’ideologia era quello strumento che ti costringeva a dire che una cosa ti andava bene, anche se in fondo in fondo non ci credevi. Se oggi al posto delle ideologie poniamo gli ideali saremo tutti più liberi di pensarla come vogliamo e di abbandonare definitivamente vecchie categorie, come destra e sinistra, laico e cattolico, progressista e conservatore. Allora se l’deale è etico, ad esempio, ci divideremo in pro life e pro choice, se è civico, in pro accoglienza e pro respingimento, se è economico, in keynesiani e sostenitori di Milton Friedman, e così via. Sarà il minimo comun divisore ad unire le forze in campo. In passato non ho mai condiviso né apprezzato la storia politica di Fini, ma oggi è il politico di primo piano con cui mi trovo a constatare il maggior numero di “comun divisori” (sempre dopo il caro Della Vedova, ovviamente…)

  14. leonardo signorini ha detto:

    Potrebbe essere interessante, la prospettiva di una PDL con Fini.
    Ma bisogna discuterne.Discutere di primarie,di progetto politico, dei tanti problemi aperti..non risolti.. ormai le preferenze non esistono..e’ lo stesso il partito che pensano Verdini o Nania per esempio..a livello locale questo dibattito non esiste..non esiste!proprio..pdl solo di eletti, confronti..dove? si discute, quando?
    ps direzione regionale toscana (versilia) per le candidature 2010, qindi confronto tra ex Fi, ex An e quote, ripeto quote( pare di essere nel PD!!)..tanto le preferenze per il consiglio regionale della toscana non ci sono e nel PDL nessuno vuole le primarie a cominciare da ministro Matteoli..a presto..

  15. enrico ha detto:

    (parte seconda)… stavo dicendo che avrei qualche idea su come fare.Ma prima finisco il ragionamento della parte 1.Il motivo per cui Pannella e il movimento radicale non si e` schierato per 10 anni partiva proprio da un`analisi simile a quella che ho sintetizzato nella parte 1) e cioe` la sostanziale equivalente del centro-destra e del centro-sinistra, i corleonesi e i palermitani per resuscitare un vecchio slogan di Pannela.Dopo 10 anni, quando sarebbe stato il momento giusto per raccogliere i frutti, (lo spazio al centro lasciato libero dai radicali e` stato raccolto in seguito da Di Pietro) Pannella, con un colpo di mano, in estate e senza consultare nessuno si accordava con i socialisti dello PSDI per costituire la rosa nel pugno, perdendo il 70% dei radicali (e anche del relativo sostegno economico) che non erano d`accordo a seguirlo nella sciagurata avventura con la coalizione di Prodi (sembra passato un secolo..).Non e` l`unico errore commesso da Pannella che ha comunque dei meriti, ma lasciamo perdere.Vi ricordate lo slogan “liberali, libertari, liberisti, libertini”?Che fine ha fatto?Molti radicali mi potranno dire che la scelta di Pannella ha consentito ai radicali di sopravvivere e di essere presenti in parlamento e questo e` vero, (per ora perche` ho paura che alle prossime elezioni nazionali potrebbero sparire definitivamente)ma forse valeva la pena di rischiare e di presentarsi da soli.Potebbero anche dire che il mezzo successo alle europee e` la conferma che la scelta di entrare nella coalizione di centro-sinistra era giusta.In realta` una corretta analisi dei flussi elettorali mostrerebbe che i voti dei radicali sono aumentati proprio perche` i socialisti dello SDI non c`erano e molti come me, invece di votare Forza Italia sono tornati (solo per questa occasione e per non fermare le battaglie radicali al parlamento europeo) all`ovile.L`errore di Pannella ha causato un danno difficilmente valutabile ma molto grave perche` ha tolto rappresentanza a quelli italiani che non si schierano a destra o a sinistra non perche` qualunquisti ma perche` vogliono decidere con la loro testa su ogni singolo tema, per cui possono essere d`accordo con Bertinotti (orrore!) su un tema, con Fini su un altro, con Bossi su un altro ancora e che avevano trovato nel partito radicale delle posizioni molto vicine alle loro.Insomma, era l`unico movimento politico che non filtrava la realta` con gli occhiali dell`ideologia e la scelta di dividerlo in due tronconi, i radicali di destra e quelli di sinistra ha tolto ai radicali stessi la ragione della propria esistenza.Esattamente come volevano tutti i partiti e la stampa di regime che per anni hanno associato l`aggettivo radicale agli estremisti di sinistra in modo che per l`opinione pubblica hanno finito per identificarvisi.
    Che c`entra tutto questo discorso col tema di questo thread?
    C`entra eccome perche` e` a questa parte degli italiani, laica, libertaria, liberale e liberista che libertiamo.it si rivolge.Se cosi` non fosse vi prego di dirmelo cosi` non spreco altro tempo mio e vostro.

    fine della parte seconda.

  16. DM ha detto:

    Il PDL descritto dall’On. Della Vedova avrebbe il mio pieno appoggio.

  17. Luna ha detto:

    Tra i radicali di destra e di sinistra, per quello che vuol dire, Fini è stato sempre trasversale su temi relativi ai diritti umani ed internazionali, quelli che MP ha stroncato quando ha appoggiato alcuni personaggi che si sono poi schierati contro di lui.

    La voce e le parole di Gaber suonano come stanche eco di un’Italia in cui esistevano gli schieramenti. Ora non esistono più, anche perché le parole dell’esponente più illustre della cultura di sinistra, Nanni Moretti, che chiedeva a gran voce ai politici di dire cose di sinistra, sembra siano state rivolte al vento. Se il ponentino rinfresca le idee accaldate dei romani durante la calura estiva, lo scirocco le stordisce con i profumi del deserto e l’annuncio della pioggia imminente, quello che ha investito la sinistra di questo paese sembra He o N2O. Ciò di cui scrive Benedetto è la seconda stella a destra, quella per cui si dovrebbe poi tirar dritto fino al mattino, io ci credo e provocatoriamente gli rispondo: oui, we can.

    PS per l’immigrazione, non saprei, però mi sembra assurdo che se una persona nasce, cresce, studia e lavora in Italia, a 18 anni debba trovarsi nelle condizioni di non avere la cittadinanza italiana, mentre se una persona nasce, cresce, studia, lavora in un altro paese da genitori stranieri con bisnonni italiani ne abbia diritto……

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