– Può apparire provocatorio (e lo è) il titolo dato a questa breve nota.
Soprattutto perchè scritto da uno che non ha mai risparmiato dure critiche alle politiche pidielline (soprattutto, ma non solo, sul tema della laicità).
Ma, partendo dal presupposto che la politica è realista o diventa mero atto di (nobile quanto non incisiva) testimonianza, ritengo necessario prendere atto che l’unico futuro per i liberali, se i liberali hanno un futuro, per parafrasare una famosa affermazione di Sciascia relativa alla memoria (“A futura memoria – se la memoria ha un futuro”) è, sarà, potrebbe essere all’interno del Popolo della Libertà.A patto, sia chiaro, che il PdL nasca nei fatti e non rimanga quello che è oggi, ovvero un simbolo elettorale, e nasca come un partito vero, in cui ci siano regole democratiche, in cui si possa parlare di politica, nel quale sia concretamente possibile la presenza (certo oggi minoritaria) di una componente liberale, laica, liberista e pure un pò (un pò per l’amor di dio) libertaria.
Difficile? Certo.
Improbabile? Altrettanto.
Ma c’è Fini, c’è Della Vedova, c’è Brunetta, ci sono diversi altri (c’è Rotondi, tanto per scandalizzare qualche benpensante pseudo-liberale).
C’è soprattutto un elettorato che vota PdL e che è anni-luce più avanti di quanto non sia il notabilato che regge al momento la guida di quel non-partito.
Un elettorato laico, moderno, cattolico liberale che non ha nessuna voglia di un partito clericale, statalista e protezionista (leggi tremonti).
Un elettorato che potrebbe, oltre un certo limite, non accontentarsi più di votare il meno peggio e di turarsi il naso di montanelliana memoria.
E qualche segnale, alle Europee, in questo senso è già arrivato, per chi non ha la benda color porpora sugli occhi e i tappi nelle orecchie.
Se son rose fioriranno, ma la domanda che mi faccio e che vi faccio è: è responsabile lasciare sole le persone che citavo sopra, limitandosi a “fare il tifo” per loro? O è più serio sostenere loro e quello che rappresentano dall’interno, sempre che ve ne siano le condizioni.
Condizioni che, all’oggi, purtroppo non vedo.