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E se l’unica speranza per i liberali si chiamasse PDL?

– Può apparire provocatorio (e lo è) il titolo dato a questa breve nota.
Soprattutto perchè scritto da uno che non ha mai risparmiato dure critiche alle politiche pidielline (soprattutto, ma non solo, sul tema della laicità).
Ma, partendo dal presupposto che la politica è realista o diventa mero atto di (nobile quanto non incisiva) testimonianza, ritengo necessario prendere atto che l’unico futuro per i liberali, se i liberali hanno un futuro, per parafrasare una famosa affermazione di Sciascia relativa alla memoria (“A futura memoria – se la memoria ha un futuro”) è, sarà, potrebbe essere all’interno del Popolo della Libertà.A patto, sia chiaro, che il PdL nasca nei fatti e non rimanga quello che è oggi, ovvero un simbolo elettorale, e nasca come un partito vero, in cui ci siano regole democratiche, in cui si possa parlare di politica, nel quale sia concretamente possibile la presenza (certo oggi minoritaria) di una componente liberale, laica, liberista e pure un pò (un pò per l’amor di dio) libertaria.
Difficile? Certo.
Improbabile? Altrettanto.
Ma c’è Fini, c’è Della Vedova, c’è Brunetta, ci sono diversi altri (c’è Rotondi, tanto per scandalizzare qualche benpensante pseudo-liberale).
C’è soprattutto un elettorato che vota PdL e che è anni-luce più avanti di quanto non sia il notabilato che regge al momento la guida di quel non-partito.
Un elettorato laico, moderno, cattolico liberale che non ha nessuna voglia di un partito clericale, statalista e protezionista (leggi tremonti).
Un elettorato che potrebbe, oltre un certo limite, non accontentarsi più di votare il meno peggio e di turarsi il naso di montanelliana memoria.
E qualche segnale, alle Europee, in questo senso è già arrivato, per chi non ha la benda color porpora sugli occhi e i tappi nelle orecchie.
Se son rose fioriranno, ma la domanda che mi faccio e che vi faccio è: è responsabile lasciare sole le persone che citavo sopra, limitandosi a “fare il tifo” per loro? O è più serio sostenere loro e quello che rappresentano dall’interno, sempre che ve ne siano le condizioni.
Condizioni che, all’oggi, purtroppo non vedo.


Autore: Luca Cesana

42 anni, libero professionista; è stato per circa vent’anni segretario dell’associazione “Radicali Lecco”, poi tra i fondatori dei Riformatori Liberali ed attualmente è presidente di “Lecco Liberale” nonché portavoce del circolo "Generazione Italia - Lecco liberale".

13 Responses to “E se l’unica speranza per i liberali si chiamasse PDL?”

  1. elenasofia ha detto:

    Il problema non è di facile soluzione.

    A sinistra (a parole) si difendono le libertà civili (ironia della sorte !!!!!) – a destra (a parole) quelle economiche –

    Un laico liberale non trova una collocazione politica, in Italia … se si tiene poi conto del fatto che senza l’appoggio della Chiesa nessuno può andare o durare al governo ….

    P.S.
    Secondo me non esistono cattolici liberali, è una contraddizione in termini –

  2. Luca Cesana ha detto:

    Elena, i cattolici liberali non esistono?
    Don Sturzo, De Gasperi, Dario Antiseri, Rotondi, possono bastare questi nomi?
    PS il sottoscritto non è cattolico..

  3. Marco ha detto:

    No, non è nel PdL che si può cercare spazio per i liberali. Mi sai indicare almeno 1 politica liberale che il governo di cui il PdL è gran parte ha messo in atto nell’ultimo anno? 1, mi accontento!

  4. Andrea de Liberato ha detto:

    Non mi sembra una nota così provocatoria, sopratutto qui, perché conferma, in buona sostanza, la linea politica di Della Vedova e dei Riformatori Liberali. Condivido in pieno l’appello di Cesana a “sostenere dall’interno” i liberali del Pdl e per questo mi sono iscritto. Del resto, con tutta la buona volontà, faccio fatica a trovare qualcosa di liberale del Pd, oggi, e me ne dispiace.
    Penso ogni giorno di più, però, e qui sarò io un pochino provocatorio, che i liberali dovrebbero cercare autonomamente la loro strada, al di fuori dei due grandi partiti di massa, come avviene in altri Paesi europei.
    Non è privo di un fondo di verità il commento di Marco, lo spazio per i liberali nel Pdl dovrebbe e potrebbe essere di più. Ma ancora una volta do ragione a Cesana: i Della Vedova, i Martino, i Fini non vanno lasciati soli, ma sostenuti con forza.

  5. elenasofia ha detto:

    Luca Cesana ha scritto:”Elena, i cattolici liberali non esistono?
    Don Sturzo, De Gasperi, Dario Antiseri, Rotondi, possono bastare questi nomi?
    PS il sottoscritto non è cattolico..”

    Beh, meno male che alcuni sono liberali … io mi riferisco a molti cattolici che militano nel PdL e che si dicono liberali, ma poi quando si viene al dunque, vogliono imporre i loro dogmi.

  6. Luca Cesana ha detto:

    @elena, mi limitavo a ricordarti che cattolicesimo e liberalismo non sono, in quanto tali, antinomici
    @marco, mi pare sia abbastanza chiaro nel mio scritto (ma, ove non lo fosse, mi spiego meglio) che io non difendo l’attuale PdL nè la sua politica; d’altra parte non ho la pretesa di dire “mi iscrivo al PdL se e quando diventerà un partito liberale, mi basterebbe che il Pdl diventasse un..partito e un partito vero, con regole chiare e soprattutto con spazi per discutere di politica dove una componente oggi palesemente minoritaria (quella liberale appunto) possa ambire a diventare in un futuro non di decenni maggioritaria (in sintonia peraltro con la grande maggioranza del suo elettorato e, con questo, penso di avere risposto anche ad andrea che mi pare più ottimista di me (e non è una critica)
    per chiudere, Marco mi chiede una sola cosa liberale fatta dal Governo: la lotta di Brunetta ai “fannulloni” del pubblico impiego e, in tono minore, l’accenno di riforma della Gelmini direi: certo non è la “rivoluzione liberale” più volte preannunciata e proclamata da Berlusconi (che peraltro mi pare stia attraversando una delle sue fasi più involutive e avvitate sulle sue personali vicende)
    Ripeto: God save Gianfranco Fini!

  7. Adriano Teso ha detto:

    Proprio oggi Salvatore Carrubba commentava sul Sole 24 ore una mia polemica domanda se il PDL fosse un partito liberale, anche alla luce delle proposte di cogestione ormai sponsorizzate anche da Tremonti, oltre che storicamente dai socialisti ( sono loro a volerlo ricordare in continuazione ) Sacconi e Brunetta.
    Certamente ì’elettorato ha votato un programma liberale. Chi può, nel PDL, ne tenga conto. E Carrubba aspetta opportune considerazioni. Ci proviamo ?

  8. Francesco ha detto:

    Votate, isvrivetevi….sostenete i Radicali. Basta con la politica del meno peggio….laici, libertari, garantisti, antiproibizionisti e liberali il vostro movimento politico é quello dei Radicali!

  9. Silvana Bononcini ha detto:

    crescono le personalità che all’interno del PDL si espongono per farne un partito ” anche ” liberale.
    Per me vale la pena combattere su questa linea!

  10. Alberto Scarcella ha detto:

    “C’è soprattutto un elettorato che vota PdL e che è anni-luce più avanti di quanto non sia il notabilato…”

    Appunto. E anche anni luce più avanti di quanto non siano Fini, Brunetta, Rotondi & compagnia politicante.

    Che per quanto si distinguano rispetto al resto della marmaglia, su certi argomenti cruciali se la svignano come gli altri.

  11. Giorgio Branca ha detto:

    Caro Luca, é tutto interessante… a parte che personalmente mi sentirei in forte imbarazzo a riporre qualche speranza per il futuro in un nano politico come Brunetta, che francamente non citerei vicino ai nomi di Fini, che conosco e che era il mio referente ai tempi del Fronte della Gioventù, quando ancora era delfino del mai abbastanza ricordato Almirante, prima che liquidasse il MSI… o di Benedetto, con cui ho stretto una bella corrispondenza epistolare, proprio su Facebook.
    Per quanto concerne cattolici vs liberali, mi trovo d’accordo con “elenasofia”… Per il Cattolico (io lo ero) la Chiesa (politicamente leggi lo Stato) viene sopra e prima del singolo credente (leggi il cittadino)… per il Liberale il Cittadino viene prima e sopra (anche se mai contro) lo Stato, al quale sono delegate funzioni “di servizio”. La antinomia, sfumature e forzature a parte, é, o dovrebbe essere, nettissima, quindi.
    Questo ovunque tranne che il Italia, dove i nostrani grandi imprenditori campioni di liberismo economico, senza gli aiuti economici e fiscali dello stato, non muovono che pochi passi stentati… ma questo é un altro problema.
    Quanto alla parola Libertà, infine, in tutte le sue declinazioni, rappresenta un concetto talmente abusato da essere il prezzemolo alla tavola di qualunque posizione politica, per cui non può certo rappresentare un denominatore comune Fra Cattolici e LIberali, senza dimenticarci che fra le tante radici del liberalismo possono essere trovate le dottrine giusnaturalistiche di John Locke ( che si rifaceva alla teoria del contrattualismo, già avanzata da Thomas Hobbes e ripresa poi nel celebre Contratto Sociale di Jean-Jacques Rousseau ), o le teorie dei filosofi scozzesi David Hume e Adam Smith e delll’illuminismo francese… che espressero quei moti rivoluzionari storicamente detti liberali o borghesi, e che sfociarono nelle grandi rivoluzioni Francese e Americana… in parziale accordo, semmai con alcune teorie sociali del Protestantesimo, e non certo su posizioni accettabili da Santa Romana Chiesa, che infatti su tali episodi espresse giudizi di fuoco.
    Anche in base a questo, se la storia delle radici delle cose e delle idee ha un senso, sono molto dubbioso sulla possibilità, se non per episodica convenienza politica, che idee liberali e fede cattolica possano convivere, a meno di fermarsi tanto, ma proprio tanto, in superficie…

  12. Andrea de Liberato ha detto:

    Caro Luca, sinceramente sono molto meno ottimista di te: non credo, infatti, che i liberali del Pdl o dell Pd diventeranno maggioritari, perché questi due grandi partiti di massa sono afflitti da troppe incrostazioni dirigiste, corporative e stataliste, nel senso più bieco del termine.
    Senza nulla togliere alla meritoria opera di Bdv et similia, penso che i liberali debbano aggregarsi in una nuova formazione politica davvero liberale e libertaria, un po’ come accade in Germania o nel Regno Unito. Oltremanica, sono penalizzati dal sistema elettorale, ma qui in Italia non sarebbe impossibile superare la soglia di sbarramento elettorale e proporre una politica autonomamente liberale, un po’ come avviene in Germania (anche se lì hanno una connotazione più conservatrice di quella che desidererei). Riformatori Liberali, Radicali italiani, Italia dei Valori e le altre piccole formazioni liberali italiane potrebbero convergere in un grande partito liberale italiano.
    Anche se, a pensarci bene, le probabilità che ciò accada non sono poi tanto più alte del tuo, peraltro condivisibile, auspicio.

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