Quando, leggendo Krugman, non sai se ridere o piangere…

Su Phastidio.net scopriamo che per il premio Nobel Paul Krugman il debito pubblico italiano dovrebbe essere un parametro di riferimento per la politica fiscale americana. Per il collega di Dario Fo, non si deve aver paura di un rapporto debito-Pil superiore al 75 per cento (livello che, secondo l’Office of Management and Budget, gli Stati Uniti dovrebbero raggiungere nel 2019): “se persino l’Italia può gestire rapporti debito-Pil superiori al 100 per cento, anche noi dovremmo farcela”.

Concordiamo in pieno con il commento di Phastidio, che riportiamo alla lettera:

Battute vagamente razziste a parte, Krugman dovrebbe analizzare meglio il case study italiano come modello di declino economico, sociale e civile di lungo periodo. Potrebbe tornargli utile.


10 Responses to “Quando, leggendo Krugman, non sai se ridere o piangere…”

  1. Leggendo Krugman, si ride per non piangere. Sempre.

    L’impressione che è che , in qualche punto degli anni 90, il Nobel sia stato rapito dagli alieni, che gli hanno asportato vaste aree della corteccia cerebrale. Purtroppo ce lo hanno poi restituito.

  2. leonardo signorini ha detto:

    ..ma questi super esperti anche nostrani8 ce ne sono tanti baroni anche in italia..pare) che scrivono, scrivono, libri, invitati alle feste nazionali politiche.. di belle analisi, di bella politica..un pochino a lavorare.. sul serio..la dico cosi’ in battuta toscana e non gli farebbe male invece di stare nelle stanze paludate di queste università..e super pagati..e prendere in giro le famiglie italiane..

  3. alepuzio ha detto:

    Krugman doveva essere consigliere economico della Clinton nel caso in cui fosse diventata Presidente U.S.A. per i suoi attacchi alla politica economica di Bush jr: quasi quasi rivaluto quest’ultimo.

  4. alberto ha detto:

    Anche il nostro ministro Tremonti al Meeting di Cl ha dichiarato “diffidate dagli economisti.”
    Per tutti gli economisti mondiali il sistema economico “Italia” è un mistero. Ci hanno sempre rotto con “piccolo è male, grande è bene” ma il nostro sistema di micro e piccole imprese è quello che ci tiene in piedi. Il come e perchè si può semplificare in una frase “Siamo italiani.” Così come l’organizzazione di Tokio non potrebbe esistere in Italia perchè non siamo giapponesi.

  5. Simone Berti ha detto:

    Krugman mi ha ricordato un mio professore di economia all’Università quando durante il mio esame orale mi disse: “… ma tanti anni fa si diceva che il debito pubblico al massimo può raggiungere il 50% del Pil, poi qualcuno ha sostenuto per può tranquillamente assestarsi al 100%, poi qualcun altro è andato oltre… vede non ci sono veri limiti all’espansione del debito pubblico”. fonte: Università di Firenze anni 90″.
    Quanti Krugmani italiani abbiamo?

  6. Jean Lafitte ha detto:

    qualsiasi debito è sostenibile, anche del 1000%, se i creditori non pretendono i pagamenti a scadenze. quindi non ha senso parlare di limite di debito pubblico sostenibile.
    Krugman ha ragione e se ha vinto il nobel (e voi no) un motivo ci sarà.

  7. J1nz0 ha detto:

    Sìsì, è lo stesso motivo per cui lo hanno vinto Arafat e Al Gore.
    In effetti è proprio grazie a premi Nobel come quello concesso a Krugman che questo premio è stato svuotato di qualsivoglia valore. Pazienza, in fondo non servono riconoscimenti per accreditare persone come Hayek (premio Nobel, ops!), nè i suddetti riconoscimenti possono dar valore ai Krugman di turno.

    Venendo al “nostro” uomo, Krugman è un neokeynesiano, e già questo è tutto dire.
    Su mises.org basta scrivere il suo nome nel campo di ricerca per capire di chi stiamo parlando e di quali siano le sue teorie.
    Alcuni esempi:

    http://mises.org/article.aspx?record=589&month=28

    http://2909.splinder.com/post/20469721/Krugman+vuole+un'altra+grande+

    Premio Nobel signori.

  8. Jean Lafitte ha detto:

    >Sìsì, è lo stesso motivo per cui lo hanno vinto Arafat e Al Gore.

    credo proprio di no visto che i criteri per il nobel per la pace sono sicuramente diversi da quelli per gli altri premi nobel. ad ogni modo Arafat e Al Gore mi sembrano vincitori più che dignitosi, dopotutto, soprattutto il primo.

    hayek, mises. sei capace solo di criticare residuati bellici, i cui cadaveri sono da tempo decomposti, proprio come le loro bislacche teorie: incenerite dalla storia.

    ovviamente non una critica all’argomento in questione, non ne sei capace.

    l’unica cosa che sei capace di dire è neokeynesiano=caccabrutto.

    all’altezza degli zombie che hai citato, non c’è che dire.

    attento che se continui così necessiterai di un trapianto di fegato!

  9. Pietro M. ha detto:

    Che ogni debito sia sostenibile, se i creditori non lo vogliono indietro, mi sembra ovvio. Si parla in questo caso infatti di “donazione” o “beneficenza” o “elemosina”, non debito.

    Per quanto riguarda un debito “rollabile”, poi, bisogna considerare che ci si pagano sopra gli interessi.

    Non voglio però neanche immaginare come un paese con un 1000% di debito faccia a crescere, pagando il 30% del PIL in interessi passivi.

  10. Simone Berti ha detto:

    Concordo pienamente con le tesi più pessimistiche sulla sostenibilità del debito pubblico e penso che noi italiani siamo già stati baciati dalla fortuna nei primi anni 90 (vi ricordate la crisi durante il Governo Amato) con l’entrata nell’Euro e conseguente riduzione rischio paese… se non avessimo la stessa moneta dei bond tedeschi avremmo già fatto la fine dell’Argentina… alle soglie del 2010 eccoci qua con un debito che veleggia verso il 120% del Pil e non oso immaginare cosa succederà quando sia rialzerà l’inflazione.

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