– Sassonia, Turingia e Saar. Tre Länder, due ad Est uno ad Ovest, uniti fino a ieri dal colore politico dei propri presidenti, il nero della CDU. I cristianodemocratici Stanislaw Tillich e Dieter Althaus dovevano così difendere con le unghie e con i denti un primato che nelle due regioni dell’ex DDR i conservatori detenevano sin dalla riunificazione. Sfida ancor più ardua per Peter Müller, il cui straordinario risultato ottenuto nel 2004 si dovette più che altro all’impopolarità dell’allora gabinetto rosso-verde. Sin dall’inizio, insomma, l’impresa di mantenersi da soli al comando era ostica, se non impossibile. In più, a mettersi di traverso si sono aggiunti di recente anche fattori contingenti e personali, che nulla hanno a che fare, come gran parte della stampa italiana ha invece dato ad intendere, con la popolarità della signora Merkel.

In Turingia il governatore Althaus era reduce da una tragica vicenda, che lo ha visto coinvolto nel dicembre dello scorso anno, quando, nel corso di una sciata in una celebre località austriaca, ebbe una grave collisione con una turista slovacca, morta sul colpo. Il politico democristiano rimase per giorni in coma, risvegliatosi dal quale fu costretto a rispondere di omicidio colposo e a pagare di lì a qualche mese una multa di appena 33.000 euro. La commossa partecipazione con cui la sua terra visse quei momenti si è presto tramutata in rabbia ed indignazione, non appena Althaus ha comunicato di volersi ricandidare alla carica di presidente e ha palesemente impostato parte della sua campagna elettorale su tale spiacevole questione personale. L’esito uscito dalle urne, nonostante l’appoggio di circostanza di Frau Merkel, è stato a dir poco disastroso: la CDU ha perso circa 12 punti percentuali (dal 43 al 31%), non potendo così nemmeno giovarsi dell’apporto prezioso dei liberali (passati dal 3,9% al 7,6%). L’SPD ne ha invece approfittato, balzando in avanti di ben quattro punti (18,5%), ma pur sempre approdando a quasi dieci lunghezze di distanza dal vero secondo partito popolare della regione, Die Linke (27,4%). Ora la discussione ruota tutta intorno alla possibilità che sia o meno il candidato dell’estrema sinistra, Bodo Ramelow, a dar vita ad un gabinetto con socialdemocratici e verdi. Questi ultimi, così come anche l’SPD, hanno da subito messo nero su bianco di non avere intenzione di votare Ramelow come presidente. E’ possibile allora che si trovi un compromesso (presidente all’SPD, maggior numero di ministri a Die Linke) o che si individui un’altra personalità in grado di spianare la strada per un governo regionale rosso-rosso-verde.
Della medesima opzione si discute anche nel piccolo staterello della Saar, riunitosi alla Germania federale solo nel 1957. Qui il trionfo dell’ex padre della patria Oskar Lafontaine ha sorpreso tutti: un votante su cinque lo ha preferito agli altri Spitzenkandidaten; il che, trattandosi di una regione della ex-Germania federale, non può che lasciare attoniti: Die Linke ha chiuso con più del 20% dei suffragi. L’SPD, dal canto suo, nonostante il buon nome di cui sembrava godere tra gli elettori il proprio candidato Heiko Maas, è letteralmente sprofondata, peggiorando il già pessimo risultato del 2004 (da 30,8% a 24,5%). I Verdi tornano a fare capolino nel Landtag, pur avendo condotto una campagna elettorale in solitaria, lottando contro due “opposti conservatorismi”- così si è espresso il candidato capolista Hubert Ulrich-, ossia quello del governatore democristiano in carica e quello di Oskar il rosso. Non sarà insomma facile riuscire a formare una coalizione rosso-rosso-verde, si tratterebbe della prima volta al governo dell’estrema sinistra in un Land dell’ex-Germania Ovest. Il fallimento di questo schema in Assia appena una decina di mesi fa induce a credere che le trattative saranno assai accidentate. E per non spaventare l’elettorato a poche settimane dalla cruciale sfida Merkel-Steinmeier, CDU ed SPD potrebbero accordarsi per una Große Koalition.
In Sassonia, invece, la piattaforma politica risulta ancor più variopinta. L’attesa mista a preoccupazione ha infatti accompagnato lo scrutinio nella regione di Dresda, nella quale l’NPD- il partito dalle chiare tendenze neonaziste- è riuscito nell’ardua impresa di mantenere una propria rappresentanza nel Landtag. Nel 2004 l’elezione di ben 12 deputati (pari al 9,2% dei consensi) aveva destato scalpore e indignazione in tutta Europa. Questa volta l’NPD trova una riconferma, anche se molto più modesta (5,6%). Per la CDU, che governa la regione sin dal 1990, si è trattato di un importante e netto consolidamento (40,5%) in un Land sempre più locomotiva economica ad Est. Grazie all’egregio risultato dei liberali (10%), è probabile che il governatore Tillich decida di chiudere l’esperienza rosso-nera con i socialdemocratici e apra le porte all’FDP. Un chiaro segnale anche per la federazione.
Se dovessimo trarre un bilancio da questa tornata elettorale estiva, una cosa non potremmo affatto tralasciare: in quasi tutte le regioni della Bundesrepublik il sistema politico è ormai stabilmente pentapartitico. Ciò comporta un più ampio tasso di volatilità nella formazione delle coalizioni. Gli appuntamenti con le urne diventano delle lotterie. Nessuno sa con chi governerà. Tutto è demandato alle segreterie di partito dopo la chiusura dei seggi. Le soluzioni di emergenza o del tutto improvvisate incominciano ad abbandonare lo status di eccezione e a diventare la regola. E ciò va a palese detrimento della chiarezza dei programmi (volutamente vaghi) e della capacità dei governi di affrontare con nettezza i problemi principali della cittadinanza. Il sistema tedesco è anche questo. Un motivo in più per non importarlo.

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